Speciale Venezia 75: La battaglia di Algeri, di Gillo Pontecorvo

la-battaglia-di-algeri 1Nel narrare le vicende storiche della guerra franco-algerina, il conflitto che oppose l’esercito francese agli indipendentisti algerini del Fronte di Liberazione Nazionale tra il 1954 e il 1962, Gillo Pontecorvo mescola neorealismo e documentario, con una padronanza della regia e del montaggio che ricorda il miglior Ejzenstejn, in un film che è un monumento della storia del cinema italiano, di cui costituisce uno dei capolavori intramontabili.

Alla coraggiosa scelta di un soggetto scomodo, ma tremendamente efficace, come quello della guerra d’Algeria (uno dei momenti più significativi della decolonizzazione), vanno sicuramente ascritti buona parte dei meriti della riuscita di un film incisivo come pochi altri nel tratteggiare il rapporto tra la Storia e il dramma collettivo di chi più o meno consapevolmente è destinato a scriverla.

Pontecorvo farà scuola dettando la tendenza a narrare episodi chiave (seppur apparentemente minori) del secondo dopoguerra con precisione e intensità, come farà tre anni dopo Costa-Gavras nel suo Z – L’orgia del potere, il film che descrive l’ascesa al potere in Grecia del regime dei colonnelli.

Franco Solinas scrive una sceneggiatura solidissima che, partendo da un flashback, ricostruisce la storia del Fronte di Liberazione Nazionale algerino collegando il momento in cui esso sembrava destinato a scomparire -sopraffatto dall’esercito francese, che pose fine alla vita dell’ultimo capo del movimento- alla sua nascita, o, per meglio dire, al momento in cui il movimento iniziò ad acquisire consapevolezza di sé, passando dalla teoria alla pratica, dalla militanza agli atti di guerriglia e terrorismo.

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Il sottile confine tra rivoluzione, liberazione e terrorismo è reso in maniera straordinariamente efficace nella pellicola, sollevando non pochi quesiti etici. Chi è nel giusto? L’esercito francese che difende i “pieds noir” (i francesi d’Algeria, profondamente colonialisti) dagli attacchi dell’F.L.N., che dopo una prima fase di guerriglia contro le forze armate inizia a compiere attacchi dinamitardi contro i civili? O lo stesso movimento di liberazione algerina, che punta alla cacciata degli invasori alzando il livello dello scontro dopo aver subito (apparentemente) analoghi soprusi da parte dei nazionalisti francesi?

È il solito dilemma che accompagna alcuni dei conflitti più complessi e complicati tra quelli scoppiati dopo la fine della seconda guerra mondiale, questione israelo-palestinese in primis. Chi ha dato il via all’escalation? Come si determina il diritto di un popolo all’autonomia e fino a che punto esso può spingersi per ottenerlo?

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Pontecorvo non dà risposte, ma descrive uno di tali eventi nella maniera più accurata possibile, facendo tuttavia emergere -ancorché cautamente- un certo favor per gli oppressi. Ciò nonostante, il neonato governo algerino (che aveva consentito le riprese nel Paese, nel ruolo di produttore-ombra) non si riterrà pienamente soddisfatto, a causa dell’insistenza nel mostrare le azioni terroristiche contro i civili compiute dal F.L.N.; di contro (e contemporaneamente), sulla pellicola si scatenerà la rabbia dei francesi, dipinti come provocatori, oppressori e torturatori (pur con alcuni ammorbidimenti). Oltralpe il film sarà vietato per circa un lustro, dopo che una delegazione francese aveva abbandonato polemicamente la sala durante la proiezione del film al Festival di Venezia del 1966, in cui Pontecorvo si aggiudicò un meritatissimo Leone d’oro (il terzo da noi selezionato per lo Speciale Venezia 75 – I migliori Leoni d’Oro).

Non risultando gradito a nessuno dei Paesi direttamente coinvolti, il film ha finito per mettere d’accordo su di esso il resto del mondo, ed in particolare il pubblico e la critica anglosassoni, che mostrarono una particolare attenzione per il film del cineasta pisano (ottenne la nomination all’Oscar per il miglior film straniero e, due anni dopo, quelle per la miglior regia e la miglior sceneggiatura originale).

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Pontecorvo dimostra di aver appreso pienamente la lezione del neorealismo e si affida quasi esclusivamente ad attori non professionisti, che ciò nonostante recitano in maniera straordinaria, a cominciare dal protagonista Brahim Haggiag, un contadino algerino analfabeta che interpreta alla perfezione il rivoluzionario e capo dell’F.L.N. Ali La Pointe.

Il regista adotta uno stile documentaristico, da vero esperto del format (ne girò una decina in carriera): voce narrante, scritte in sovraimpressione, date (e addirittura in certi casi ore) indicate con precisione, non sono il riempitivo di una sceneggiatura già di per sé densissima, bensì il modo in cui Pontecorvo e Solinas donano ancora più verosimiglianza ad una storia che già trasuda Storia da tutte le parti.

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Il finale grandioso, per certi versi epico, ricorda l’Ottobre di Ejzenstejn con un Pontecorvo (coadiuvato da Giuliano Montaldo, direttore della seconda unità) che si diletta in scene collettive di grande impatto, che prendono la storia da dove era iniziata (l’omicidio dell’ultimo leader dell’F.L.N.) per consegnarla ad un potentissimo epilogo fatto di tragedia e vittoria (per gli algerini, che ottengono l’indipendenza nel 1962).

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La camera a mano si mescola ad inquadrature fisse che, soprattutto nella prima parte, privilegiano il primissimo piano alla Sergio Leone. La fotografia in un bianco e nero molto scuro e contrastato è la scelta più indicata sia da un punto di vista di aderenza allo stile complessivo dell’opera (che sembra girata in un eterno presente, nonostante i continui salti temporali), sia per esaltare le splendide ambientazioni nella Casbah di Algeri, che con la claustrofobia che trasmette continuamente è metafora dell’oppressione dell’invasore.

Per il resto, contribuiscono a rendere questo film un assoluto capolavoro le musiche (magari non memorabili, ma perfettamente calate nel contesto) di un Ennio Morricone che si percepisce molto coinvolto dal soggetto.

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La battaglia di Algeri (1966, Italia / Algeria, 121 min)

Regia: Gillo Pontecorvo

Soggetto: Gillo Pontecorvo, Franco Solinas

Sceneggiatura: Franco Solinas

Fotografia: Marcello Gatti

Musiche: Ennio Morricone

Interpreti principali: Brahim Haggiag (Ali La Pointe), Jean Martin (colonnello Philippe Mathieu), Yacef Saadi (Saari Kader)

4 pensieri riguardo “Speciale Venezia 75: La battaglia di Algeri, di Gillo Pontecorvo

  1. Il mio professore di fotografia era fissato con questo film. Non ho mai capito perché. Ce l’avevo in videocassetta ma non l’ho mai visto purtroppo. Devo rimediare.

    1. Capisco il tuo prof, la fotografia di questo film è essenziale nel ricreare quell’effetto documentario cui puntava Pontecorvo… ti consiglio di vederlo assolutamente… il format (vhs, dvd, ecc) conta relativamente, visto che molto spesso si ricorre volutamente allo sgranato…

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