Al cinema: Loro 1 + Loro 2, di Paolo Sorrentino

loro 1Per quasi un’ora si assiste ad un’eruzione di soft-core in cui B. non si vede mai, ma se ne parla come di “lui”, perché questo è il film dei pronomi personali (“lui”, “loro”). Per quasi un’ora si vede uno Scamarcio che avrebbe potuto fare il pornodivo, oppure il magnaccia, tanto è convincente nella parte del reclutatore di mignotte pronte a garantirgli il grande salto, quello che lo porterà in Loro 2 ad avvicinare “lui”. Siamo dalle parti di Spring Breakers, giusto per capirci, con la differenza che a dirigere la baracca qui c’è un premio Oscar, che dunque può far qualificare la propria opera come film d’auteur. La sostanza è però poco diversa, con la location che si sposta dalla Florida alla Sardegna e con la dance music che prende il posto dell’hip hop. 

Poi Sorrentino ci mette del suo – e ci mancherebbe – sia pescando dal proprio repertorio ormai qualificabile come “classico” (un po’ de Il divo, un po’ di La grande bellezza), sia inserendo le sue metafore strampalate, pur se visivamente molto affascinanti: pronti via e la scena della pecorella che stramazza al suolo – apparentemente a causa del condizionatore (condizionare è il verbo clou), davanti ad un maxischermo che trasmette la tv commerciale portata in Italia da B. – è tanto suggestiva quanto spiazzante, soprattutto per coloro che si erano recati al cinema per vedere “il film su Berlusconi”.

E poi, tanto per mantenere alto il livello metaforico, c’è il volto di B. tatuato sulla natica della mignotta che Scamarcio si sbatte voracemente (e qui eravamo davvero sul sottile confine tra soft-core e hard-core), subito dopo averla offerta al politico di turno per intaccare la sua (apparente) incorruttibilità.

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E il rinoceronte scappato dallo zoo di Roma, che attraversa la città eterna scorrazzando a tutta velocità. Il rinoceronte è B., ma è anche Scamarcio-Tarantini-Morra, due schegge impazzite nella Roma dei palazzi del potere, quel potere che viene e che svanisce come una striscia di coca aspirata attraverso una banconota da 50 euro.

Loro 1 è per buona parte videoclip, con l’apice che viene raggiunto nella sequenza della festa in piscina a Villa Morena, con cui Scamarcio-Tarantini-Morra cerca di attirare l’attenzione di “lui”. E poco importa che Sorrentino innesti in essa uno scorcio pseudo-documentaristico, con il tossicologo che illustra, rompendo la quarta parete, composizione ed effetti delle anfetamine. Al più la conseguenza (effimera) è quella di trasformare temporaneamente il videoclip in spot pubblicitario (stilisticamente parlando, ça va sans dire, anche perché la promozione di sostanze stupefacenti dovrebbe essere illecita, fino a prova contraria).

B. ci mette un’ora, più o meno, ad entrare in scena, e la cosa sa quasi di cinema classico hollywoodiano, ove il divo veniva presentato a film già ampiamente introdotto. Qui la cosa viene esasperata, con il risultato di dividere in due una pellicola che è già la prima parte di un dittico (scelta molto probabilmente commerciale e, in quanto tale, esecrabile): il mezzo film (o per meglio dire il quarto di film) su Tarantini e il suo tentativo di avvicinarsi a B., e il mezzo film (o per meglio dire il quarto di film) su B. e il suo tentativo di ri-avvicinarsi a Veronica (una buona Elena Sofia Ricci), in uno dei pochi periodi del “ventennio” in cui l’ex Cav. è stato all’opposizione e dunque sostanzialmente inattivo presso la sua villa in Costa Smeralda. Il contrasto è eccessivamente marcato e non può che essere prodromico all’incontro delle due storie nel secondo film.

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C’è Noemi Letizia (una delle poche persone di cui si spende il nome reale, senza nascondersi dietro degli alias) e un miserabile “ministro” che è palesemente ottenuto incrociando due personaggi come Sandro Bondi e Roberto Formigoni.

Poi ci sono le sorrentinate, i misteri insondabili della fede, come il personaggio cui ci si rivolge con il modesto soprannome di “Dio”; o come l’assistente personale di B., un factotum con l’allure da spia del KGB. Per non parlare del campione che B. vuole ingaggiare nel suo Milan e che afferma di aver letto Cecità di Saramago (questo è francamente troppo).

Ci sono pure le sorrentinate stilistiche, ovviamente, come il movimento di macchina che mostra come B. si innalzi dopo aver calzato le sue fantomatiche scarpe con tacco. Proprio l’altezza è una delle criticità maggiori nella rappresentazione dell’immagine dell’allora Cav., con Toni Servillo che supera di oltre 15 cm la statura dell’ex capo del governo. Ma anche il lavoro sulla sua parlata non è così entusiasmante, forse mantenuta tra le righe per non incorrere nel rischio della caricatura. Buono invece il trucco e, soprattutto, l’acconciatura impomatata e posticcia.

