Top 20 fantascienza (n.2)

fanta 12Se sei qui a leggere probabilmente hai anche tu un blog sul quale scrivi, per cui ti domando: non ti viene mai l’ansia quando devi parlare di qualche mostro sacro davanti al quale ti senti ancora in fasce? Magari hai fatto i compiti e sai tutto dell’argomento, ma appena ti siedi davanti al computer e appoggi le dita alla tastiera… vuoto. Ti senti un po’ come Leopardi davanti alla siepe che gli copre la vista sull’orizzonte. Come Dante di fronte all’Amor che move il Sole e l’altre stelle. Che poi, ti piacerebbe essere come Leopardi e Dante, eh? Ma non è questo il punto. Il punto è che alla fine qualcosa ti devi spremere fuori, possibilmente qualcosa di buono. Il risultato, è quello che segue.

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MV5BNzQzMzJhZTEtOWM4NS00MTdhLTg0YjgtMjM4MDRkZjUwZDBlXkEyXkFqcGdeQXVyNjU0OTQ0OTY@._V1_UX182_CR0,0,182,268_AL_Alcune opere sono destinate a cambiare radicalmente il modo in cui vediamo e concepiamo la realtà, e Blade Runner è sicuramente una di queste, dal momento che ha condizionato in modo irreversibile la nostra percezione del futuro, plasmandone l’estetica e l’atmosfera. Nessuna rappresentazione di una città futuristica ha mai più potuto prescindere dal confronto con la Los Angeles distopica in cui si muove Rick Deckard, spesso prendendo esplicitamente ispirazione e contribuendo a diffondere il mito del capolavoro di Ridley Scott; forse, paradossalmente, solo il suo seguito, quel Blade Runner 2049 che ha tanto diviso al momento della sua uscita, ha saputo reinventare un immaginario che si discostasse dai toni cupi e plumbei del film del 1982, trovando una propria precisa identità restando tuttavia coerente con l’impostazione decisa da Scott trentacinque anni prima.

Tratto molto liberamente dal romanzo di Philip Dick Do Androids Dream of Electric Sheep?, Blade Runner racconta la storia di Rick Deckard (Harrison Ford), cacciatore di taglie specializzato nel rintracciare e uccidere i replicanti e costretto a uscire dal pensionamento per un ultimo incarico: individuare e “ritirare” quattro replicanti fuggiti dalle colonie extramondo e tornate sulla Terra. In realtà, i replicanti sono alla ricerca del loro creatore con uno scopo ben preciso: ottenere di superare la loro data di scadenza, piuttosto prossima, e continuare a vivere.

Pur essendo uno dei massimi capolavori della fantascienza, Blade Runner è principalmente un neo-noir, che riprende personaggi e atmosfere del genere adattandole all’ambientazione futuristica. Non ci sono alieni o navi spaziali, e l’unica concessione alla fantasia è la caratterizzazione dei quattro fuggitivi come replicanti, mossi tuttavia da motivazioni e desideri assolutamente umani (e su questo torneremo poi). Rick è un antieroe disilluso, un uomo che ha cercato di convivere con la dura realtà distopica che lo circonda restandone però macchiato in maniera indelebile. Unica luce nella nebbia è Rachael, la femme fatale che incontra all’inizio della sua indagine e che gli permetterà di trovare nuova speranza attraverso una tardiva storia di amore sulla quale pende una terribile spada di Damocle. Al centro della vicenda non c’è tanto lo sviluppo di una trama, molto lineare e semplice, quanto l’analisi dei tormenti dei protagonisti, ognuno profondamente segnato dal proprio passato o dal proprio destino, in procinto di realizzarsi.

