Al cinema: Escobar – Il fascino del male, di Fernando León de Aranoa

loving pablo 1Certo che vedere Javier Bardem in versione Giampiero Galeazzi fa davvero un certo effetto. Con sta cosa del metodo Stanislavskij si sta chiaramente esagerando e lo dimostra la scena in cui un Bardem con un girovita imbarazzante si trastulla in mezzo alla giungla, per poi correre nudo, mitra alla mano, non appena il suo nascondiglio viene scoperto dagli elicotteri dell’esercito colombiano. Viene il sospetto che l’attore, in quelle sequenze, abbia gonfiato il ventre come un pesce palla o una fregata magnificens, ma il discorso non cambia più di tanto.

Del resto, il film di Fernando León de Aranoa si basa, prima di tutto, sulla recitazione eccellente, ma soprattutto sulla eccezionale mimesi fisica dell’attore spagnolo, che aggiunge una ventina di chili alla sua già robusta corporatura e soprattutto adatta il suo inconfondibile faccione alle sembianze del più noto narcotrafficante della storia, colui che portò letteralmente la guerra sul territorio colombiano, facendo il bello e il cattivo tempo a fronte di un governo centrale che non riusciva a tenergli testa.

Escobar – Il fascino del male è tratto dal romanzo autobiografico di Virginia Vallejo Amando Pablo, odiando Escobar, da cui è stato tratto il titolo originale, Loving Pablo, nonché la frase con cui si chiude il film. La anchorwoman colombiana, che fu per anni l’amante del narcotrafficante, è interpretata da una discreta Penélope Cruz, che, per chi non lo sapesse, è la moglie di Bardem (e una moglie che interpreta l’amante fa molto Freud).

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Il film paga un certo didascalismo nel resoconto dei fatti, raccontati alla stregua di una fiction televisiva (e divenendo dunque un clone per il grande schermo del Narcos di Netflix). Ma paga soprattutto la scelta – squisitamente di marketing e in quanto tale biasimevole – di essere stato girato in inglese, anziché in quello che sarebbe stato un più logico spagnolo. Reclutare due attori iberici come la coppia Cruz – Bardem per poi farli recitare per l’intero film in un inglese da Apu del Jet Market è chiaramente una scelta ridicola, per quanto potenzialmente remunerativa dal punto di vista degli incassi nei mercati anglosassoni. Una scelta che era tollerabile nello Scarface di De Palma negli anni Ottanta (produzione americana, ambientata a Miami), ma che diventa (artisticamente) inaccettabile in una produzione spagnola del 2017 ambientata quasi completamente in Colombia. Quando si pensa ai soldi, prima che al resto, le critiche le devi incassare senza possibilità di appello, soprattutto considerando il fatto che dietro il progetto ci sono un regista e dei produttori spagnoli (tra cui lo stesso Bardem).

Che poi il film non ha neppure avuto tutto questo successo ai botteghini (tranne nel nostro Paese, dove sta incassando discretamente, pur a fronte di giudizi abbastanza negativi), pagando dazio alle critiche ricevute nei due festival in cui è stato presentato l’anno scorso (Venezia e Toronto), che hanno reso complessa la distribuzione (in quei mercati in cui pensava evidentemente di sfondare, ossia nei Paesi anglofoni, il film non è ancora uscito, e chissà se lo farà).

Nella versione in italiano, c’è da dire, la problematica relativa alla lingua cade completamente (a riprova del fatto che ogni tanto il doppiaggio sistema delle magagne mica da ridere), nonostante Lodolo e compagni non si prestino nemmeno ad una prova così memorabile.

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Al netto di tutto ciò, quest’opera ha forse raccolto delle critiche un po’ troppo ingenerose: la storia è del resto avvincente e la pellicola scorre filata, con la sua sceneggiatura lineare e la durata non esagerata (ma anche sotto questo aspetto occorre precisare che la versione italiana ha subito tagli abbastanza corposi).

Non sarà il miglior biopic degli ultimi anni, ma il resoconto dell’ascesa criminale di Escobar e della sua caduta agli inferi è presentato in maniera dignitosa e puntuale.

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Loving Pablo (2017, Spagna/Bulgaria, 105/123 min)

Regia e Sceneggiatura: Fernando León de Aranoa

Soggetto: Virginia Vallejo

Fotografia: Alex Catalán

Musiche: Federico Jusid

Interpreti principali: Javier Bardem (Pablo Escobar), Penélope Cruz (Virginia Vallejo), Julieth Restrepo (Maria Victoria Henao), Peter Sarsgaard (Shepard)

15 pensieri riguardo “Al cinema: Escobar – Il fascino del male, di Fernando León de Aranoa

  1. Volevo andarlo a vedere e alla fine non ci riuscì, e la vostra è la prima recensione che leggo… molto negativa! Mi sorprende un po’ perché Fernando León de Aranoa è un regista dignitoso, ma devo dire che mi avete messo la curiosità di vederlo. Appena lo recupero, lo faccio!

  2. Ti ho letto con un occhio solo perché conto di vederlo a breve, ho dei dubbi che possa reggere il passo con le prime due stagioni di “Narcos” però. Cheers!

  3. Ma infatti, se ne sentiva il bisogno essendoci già Narcos?
    Tremenda la scelta linguistica.
    Due attori molto validi, ma in effetti hanno recitato in quella che sembra una fiction. Il titolo italiano la dice lunga XD

    Moz-

    1. Sì lo stile è quello da fiction. Il titolo italiano è l’ennesimo esempio di una scelta banale, non sarebbe stata nemmeno una brutta idea lasciare quello originale, pur se in inglese…

  4. Mi allineo con chi non ha potuto pensare a Narcos e cercare una similitudine. Temo non regga il confronto, Narcos è notevole a cominciare dalla colonna sonora

Commenti

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