Speciale Venezia 75: Hana-bi – Fiori di fuoco, di Takeshi Kitano

hanabiA me invece piace pensare ai fiori di fuoco come ai fori che sbocciano dai corpi al contatto col colpo di pistola – ti farò male più di un colpo di pistola. Ma visto che ci sono altre 8 interpretazioni più sensate, non è così (non nelle prime 8 posizioni, at least). I fuochi d’artificio, che accesi non scoppiano ma poi non dovrebbero e scoppiano, e accendono un fiore nel cielo. Nishi-san è un classico Violent Cop. Salta il turno a un appostamento, per andare in ospedale a trovare la moglie malata. Scopre che ha la leucemia, spacciata. Peu après, gli dicono che Horibe, il collega di turno al posto suo, è stato colpito (–> finirà in sedia a rotelle), e un altro e un altro, uno morto e uno no. Belin, che giornata di merda.

Nishi non parla, quasi mai, e lascia la polizia. Il medico consiglia di portare la moglie a fare un (ultimo) viaggio, e allora lui, che già aveva debiti con la yakuza, pitta un vecchio taxi da macchina della pula e va a fare una rapina. Compra tele e pennelli a Horibe, che cerca di superare la solitudine (perché è un film di vincenti, è pure stato lasciato da moglie e figlia) con la pittura. E parte con la moglie. A distanza inseguiti da altri della yakuza, che vuol metter la mano sul malloppo, e dai suoi ex colleghi della pula. Il Fujiyama, il tempio col gong ed il gatto, anche da voi di questi tempi tutti vogliono andare in vacanza in Giappone? La moglie voleva rivedere la neve, gli yakuza lo trovano; e mal gliene incoglie, di rosso si sporca la neve. I poliziotti lo trovano, vicino al mare più azzurro (questa è una cit. perché Ghezzi ai tempi dava Kitano-Kikujiro insieme ad altri film sul mare, ma stiamo mettendo troppi granchi al fuoco), lui chiede un attimo, fuoricampo, mare.

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Frantumato è l’ordine temporale del film, in un continuo andirivieni che a fatica si segue, perdendosi nei dipinti di bestie florimorfiche (avevo letto anche fitomorfiche, ma mi piaceva assai meno), corpi di animali e teste di fiori, paesaggi di natura e, peffozza, mare, i dipinti di Horibe. Che in realtà sono tutti della Kitano’s hand. Un Kitano probabilmente all’apice dei suoi tic facciali, come teletrasportato da un film muto, ma mai quanto la moglie, la quale dice giusto una battuta alla fine. La loro intesa è commovente (irreale?), fatta di gesti tenuiàffettuosi, di comprensioni e microscopici bisticci su una torta di fetta, o salvataggi precipitosi. Va da sé come sia tutta questione di opposti, i fiori e il fuoco, lui che ka-boom di violenza, e ti sembra sempre stia per fare una strage e invece poi fa uno scherzo a una bimba (nel finale, che è sua figlia, fuor di film). O che stia per aprire bocca finalmente per dire, e conficca invece le bacchette del sushi nell’occhio allo sporco yakuzà! Perché ha la tenerezza e i modi di Charlot, ma la mano dell’ispettore Callaghan, e un ideale/scopo, il sorriso di lei, o di Horibe-san (aka: la felicità), che è più intimo, e personale e alto, della banale lotta del male e del bene. Dai che palle, roba da cattolici. Losers, a perdita d’occhio, ma con stile, e dei completi color vinaccia che levati, e quegli occhialini e capelli che ne fanno una cinedivinità.

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Beat Takeshi lacrimuccia, da Mai dire Banzai, dove stava addirittura sopra al generale Pokoto pokoto, a questo personaggio dei suoi film, triste come un clown e violento come un cyborg, che salva piccoli fiori di fuoco (sangue) e neve che muoiono e forse risorgono. E tutt’intorno fa una strage, o qualsiasi cosa funzioni.

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はなび (1997, Giappone, 103 min)

Regia, Soggetto e Sceneggiatura: Takeshi Kitano

Fotografia: Hideo Yamamoto

Musiche: Joe Hisaishi

Interpreti principali: Takeshi Kitano (Nishi), Kayoko Kishimoto (Miyuki), Ren Ōsugi (Horibe), Susumu Terajima (Nakamura), Tetsu Watanabe (Tesuka)

3 pensieri riguardo “Speciale Venezia 75: Hana-bi – Fiori di fuoco, di Takeshi Kitano

  1. Ne avevo sentito parlare, trovai il dvd buttato su una bancarella, un reso di un’edicola, la copertina polverosa e imbruttita da una grafica spenta e monotona. Dentro il disco argentato però c’è un fior fiore di film con un finale amarissimo e commovente. Il tema principale del grande Joe Hisaishi è in pianta stabile nel mio telefono.

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