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Il nucleo principale di Blade Runner si collega all’angoscia esistenziale dell’uomo all’alba dell’intelligenza artificiale. Anticipando di diversi anni altre opere incentrate sullo stesso tema, come Ghost in the Shell, il film di Ridley Scott si interroga, non senza una punta di inquietudine e tristezza, su quale sia il posto dell’uomo in un mondo popolato da esseri robotici uguali o superiori a lui, e cosa lo differenzi (ed eventualmente elevi) da loro. L’elemento scelto per costruire questo discorso così complesso ma, al tempo stesso, sottinteso e discreto, è la morte, e soprattutto l’atteggiamento degli individui nei suoi confronti nel momento in cui essa si avvicina. I replicanti giungono sulla Terra per trovare una cura al loro precoce invecchiamento, solo per scoprire che essa non esiste; come tutte le creature viventi, essi hanno un tempo limitato al termine del quale cessano di esistere. Il punto, però, è che i replicanti non sono esseri viventi, ma macchine costruite dall’uomo, per quanto intelligenti, ed è qui che la questione si complica: nel momento in cui un essere sintetico inizia ad accumulare ricordi che ne condizionano la personalità, che lo rendono un individuo unico e irripetibile e, in quanto tale, da preservare il più possibile contro una morte che eliminerebbe non dei semplici dati ma la percezione di una vita a tutti gli effetti, qual è allora la differenza tra replicanti ed esseri umani? Questo è il senso ultimo del monologo pronunciato da Batty (Rutger Hauer) in punto di morte, la consapevolezza che ad andare perduta come lacrime nella pioggia è una vita a tutti gli effetti, breve e sperimentata attraverso circuiti e cavi invece che carne e sangue, ma comunque una vita, fatta di esperienze, sentimenti e, soprattutto, desideri. Desideri e aspirazioni che lo hanno portato a scalare il palazzo di Tyrell per incontrare il suo creatore in una riproposizione della dialettica tra l’umano e il divino che si dimostra sempre attuale dal momento che il regista la rimette in scena all’inizio del suo ultimo film, Alien: Covenant.

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Al tempo stesso si consuma la tragedia di Rick, smarrito tra le ambiguità di un mondo in cui umano e sintetico non solo non sono distinguibili, ma talvolta non sanno nemmeno a quale categoria appartengono. Man mano che procede nella sua indagine, Rick accumula indizi sempre più inquietanti circa la sua natura, che tuttavia non verrà mai esplicitamente dichiarata nel corso del film immergendo gli spettatori nel dubbio e nella paranoia che attanagliano lo stesso protagonista.

Bade Runner è stato accolto in maniera ambivalente, ma ha saputo dimostrare il suo valore nel corso del tempo grazie anche all’affetto speciale che Ridley Scott ha dedicato alla sua creatura. Dopo essersi arreso alle richieste della produzione, che modificò pesantemente il film prima della sua uscita, Scott tornò infatti più volte a lavorare sul film, aggiustandolo fino a ottenere quella che considera la versione definitiva, il Final Cut uscito nel 2007 che possiamo ammirare oggi.

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13 pensieri riguardo “Top 20 fantascienza (n.2)

  1. Bellissimo Blade Runner, per davvero!!! Ci sarebbe da fare un post bello lungo su come Ridley Scott ha ritoccato il film tentando di cambiargli il significato e la lettura di Ford androide/umano…

  2. Ecco, io questo l’avrei messo in cima a tutti. “I’ve seen things you people wouldn’t believe…”
    Ma è questione di gusti.
    Forse il mio giudizio è influenzato dalla colonna sonora.
    A questo punto credo che l’unico capolavoro rimasto sia quello di Kubrick (lo ridanno nelle sale in questi giorni, nel 50° anniversario)
    o è già stato citato nella classifica e mi è sfuggito?

  3. alla fine spremi spremi è venuta fuori una gran bella recensione…
    magari non a livello di Dante o Leopardi, ma comunque ottima 😉 😀
    sono curioso: quale preferisci tra le varie versioni? io la Director’s cut (che è poi praticamente uguale alla Final cut), senza voce narrante e con il finale “destabilizzante”…

  4. Semplicemente uno dei film più famosi della storia del cinema, tanto che Rutger Hauer già sa cosa scriveranno i giornali il giorno della sua morte 😉 Non poteva mancare in questa classifica a tema, bellissima disamina, complimenti! Cheers

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