Confronti: La notte del giudizio 1, 2 e 3 (e oggi esce il quarto)

la notte del giudizio 07Oggi esce nei cinema italiani il quarto capitolo della serie di The Purge, un prequel intitolato La prima notte del giudizio. In molti ricorderanno la curiosità destata dai primi tre film quando uscirono nelle sale negli anni scorsi, soprattutto il primo, che sviluppava un’idea a suo modo originale. Ci sono quei registi che costruiscono il proprio successo (e una carriera) anche soltanto su una buona idea, e James DeMonaco è uno di questi, dato che nel suo passato (prevalentemente) di sceneggiatore non aveva portato a casa grandi risultati.

The First Purge non sarà diretto da DeMonaco, che si è limitato a scriverne la sceneggiatura. Nei cinema americani è uscito nella giornata di ieri, una data ovviamente scelta non a caso (come noto, ieri era il 4th of July, ossia l’Indipendence Day).

L’occasione dell’arrivo nelle sale di questo quarto episodio è ghiotta per proporre un’analisi comparativa degli altri tre film, che potrà eventualmente fungere da ripasso per coloro che non hanno tempo o voglia di rivederseli.

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la notte del giudizio 01Stati Uniti, 2022. Dopo la crisi economica che ha messo in ginocchio il Paese, i Nuovi Padri fondatori hanno portato una nuova prosperità, grazie anche all’istituzione per legge di un periodo annuale di dodici ore, chiamato Lo Sfogo, durante il quale i cittadini possono liberare i loro più bassi istinti compiendo qualunque azione criminale, incluso l’omicidio. La famiglia Sandin, che si è arricchita grazie alla vendita di sistemi di sicurezza per abitazioni, si riunisce poche ore prima dell’inizio dello Sfogo annuale e attiva i dispositivi anti-intrusione. Il ragazzo di Zoey, la figlia più grande dei Sandin, è rimasto tuttavia nascosto dentro casa e vuole approfittare dello Sfogo per uccidere il padre di lei, contrario alla sua relazione con la figlia. Nel frattempo Charlie, il figlio più piccolo dei Sandin, aiuta un uomo di colore che implorava pietà fuori dalla loro abitazione, facendolo rifugiare dentro casa. Alcuni giovani che davano la caccia all’uomo giungono fuori dall’abitazione dei Sandin e minacciano di fare una strage se non gli verrà consegnata la loro preda…

Quello di James DeMonaco è un soggetto interessante, per quanto frutto di rielaborazioni di film similari del passato (vengono in mente 1997: fuga da New York, Funny Games, Arancia meccanica, Panic Room, Cane di paglia), che dà vita ad una pellicola dove la suspense la fa da padrona.

Ben diretto, anche se ricorrendo a escamotage semplicistici (molte scene sono girate nell’oscurità, volendo restituire un senso di maggior inquietudine, ma finendo spesso per creare soltanto confusione) da un regista che ha fatto di questa sua idea la propria fortuna.

La storia è inquietante e paradossale: lo Sfogo è ciò che permette alla società di redimersi e di prosperare, togliendo di mezzo gli esseri socialmente inferiori (quelli incapaci di difendersi) e insieme dando la possibilità alla bestialità umana di uscire allo scoperto per almeno una notte all’anno, restando impunita. Da ciò deriverebbe un tasso di criminalità ai minimi storici e una generale prosperità, anche economica.

Una teoria farneticante, ma che – guardando all’esempio della società americana – non può essere presa tanto alla leggera: basti pensare alla potenza che una lobby come quella delle armi ha negli Stati Uniti, tanto da riuscire puntualmente a sventare qualsiasi tentativo di disciplinare per legge il controllo delle armi; o ancora alle deliranti idee di chi vorrebbe armare professori e studenti per far sì che i tristemente famosi massacri nelle High School non accadano o quantomeno si concludano con un minor numero di vittime.

Teorie che si commentano da sole… forse nemmeno ai tempi del selvaggio west si sarebbe arrivati a tanto.

Ecco perché un film distopico come questo va sì preso come un discreto intrattenimento, ma anche come un velato monito su cosa possa accadere quando si trasforma il cittadino in giustiziere legalizzato, anche soltanto episodicamente. Succede che escono fuori i più bassi istinti umani, tra cui un posto di primo piano è appannaggio dell’invidia, quella che porta i vicini di casa dei Sandin a organizzare una spedizione punitiva nei loro confronti una volta che si rendono conto delle loro difficoltà.

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Il film aggiunge a tutto ciò un quesito morale decisamente interessante: lo spirito di conservazione proprio e dei propri familiari, vale la vita di un innocente sconosciuto, magari di un’altra etnia (e qui DeMonaco ha giocato sporco, c’è da dire)?

La risposta che fornisce la pellicola è buonista, ma inverosimile. Persino il codice penale ammette scriminanti come la legittima difesa e lo stato di necessità, e in particolare quest’ultimo è quello che si adattava al caso di specie.

