Al cinema: Mission: Impossible – Fallout, di Christopher McQuarrie

locandinaC’era una volta il cinema dinamico, su cui avevo fatto una tesi. Di laurea eh, ma piccola, di estetica. Non so di chi fosse l’idea, né ricordo i film, ma era tutto sviluppato dal parallelismo tra il precipitare dinamico della guerra, soprattutto a partire dai conflitti del ‘900, descritto da Paul Virilio (questi filosofi francesi hanno sempre dei nomi assai fighi, n’est-ce pas?) e il corrispettivo cinematografico. Ricordo solo di averci messo A 30 secondi dalla fine di Konchalovskji, e chissà quali altre stronzate. Era bello perché infilavo un po’ quel che cazzo mi pareva, dall’Arrivo del treno alla stazione in su. Tout ceci per dire che qui sta Tom Cruise che corre per più di due ore. Quando non corre o picchia o è picchiato, variazioni quando gli sparano. Ogni tanto spara pure lui, ma è molto di più il tempo in cui gli sparano. C’è una trama, ma è del tutto superflua, o appunto, fluida, e cascata come scroscia una.

Quindi, Ethan Hunt è a Belfast. Perché? Boh, tanto per (non ho idea tra l’altro di quali e quanti dei precedenti episodi io abbia visto, e comunque non li ricordo. Ah, i prodigi della memoria). Gli arriva l’ingaggio, deve recuperare treppalle di plutonio. Lui le recupera ma gliele soffiano subito, perché sceglie di salvare il suo amico nero grosso – no lo smilzo, l’altro. No no drama, no drama. Quindi la CIA gli affianca un tizio coi baffi e una mascella come minimo volitiva, che picchia la gente con la mascella. No ok, però mi sarebbe piaciuto. Insieme vanno dalla Vedova Bianca, una fika bianka che fa l’intermediaria di roba illegale. Però, non si sa bene perché, ci devono andare buttandosi su Parigi da un aereo. Prendere chessò, la metro no eh. Qua sta la scena di Tom Cruise che a 50 anni si butta senza controfigure; per la metro, ora che ci penso, forse servirebbe una controfigura.

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Brutalizzare il corpo di Tommy è in effetti una parte importante del film, per esempio a una certa salta dall’altezza di un due piani, poi si rialza e rimette a correre. Faster, harder, Scooter! Poi dice alla Vedova che lui uccide persone e fa scoppiare epidemie, e lei bramisce e si bagna tutta, perché le donne cattive in questi film hanno questi gusti qua. Frrrrrrrrr. Insomma, la CIA è infiltrata, tutto è infiltrato, mi fido solo di voi, gli Apostoli (cattivi) spuntano come funghi e il solito badass ci tiene un sacco a fargliela pagare, altrimenti avrebbe vinto facile; prigionieri e plutonio vanno e vengono, i giochi sono sempre ALMENO tripli, quando siam fortunati, e lui corre. Che sia forse una cit. di Lola runs? Va bene la sospensione dell’incredulità e il fatto che quello di Ethan sia un universo parallelo con parallele regole ma il finale, dove tutto dipende da un cavo che casualmente si aggancia a un gradino di roccia, l’ho trovato un po’ eccessivo. Per riuscire a disinnescare non una ma ben due bombe atomiche, e per poterlo fare serve non solo tagliare i fili contemporaneamente ma farlo mentre si balla un girotondo su una gamba sola e toccandosi il naso con la lingua. Ecco, non così, ma più o meno sì. Aggiungo due etti di prosciutto cotto?

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Che poi, ci si riduce al cavo, mentre fin lì c’è stata la smitragliata di effetti speciali, esplosioni, inseguimenti metropolitani in oscenamente altissima definizione su quasi qualsiasi mezzo di locomozione (è mancato giusto l’hoverboard, se non distratto mi sono), almeno due o tre capitali europee mezzo distrutte (e meno male che si termina sulle montagne del Kashmir, dove non c’è nulla) e il sacrificio di Alec Baldwin. Annegati nella velocità, momenti sparsi di introspezione, affiorando tipo la Nessie del Loch, contribuiscono a dare al personaggio una tridimensionalità anche emotiva e non solo fisica del corpo che si infrange contro gli ostacoli, tutte queste donne, passate e presenti, che lui ama e amò, e si sente complessato e in dovere di salvarle. Amò che grinta, amò che bella sta cinta. E gli incubi, e questo dorme meglio di me e guarda che vita fa. Bah. E poi Ethan è sicuramente più simpatico di quanto sarebbe Tom.

Oh. Comunque. Finisce bene eh.

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Mission: Impossible – Fallout (2018, USA, 147 min)

Regia e sceneggiatura: Christopher McQuarrie

Soggetto: Bruce Geller

Fotografia: Rob Hardy

Musiche: Lorne Balfe

Interpreti principali: Tom Cruise (Ethan Hunt), Henry Cavill (August Walker), Simon Pegg (Benji Dunn), Rebecca Ferguson (Ilsa Faust), Ving Rhames (Luther Stickell), Sean Harris (Solomon Lane), Angela Bassett (Erica Sloane), Michelle Monaghan (Julia Meade), Alec Baldwin (Alan Hunley), Vanessa Kirby (Alanna “Vedova Bianca” Mitsopolis)

6 pensieri riguardo “Al cinema: Mission: Impossible – Fallout, di Christopher McQuarrie

  1. Visto… con la mia solita calma.
    Inizio col dire che hai scelto una gif ipnotica, tipo che devi andare in rehab altrimenti la guardi in loop per un’ora o due.
    e comunque hai citato Paul Virilio (che non è uno che si cita così, a cazzo) e dopo due giorni è morto (se le date non mi ingannano)… mi fai paura 😉
    sul film dico giusto alcune cose…
    al cinema mi è venuto un flash, così in piena proiezione: ma questo è il sesto film di Mission: Impossible… quindi è l’MI6… come i servizi segreti britannici! ok, mi taccio che è meglio…
    venendo alle riflessioni (semi)serie:
    siamo passati dai floppy disk del film di De Palma (uh quant’è anni Novanta il M:I di De Palma!) alla super-iper tecnologia… l’unica cosa un po’ retrò sono proprio quelle treppalle di plutonio (che meglio definire non potevi)…
    poi dico che le situazioni iniziano ad essere un po’ troppo ripetitive: vabbé, le maschere sono un must di M:I e fin lì ci siamo, ma vogliamo parlare di sta cosa dello schema hitchcockiano dell’Ethan innocente che deve discolparsi? e poi che il tizio fosse il cattivo lo si è capito subito… troppo prevedibile…
    sulle coincidenze improbabili hai già detto tutto parlando del finale, ma anche la scena in cui lo recuperano con la barca non è male quanto a tempismo quantistico incrociato…
    e poi vorrei infine ricordare che questo è il film in cui Tommy si ruppe la caviglia (or something) per il suo vezzo di non farsi controfigurare da una controfigura…
    a’ Tommy, ormai sei vecchio, lo vuoi capire?

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