Il futuro del cinema? (la Masterclass di Douglas Trumbull al Trieste Science+Fiction Festival)

Della carriera di Douglas Trumbull ho già parlato diffusamente nel post contenente le mie cronache semiserie dal TS+FF. Una carriera che cominciò nel lontano 1964, l’anno della New York World’s Fair, per la quale Trumbull partecipò alla realizzazione di un cortometraggio, To the Moon and Beyond, proiettato in Cinerama sulla cupola di un planetario, la “Moon Dome”. Grazie a quel lavoro, Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke -che avevano visto il documentario alla Fiera- ingaggiarono il ventitreenne Trumbull per fare da Supervisor agli effetti speciali di 2001: Odissea nello spazio. Ma la realizzazione di To the Moon and Beyond è anche un momento che racconta molto della filosofia di Trumbull, che fin da allora era interessato non soltanto alle potenzialità spettacolari che un’opera poteva esprimere, ma anche -e forse soprattutto- a far vivere un’esperienza audiovisiva quanto più immersiva, intensa e coinvolgente possibile allo spettatore.

È dal Trumbull di To the Moon and Beyond che nascerà l’innovatore volto a sperimentare nuove strade per il cinema del futuro, quelle che lo porteranno ad ottenere l’Oscar speciale per meriti tecnico-scientifici nel 1993 (per l’ideazione concettuale del “CP-65 Showscan Camera System”) e l’Oscar speciale Gordon E. Sawyer Award, nel 2012, per significativi contributi tecnologici.

Dopo le esperienze nel comparto VFX di 2001 e di Andromeda e dopo aver diretto nel 1972 il suo primo lungometraggio, Silent Running (2002: la seconda odissea), Trumbull iniziò infatti a studiare nuove metodologie e nuovi strumenti per rendere il cinema più all’avanguardia. Fu allora che fondò la Future General Corporation – grazie al contributo della Paramount – all’interno della quale ideò lo “Showscan” un sistema di riprese e proiezione a 60 fotogrammi al secondo su pellicola da 70mm.

Il passo successivo prevedeva la messa in pratica di tale procedimento tecnico con la realizzazione di un lungometraggio. Per fare ciò, Trumbull dovette attendere gli anni Ottanta, quando poté girare Brainstorm. Un’opera maledetta, dopo la morte sul set della protagonista Natalie Wood in circostanze misteriose (si ipotizzò un triangolo amoroso finito male tra l’attrice, l’altro protagonista del film Christopher Walken e il marito di lei Robert Wagner). Sta di fatto che i produttori, dopo la morte della Wood, interpellarono le compagnie assicurative per il ritiro dell’opera e Trumbull dovette battersi come un leone per poter portare a termine il suo film e farlo uscire nelle sale, dovendo però rinunciare all’idea di girarlo con lo Showscan.

Una grossa chance era svanita e la già diffidente industria cinematografica (restia ad abbandonare il tradizionale formato a 35mm e 24 fps in uso da oltre cinquant’anni) non diede altre possibilità a Trumbull, che da allora si ritirò dalle scene, continuando tuttavia a dedicarsi allo studio e allo sviluppo delle sue tecniche.

In particolare, in quel periodo lavorò, sotto l’egida di Steven Spielberg, ad un’attrazione legata al film Ritorno al Futuro, un vero e proprio brand che aveva avuto un enorme successo e che la Universal puntava a sfruttare commercialmente nei suoi parchi a tema. Tra gli anni Novanta e Duemila, la creazione di Trumbull, The Ride, diventò una delle più importanti attrazioni degli Universal Studios di Hollywood e di Orlando. La simulazione di una corsa in auto sulla DeLorean di Doc Brown attraverso la Hill Valley del 2015, l’era glaciale e l’alba dei tempi, fece guadagnare circa 2 miliardi di dollari in sedici anni alla Universal.

In seguito, per migliorare ulteriormente la sua idea di immersione dello spettatore all’interno dello spettacolo (sempre più convinto che la tecnologia avrebbe cambiato il modo di raccontare le storie), Trumbull cominciò a studiare a fondo la struttura delle sale e degli schermi cinematografici, fino a sviluppare una tecnologia innovativa che battezzò “MAGI Pod”, nella quale uno schermo curvo all’interno di una sala a struttura emisferica era in grado di fornire allo spettatore un’esperienza di visione assolutamente innovativa.

Durante la Masterclass tenuta lo scorso 31 ottobre al Trieste Science+Fiction Festival, Trumbull si è soffermato a lungo su queste sue teorie e sulle loro applicazioni pratiche, mostrando immagini dei prototipi da lui creati. Se, almeno in una prima fase, sembra che tali strutture (ideate, per facilitarne la logistica, in forma di prefabbricato) possano avere cittadinanza soltanto in posti quali parchi a tema e musei, Trumbull immagina che in un futuro chissà quanto prossimo i Magi Pod possano diventare il nuovo paradigma della visione collettiva per la settima arte.