La soluzione eticamente ineccepibile scelta dall’autore (per quanto partorita con profondo travaglio interiore dal protagonista), per l’appunto inverosimile, ha un risvolto positivo nel finale, ma rende poco credibile l’intera operazione, che pur partiva da un’idea fortemente suggestiva.

Un ultimo appunto sulla recitazione: la scelta di attori di secondo piano, se ha contribuito da un lato a tenere bassi i costi (il film nasce infatti come produzione low-budget), di contro ha portato ad un livello non entusiasmante delle interpretazioni. Meglio non ricordare Dustin Hoffman in Cane di paglia e soprattutto non paragonarlo al protagonista Ethan Hawke!

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la notte del giudizio 0321 marzo 2023. Mancano poche ore al sesto Sfogo, la notte in cui ciascun cittadino americano può compiere atti criminali, incluso l’omicidio, restando impunito. L’evento annuale creato dai Nuovi Padri Fondatori è sulla bocca di tutti, acclamato anche da molti di coloro che non vi prendono parte. Lo Sfogo purifica e ha portato prosperità e sicurezza, con i minori tassi di disoccupazione e criminalità dai tempi della crisi. O almeno così sembra. I detrattori sostengono invece che sia un modo per liberarsi degli elementi deboli della società, permettendo così di prosperare alle classi abbienti. La cameriera Eva Sanchez si prepara alla notte barricandosi in casa con la figlia Cali e il padre. Shane e Liz, una coppia che si sta separando, sono in auto quando rimangono bloccati a causa di un guasto. Leo Barnes ha invece deciso di partecipare allo Sfogo per vendicarsi dell’uomo che ha investito e ucciso suo figlio. I cinque si incontreranno fortuitamente per le strade di Los Angeles, facendo fronte comune contro le bande di violenti e di misteriosi giustizieri che affollano i quartieri centrali della metropoli…

In generale, quando si vuole costruire un sequel quasi completamente su un’idea – più o meno originale – che ci si è già giocata, non resta che un’unica possibilità: quella di alzare l’asticella.

In Anarchia – La notte del giudizio DeMonaco fa proprio questo e trasporta The Purge sulle strade di una Los Angeles distopica. Forse era ciò che ci si aspettava già dal primo episodio, che invece si era fermato ad una circoscritta ambientazione domestica. Ed è per questo che si può dire che il sequel abbia superato, almeno per alcuni aspetti, il film originale.

Di sicuro ha influito anche il fatto di poter contare su un budget più elevato, grazie al successo del primo film. Il che ha consentito di mettere in pista effetti speciali migliori e, per l’appunto, un’ambientazione più vasta.

In parte ha pure inciso l’idea di DeMonaco di puntare sull’aspetto politico-sociale dell’idea originaria e di arricchire (anche da un punto di vista visivo) l’apparato dei partecipanti allo Sfogo (ottimo in ciò l’apporto di truccatori e costumisti).

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La sesta notte dello Sfogo (la seconda mostrata sul grande schermo) diventa così una notte di anarchia, in cui si affrontano bande organizzate ma anche vere e proprie squadre d’assalto, misteriose e che puzzano di governativo. Insieme a queste scendono però in campo le frange dei detrattori dello Sfogo, che puntano a instaurare la lotta di classe, sebbene soltanto per una notte.

L’idea dei ricchi che compiono i loro rituali purificatori sacrificando i poveri lascia un po’ il tempo che trova, ma serve come fondamento dell’intera pellicola.

In mezzo a tutta questa confusione viene narrata la vicenda dei cinque protagonisti, i quali, a parte uno, vengono trascinati nello Sfogo loro malgrado. I cinque scorrazzano per le strade di L.A. tentando di sopravvivere, e per tale aspetto è stato fatto il suggestivo accostamento ad Ombre rosse.

Il futuro distopico come un western del futuro, con l’incrocio tra indiani, autorità e cowboy solitari.

Già nell’idea dell’assedio domiciliare del primo episodio vi erano in realtà molti richiami al western. Con questo sequel, l’accostamento può dirsi perfezionato e completato.

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la notte del giudizio 05Sono ormai oltre vent’anni che i Nuovi Padri Fondatori hanno fatto “risorgere l’America”, grazie anche all’istituzione dello Sfogo, la notte in cui tutto è permesso, tutti i crimini restano impuniti, incluso l’omicidio. Lo Sfogo è diventato addirittura una leva turistica che attira persone dall’estero, mentre, di contro, sempre più cittadini americani sono contrari ad esso, ritenendolo un modo per liberarsi delle fasce deboli della società. Nell’anno delle elezioni, la senatrice Charlie Roan punta su tali aspetti per rendere vincente la propria campagna elettorale contro il candidato dei Nuovi Padri Fondatori. I sondaggi ipotizzano un clamoroso sorpasso. La Roan circa vent’anni prima aveva avuto la famiglia sterminata durante una notte dello Sfogo e ora al vertice del suo programma c’è l’abolizione di quel macabro rituale. Sentitisi minacciati, i Nuovi Padri Fondatori vogliono approfittare dello Sfogo annuale per far fuori la senatrice. A proteggerla c’è l’ex sergente Leo Barnes…

La notte del giudizio – Election Year, terzo capitolo della saga, è il più squilibrato e psicopatico dei tre (basti vedere l’incipit), completando un climax in ciò ben dosato, quasi come se DeMonaco avesse già in testa una progressione di violenza fin dal primo episodio.

