Confronti: quando la colonna sonora è più celebre del film

ostCi sono colonne sonore e canzoni scritte per il cinema che hanno fatto la storia, contribuendo al successo di autentici capolavori della settima arte. Qualche esempio? Over the Rainbow cantata da Judy Garland e scritta da Harold Arlen e E.Y. Harburg per Il mago di Oz. Oppure la splendida Raindrops Keep Fallin’ on My Head, del genio Burt Bacharach su testo di Hal David e cantata da B.J. Thomas per il film Butch Cassidy. O ancora, per passare alle colonne sonore strumentali, la Marcia imperiale composta da John Williams per L’impero colpisce ancora o l’immortale main theme, ispirato all’urlo del coyote, musicato da Ennio Morricone per Il buono, il brutto, il cattivo.

Stiamo tuttavia parlando di grandi colonne sonore di film altrettanto grandi, con le prime che impreziosiscono i secondi donando quel tocco in più capace di renderli dei capolavori a tutto tondo.

Talvolta accade però che una colonna sonora rimanga talmente scolpita nell’immaginario collettivo, anche a distanza di decenni, da superare in maniera clamorosa la notorietà del film di cui fa parte.

È il caso delle tre seguenti pellicole, appartenenti a epoche molto diverse e distanti tra loro (gli anni Trenta, Cinquanta e Ottanta).

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gli uomini che mascalzoniGli uomini che mascalzoni…, notevole commedia romantica dei primi anni Trenta, ha una lunga serie di ragioni per essere ricordata nell’infelice panorama del cinema italiano del Ventennio.

Innanzitutto, è un film che nella sua leggerezza sembra volersi discostare da quell’epoca, ponendo in primo piano le virtù (e i vizi) di un’Italia che si risollevava dalla crisi, ma anche la pudicizia di un popolo innamorato dell’amore e molto umorale nell’approcciarsi a tale sentimento.

Ma l’opera è anche e soprattutto il film che consacrerà Mario Camerini quale regista tra i più interessanti della sua generazione, nonché quello che lancerà Vittorio De Sica (che veste i panni del protagonista) verso una invidiabile carriera da attore, cui seguirà quella ancor più memorabile da regista.

E non c’è da sorprendersi se in questa pellicola si intravedono alcuni prodromi del neorealismo (e di un film come Ladri di biciclette in particolare): si pensi alle scene girate per le strade di Milano (quando ancora era abitudine filmare nei teatri di posa) o alla forte caratterizzazione sociale dei protagonisti.

Siamo a Milano nei primi anni Trenta. Lo chauffeur Bruno (De Sica) ha un’infatuazione per la commessa Mariuccia (interpretata da Lya Franca). Per fare colpo su di lei, Bruno abbandona la bicicletta con cui gira solitamente e prende, con un pretesto, la macchina del suo padrone per portare Mariuccia sul Lago Maggiore…

Il nome della donna avrà forse fatto ricordare ai più attenti il motivo per cui questo film è ancora oggi principalmente ricordato: si tratta della celeberrima canzone di Cesare Andrea Bixio ed Ennio Neri Parlami d’amore Mariù, un brano scritto per la pellicola di Camerini e cantato da De Sica nella scena del ballo in osteria.

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scandalo al soleScandalo al sole è un’intricata storia sentimentale, costruita su una sceneggiatura solida di Delmer Daves, che dirige con l’autorevolezza del cinema della Golden Age, raccontando la vicenda d’affetti di due giovani innamorati che si intreccia con la relazione incrociata tra due dei genitori di questi ultimi.

Ken Jorgenson, ricco industriale, si reca in vacanza in yacht con la moglie Helen e la figlia adolescente Molly presso l’isola di Pine Island, al largo della costa del Maine, in cui aveva lavorato vent’anni prima come bagnino, prima di diventare ricco. Nell’isola soggiornerà presso la pensione degli Hunter: il proprietario, Bart, è un uomo di buoni natali ma ormai in decadenza e dedito all’alcoolismo; sua moglie, Sylvia, aveva avuto una storia proprio con Ken; il figlio, Johnny, ha invece qualche anno in più di Molly. I due giovani si innamoreranno, proprio mentre tornerà a manifestarsi la passione che aveva unito, vent’anni prima, la madre di lui e il padre di lei…

Superato dalla miriade di commedie sentimentali uscite dal 1960 ad oggi e dai tempi che corrono (cinematograficamente e non solo), Scandalo al sole si ricorda ormai più soltanto per l’indimenticabile colonna sonora di Max Steiner, con l’immortale tema che accompagna l’innamoramento dei due giovani (il Molly and Johnny Theme, ripreso poi varie volte nel corso della pellicola).

