Al cinema: The End? L’Inferno Fuori, di Daniele Misischia

54476Sembra che i Manetti Bros. si siano assunti l’onere di resuscitare, con le loro sole forze, il cinema italiano di genere, uno sforzo non indifferente che portano avanti con encomiabile passione e altrettanti risultati. Dopo aver vinto il David di Donatello per il Miglior Film con Ammore e Malavita, infatti, Marco e Antonio investono tutto in quella che può essere definita una scommessa: finanziare il progetto di un regista praticamente sconosciuto, Daniele Misischia, intenzionato a portare sullo schermo la sua versione dell’apocalisse zombi. L’occasione è evidentemente troppo ghiotta per lasciarsela scappare, e il risultato è The End? L’Inferno Fuori, un film che riesce sicuramente a fare di necessità virtù, soprattutto per quanto riguarda il budget, e portare a casa un risultato finale di tutto rispetto.

Protagonista assoluto del film è Alessandro Roja nei panni di Claudio Verona. Economista tanto di successo quanto arrogante e sgradevole, Claudio rimane casualmente bloccato nell’ascensore della sua azienda mentre fuori, nelle strade di Roma e nei corridoi del palazzo, orde di zombi si scagliano contro le persone commettendo una sanguinosa e violenta strage. Claudio, assediato nell’ascensore dai suoi ex-colleghi trasformati in mostri, dovrà cercare di uscire dalla sua precaria situazione e trovare un rifugio sicuro senza finire in pasto ai mostri; un obiettivo, ovviamente più semplice a dirsi che a farsi.

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La preoccupazione principale di Misischia è molto chiara, sebbene non espressa: riuscire a sfruttare il ridotto budget a sua disposizione in modo da realizzare qualcosa di artistico raccontando la storia che aveva in mente. La soluzione è tanto semplice quanto efficace: limitare le riprese quasi esclusivamente all’interno di un’unica location, l’ascensore, relegando tutta l’apocalisse zombi nel fuori campo, dove può essere raccontata ma non vista. Il ruolo del fuori campo, in The End? L’Inferno Fuori, è fondamentale, dal momento che tutto avviene al di fuori del nostro campo visivo; quella che verrebbe generalmente indicata come trama ci viene nascosta, e solo degli sporadici accenni, piccole storie individuali di orrore, riescono a trovare il modo di raggiungere Claudio – e noi con lui. Le poche informazioni che Claudio riceve dal mondo esterno arrivano dal suo cellulare e dal citofono, apparecchi elettronici che gli permettono di osservare un mondo dal quale è momentaneamente tagliato fuori, in un modo non troppo dissimile dalla nostra situazione di spettatori: come noi osserviamo Claudio lottare all’interno dell’ascensore contro gli zombi, Claudio vede e sente la sua città cadere sotto l’invasione dei mostri, impotente di fronte a un orrore che non può combattere nemmeno volendolo. Allo stesso tempo, il fuori campo serve, oltre che come strumento narrativo, come veicolo della tensione. Se l’orrore esplode brutale negli improvvisi attacchi degli zombi che cercano di raggiungere Claudio, la suspance è creata da quel metro quadrato scarso che costituisce l’apertura inceppata dell’ascensore, e che costituisce l’unico spiraglio diretto sul mondo esterno a nostra disposizione. La visuale è scarsa e scomoda e il pericolo in agguato sempre presente, reso ancora più spaventoso da un sonoro gestito ottimamente che trasforma una realtà già spaventosa in un mostro a mille teste capace di colpire in qualsiasi momento.

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The End? L’Inferno Fuori è praticamente un one-man show, dal momento che Alessandro Roja regge tutto il film sulle sue spalle. Costantemente in scena, Roja dà vita a un personaggio repellente a cui ci si ritrova però sempre più affezionati man mano che l’opera procede: l’abilità dell’attore, sempre convincente, è di riuscire a creare empatia e partecipazione nei confronti di un personaggio che, in poche battute iniziali, era stato costruito per essere odiato. Misischia mette al centro del suo racconto non un eroe, ma un personaggio che generalmente ricoprirebbe il ruolo del villain, riuscendo ad approfondirlo progressivamente fino a trovare l’umanità all’interno del suo protagonista riabilitandolo ai nostri occhi. Complice dell’operazione è anche una buona sceneggiatura, dal ritmo molto ben gestito sia nella distribuzione delle scene d’azione sia nel crescendo narrativo che inizia fin dalla prima scena per non arrestarsi mai fin proprio alla fine, e capace di individuare pochi elementi efficaci sui quali concentrarsi per umanizzare il protagonista; forse non le scelte più inedite, ma che rivelano non di meno la loro efficacia nel successo dell’operazione.

