Lo scrigno: Taking Off, di Miloš Forman

formanCi ha lasciato, all’età di 87 anni, Miloš Forman, regista ceco di cittadinanza americana, che dopo aver dato lustro alla cinematografia cecoslovacca con tre film usciti tra il ’64 e il ’67 (L’asso di picche, Gli amori di una bionda – candidato all’Oscar come miglior film straniero – e Al fuoco, pompieri!), emigrò negli Stati Uniti dopo la Primavera di Praga, diventando uno dei più acclamati registi europei operanti a Hollywood. Di lui si ricordano, soprattutto, film come Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975) e Amadeus (1984), con i quali vinse due Oscar come miglior regista, ma anche un musical di culto come Hair (1979) e opere più recenti come Larry Flynt – Oltre lo scandalo (1996) e Man on the Moon (1999). Ma noi vogliamo ricordarlo con un film minore, poco conosciuto, ma che merita di essere recuperato, e che in quanto tale finisce di diritto nella nostra rubrica Lo scrigno.

taking off 3Taking Off, primo film americano di Miloš Forman, è una commedia surreale, spesso ironica, ma che affronta temi importanti. Il fatto che un europeo si sia ambientato così in fretta, trovandosi perfettamente a proprio agio, nella corrente americana della New Hollywood è un qualcosa di assolutamente degno di nota, qualcosa che rivelava il grande talento e, soprattutto, la capacità di adattamento del regista di Čáslav. Come di rilievo è il fatto che Forman abbia dato alla luce un film che di fatto rappresenta una delle poche commedie della New Hollywood, semplicemente instillando una buona dose di humour in quegli stessi temi che i colleghi americani affrontavano invece con un piglio disilluso e disincantato. Perché anche qui si parla di disagio generazionale (come in tantissimi film hollywoodiani dei primi anni Settanta). Ma il disagio giovanile di Taking Off finisce per coinvolgere la generazione precedente, quella dei loro genitori, spaesati e presi alla sprovvista da quel progresso sociale che li tramortisce, facendoli letteralmente sragionare. Il disagio generazionale diventa così conflitto intergenerazionale, ma un conflitto che non è mai uno scontro, soltanto un costante allontanamento tra due parti troppo distanti tra loro.

Dopo aver appurato che la loro giovane figlia, Jeannie, una sera non è rientrata a casa (si è recata, senza dirlo, ad un’audizione musicale), i coniugi Tyne, in preda al tormento, si rivolgono ad una coppia di amici per cercarla.

Larry – il padre – parte con l’amico girando la città, mentre Lynn – la madre – resta a casa con l’amica sperando che Jeannie si faccia viva. Larry torna a casa sbronzo e scopre che la figlia è tornata. La maltratta e lei questa volta se ne va di casa per davvero.

Passa il tempo e Jeannie non si trova. I coniugi si iscrivono così alla “Società Genitori Figli Scappati” che prevede, tra le sue attività, l’immedesimazione nella vita dei figli, così da riuscire a comprenderli e, magari, ritrovarli. Dopo una seduta collettiva in cui i genitori fumano marijuana, i Tyne si recano a casa con una coppia conosciuta all’interno dell’associazione, con la quale improvvisano una partita di strip poker

taking off 2

In Taking Off il disagio dei figli, dunque, si sposta sui genitori, che iniziano a darsi all’alcool e agli stupefacenti: indimenticabile, nella sua ironia, la scena in cui i membri della “Società Genitori Figli Scappati” si fumano una “paglia” davanti ad un avvocato che li invita a farlo pur ammonendoli dei possibili rischi penali. Così come memorabile è la citata scena dello strip poker.

