Top 20 fantascienza (dal n.17 al n.15)

fanta 8Lo avevamo messo in conto e puntualmente le nostre previsioni si sono verificate: è emersa qualche perplessità sulla prima terna nei (civilissimi) commenti al primo post di questa top 20, quello che ha rivelato i film posizionatisi dal n. 20 al n. 18 della classifica. Un rischio calcolato e insito nel metodo democratico che abbiamo adottato per stilare questa lista dei migliori 20 film di fantascienza, nonché nel già ribadito dissenso comune che permea questo genere cinematografico. Vedremo se su questa seconda terna ci sarà un maggiore consenso o se addirittura le perplessità aumenteranno.

Ecco dunque le posizioni dalla 17 alla 15:

titolo 17

figli degli uomini (1)Non è sempre necessario che la fantascienza corra lontano nello spazio e nel tempo per mettere in scena le sue storie; a volte è sufficiente studiare il nostro presente e immaginarlo leggermente diverso, chiedendosi: “cosa succederebbe se…?“. È quello che fa Alfonso Cuarón ne I Figli degli Uomini (Children of Men), il suo film del 2006 nel quale immagina un mondo in cui da 18 anni non nascono più bambini. Per il regista messicano è sufficiente (si fa per dire) questo elemento per costruire un mondo distopico e destinato alla rovina, masticato dalla paura e dall’odio che hanno reso la Gran Bretagna un Paese decisamente molto meno democratico e liberale di quello che conosciamo.

La storia ruota intorno a Theo (Clive Owen), un ex attivista politico, avvicinato improvvisamente dalla sua ex moglie, Julian (Julienne Moore), per portare a termine una missione segreta: aiutare ad espatriare una giovane donna incinta. Theo comprende immediatamente l’importanza della ragazza, e sceglie di proteggerla contro tutti coloro, nemici o alleati, che intendono usarla come un simbolo di lotta politica; decide quindi di sacrificare tutto quello che ha per aiutare la giovane Kee a far nascere il suo bambino e lasciare in sicurezza la Gran Bretagna.

I Figli degli Uomini è un “what if…” superbo, che fonda buona parte della sua riuscita sul mondo che ritrae con precisione e intelligenza. C’è un unico vero spiegone all’inizio del film, che ci permette di comprendere più o meno dove ci troviamo, ma in seguito la sceneggiatura abbandona un tono descrittivo così generale per raccontarci il mondo del film attraverso i dettagli e le singole storie dei personaggi sullo schermo. Questa scelta ha il pregio di costruire il mondo filmico in maniera dinamica, scoprendone di volta in volta particolari sempre maggiori che si rivelano sorprendentemente coerenti con la cornice principale, e contemporaneamente riesce a conferire una grande naturalezza nel trattamento della finzione: i vari argomenti non sono spiegati esplicitamente, ma affrontati direttamente lasciando allo spettatore il compito di generalizzare quanto visto e metterlo in relazione con il resto della costruzione del mondo.

Questo è possibile grazie, ovviamente, a un’ottima sceneggiatura, esaltata dalla regia elaborata, ma al tempo stesso ordinata, di Cuarón, su cui spiccano i lunghi piani sequenza, firma del regista messicano, e la fotografia cinerea e desaturata, che solo raramente permette ai colori di riottenere la loro lucentezza.

figli degli uomini (2)

