oldies but goldies: Che fine ha fatto Baby Jane?, di Robert Aldrich

Che-fine-ha-fatto-Baby-Jane-Bette-Davis 3Il 9 agosto di cento anni fa nasceva a Cranston, Rhode Island, Robert Aldrich. Un regista che raggiunse l’apice della carriera nella Hollywood degli anni Cinquanta e Sessanta, quando diresse la maggior parte dei suoi film più celebri. Dopo aver esordito col western, Aldrich esplorò gli altri generi cinematografici, passando al noir, al war movie e al drammatico. I suoi film più conosciuti sono sicuramente Che fine ha fatto Baby Jane?, del 1962, e il cult antimilitarista Quella sporca dozzina, uscito cinque anni dopo. Di quest’ultimo hanno parlato in maniera oltremodo esaustiva i colleghi de Il Zinefilo, ove è stato presentato un eccellente articolo che ripercorre le influenze sul soggetto di The Dirty Dozen, e de La Bara Volante, con una recensione che se non può essere considerata quella definitiva poco ci manca.

Perché dunque non parlare di un vero oldie come What Ever Happened to Baby Jane?, opera memorabile e capace da sola di farci percepire tutte le doti del buon Aldrich?

Il film inizia con un lunghissimo prologo in cui vengono mostrate due sequenze, una ambientata nel 1917 e una nel 1935. Nella prima viene raccontata l’infanzia di Jane Hudson, una bimba prodigio che incanta le platee dei teatri in cui si esibisce sotto lo pseudonimo di Baby Jane, raggiungendo una fama tale da far addirittura produrre delle bambole con le sue fattezze per i tanti fan che la seguono nelle sue uscite. Bimba viziata e capricciosa quando scende dal palco, Jane ha una sorella, Blanche, che è invece il suo opposto, essendo timida e morigerata. Nel 1935 la situazione si è ribaltata: Blanche è un’attrice all’apice del successo, mentre Jane ha avuto un crollo vertiginoso e lavora soltanto grazie all’intercessione di sua sorella, che si preoccupa di farle avere delle parti nonostante la ritrosia di registi e produttori.

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Il lungo prologo si interrompe con la scena fondamentale dell’incidente occorso a Blanche, che Aldrich decide di proporre in concomitanza con i titoli di testa. Da quel momento parte il film vero e proprio, ambientato negli anni Sessanta, a oltre un quarto di secolo dall’incidente e quando le due donne sono ormai invecchiate.

Jane lo è molto di più di Blanche, sebbene quest’ultima sia costretta da allora sulla sedia a rotelle. Jane è infatti affetta da una chiara patologia psichica, accentuata dall’abuso di alcoolici. Il film è il lungo racconto del rapporto sempre più deteriorato tra la folle Jane e l’esageratamente comprensiva Blanche, che difende la sorella nonostante le continue e sempre più gravi angherie che subisce da lei.

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La sceneggiatura di Lukas Heller è tratta dall’omonimo romanzo di Henry Farrell, uscito nel 1960, su cui si intravede in modo abbastanza evidente l’influsso di un’opera come lo Psycho di Robert Bloch. Così come il film di Aldrich è chiaramente ispirato a quello di Hitchcock tratto da quel romanzo: il tema del doppio (Jane che impersona Blanche in alcune telefonate); gli ambienti domiciliari claustrofobici (pure la struttura della casa, e in particolare la scala, ricorda Psyco); addirittura il montaggio e la fotografia (sia quella degli interni, sia quella degli esterni, come nel finale) richiamano il capolavoro hitchcockiano.

Eppure la mano di Aldrich si distingue nettamente, in particolare nell’abilità con cui dirige due grandissime attrici (tra le più grandi della Hollywood classica) come Joan Crawford e Bette Davis, tra le quali vi era peraltro una notoria rivalità artistica e personale. La prova di quest’ultima, in particolare, è davvero straordinaria: la sua Jane Hudson è un personaggio raccapricciante, atroce, che non a caso è stato votato tra i più grandi villain del cinema americano del Novecento in un sondaggio dell’AFI.

