Al cinema: Insyriated, di Philippe Van Leeuw

insyriatedI film di guerra civile sono ansiolacrimogeni, perché non sai mai cosa può capitare e chi siano i cattivi, e se stanno per sparare a tutti i personaggi a cui ti sei appena affezionato o sta per cascargli una bomba in testa. Giustappunto, insyriated starebbe per “conficcati in Siria”, come conficcata è la famiglia di, uhm, ehm, boh, chiamiamola Mam. In un appartamento boh uhm ehm anzi, facciamo che è la città di Bohuhmehm in Siria (testè inventata ma non è dai così inverosimile) si trova la famiglia di Mam, lei, tre figli, un nonno e la domestica. Più la recente sposa con bebè dell’appartamento del piano di sopra, colpito da una bomba, più il fida (yo!) di una figlia. Il film è su 24h nell’appartamento. E meno male, perché fuori è uno schifo, i cecchini uccidono la gente per strada e ogni tanto piovono bombe e smitragliate lontane e vicine. Mamma (che era quella del Giardino di limoni, quando mi parlano di film mediorientali io dico sempre “Maccerto, e poi c’è il Giardino di limoni”, non so perché), dicevo Mam cerca di dare difendere il focolare mantenendo una pratica patina di normalità e disciplina. La domestica pulisce, il ragazzino fa i compiti e gli scherzi al nonno. Solo che tutto è interrotto in continuazione dalle bombe, alchè tutti in cucina, che è il nucleo dell’appartamento, poi di nuovo fuori, con le sbarre alla porta sempre da togliere e mettere, senza acqua né elettricità. Ovviamente non basta, perché essendoci l’anarchia totale due tizi, uno con la faccia da impiegato del catasto malvagio e uno cinghialissimo che sbava e picchia (militari? Ladri? Bramini dell’Assam? Boh!) riescono a penetrare in casa, e la sposa che rimasta fuori dalla cucina riuscirà a salvare tutti patteggiando più o meno uno stupro con l’impiegato del catasto. Ed è lì che ho pensato: Belin, che giornata di merda, ti stuprano e ancora non t’hanno detto che tuo marito è morto stamattina. Era meglio non alzarsi stamattina :/ No, okok, comunque più o meno. Recuperano il corpo del marito, la notte porta i pochi aiuti dei pochi amici rimasti. S’accende un nuovo giorno, gli occhi acquosi del nonno guardano il paesaggio di rovine fuori dal balcone, come il giorno prima, e si riparte.

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Quindi abbiamo un tema necessario e d’attualità ormai da anni (mancavano le armi chimiche ma non è che si potesse avere tutto) in un film d’interni e giocato tutto sul fuoricampo e il sonoro e la minaccia che dall’esterno, e non si sa quale, rischia di invadere il guscio/protezione. L’appartamento, e la famiglia di personaggi, è tipica borghese/istruita/benestante, e c’è il contrasto del nulla&morte fuori con i mobili di legno e tutti gli oggetti tenuti a puntino dentro, o la domestica che spolvera ma tanto poi BOMBA e di nuovo ci sta polvere ovunque. Aka: case come le nostre. Da cui comunque non si può uscire, quindi non c’è scampo. Rende l’angoscia dei topi in trappola, come quella di Sposa quando vede su di lei il laser del cecchino, e capisce che avrebbe potuto sparare, e ora non è morta così, per un capriccio di qualcun altro che giocava a Dio ma in quel momento era pigro. E gli sguardi, Mam e il nonno tengono un segreto tutto il giorno e si capiscono al volo, e la guerra distrugge le città e non risparmia le donne, costrette, quando gli uomini sono a giocare alla guerra, ad affrontare la violenza armate solo del proprio corpo inerme. Aka al fronte ti sparano e bon, è meglio? Peggio?

E poi usciamo dal cinema e possiamo tornare a battercene il cazzo, oh!

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Une famille syrienne (2017, Belgio/Francia, 85 min)

Regia e sceneggiatura: Philippe Van Leeuw

Fotografia: Virginie Surdej

Musiche: Jean-Luc Fafchamps

Interpreti principali: Hiam Abbass (Oum Yazan), Diamand Bou Abboud (Halima), Juliette Navis (Delhani), Mohsen Abbas (Abou Monzer)

Un pensiero riguardo “Al cinema: Insyriated, di Philippe Van Leeuw

  1. Marco, con quella ultima frase provocatoria mi hai fatto riflettere e, lo ammetto, mi hai portato anche a fare un po’ di sana autocritica… perché è vero che tendiamo a sensibilizzarci su certe questioni soltanto quando abbiamo immagini drammatiche davanti ai nostri occhi… ed è altrettanto vero che la nostra mente ci porta a dimenticare troppo facilmente ciò che non ci coinvolge di persona…
    c’è da dire che almeno noi ce li facciamo questi problemi e c’è chi non è minimamente toccato da ciò che accade fuori dal suo orticello… ma di sicuro non ci possiamo autoassolvere soltanto pensando che c’è chi è messo (moralmente) peggio di noi…
    detto ciò, mi hai fatto venir voglia di vedere sto film di cui non avevo nemmeno sentito parlare…
    e poi…. anch’io cito sempre Il giardino di limoni quando si parla di film sulla questione arabo-israeliana… 😉

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