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Se Loro 1 si atteggia ad affresco pseudo-pop e autocitazionista, Loro 2 va invece molto più vicino a quanto lo spettatore medio si aspettava da un film su B.: perché Loro 2 è un film su B., cosa che non era la sua lunga introduzione da 105 minuti. Che poi ciò non significa che sia un film riuscito, in quanto il secondo capitolo fa quasi rimpiangere il primo, almeno dal punto di vista stilistico, visto che in Loro 2 Sorrentino si dimentica di essere Sorrentino e si comporta come un mestierante qualunque, costruendo un resoconto abbastanza piatto, per quanto scorrevole ed equilibrato. Qualche split screen e la fake-fiction su Lady D., “Congo Diana”, sono davvero poca cosa per poter dire che il regista abbia voluto applicarsi più di tanto.

In Loro 2 l’ex Cav. appare fin da subito sulla scena, che occupa praticamente per tutto il film, con Scamarcio-Tarantini-Morra che viene relegato ai margini, questa volta, nel ruolo dello sfigato che, raggiunto il suo obiettivo (arrivare a “lui”), diventa improvvisamente un ebete come tutti gli altri, smette di fare il grandioso e prova a farsi imbucare come europarlamentare, nella scena più patetica del film (nonché quella in assoluto da cui B. viene fuori meglio).

Esce di scena quasi totalmente anche il soft-core, che da assoluto protagonista della prima pellicola viene riportato dentro canoni di accettabilità, nonostante Loro 2 sia il film che racconta delle Olgettine e delle “cene galanti”.

Ma Loro 2 è anche il film del Berlusconi politico, della compravendita di senatori (presentata all’acqua di rose, c’è da dire), degli scheletri nell’armadio che escono allo scoperto per mezzo di un espediente scaltro che Sorrentino usa per non cacciarsi troppo nei guai: il regista fa tirare fuori le peggio cose su B., prima, dall’unico senatore che resiste al tentativo di farsi comprare (per un apparente scrupolo di coscienza dell’ultim’ora), poi – e soprattutto – da Veronica, nel momento in cui il divorzio diventa inevitabile, dopo che gli scandali erano ormai di pubblico dominio a causa della divulgazione delle intercettazioni e della spregiudicatezza dell’ex Cav., che si presenta alla festa dei diciott’anni di Noemi Letizia come se fosse una cosa normale per un capo di governo. Veronica vomita addosso al suo ex-marito-in-pectore le accuse più disparate, manco fosse stata posseduta spiritualmente da un Travaglio in un momento di particolare forma. Ma del resto Sorrentino (ancora una volta scaltramente) non fa che sfruttare a suo uso e consumo le accuse che Veronica Lario mosse a B. in quel periodo, con le parole a lei attribuite in cui accusava il marito di essere malato e bisognoso di cure.

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Il dialogo tra quelli che alla fine sono i veri protagonisti del film (e qui il “Loro 2” del titolo è da interpretare in maniera letterale) è quello in cui si scontrano due visioni contrapposte: quella del B. che non si pente del suo operato, ed anzi lo esalta, sentendosi semplicemente il più bravo in un mondo di squali, e quella di Veronica, cui al momento del distacco si aprono gli occhi su ciò che per oltre vent’anni non aveva mai messo (o voluto mettere) in discussione. Ed è questa l’unica vera metafora identificabile in Loro 2 (dopo un primo episodio che invece pullulava di metafore): Veronica rappresenta quella parte di Italia che ha creduto in B. per vent’anni, passando sopra vizi e difetti, azioni poco trasparenti quando non apertamente scellerate, sostanzialmente perché si era infatuata di quell’uomo che aveva il suo più grande pregio nell’essere bravissimo a vendere se stesso.

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Loro 1 + Loro 2 (2018, Italia / Francia, 105 + 100 min)

Regia: Paolo Sorrentino

Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello

Fotografia: Luca Bigazzi

Musiche: Lele Marchitelli

Interpreti principali: Toni Servillo (Silvio Berlusconi), Elena Sofia Ricci (Veronica Lario), Riccardo Scamarcio (Sergio Morra), Kasia Smutniak (Kira), Euridice Axen (Tamara), Fabrizio Bentivoglio (Santino Recchia), Roberto De Francesco (Fabrizio Sala), Dario Cantarelli (Paolo Spagnolo), Anna Bonaiuto (Cupa Caiafa), Giovanni Esposito (Mariano Apicella), Ugo Pagliai (Mike Bongiorno), Ricky Memphis (Riccardo Pasta)

21 pensieri riguardo “Al cinema: Loro 1 + Loro 2, di Paolo Sorrentino

  1. Proprio la trashissima scena della pecora che stramazza al suolo mi ha indotto ad interrompere immediatamente la visione di Loro 1: quella scena mi aveva dato la certezza che fosse un film in stile La grande bellezza, ovvero un collage di scene kitsch al massimo e totalmente scollegate l’una dall’altra, che inspiegabilmente erano state interpretate come sintomo di genialità anziché come segno di pessimo gusto. La tua recensione mi ha fatto capire che forse il mio giudizio su Loro è stato troppo sbrigativo.

