Al cinema: Widows – Eredità Criminale, di Steve McQueen

Widows_(2018_movie_poster)Cinque anni dopo l’incredibile successo di 12 Anni Schiavo, che vinse l’Oscar come Miglior Film nel 2014 e gli valse una nomination come Miglior Regista, Steve McQueen torna al cinema alzando ancora di più una posta in gioco che si era già dimostrata molto alta nelle sue opere precedenti. Con Widows – Eredità Criminale, McQueen firma la sua opera più ambiziosa, una sorta di film fiume intende abbracciare una dimensione vastissima e ampliare il proprio orizzonte in modo esponenziale; un intento che però, purtroppo, non raggiunge in pieno il suo obiettivo.

Il film segue le vicende di Veronica Rawlins (Viola Davis), recentemente rimasta vedova dopo che il marito Harry (Liam Neeson) è stato ucciso con la sua banda durante una rapina ai danni di Jamal Manning (Brian Tyree Henry), candidato sindaco del diciottesimo distretto di Chicago. Intenzionato a riavere i soldi, andati perduti nell’esplosione del furgone, Manning ricatta la donna: ha una settimana di tempo per restituirgli il denaro, se non vuole seguire il marito nella tomba. Veronica chiama quindi a raccolta Linda e Alice (Michelle Rodriguez ed Elizabeth Debicki), mogli dei complici deceduti di Harry, e con loro organizza un colpo ai danni di Jack Mulligan, concorrente di Manning, per ripagare il debito e vivere agiatamente per il resto della loro vita.

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Come si vede il soggetto è molto denso, e si arricchisce ulteriormente nel momento in cui alla trama principale vengono aggiunti gli elementi di critica sociale che rendono veramente speciale Widows – Eredità Criminale. A fronte di un’idea non innovativa (un heist movie al femminile l’abbiamo già visto quest’estate con il simpatico Ocean’s 8, ad esempio), quello che rende il film di McQueen importante è il marcato impegno civile che lo contraddistingue, e che lo porta lentamente a prendere posizione su tutti i cancri che infettano la società statunitense – e, per estensione, globale. Una moltitudine di ispirazioni e di argomenti che a un certo punto sembrano lottare per guadagnarsi un posto all’interno di una sceneggiatura che fatica nel rendere coese tutte le sue parti. Widows – Eredità Criminale è un film che parla di molte cose, forse troppe, rischiando talvolta di perdere di vista quello che dovrebbe essere il suo obiettivo e apparire superficiale su questioni che, al contrario, non lo sono affatto.

McQueen si fa aiutare nella stesura della sceneggiatura da Gillian Flynn, un’autrice che di donne ha scritto molto mettendone spesso a nudo i lati più nascosti e tenebrosi. Le eroine di Widows – Eredità Criminale risentono molto del lavoro dell’autrice nel loro mix di fragilità e di violenza che le contraddistingue, vittime di un mondo maschilista che vorrebbe sottometterle ma spinte alla rivincita da una forza interiore indomabile che permettere loro di scoprirsi superiori a tutti coloro che le hanno sfruttate o sottovalutate nel corso della loro vita. I dialoghi sono superbi, con ottimi scambi di battute tra i vari personaggi che ne mettono sempre in luce l’anima, prima ancora che i piani per far procedere la trama; i problemi emergono quando si allarga la prospettiva per abbracciare il film nel suo complesso, e si nota quanto faticosamente tutte le sue anime convivano insieme.

