Speciale Venezia 75: Gloria – Una Notte d’Estate, di John Cassavetes

immIl decennio più pop della nostra storia moderna si inaugura, alla Mostra di Venezia, con la premiazione di un film decisamente particolare, diviso tra l’intrattenimento e il prodotto autoriale, tra la commedia e il dramma di denuncia. John Cassavetes dirige per l’ennesima volta la moglie Gena Rowlands in un buddie movie sui generis, con una coppia assolutamente disfunzionale costretta a fuggire rocambolescamente tra le vie di una New York malfamata e ben lontana dallo splendore del sogno americano; un soggetto non troppo originale, in realtà, ma trattato in modo tale da rendere Gloria – Una Notte d’Estate una storia ancora fresca e interessante grazie alla brillante sceneggiatura e all’atmosfera divisa tra un disincantato realismo e un fiabesco di stampo quasi disneyano.

Gloria Swenson (Gena Rowlands) è una donna cinica e autosufficiente, ex femme fatale e amante di boss della malavita, che vive in un palazzo popolare dove ha stretto amicizia con una famiglia di portoricani, i Dawn. Un giorno, la mafia bussa alla porta dei Dawn per reclamare un libro su cui il capofamiglia avrebbe annotato i loro affari, e nel farlo stermina l’intera famiglia; a salvarsi è solo il piccolo Phil, affidato, insieme al libro, a una Gloria quantomai impreparata a prendersi cura di un bambino, men che meno di un bambino sulla cui testa pende una taglia e che non vuole saperne di stare con lei. Ma Gloria non è tipo da farsi scoraggiare, e riscoprendosi suo malgrado sempre più affezionata al piccolo Phil si prepara ad affrontare la mafia newyorkese pur di tenerlo al sicuro.

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Penalizzato da un concept non innovativo e forse tirato fin troppo per le lunghe, Gloria – Una Notte d’Estate crollerebbe probabilmente come un castello di carte se non potesse poggiare sulle robuste spalle della sua protagonista. Gena Rowlands dà vita a un personaggio superbo, una donna ruvida e disillusa, sbrigativa e poco incline alle affettuosità ma, al tempo stesso, amorevole e altruista, pronta a sacrificarsi per il bene delle persone che ama – possibilmente portandosi dietro quante più vittime possibile. Gloria è una combattente, una sopravvissuta che si è guadagnata la sua vita con i denti e che non esita a tornare a lottare quando le viene richiesto di farlo; in questi frangenti si dimostra un’abile stratega e un perfetto soldato pur senza perdere nulla della sua femminilità, che usa anzi consapevolmente come un’arma da aggiungere al suo arsenale.

Soprattutto, Gloria riesce a sovvertire il meccanismo tipico di questo genere di film, disattendendo in modo positivo le aspettative degli spettatori riguardo al suo rapporto con il piccolo Phil (John Adames). Se lo sviluppo tipico di questo genere di film vorrebbe i due protagonisti avvicinarsi in seguito a una serie di avventure, Gloria (e Cassavetes, anche autore della sceneggiatura) rifiuta esplicitamente che questo avvenga, scegliendo di tenere a distanza il bambino e offrirgli il sostegno strettamente necessario per tenerlo in vita. Gloria non fa alcuno sforzo per farsi piacere Phil, verso il quale non nasconde una certa insofferenza, e l’affetto che si instaura tra i due la coglie di sorpresa alla fine del film; si tratta di un sentimento molto più naturale delle emozioni così spesso preconfezionate dall’industria hollywoodiana, un amore che nasce col tempo e del quale ci si rende conto senza un momento di epifania da esaltare in una scena madre.