Il cambiamento radicale preconizzato da Trumbull prevede però un aspetto tutt’altro che semplice, la rielaborazione del concetto di cinema e di sala cinematografica, qualcosa che sembra difficilmente realizzabile già nell’America che da sempre cerca di porsi costantemente all’avanguardia, figurarsi nella Vecchia Europa.

Se infatti, da un lato, gli obiettivi e gli intenti del guru dei VFX sono ampiamente condivisibili, in particolare quello di portare lo spettatore ad un’esperienza totalmente immersiva, ponendolo al centro dello spettacolo, con il primo schermo con visione a 100°, dall’altro si intravedono notevoli difficoltà nella modifica degli standard attuali (basti pensare alla scarsa diffusione che ha avuto da noi l’IMAX).

Un altro problema sta nella configurazione ristretta dell’esperienza del MAGI Pod, che sarebbe limitato ad un numero di 60-70 spettatori alla volta. Se i calcoli costi-benefici effettuati da Trumbull dimostrano che in termini economico-finanziari ci sarebbe comunque un guadagno di molto superiore a quello delle sale tradizionali, l’esclusività dello strumento (in assenza peraltro di una diffusione capillare delle sale di nuova concezione) resta sicuramente un punto a sfavore di questa nuova tecnologia.

Insomma, la sfida sarebbe quella di passare dal Premium Large Format (PLF) al Premium Small Format, con contenimento dei costi e contestuale incremento dei ricavi per utente. Il MAGI Pod ha sicuramente dalla sua la possibilità di riuscire là dove altre tecnologie (il RealD Luxe, il Dolby Cinema e il China Film Giant Screen) hanno fallito, ossia nel porsi come valida alternativa al formato attualmente più performante, l’Imax.

Infatti, la qualità dell’immagine in 4K 3D e 120 fotogrammi al secondo non avrebbe rivali nell’attuale panorama dei medium.

Le obiezioni che si possono muovere a queste teorie e riflessioni sembrano fin troppo banali, a cominciare dal fatto che la nuova tecnologia – considerato il fatto che si rivolge a pubblici ridotti e tenendo conto della difficoltà con cui si potrebbe completare il passaggio ad una concezione così ristretta ed elitaria di cinema (prima di tutto da un punto di vista infrastrutturale) – sembra che possa sopravvivere soltanto a fronte di costi sicuramente eccessivi per l’utente.

Ma del resto è stato così per molte nuove tecnologie, che soltanto con il tempo hanno abbandonato il loro carattere esclusivo per diventare di massa e a buon mercato.

Solo il tempo ci dirà se queste idee di Trumbull sono visionarie come furono quelle applicate nel ’68 ad un film che cambiò la storia della fantascienza.

Nel frattempo ciò che è certo è che i cinema continuano la loro crisi apparentemente senza fine, ancora una volta (dopo quella iniziata negli anni Cinquanta) a causa della tv, che fornisce un’esperienza diametralmente opposta a quella delle sale ideate da Trumbull, ma che di sicuro non mette a repentaglio la pigrizia degli spettatori e la loro propensione al risparmio.

4 pensieri riguardo “Il futuro del cinema? (la Masterclass di Douglas Trumbull al Trieste Science+Fiction Festival)

  1. Mica sapevo della storiaccia dietro Brainstorm! 😮
    Comunque, da un lato resto affascinato da queste cose più “tecniche”, se vogliamo; dall’altro non è che sia fanatico di migliorie a questi livelli…

    Moz-

    1. sì, che poi per l’appunto non si sa bene come siano andate le cose… mentre raccontava tutte ste vicissitudini si vedeva che il buon Doug era provato… quell’esperienza l’ha segnato profondamente, non solo per la morte della Wood, ma perché gli hanno veramente rovinato un progetto su cui puntava molto…
      quanto agli aspetti tecnici, neanch’io sono un fanatico, ma da utente mi piacerebbe provarle queste nuove esperienze di visione!

  2. Molto interessante anche se nemmeno io, come Moz, sono proprio fan di tecnologie pazzesche per quanto riguarda il cinema. Già il 3D non mi entusiasma granché, figuriamoci una cosa totalmente immersiva. Comunque ci sarà di sicuro chi invece apprezzerebbe.
    Però è curioso come Silent Running non sia proprio così tecnologico. Nel senso, la tecnologia passa molto in secondo piano rispetto all’aspetto emotivo/umano della storia. Devo dire che vedendo il film, non immaginerei che dietro c’è uno che invece è molto attirato da forme di cinema così all’avanguardia.

    1. eh ma quel trip gli è venuto dopo…
      lì era ancora nella fase “effetti speciali”, e ha dovuto peraltro arrangiarsi con quattro soldi…
      e aveva la sfida aperta con Kubrick (la rappresentazione degli anelli di Saturno, che Kubrick non riuscì a fare con un budget dieci volte superiore e che invece lui riuscì a portare a casa – e infatti Kubrick cambiò l’ambientazione di 2001 da Saturno a Giove proprio per quello)…
      poi dopo Silent Running gli prende il discorso tecnologico…
      sarei curioso di risentire quella masterclass oggi, dopo la pandemia…

Commenti

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