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La penna di McQueen si rivela molto meno affilata, in questo caso, di quanto sia stata nelle sue opere precedenti, in cui sceglieva un tema principale e lo eviscerava con la cura di un fine chef fino a mettere in mostra tutto quanto si nascondeva al suo interno. Con Widows – Eredità Criminale ci prova ancora, ma il lavoro che cerca di portare a termine è semplicemente troppo vasto per la finezza degli strumenti che cerca di usare. Si parla di violenza di genere e di sottomissione fisica e psicologica delle donne, della corruzione della politica e dei meccanismi del potere, della violenza della polizia e di tensioni razziali, sia in ambito comunitario che in seno alla famiglia, di periferie degradate e disperate scalate sociali. Decisamente troppi argomenti per essere adeguatamente sviluppati in un film che dovrebbe essere fondamentalmente un thriller, con inevitabili ripercussioni sul ritmo della storia: il colpo di Veronica è organizzato e portato a termine in modo decisamente sbrigativo, e il livello della tensione diventa quantomeno altalenante proprio nel momento in cui dovrebbe maggiormente ingranare.

Se la scrittura del film si dimostra spesso claudicante, McQueen firma un’altra regia eccezionale, dando al suo film un’impostazione visiva unica e particolare che lo contraddistingue positivamente all’interno del genere (e lo distingue dal ben più patinato Ocean’s 8 di cui si diceva sopra). La sua regia riesce a essere elegante ed energica allo stesso tempo, dividendosi con grande naturalezza tra le scene d’azione e quelle più intimiste, come è chiaro fin dall’incipit che, in poche inquadrature ben scelte, pone le basi di tutta la storia a seguire e dei suoi principali snodi tematici; ottima anche la fotografia di Sean Bobbitt, giocata spesso su grandi contrasti cromatici e atmosfere cineree da noir metropolitano, confermando la validità del suo sodalizio artistico con il regista.

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Il cast è eccezionale, a partire da una Viola Davis in stato di grazia che offre una performance dura e misurata, elegante quanto il lavoro di chi l’ha diretta. Ma a spiccare sono soprattutto i personaggi secondari, ottimamente caratterizzati anche al di fuori dei dialoghi della sceneggiatura e portati in vita grazie a un intenso lavoro di interpretazione da parte degli attori; penso, ad esempio, a Daniel Kaluuya, inquietante e sempre minaccioso nel suo ruolo di gangster, capace di cambiare istantaneamente la temperatura di una scena con la sua semplice entrata in campo, o a tutti i personaggi femminili, che compongono un universo variegato e affascinante. Decisamente dimesso e sotto le righe, al contrario, Colin Farrell, che fatica a spiccare nel confronto con gli altri attori e, soprattutto, contro Robert Duvall, che prende parte in un ruolo secondario ma destinato a restare impresso a fuoco nella mente di tutti.

Widows – Eredità Criminale è probabilmente il film più hollywoodiano di McQueen, in un senso non sempre positivo. La poetica del regista è ancora ben presente e vitale, ma giunge annacquata e diluita in un’opera che difficilmente resterà impressa dopo i suoi capolavori precedenti. Io detesto visceralmente l’aggettivo “commerciale” e mi rifiuto sempre di usarlo, ma mentre guardavo questo film era l’unica cosa che mi veniva in mente: è un film che sembra rincorrere il suo pubblico e abbassare i toni delle sue argomentazioni edulcorandole per renderle più facilmente digeribili, risultando in un film pregevole, ma sicuramente inferiore alle precedenti prove di Steve McQueen.

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Widows (2018, Gran Bretagna/USA, 128′)

Regia: Steve McQueen

Sceneggiatura: Steve McQueen, Gillian Flynn

Fotografia: Sean Bobbitt

Musica: Hans Zimmer

Interpreti principali: Viola Davis (Veronica Rawlins), Michelle Rodrguez (Linda Perelli), Elizabeth Debicki (Alice Gunner), Cynthia Erivo (Belle O’Reilly), Colin Farrell (Jack Mulligan), Brian Tyree Henry (Jamal Manning), Daniel Kaluuya (Jatemme Manning)

9 pensieri riguardo “Al cinema: Widows – Eredità Criminale, di Steve McQueen

  1. Grazie per la recensione, pensavo di andarlo a vedere al cinema, ma a questo punto vireró su altro.
    Quando ho visto il cast ero al settimo cielo, dopo avere visto il trailer ero perplesso, dopo avere letto il tuo post ho capito perché!

Commenti

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