    1. comprendo la tua indisposizione, perché quella scena è in effetti spiazzante… Loro 1 però è su quella lunghezza d’onda, mentre il secondo capitolo è più lineare (forse troppo)…

      1. Che i 2 capitoli siano molto diversi tra loro l’avevo intuito già dalle locandine: total black per Loro 1, rosa shocking per Loro 2.
        Il font metallizzato da automobile per il titolo invece non ho capito che significato abbia: sarà una delle tante mattane senza senso di Sorrentino, che lui avrà buttato lì nella certezza che qualche suo fan avrebbe gridato al colpo di genio. Quel regista è davvero un bluff vivente. Grazie per la risposta! 🙂

  2. inevitabile il confronto con LA GRANDE BELLEZZA; Silvio somiglia troppo a Jep Gambardella (anche se usa un accento milanese invece che napoletano), ma Gambardella almeno provava un crescente schifo di se stesso e prometteva di rimettersi a scrivere
    qui invece il caimano continua a caimaneggiare

    1. beh, come non avallare l’accostamento! è talmente vero che a un certo punto Silvio/Jep non ce la fa più a nascondersi e si abbandona alle canzoni partenopee con il fidato Apicella (e lì si vede che è un napoletano che sta interpretando un milanese, mentre Silvio è esattamente il contrario)… 😉

  3. Sono curiosa, vado a vederli nel fine settimana. Sorrentino dice che il cinema è lo strumento più potente di critica della realtà che abbiamo oggi. Più che a Gambardella leggendo ho pensato al Divo Andreotti.

    1. sì diciamo che le affinità con Il Divo ci sono eccome, ma più per il modo in cui è strutturato il film (soprattutto Loro 2) che per il personaggio Berlusconi, che in effetti, concordando con il commento qui sopra, ricorda molto più il Jep Gambardella de La grande bellezza…
      buona visione, allora! e fammi sapere che ne pensi…

  4. Come sai, io trovo lo stile di «Loro 2» forse meno vistoso, ma più ricco di implicazioni tra visione-rappresentazione-bugia-vita: uno stile “surrettizio” mellifluo ma preciso, che simboleggia molto bene il corto-circuito tra essere e apparire degli anni berlusconiani, e degno di un ottimo regista… «Loro 2» torna a essere “cinema” e non vuoti fotogrammi, “cinema” che non *illustra* semplicemente, ma incarna, con le sue inquadrature frontali ma oblique e col suo montaggio atto a smentire le bugie (quando si parla di grandi successi si mostrano le effettive macerie, metaforiche e non, dietro ai millantati trionfi), l’inganno e la follia dell’Italia berlusconiana… anche la pacchianità della recitazione, del tutto insulsa in «Loro 1», in «Loro 2» fa parte della “metafora della rappresentazione bugiardosa e autobugiardosa”: Servillo e la Sofia Ricci sono eminentemente teatrali e irrealistici proprio per sottolineare che l’Italia berlusconiana non sai mai se è o appare, se è vera o finta, se è realtà o inganno, se è vissuta o vista in TV: Silvio e Veronica sono loro stessi personaggi del circo mediatico Mediaset, e vengono guardati da una macchina brava a smascherarli proprio con quello sguardo che apparentemente sembra solo osservarli, mi spiego: la macchina frontale di «Loro 2», così teatrale, palesa l’essere appunto “teatrale” della coppia, la rende ancora più “finta”, e dà alla coppia il colpo di grazia quando cessa di essere frontale (con uno stacco minuscolo o con un movimento piccolo che denota un “narratore” o un “pubblico” che si stanca di guardarli) per smascherare ancora di più il loro essere “recitanti” e quindi sempre bugiardi… una macchina che suggerisce anche come molte cose siano solo nell’immaginazione di Berlusconi (vedi Ennio Doris con la faccia dello stesso Servillo, o il valletto bianco KGB, così ubiquo e spuntante dal buio da sembrare quasi “immaginato”) — a mio gusto (ovviamente) il cinema di «Loro 2», quasi ‘Kammerspiel’ o ‘espressionista’, è molto più interessante dei movimenti di macchina o degli effetti fotografici e visivi, difficili ma inutili, sulle odalische danzanti e sugli animali computerizzati pacchiani di «Loro 1»… — sicuramente, però, riconosco che a molti “anti-berlusconiani” potrebbe non bastare una critica a Berlusconi svolta solo col cinema (solo con le inquadrature) e affidata, a livello di scrittura, a un solo dialogo effettivo; forse avrebbero preferito un pamphlet meno svolto nel visivo e più nello scritto, realizzato in un bel biopic documentale… non mi sento di dare loro torto: invece io, anti-berlusconiano, mi sono “accontentato” del discorso visivo palesante l’inconsistenza di Berlusconi, e sicuramente mi sono accontentato per puro gusto personale!