Rispetto ai primi due film le idee si ripetono (questa volta si incrociano i temi dell’assedio domiciliare e quello della fuga per le strade) e del resto era inevitabile. Ma in mezzo ad esse il regista/autore riesce a inserirne di nuove, alcune riuscite, altre meno.

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In generale la sensazione è che si faccia di tutto per allungare il brodo e portare il film vicino alla durata delle due ore, ritenuta più consona per le produzioni cinematografiche (il primo episodio durava meno di un’ora e mezza, ma c’è da dire che The Purge si era presentato come una produzione a basso costo, un b-movie dei nostri tempi).

Il cast ripropone il protagonista di Anarchia – La notte del giudizio, Frank Grillo (che interpreta peraltro lo stesso personaggio vent’anni dopo, ma evidentemente non soggetto a invecchiamento), cui si aggiunge, nel ruolo della senatrice Roan, Elizabeth Mitchell, volto noto delle serie tv (Lost su tutti).

Ma ciò che più resta di questo terzo episodio è l’efficace finale-beffa: dopo il trionfo alle elezioni della senatrice e il suo annuncio di mettere al primo posto dell’agenda la cancellazione dello Sfogo, per le strade esplode la violenza.

Ora che non sarà più possibile sfogarla in una notte soltanto, si torna alla cara vecchia routine americana, sembra dirci il regista con un’ironia tragicomica. E dunque, alla fine, DeMonaco mostra beffardamente come in una società patologicamente violenta come quella americana l’idea dello Sfogo, per quanto bieca e riprovevole, fosse probabilmente tutt’altro che pellegrina.

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The Purge (2013, USA, 85 min)

The Purge: Anarchy (2014, USA, 103 min)

The Purge: Election Year (2016, USA, 105 min)

17 pensieri riguardo “Confronti: La notte del giudizio 1, 2 e 3 (e oggi esce il quarto)

    1. a me invece l’idea di fondo mi aveva attirato, pur sapendo che si trattava di un b-movie senza alcuna pretesa… poi visto il primo ti viene voglia di vedere gli altri due… e va da sé che andrò anche a vedere il quarto al cinema…

      1. assolutamente carpenteriana!!
        ed in effetti l’influenza su DeMonaco di un’opera come 1997: fuga da New York è palese…

      2. Neanche io ho mai visto uno dei Purge e questo articolo mi ha fatto salire decisamente l’interesse!

      3. tieni sempre presente che il primo nasce come b-movie e che gli altri hanno sfruttato il successo del primo…
        ciò premesso, guardando il primo come un home invasion low-budget e cercando, per gli altri due, di aprirsi a ragionamenti socio-politici, la visione potrebbe essere di interesse 😉

  1. Una volta ho letto in un saggio storico che anche la caccia alle streghe può intendersi come uno sfogo della violenza di una comunità contro il singolo più debole e perturbatore dell’ordine precostituito. Bella recensione, anche se non ho visto i film.

    1. beh, volendo estendere il tema all’attualità nostrana, anche l’ondata di xenofobia, a suo modo, è uno sfogo di tal genere, non so che ne pensi…

      1. assolutamente… è che ogni tanto cerco di spiegarmi ciò che ritengo assurdo nella nostra società… e talvolta le risposte le si trovano là dove vorresti che tali atteggiamenti restino confinati, ossia proprio nei film….

  2. A mio avviso il primo è ancora insuperato, forse perché di base a me mettono molta più ansia gli home invasion.
    Gli altri due sono però più interessanti dal punto di vista “sociologico”, perlomeno DeMonaco ha mostrato una coerenza incredibile con la sua creatura.
    Speriamo che il quarto continui su questa strada!

    1. verissimo, il secondo e il terzo offrono più spunti di riflessione, mentre il primo ha il pregio di essere perfettamente calato nel sottogenere dell’assedio domiciliare…
      per me il secondo se la gioca col primo, mentre il terzo finisce inevitabilmente per sbracare… 😀

  3. Incredibile che un film intitolato “La purga” sia arrivato a quattro capitoli, eppure penso (anzi temo!) che per assurdo è una delle pellicole che rappresenta meglio i nostri brutti tempi, gulp! Ottima analisi, già avevo voglia di vedere il nuovo film prima di leggerti! 😉 Cheers

    1. sul fatto che rappresenti i nostri tempi sono d’accordo, anche se ovviamente in senso figurato…
      una deriva egoistica e violenta della società, rappresentata con una metafora che non è poi così assurda…

Commenti

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