Quell’assurda decina: #5 – Piccoli omicidi, di Alan Arkin

piccoli omicidi 2La commedia fu un genere poco battuto dagli autori della New Hollywood, un po’ perché predominavano i toni disillusi e tragici del dramma, un po’ perché nell’età classica il genere aveva raggiunto vette con cui difficilmente ci si poteva confrontare. Eppure anche nella commedia sussistevano i margini per portare un po’ d’innovazione, come fece Alan Arkin adattando un’opera teatrale di Jules Feiffer, la quale, presentata a Broadway una prima volta, aveva avuto un’accoglienza a dir poco tiepida, salvo poi essere riproposta, dopo l’iniziale rigetto, in seguito al successo nei teatri d’oltreoceano.

Piccoli omicidi è una black comedy surreale e grottesca che prende di mira la società americana e la violenza nelle metropoli. Fin dall’inizio assistiamo al pestaggio (per la maggior parte fuori campo) del protagonista Alfred da parte di teppistelli che lo provocano mentre sta svolgendo il suo lavoro di fotografo (di escrementi, come si verrà a sapere in seguito).

Soccorso da Patsy, un’arrembante giovane arredatrice d’interni, l’apatico e indifferente Alfred, anziché ringraziarla o aiutarla con i teppisti, prende e se ne va, lasciandola in balia dei delinquenti.

Un incipit decisamente particolare, ma tutto sommato ancora poco originale (almeno rispetto a quanto si vedrà in seguito), che guida la storia sui binari di una relazione sentimentale: quella che nasce e si sviluppa tra i due ragazzi, due caratteri che più diversi non si potrebbe. Patsy è ottimista e spumeggiante, Alfred è invece apatico e taciturno.

La sceneggiatura (curata dallo stesso Feiffer) inizia a decollare con la scena in cui Patsy porta a casa Alfred per presentarlo ai suoi genitori. È la parte più ironica della pellicola, grazie anche all’interpretazione eccellente degli attori, in particolare quella di Vincent Gardenia, nel ruolo del padre di lei. Una vera e propria sequenza da sit com, in cui mancano soltanto le risate in sottofondo a sottolineare la miriade di situazioni comiche e farsesche che si susseguono.

La funzione con cui si celebrano le nozze tra i due ragazzi è officiata dal pastore Henry Dupas (un cameo di Donald Sutherland), che pronuncia un memorabile discorso sul matrimonio.

Ma è soltanto dopo lo sposalizio che il film assume le tinte della black comedy e lo fa in modo del tutto inaspettato, [—SPOILER ALERT—] con l’uccisione improvvisa e senza alcun motivo di Patsy, centrata da un cecchino mentre si trovava dentro casa, davanti alla finestra, che abbracciava il marito [—SPOILER END—].

In un’altra scena memorabile, Alfred si avventura in un vagone della metropolitana con la camicia e il volto imbrattati di sangue, nell’indifferenza generale: la società è talmente assuefatta alla violenza che non gli fa nemmeno caso e i passeggeri del convoglio a malapena gli rivolgono uno sguardo distratto.

Dal surreale si passa al grottesco, con il finale che mostra le indagini della polizia sull’accaduto (il bizzarro ispettore è interpretato dallo stesso regista) e l’implicita accettazione della violenza che permea la società: dopo che i genitori di Patsy hanno installato delle persiane di ferro alle finestre, con feritoie che vengono regolarmente centrate dai cecchini quando le si provino ad aprire, Alfred, suo suocero e suo cognato iniziano anch’essi, tutti eccitati, a sparare con un fucile ai passanti.

Quella di Alan Arkin è una commedia dell’assurdo, un esordio memorabile per un autore che dirigerà soltanto un altro film per il grande schermo, prima di tornare a recitare, nel ruolo che gli era più congeniale.

Quello di Piccoli omicidi era un progetto su cui credeva fortemente Elliott Gould, che oltre a interpretare il protagonista (un fotografo specializzato in escrementi, con una facile ironia sulla stravaganza dell’arte contemporanea) finanziò l’opera in qualità di produttore associato. La sua è una recitazione dimessa, in linea con la personalità di Alfred e antitetica a quella della coprotagonista Patsy, interpretata da un’arrembante Marcia Rodd.

Sicuramente una pellicola anomala e sui generis nel panorama della New Hollywood, ma che sa sorprendere ancora oggi, nonostante quello humour tragicomico e surreale non sia più una novità come lo fu allora.

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Little Murders (1971, USA, 110 min)

Regia: Alan Arkin

Soggetto e Sceneggiatura: Jules Feiffer

Fotografia: Gordon Willis

Musiche: Fred Kaz

Interpreti principali: Elliott Gould (Alfred Chamberlain), Marcia Rodd (Patsy Newquist), Vincent Gardenia (Carrol Newquist), Elizabeth Wilson (Marge Newquist), Jon Korkes (Kenny Newquist), Donald Sutherland (il pastore Henry Dupas), Alan Arkin (ispettore Practice)

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11 pensieri riguardo “Quell’assurda decina: #5 – Piccoli omicidi, di Alan Arkin

  1. Sono abbastanza sicuro di non averlo mai visto, lui è quello di “Capricorn One” di cui non ricordo mai il nome. Mi hai decisamente ”venduto” questo film con questo ottimo post 😉 Cheers

    1. Elliott Gould, un grande!
      ci vuole davvero poco a vendere questo film, c’è da dire… se racconti la trama è davvero accattivante… se poi lo vedi è difficile non rimanerne colpiti…

  2. Lo ricordo vagamente, l’avevo visto quando era uscito, ero giovanissima ma mi aveva colpito per la qualità e l’innovazione. Poi amavo incondizionatamente Elliot Gould dopo Mash

Commenti

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