In generale, I Figli degli Uomini è un film sulla dannazione. Se la presenza di bambini è una garanzia di futuro e sopravvivenza, e pertanto di speranza, la sterilità che il mondo subisce, e che presenta caratteri soprannaturali, inspiegati e inspiegabili, non può che risultare nel suo contrario, sprofondando l’umanità in un inferno dal quale non riesce, e sembra non volere più, risollevarsi. Lo stesso protagonista è un uomo cinico e disilluso, che ha rinunciato a ogni tipo di lotta convinto della futilità di tutto quanto lo circondi; sarà solo l’incontro con Kee, dea madre, e soprattutto con sua figlia a riportare la civiltà, sedando immediatamente perfino una sanguinosa sparatoria. La vita, e soprattutto il ritrovato potere di dare la vita, riescono alla fine ad avere la meglio non solo sulla violenza, ma anche sull’oblio e la disperazione; dopo una cinematografia dedicata al racconto della giovinezza in tutte le sue forme, Cuarón sembra quindi tirare le somme della sua riflessione ed esplicitare il ruolo salvifico dei bambini e dei giovani, elemento di vera magia in un mondo che altrimenti non potrebbe che finire nel peggiore dei modi – e non si intende semplicemente la mera estinzione fisica.

[ Daniele @danieleartioli ]

titolo 16

incontri-ravvicinati 1Il 1977 è un anno fondamentale per il cinema di fantascienza. È l’anno di Star Wars, il primo film di una saga che farà la storia, ma è anche l’anno di Incontri ravvicinati del terzo tipo, opera che ha avuto meno successo al botteghino di quella di Lucas, ma che è altrettanto importante da un punto di vista dello sviluppo storico della science fiction sul grande schermo.

A partire dal secondo dopoguerra i film di fantascienza erano classificati nell’alveo del cinema di genere, più o meno come gli horror o i thriller. Un genere che peraltro tendeva a mostrare una certa negatività e un certo pessimismo, dato che spesso le vicende narrate erano delle chiare metafore della guerra fredda e delle paure legate ad una possibile escalation nucleare.

Ci vorrà un’opera come 2001: Odissea nello spazio (1968) per sdoganare la fantascienza su un piano di autorialità che fino a quel momento aveva soltanto sfiorato, peraltro in pochissime occasioni.

Ma ci vorranno i due citati film del 1977, Star Wars e Close Encounters of the Third Kind, per portare un genere tendenzialmente negativo e pessimistico a cambiare decisamente volto. Con Guerre stellari George Lucas – amico di Spielberg, con cui condivideva idee, attori e alcune collaborazioni fondamentali, come quella con il compositore John Williams – aveva abbracciato la space opera, raccontando di mondi fantastici e di galassie lontane lontane. Steven Spielberg decide invece di rimanere sulla Terra, portando dunque sul nostro pianeta la nuova prospettiva dell’ottimismo fantascientifico e narrando dell’incontro tra gli umani e una civiltà aliena pacifica, che si esprime attraverso suoni e colori.

È una rivoluzione per il cinema di fantascienza, che generalmente raccontava di extraterrestri pronti a distruggere la Terra e i suoi abitanti, più che a incontrarli pacificamente. In tal senso la nuova concezione si inseriva alla perfezione in un contesto come quello della New Hollywood, che rinnoverà profondamente il cinema americano pur senza sconvolgerne le fondamenta.

incontri-ravvicinati 2

Incontri ravvicinati del terzo tipo è il terzo lungometraggio per il grande schermo di Steven Spielberg (il quarto, se si conta anche Duel, nato come film per la tv e in seguito riproposto nei cinema). Dopo il grande successo de Lo squalo, il regista aveva pressoché carta bianca a Hollywood, tanto da poter proporre una storia di sua concezione e sviluppo (soggetto e sceneggiatura sono dello stesso Spielberg), con ampia libertà creativa e con un budget che raggiunse quasi venti milioni di dollari a fronte di un preventivo di circa tre. Una lievitazione dei costi di circa sette volte rispetto a quelli ipotizzati era qualcosa di inconcepibile ai tempi della New Hollywood. E se la cosa sarà consentita abbastanza a cuor leggero ad uno come Spielberg, uno che con Lo squalo aveva dimostrato di poter riportare gli incassi a livelli straordinari, la stessa cosa sarà fatale qualche anno più tardi per Cimino e il suo Heaven’s Gate, che della New Hollywood sarà la pietra tombale.