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Trasversale per quanto riguarda il pubblico a cui si riferisce, Gloria – Una Notte d’Estate riesce a ricreare un notevole mix di generi capace di conferire al film un sapore decisamente unico e difficilmente ripetibile. Chiaramente debitore al genere noir per la caratterizzazione generale dei personaggi e alcuni accorgimenti stilistici come la bellissima colonna sonora, Cassavetes mescola arditamente alla sua soluzione anche la commedia brillante e il film di denuncia, indugiando spesso sulle immagini di degrado dei quartieri malfamati di New York, tra sordidi alberghi e povertà, sporcizia e violenza. Questa vena oscura emerge a più riprese anche nei momenti più insospettabili, come nell’inserimento di un sottotesto velatamente sensuale nel rapporto tra Phil e Gloria, una sottotrama che la donna scoraggia decisamente sul nascere con una battuta salace ma che non riesce ad annullare del tutto le distorte concezioni del bambino riguardo al loro rapporto e alla propria mascolinità ancora acerba. Si tratta probabilmente dei momenti potenzialmente meno riusciti del copione e del film, in cui le battute non sono supportate adeguatamente dalla recitazione del piccolo John, sicuramente la scelta meno riuscita di tutto il casting, che riesce a rendere tutti i suoi dialoghi artificiosi e, in ultima analisi, falsi e poco credibili.

Ma è soprattutto nel finale che la natura di film per famiglie prende il sopravvento, con un happy ending dal sapore piuttosto posticcio e non del tutto coerente con quanto avvenuto solo pochi minuti prima, a meno di non conferire a Gloria capacità tipiche di un Terminator. Se da un lato non può che far sorridere il lungo abbraccio su cui si chiude la vicenda, dall’altro non si può fare a meno di domandarsi quanto quel finale sia originale e non il frutto di un ripensamento dell’ultimo minuto per far volgere la storia verso una conclusione molto diversa; a questo proposito non si può fare a meno di pensare, ad esempio, a come sia diverso il comportamento di Gloria, improvvisamente così affettuosa e dolce. Sempre che si tratti di una scena reale, ovviamente: già, perché talmente tanti sono i riferimenti al sogno, nel corso del film, e gli inviti a considerare il mondo minaccioso in cui vivono i protagonisti solo un incubo, che non appare così peregrina l’ipotesi di interpretare la conclusione del film solo una fantasticheria di Phil, che immagina di ricongiungersi con Gloria proprio mentre le parla attraverso una tomba.

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Supposizioni e ipotesi che però non modificano assolutamente il valore generale di un’opera di altissimo livello e molto interessante – oltre che, naturalmente, molto piacevole da seguire. Con Gloria – Una Notte d’Estate, Cassavetes dà ulteriore forza alle figure femminili volitive e vincenti, e apre al strada a una serie di omaggi, rifacimenti e influenze che condizionano ancora oggi il cinema americano e non solo.

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Gloria (1980, USA, 121′)

Regia e Sceneggiatura: John Cassavetes

Fotografia: Fred Schuler

Musiche: Bill Conti

Interpreti principali: Gena Rowlands (Gloria), John Adames (Phil).

7 pensieri riguardo “Speciale Venezia 75: Gloria – Una Notte d’Estate, di John Cassavetes

  1. Uh Cassavetes, un cinema geniale. Non leggo ancora la tua recesione perchè ebbene sì ammetto, Gloria non l’ho ancora visto 😛

  2. Cassavetes è un grande (anche come attore)…
    ha un taglio che lo pone al di fuori dello stile New Hollywood e non solo per il fatto di appartenere all’ambiente indie newyorkese (lo era anche il De Palma degli esordi)…
    eppure questo film è forse tra i più New Hollywood di quelli girati dal regista (mi vengono in mente analogie con Hal Ashby o con le prime opere di Bob Rafelson e Jerry Schatzberg)…
    in ogni caso, hai analizzato in maniera eccellente il film, che -lo confesso- non ricordavo molto bene… d’un tratto mi è tornato tutto alla mente 😉

  3. Lo avevo visto a suo tempo, non lo ricordavo quasi, se non le sensazioni lasciate dal personaggio di lei. Ora lo potrei anche rivedere volentieri, dopo quasi 40 anni …

  4. Bellissimo film, alla regia abbiamo quel mostro di bravura di John Cassavetes ed è interpretato da una bravissima Gena Rowlands, che si può volere di più dal cinema?

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