Un finale per certi versi surreale completa la fotografia di Forman della società americana di fine anni Sessanta / inizio anni Settanta, ritratta in maniera impeccabile. Rispetto ad un altro europeo che aveva tentato di dire la sua sull’America (Antonioni con Zabriskie Point), Forman ha più aderenza alla realtà sociale e familiare, è meno visionario, ma più caustico.

taking off 1

Interessante infine il fatto che Forman instilli nella sua pellicola larghi componenti di film musicale (le audizioni dei giovani che si susseguono per tutta la pellicola; alcune sequenze come la performance, in un locale, di Ike e Tina Turner; ma anche le canzoni cantate dai protagonisti, nelle situazioni più imbarazzanti). Geniale l’idea di alcuni montaggi paralleli che mischiano scene diverse e prive di collegamento per ricreare un effetto comico o straniante.

Un tale efficace incontro tra Vecchio e Nuovo continente non poteva passare inosservato: a Cannes il film si aggiudicò il Grand Prix Speciale della Giuria.

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Taking Off (1971, USA, 93 min)

Regia: Miloš Forman

Sceneggiatura: Jean-Claude Carrière, Miloš Forman, John Guare e Jon Klein

Fotografia: Miroslav Ondrícek

Interpreti principali: Lynn Carlin (Lynn Tyne), Buck Henry (Larry Tyne), Linnea Heacock (Jeannie Tyne), Paul Benedict (Ben Lockston), Audra Lindley (Ann Lockston), Georgia Engel (Margot), Kathy Bates (ragazza all’audizione), Ike & Tina Turner (loro stessi)

18 pensieri riguardo “Lo scrigno: Taking Off, di Miloš Forman

    1. Proprio così, un grandissimo! Niente sondaggio, mi spiace😞, ma solo perché per policy lì facciamo in occasione di compleanni/anniversari, che sono più prevedibili e quindi ci danno più tempo per prepararli… In questi casi, invece, solo omaggi/ricordi, anche se un sondaggino sui suoi film ammetto che sarebbe stato interessante…

  1. Di Forman ho sempre apprezzato soprattutto Ragtime, un film scandalosamente dimenticato tratto da un romanzo altrettanto eccezionale di Doctorow.
    Questo me lo segno, non lo avevo mai manco sentito nominare 😛

  2. Avevo visto Taking Off, lo ricordo un pochino, soprattutto la scena del poker strip, la finta disinvoltura, l’imbarazzo. Ma allora avevo l’età della figlia

    1. non era facile trovare qualcuno che conoscesse questo film…
      visto in quegli anni aveva anche un altro sapore, di critica sociale, che oggi conserva interesse solo da un punto di vista storico… poi, in effetti, se avevi l’età della figlia immagino che ti sarai immedesimata più nella parte di quest’ultima che nei genitori, che avrai ritenuto degli svitati (come del resto un po’ sono)… 😀

      1. All’epoca c’erano molte proposte così, era in atto l’enorme cambiamento sociale che ha creato una frattura tra la generazione nata prima della guerra e quella nata dopo (io sono del 1954). Pensa anche Bob & Carol & Ted & Alice, il primo che mi viene in mente. L’impressione dei genitori che mi è rimasta è più aderente a figure che stavano, anche loro, vivendo una trasformazione, si sforzavano, esageravano. Ci sarebbe da dire. Ma sai cosa? Negli anni ’70 andavo al cinema una volta alla settimana e vedevo sempre dei bei film. Ora fatico a trovarne buono uno al mese

      2. Lo dici a me che sono innamorato del cinema americano anni Settanta!!… un periodo forse irripetibile… mi fa piacere sentir citare anche Bob & Carol & Ted & Alice, tutti film che sono dimenticati dai più, ma per fortuna sopravvivono nella mente di alcuni…
        io non ho vissuto quel periodo (essendo nato dopo), ma da quello che ho potuto vedere, leggere, studiare, concordo con quanto hai scritto!

      3. E c’è da dire che in quel periodo, parlo degli anni settanta, le commedie erano merce rara! Ma quando uscivano facevano parlare di sé. Penso anche a Piccoli omicidi (chissà se hai visto anche questo)😉

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