Di Jaws Spielberg conferma Richard Dreyfuss nei panni del protagonista, riuscendo poi ad ingaggiare per la parte dello scienziato francese a capo del progetto di accoglienza pacifica degli alieni niente meno che il regista francese François Truffaut, colui che era idolatrato pressoché da tutti gli autori della New Hollywood e da Spielberg in particolare

[ Vincenzo @lultimovincenzo ]

titolo 15

l'impero 1Il secondo capitolo della saga di Star Wars (il quinto, seguendo l’ordine della narrazione) è a detta di molti il migliore dei film della cosiddetta Original Trilogy.

Sopra una storia che aveva già riscosso grande successo di pubblico tre anni prima, assurgendo in così breve tempo al rango di opera di culto, si innestano infatti diversi profili di miglioramento:

– una maggiore esperienza degli attori, che recitano in modo più maturo rispetto all’Episodio IV (in particolare il protagonista Mark Hamill);
– le già meravigliose musiche di John Williams si impreziosiscono con il pezzo da novanta della Marcia imperiale, il celeberrimo Darth Vader’s Theme;
– viene introdotto un nuovo personaggio fondamentale, tra i più riusciti dell’intera saga: il mitico Yoda, il maestro Jedi di Obi-Wan Kenobi. Un’operazione assai rischiosa, a dire il vero: mai prima d’allora si era tentato di umanizzare in quel modo un pupazzo, ma il risultato ottenuto dal grande burattinaio Frank Oz è stato davvero eccellente;
– il film perde la frettolosità del primo capitolo, con una trama più equilibrata e una sceneggiatura più solida;
– nuove ambientazioni spettacolari, in particolar modo nella seconda parte (un po’ meno quella in stile jungla del pianeta di Yoda, Dagobah);
– effetti speciali che compiono un ulteriore passo in avanti;
– scene memorabili, entrate prepotentemente nell’immaginario collettivo, come l’iniziale battaglia sul pianeta ghiacciato Hoth tra le forze dell’Alleanza ribelle e i quadropodi imperiali.

L’impero colpisce ancora è il film del celeberrimo duello con le spade laser tra Luke Skywalker e Dart Fener, al termine del quale ci sarà l’altrettanto celebre rivelazione di quest’ultimo, che confida a Luke di essere suo padre: una battuta di cui solo una manciata di persone – tra cui Lucas, Kasdan e Hamill – erano al corrente (approfittando del fatto che Dart Fener veniva doppiato), e che il resto della troupe scoprirà soltanto alla prima proiezione del film.

Stiamo parlando, senza alcun dubbio, di due tra i momenti più copiati e parodiati nella storia del cinema.

La regia passa da George Lucas al suo maestro Irvin Kershner, che accettò non senza esitazioni il difficile compito che gli si prospettava (a maggior ragione considerando il successo del film del ’77).

Kershner ha l’indubbio merito di un approccio più riflessivo e attento alla psicologia dei personaggi, anche e soprattutto di quelli non umani (i droidi e Chewbacca in particolare, ma anche Yoda, che viene inizialmente presentato come un bambino capriccioso, con una geniale intuizione del regista).

l'impero 2

Se è innegabile l’importanza del Guerre Stellari del ‘77 quale iniziatore di un qualcosa di leggendario, è altrettanto vero che è grazie alla completa riuscita di questo The Empire Strikes Back se il prodotto Star Wars troverà una definitiva e stabile consacrazione. L’impero colpisce ancora costituisce la prova del nove, magistralmente superata, che comporterà la completa emancipazione di Lucas, nonché l’ingresso della sua creazione nella storia del cinema – non solo di fantascienza – quale idealtipo della saga cinematografica.