    1. comprendo molto bene il tuo punto di vista e devo dire che in parte lo condivido…
      vero che in Loro 2 Sorrentino smette di trastullarsi con sciccherie visive e metafore palesi e ne fa altre di molto più sottile comprensione e interpretazione: quelle che citi tu sull’utilizzo dell’inquadratura frontale, quelle sulla tecnica di recitazione, quella finale sulle macerie de L’Aquila (bel piano sequenza, così diverso eppure così vicino all’inquadratura statica che chiude Call Me By Your Name)… sono però difficili da cogliere e infatti penso che in pochissimi lo abbiano fatto, passandoci sopra a cuor leggero…
      quelle di Loro 1 erano metafore astruse, ma comprensibili (forse proprio perché tali) e – cosa che non guasta – visivamente suggestive… il rinoceronte in c.g.i. è pacchiano, ma è metafora pura, non è neanche onirismo felliniano (a differenza – se non ricordo male – di quello che pensavi tu, ma il mio è un punto di vista, ovviamente)… il rinoceronte è contemporaneamente B. e Tarantini, come ho scritto sopra, e forse non c’era modo più suggestivo per rappresentarli metaforicamente…
      vedi anche l’episodio della telefonata alla donna in stile call center outbound: questa è una scena fondamentale da un punto di vista del significato, ma così povera – a mio avviso – dal punto di vista del significante che rischia di essere totalmente disinnescata…
      in ogni caso, comprendo pienamente il tuo punto di vista, anche perché argomentato – as usual – in modo ineccepibile… e capisco anche il tuo ultimo appunto su chi si attendeva un attacco frontale (forse conoscendo poco Sorrentino) e non ha trovato ciò che voleva…
      il film è stato addirittura accusato di essere berlusconiano, il che forse è troppo…
      come sempre (o quasi) la verità sta nel mezzo e Loro finisce per essere un film abbastanza equilibrato… in modo paraculo e forse suo malgrado (di Sorrentino), ma sostanzialmente equilibrato…

      1. Poi, guarda, non ti dico che strano è per me “difendere” così tanto un film di Sorrentino! — Io odio Sorrentino, ahahaha! e il suo equilibrio che tu dici molte volte l’ho considerato cerchiobottismo puro e semplice (quando non connivenva, i.e. «Youth») — ma stavolta «Loro 2» m’ha preso, acciderboli!

      2. sì ma infatti l’ho definito equilibrio “paraculo” proprio perché, a suo modo, è una forma di cerchiobottismo… sempre premesso che l’equilibrio puro non esiste per definizione, ma qui entriamo nel filosofico… 😉

  5. Interessante che Sorrentino abbia fatto due film così diversi pur essendo un film solo (per dire: Kill Bill Vol 1 e Vol 2 sono stilisticamente la stessa cosa, a riprova che è un film solo)!

    EvilAle ha recensito entrambi i film sul nostro blog!

    1. a volte addirittura in uno stesso film ci sono frammenti o singole sequenze che sembrano non c’entrare nulla con il resto, quindi non mi sorprende la cosa… cioè, sì, mi ha sorpreso quando sono uscito dal cinema dopo aver visto Loro 2, perché immaginavo che avrebbe continuato sulla linea del primo… invece non l’ha fatto… ma poi, ripensandoci a freddo, non l’ho trovato così strano… passo a leggervi! ciao

  6. Io ancora non lo vedo (anzi, non LI vedo), però la descrizione che ne fai mi entusiasma (anche nei punti meno entusiasmanti). Ok, sarà un videoclip, spesso anche onirico (il rinoceronte -peraltro non ricorda Radiofreccia?.- la spia e Dio), ma è questo che mi piace.
    Sorrentino ha la capacità di raccontare attraverso il non detto, vedremo…^^

    Moz-

    1. allora ti dirò che ti piacerà molto più il primo che il secondo… così, a sensazione in base a quel che mi dici… e poi, tengo a precisare (non per fare il pignolo, ma perché la ritengo una differenza sostanziale), a mio avviso qui non c’è onirismo felliniano (come in La grande bellezza), ma solo metafore e anche metafore efficaci e visivamente suggestive… che poi a molti vadano di traverso, o perché non le capiscono o perché risultano pretenziose, questo è un altro aspetto ancora…

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