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furyoL’audace tema dell’omosessualità nelle forze armate è oggetto di Furyo, film di Nagisa Oshima che mostra fin da subito la somiglianza strutturale con un capolavoro del cinema bellico come Il ponte sul fiume Kwai di David Lean.

Rispetto a quest’ultimo è decisamente meno spensierato, ma condivide l’altrettanto importante tema dell’incontro-scontro tra due civiltà profondamente diverse, quella occidentale e quella nipponica della prima metà del Novecento, quest’ultima ancora legata a retaggi tradizionali e a ideali di valore e sacrificio che hanno il loro simbolo nell’harakiri che il soldato giapponese deve preferire al disonore o alla prigionia.

Siamo nel 1942. Sull’isola di Giava, in un campo di concentramento giapponese gestito dal capitano Yonoi, giunge un nuovo prigioniero, il neozelandese Celliers. L’efebico ufficiale alleato fa emergere l’omosessualità latente del capitano, che perderà la testa per lui…

Furyo è un film in crescendo, con un finale agrodolce in cui si assiste all’ingiusta giustizia dei vincitori, nelle forme di un’inutile vendetta postuma (il sergente giapponese viene condannato a morte per crimini di guerra, ma la sentenza non è altro che l’affermazione del potere del vincitore sul vinto).

Un cast assolutamente anomalo conta oltre al futuro regista Takeshi Kitano, reduce da esperienze da cabarettista, il pacato ma efficace Tom Conti e due popstar come l’inglese David Bowie (che regala un’ottima prova d’attore) e il giapponese Ryūichi Sakamoto, nelle parti dei due ufficiali nemici, vicendevolmente attratti da una passione inconfessabile.

Sakamoto è anche autore dello straordinario Main Theme, la cui fama ha superato nettamente quella del film.

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Gli uomini, che mascalzoni… (1932, Italia, 67 min)

A Summer Place (1959, USA, 130 min)

Merry Christmas Mr. Lawrence (1983, Gran Bretagna / Giappone, 124 min)

19 pensieri riguardo “Confronti: quando la colonna sonora è più celebre del film

  1. Merry Christmas Mr. Lawrence ha un potere rilassante e ipnotico. La prima volta che la ascoltai era una notte alla radio, mentre fuori brontolava un temporale estivo. Magia pura

    1. Ah e ricordo ancora che lo speaker cannò il titolo dicendo che si trattava di “Merry Christmas mr. Sakamoto”, che per me è sempre rimasto il vero titolo 😂

      1. una fusione tra titolo e autore che sicuramente ti consentirà di non dimenticare mai il nome di quest’ultimo 😉
        e comunque sì, Merry Christmas Mr. Lawrence è un pezzo magico, ancor di più nel contesto di un film come Furyo e, in particolare, nel suo incipit…

  2. Sono un appassionato di colonne sonore quindi non posso che apprezzare questo post, poi compare anche uno dei miei preferito, ovvero “Furyo” non posso davvero chiedere di meglio. “Scandalo al sole” è un ottimo esempio, tutti conoscono il tema musicale, ma nessuno ha mai visto il film, o almeno così sembra 😉 Cheers

  3. Hai dimenticato di citare “I just called to say I love you”, che Stevie Wonder aveva ideato come mera canzone di sottofondo per un film degli anni 80 chiamato La signora in rosso: oggi quel film è caduto nel dimenticatoio, la canzone invece è diventata un classicone.
    Un esempio più recente e identico a quello di Stevie Wonder è “Can’t stop the feeling”, che Justin Timberlake ha scritto su commissione della 20Th Century Fox per il film Trolls.

    1. in realtà ho volutamente limitato il post a tre esempi, sia per non mettere troppa carne al fuoco, visto che ho parlato anche dei relativi film, sia perché ho immaginato questo post come il primo di una serie di articoli che seguiranno nel tempo (o almeno spero)…
      per cui ti ringrazio per le segnalazioni, sicuramente preziose.
      ciao

    1. ma dai, non conosci Parlami d’amore Mariù?
      è stata usata anche come colonna sonora di un celebre spot di Dolce & Gabbana di qualche anno fa (ancorché non nella versione di De Sica)…

  4. Bella tripletta tra generi e periodi diversi. Furyo per me numero 1: David Bowie è un attore credibile e Sakamoto tira fuori dal pentagramma quel gioiello di melodia! Non smetterei mai di ascoltarla.

    1. vero!
      fu il primo film che vidi con David Bowie e rimasi davvero sorpreso…
      la musica di Sakamoto è davvero immortale e incarna in sé alla perfezione lo spirito dell’estremo oriente…

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