[ Vincenzo @lultimovincenzo ]

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>>> [Posizioni dalla 14 alla 12]

16 pensieri riguardo “Top 20 fantascienza (dal n.17 al n.15)

  1. Bellissimi tutti e tre questi titoli!

    L’unico appunto (per cominciare coi commenti “polemici” – si scherza) è che probabilmente The empire strikes back non è fantascienza, ma fantasy (secondo IMDb: Action, Adventure, Fantasy)… ma rimane un gran film! :–)

    1. verissimo, tutto Star Wars tecnicamente è “Space Opera” o “Space Fantasy” (che dir si voglia)… diciamo che quello Space davanti a Fantasy ci ha portato a inserirlo tra i film di fantascienza…
      ma avevo fatto una precisazione in tal senso nel post introduttivo…
      il confine è piuttosto labile: anche un classico della fantascienza (almeno additato da tutti come tale) come Forbidden Planet (Il pianeta proibito) è reputato Sci-Fi (anche su IMDb), ma in realtà a mio avviso anche lì siamo nell’ambito dello Space Fantasy…
      comunque osservazione puntuale la tua!

  2. Senza nulla togliere al franchise di Lucas, che è un super-cult, i primi due titoli sono capolavori. Vabbè quello di Spielberg ha già solo una sequenza da pura antologia del cinema: il bimbetto che sbuca dal guard-rail e incontra il tizio country che fischietta She’ll be coming round the mountain con una famiglia sovrappeso sorridente sul cassone del camion, tutti fermi in curva (sic!) ad aspettare il passaggio degli UFO.
    Quello di Cuaròn è un post-apocalittico sorprendente, che ho amato per la fotografia umida e fredda di Lubezki, la colonna sonora, l’ambientazione desolante, il cast dove secondo me emergono Clive Owen, Michael Caine e Pam Ferris, e non ultima la regia di Cuaròn che nelle scene più dinamiche fornisce esercizi magistrali d’inquadratura (si veda l’assalto finale al palazzo fatiscente, con stille di sangue sfocate sullo schermo). Ma è anche la storia in sè ad avere qualcosa di premonitore – una Gran Bretagna chiusa mentre il mondo muore, una specie di “Brexit degeneration” – e in qualche modo terapeutico; lo sguardo dei militari al passaggio della bambina è qualcosa che rimane impresso. Memorabile la scena in cui in una fuga concitata la piccola passa nelle mani della zingara Marika, la quale per un attimo scompare fuoricampo e allo spettatore – come alla madre in ansia – scatta immediatamente il pregiudizio sugli “zingari che rubano i bambini”. E invece la zingara è uno dei personaggi più eroici e positivi del film, e finalmente, e vivaddio! alla faccia di quell’ insopportabile antigitanismo che insozza ancora la nostra società. Bravo Cuaròn!

    1. d’accordo su quanto hai scritto sul film di Cuaròn, così come concordo con la recensione di @danieleartioli
      anch’io (come penso molti altri) ci ho visto una premonitoria anticipazione della Brexit e in generale della deriva neo-sciovinista che sta (ri)attraversando alcune parti dell’Europa…
      e di Children of Men citerei anche la straordinaria colonna sonora (non originale), con Hush dei Deep Purple e Ruby Tuesday dei Rolling Stones cantata da Battiato… due canzoni che non possono mancare in una soundtrack playlist che si rispetti!!

      1. In effetti è piuttosto inquietante il fatto che abbia predetto in maniera così precisa la situazione attuale; estremizzata, ovviamente, come sempre nei film distopici, ma il fatto che ne abbia colto l’essenza è sbalorditivo. Evidentemente Cuaròn fa parte di quella ristretta cerchia di geni capaci di vedere molto nel futuro; ci pensavo ieri in treno mentre leggevo Farenheit 451, è un libro di sessant’anni fa ma tratteggia in modo eccezionalmente fedele molte cose che stiamo vivendo oggi, e mi ha messo i brividi.

  3. Distinguere tra Space opera e Fantascienza propriamente detta è questione di lana caprina. I confini sono vaghi… Tra Obi-Wan Kenobi e Gandalf le analogie sono evidenti ecc
    Tra le parodie del dialogo tra Dart Fener e Luke voglio citare quella tra Cesare e Asterix (nel film del 2012): “Io sono tuo padre, Asterix!” “Dici sul serio?” “No, ma volevo sentire che effetto fa dirlo!”