Buona anche la regia di Misischia, che dimostra una notevole padronanza del mezzo scegliendo un numero altissimo di piani e angoli di ripresa così da sfruttare al massimo lo spazio ristretto a sua disposizione. Mai statico, i movimenti della telecamera e il montaggio costruiscono quasi una rete intorno a Claudio, che viene impietosamente immortalato in ogni momento della sua tragica ordalia. Al contrario gli effetti speciali non brillano per originalità, riportando sullo schermo una figura tutto sommato tradizionale dello zombi senza reinventare troppo della sua mitologia o iconografia.

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The End? L’Inferno Fuori, al netto dei difetti, principalmente qualche caduta di ritmo e una certa ripetitività dello schema narrativo, è una buona scommessa ben riuscita, che apre una nuova breccia nel muro di immobilismo del cinema italiano e lascia ben sperare per il futuro. Menti brillanti e coraggiose si stanno ritagliando il loro spazio all’interno del cinema italiano, e l’impressione, in questo caso, è che si sia visto solo un assaggio, necessariamente parziale e limitato, delle capacità di Daniele Misischia, che si spera possa sviluppare e dimostrare ancora, in futuro, le sue capacità.

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The End? L’Inferno Fuori (2017, Italia, 100′)

Regia: Daniele Misischia

Soggetto: Daniele Misischia

Sceneggiatura: Cristiano Ciccotti

Fotografia: Angelo Sorrentino

Musiche: Isac Roitn

Interpreti principali: Alessandro Roja (Claudio Verona)

7 pensieri riguardo “Al cinema: The End? L’Inferno Fuori, di Daniele Misischia

  1. E’ vero che il protagonista è il mattatore assoluto del film, ma vorrei spendere una parola per il personaggio del poliziotto, che è davvero di un’umanità e di una tragicità che fanno stringere il cuore. Non mi sarei mai aspettato di trovare un comprimario di così grande spessore in questo film.
    The End? – L’inferno fuori è pesantemente influenzato da un altro film dei Manetti Bros, Piano 17: l’hai visto?

    1. Purtroppo no, a dire la verità li ho conosciuti l’anno scorso con Ammore e Malavita; mi ero ripromesso di mettermi in pari e recuperare gli altri loro film ma poi sono stati superati da molte altre cose. Mi ci metterò, comunque, mi interessano molto!
      Assolutamente d’accordo sul poliziotto, davvero un bel personaggio e recitato molto bene anche.

      1. Se decidi di guardare Piano 17 armati di taaanta pazienza, perché ci mette un bel po’ a carburare; sul finale tuttavia prende quota in modo pazzesco, e mette in fila un colpo di scena dietro l’altro. Preferisco non dirti altro per non rovinarti il piacere della visione. Grazie per la risposta! 🙂

  2. giusto oggi una collega mi parlava del film Buried, con Ryan Reynolds, che non ho visto e che se ho capito bene è ambientato quasi interamente in una bara…
    oggi leggo questo tuo pezzo su un film ambientato in un ascensore…
    evviva la claustrofobia! 😉 😀
    a parte le battute, devo dire che sono incuriosito da questo film (così come da Buried, che vedrò di recuperare) e da come si possa gestire tutto quel tempo in un’ambientazione così limitata…
    da vedere quindi

    1. E’ un esperimento che a me diverte sempre molto, ridurre lo spazio al minimo e vedere cosa ne salta fuori. Buried non l’ho visto nemmeno io, ma ne conosco un altro ambientato interamente dentro un’automobile: Locke, con Tom Hardy.

  3. Non ho visto Locke, ma ho visto Buried ed è incredibile come un film ambientato interamente in una bara, senza flashback né fuoricampo, riesca a mantenere alta l’attenzione per un’ora e mezza. Questo The End sembra interessante da come ne scrivi. Andrò a recuperarlo…

  4. l’ho visto, finalmente, e concordo con quello che hai scritto…
    con una buona idea e quattro soldi si possono fare cose interessanti, almeno nel cinema di genere…
    peccato che il film non abbia avuto fortuna, in molti ancora si fanno attirare a prescindere dagli horror americani, senza prendere in considerazione quelli nostrani, ma quest’opera non ha nulla da invidiare a tante pellicole più blasonate e pubblicizzate…

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