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La pietas per Jane emerge soltanto nel finale e solo dopo che viene rivelato un colpo di scena abbastanza improbabile. Fino a quel momento tutto è orchestrato da Aldrich affinché il personaggio di Jane risulti totalmente esecrabile. E il ruolo di Bette Davis in ciò è fondamentale, perché se è vero che il suo character è delineato in maniera impeccabile già in sede di scrittura, altrettanto vero è che l’apporto recitativo della diva è fondamentale, come lo è il trucco che rende il viso della coprotagonista una maschera da tragedia greca, con richiami al clownesco di situazioni spesso surreali.

Come surreale è il finale insieme drammatico e leggero, che anticipa di un decennio certe situazioni tipiche della New Hollywood.

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What Ever Happened to Baby Jane? (1962, USA, 134 min)

Regia: Robert Aldrich

Soggetto: Henry Farrell

Sceneggiatura: Lukas Heller

FotografIa: Ernest Haller

Musiche: Frank De Vol

Interpreti principali: Bette Davis (Jane Hudson), Joan Crawford (Blanche Hudson), Victor Buono (Edwin Flagg)

15 pensieri riguardo “oldies but goldies: Che fine ha fatto Baby Jane?, di Robert Aldrich

  1. Ti ringrazio della citazione e di aver festeggiato questa ricorrenza. Ero davvero piccolo quando con i miei vedemmo in TV questo film, ignorando la sua enorme carica di tensione. Ricordo ancora perfettamente il terrore che mi ha attanagliato, con quel bianco e nero che tagliava il volto delle due donne e rendeva più crudele ogni loro gesto. La scena del topo mi colpì come una frusta in faccia e la porterò per sempre incisa nel mio cuore: raramente un film mi ha colpito così profondamente e all’improvviso come questo. Rivisto decenni dopo, secondo me mantiene perfettamente intatti i suoi punti di forza, perché è fuori dal tempo e gioca magistralmente con quegli elementi di tensione che non conoscono età.

    1. la mia è stata una visione adulta, però posso immaginare quale effetto possa avere questo film agli occhi di un bambino… e comunque sì, è un film che invecchia bene e che mantiene intatta la sua carica di tensione, sviluppata magistralmente lungo tutta la pellicola…
      e poi il finale… grandioso!

  2. Visto qualche anno fa al TFF in una retrospettiva, assieme all’altrettanto valido “Hush… Hush, sweet Charlotte”, concepito per essere una sorta di “seguito” ma che poi seguì un’altra strada, a causa della malattia della Crawford

  3. Mille grazie per il link e per aver celebrato questa ricorrenza! Il film è magnifico, uno dei più grandi horror di sempre, nel senso che è uno di quei film che fa paura sul serio! Tutto è così malsano e il bianco e nero non fa che accentuare questo dettaglio, inoltre è un film riuscitissimo, l’odio sul set tra Bette Davis e Joan Crawford è una sfida che ha dato lustro al film, sono due macchine da corsa che si spingono al limite una con l’altra, quando ancora oggi si parla di film con lavorazione difficili, in pochi possono competere con quello che ha tirato su Bob Aldrich! 😉 Cheers

  4. Guarda caso questo film l’ho rivisto proprio ieri. E’ un film straordinario con una regia curata e due attrici mostruose. Baby Jane è un personaggio che mi ha sempre affascinato; per gran parte del film pare un mostro grottesco e verso il finale ne provi compassione. Merito della sceneggiatura e della straordinaria Bette Davis.

    1. concordo su tutto… il finale è tragicomico e surreale e Baby Jane ne esce tutto sommato assolta, nonostante durante tutto il film le sia stato riservato un trattamento da autentico mostro…
      poi con due attrici così!

  5. L’ho conosciuto tardi ma l’ho adorato subito. Allo stesso modo, ho trovato geniale Feud, basato sulla faida tra le due attrici e ambientato proprio durante la realizzazione di questo capolavoro!

  6. Da vecchia, quindi a breve, io voglio fare la Bette Davis di questo film (dovrò solo convincere mia sorella a fare Joan Crawford…)
    Posso consigliarti Sweetie della Campion se non lo hai visto? Secondo me è un omaggio geniale a questo film.

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