  4. “incontri ravvicinati…” raggiunge vette mai violate da tanti altri autori: è probabilmente il film di Spielberg che preferisco, perché pur tenendo lo spettatore intorno ai cliché del regista, il quale, spazia sempre tra metafora favolistica e rappresentazione della (ir)realtà, in questo caso riesce ad essere terribilmente reale…
    Io personalmente lo avrei messo più in basso (nel senso di prima i posti) della classifica (!)

    1. uh, sai che io farei fatica a individuare il film che preferisco di Spielberg??
      di sicuro invece ti saprei dire quelli che mi sono piaciuti di meno…
      quanto alla sedicesima piazza occupata da Incontri ravvicinati del terzo tipo, c’è da dire che le posizioni dalla decima alla diciassettesima erano staccate davvero di pochi punti…
      ma del resto non siamo stati a fare calcoli, come è giusto che sia… la prima impressione è quella che conta…
      detto ciò: rientrerebbe in una tua top 5? se sì quali sarebbero gli altri 4 titoli? (mi incuriosisce sapere le classifiche altrui :-D)

      1. Troppo difficile: ti lascio i miei 20 senza distinzione di classifica (!)

        Esercito delle 12 scimmie
        Alien
        Incontri ravvicinati del 3° tipo
        Contact
        Gattaca
        Strange Days
        Frequency
        Source Code
        Blade Runner
        Inception
        L’invasione degli ultracorpi
        Fahrenheit 451
        District 9
        In Time
        The Lobster
        Ex Machina
        V for Vendetta
        Codice Genesi
        K-Pax
        2001 odissea nello spazio

  5. 3 grandissimi titoli che, visione dopo visione, hanno saputo catturarmi e conquistarmi!
    In particolare ho visto e rivisto diverse volte “I figli degli uomini” per apprezzarne pienamente la struttura, la regia e, come detto in diversi commenti, una fotografia che inquadra perfettamente una situazione sì, fantascientifica ma non così distante. Mitico Cuaron e pure Clive Owen, tanto spesso sottovalutato.
    Rivisto da poco “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e… che dire? Concordo pienamente! ;D
    Quasi quasi, invece, mi tuffo nell’ennesima super-maratona di Star Wars!

    1. una maratona Star Wars è sempre un’ottima idea!
      I figli degli uomini è piaciuto molto anche a me, come tutti i film distopici, sottogenere che adoro…

  6. Tre grandissimi film. E in particolare trovo “Incontri ravvicinati del terzo tipo” addirittura un capolavoro del genere (e probabilmente nella mia Top 5 sulla quale sto lavorando…) così come “L’Impero colpisce ancora”, è sicuramente la punta di diamante della saga di Star Wars della quale sono un grande fan. A questo proposito, ritengo quest’ultima più vicina al fantastico che alla fantascienza: certo ci sono pianeti, spazio e quant’altro, ma ritengo che la fantascienza debba essere più vicina alla “scienza” che al “fantasy”, appunto. 🙂

    1. sicuramente hai ragione ed infatti avevamo fatto una precisazione in tal senso nel post introduttivo…
      Star Wars ad essere precisi è da qualificare come Space Fantasy, con quello Space davanti a Fantasy che ci ha portato a inserirlo tra i film di fantascienza…
      il confine è piuttosto labile come spiegavo anche in un altro commento quassù: se prendi quello che è da tutti ritenuto un classico della fantascienza come Forbidden Planet (Il pianeta proibito, 1956), anche lì a mio avviso siamo nello Space Fantasy, più che nella fantascienza…
      per il resto non vedo l’ora di leggere la tua top5, di cui a questo punto so già uno dei titoli 😀
      ciao!

Commenti

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