Quell’assurda decina: #6 – Il Cigno Nero, di Darren Aronofski

locandinaNel giorno del suo compleanno il principe di un regno lontano va a caccia con i suoi amici, e inseguendo uno stormo di cigni selvatici giunge a un lago in mezzo al bosco. Quando cala la notte, i cigni si trasformano in splendide fanciulle, tra cui emerge Odette, una principessa rapita dal malvagio stregone Rothbart e vittima di una maledizione che solo una dichiarazione d’amore potrà spezzare; il principe, già innamorato di lei, la invita quindi a partecipare al ballo a corte durante il quale annuncerà al mondo la sua promessa sposa. A presentarsi a palazzo, però, non è Odette, ma Rothbart, accompagnato dalla figlia Odile trasformata in Odette con la magia. Il principe si accorge troppo tardi dell’inganno, e dopo una disperata corsa nel bosco giunge al lago appena in tempo per vedere Odette un’ultima volta prima che la ragazza muoia tra le sue braccia. Questa, in sintesi, è la trama de Il Lago dei Cigni, uno dei balletti più amati e conosciuti al mondo, al centro anche dell’acclamato Il Cigno Nero, diretto nel 2010 da Darren Aronofski con Natalie Portman e Mila Kunis, un film che riprende ed estremizza alcuni temi del balletto ambientandoli nel mondo ipercompetitivo della danza classica.

Nina (Natalie Portman) è una giovane ballerina di grande talento ma emotivamente repressa da una madre soffocante, a sua volta ballerina mancata. Un giorno, il direttore artistico Thomas (Vincent Cassel) annuncia di voler sostituire la prima ballerina Beth Macintyre (Winona Ryder), e sceglie proprio Nina per debuttare ne Il Lago dei Cigni nel ruolo di Odette. Inizialmente entusiasta, Nina si scontra subito con le difficoltà insite nell’interpretare il doppio ruolo del Cigno Bianco e del Cigno Nero: Thomas la ritiene infatti perfetta per il primo, ma troppo poco provocante per il secondo. A questo si aggiunge la concorrenza di Lily (Mila Kunis), una nuova ballerina che sembra insidiare il ruolo di Nina esasperando il suo esaurimento nervoso, che che esplode la sera della prima con inquietanti allucinazioni; nonostante questo, l’esibizione di Nina è, finalmente, perfetta.

Aronofski si fece ispirare, per questo film, dall’idea che tradizionalmente i ruoli del Cigno Bianco e del Cigno Nero sono interpretati dalla stessa ballerina, permettendogli quindi di mettere in scena un’esasperata e ossessiva analisi del tema del doppio, una ricerca che coinvolge l’intera pellicola fin dai titoli di testa e di coda, perfettamente speculari. La figura di Nina si sdoppia e moltiplica senza sosta, creando infinite copie di sé stessa che la perseguitano per tutto il film attraverso gli specchi, onnipresenti, e le metamorfosi che subiscono le persone intorno a lei, tutte pronte ad assumerne le sembianze in una lunga sequela di dopplegänger che oltre a volersi sostituire a lei ne esaltano gli aspetti che più ha cercato di reprimere, come il desiderio sessuale.

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L’ossessione per il doppio è però soltanto uno dei modi in cui la realtà si fa fluida ne Il Cigno Nero, trasformandosi continuamente con un gusto splendidamente visionario e magicamente sinistro e inquietante. Man mano che il film procede, Nina perde progressivamente ogni appiglio con la realtà che la circonda, smarrendosi nel vortice delle sue paranoie e realizzando un autentico psicodramma della sua emotività instabile, scossa violentemente dalla pressione cui è sottoposta e dagli ambienti oscuri della sua anima che è costretta finalmente ad affrontare. L’aspetto più rappresentativo di questa caduta è la progressiva trasformazione di Nina in cigno, che si completa sul palcoscenico durante il delirante assolo del Cigno Nero in cui assume l’aspetto di una creatura ibrida bellissima e terrificante allo stesso tempo, sensuale e letale come il personaggio che interpreta nel balletto e che è diventata alla fine di questa sua personale odissea psicologica.

Allo stesso modo anche il mondo intorno a lei perde ogni caratteristica oggettiva per diventare riflesso della sua mente febbricitante ed esausta. Nina piega la realtà con allucinazioni sempre più violente, in cui sembra arrivare a provocare la morte di Beth e Lily, le sue alter ego principali, in un disperato tentativo di soffocare quel senso di inadeguatezza che l’ha sempre accompagnata nella vita e sabotata nel lavoro, raggiungendo infine la perfezione solo in punto di morte, dopo aver liberato la sua violenta carica erotica inespressa danzando come il Cigno Nero e aver finalmente compreso che non ci sarà una replica: come Odette, a Nina è concesso solo di sfiorare il suo sogno per poi vederlo svanire, e forte di questa consapevolezza accetta la morte sapendo di lasciare in dono una performance di ineguagliabile bellezza.

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Aronofski dirige un film claustrofobico, imprigionato in location cupe e cavernose, soverchianti nella loro sinistra magnificenza. Il regista cerca sempre i punti di vista più imprevedibili per esplorare una realtà che non è più unica e solida ma si sfalda e moltiplica in continuazione, scegliendo ogni volta di prediligere le riprese attraverso le superfici riflettenti degli specchi con una telecamera mobilissima che sembra quasi danzare elegantemente insieme ai suoi personaggi, mettendosi in gioco con loro nella realizzazione di uno spettacolo che è teatro e cinema allo stesso tempo.

Lentamente, Aronofski decostruisce la realtà oggettiva e la rielabora attraverso il punto della sua protagonista, una Natalie Portman perfetta come il suo personaggio, premiata con uno degli Oscar più meritati che abbia mai visto. L’attrice attraversa qui tutte la sua palette espressiva, passando dalla Nina rimessa e spaventata che conosciamo all’inizio fino alla sua negazione durante la danza del Cigno Nero, in cui la vediamo posseduta da una carica erotica che esprime sia verso il primo ballerino, il suo futuro marito Benjamin Millespied, che verso di noi, con una serie di sguardi in camera che sembrano volerci stregare con lo stesso incantesimo di cui è rimasta vittima lei.

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Black Swan (2010, USA, 108′)

Regia: Darren Aronofski

Sceneggiatura: Andrés Heinz, Mark Heyman, John J. McLaughlin

Fotografia: Matthew Libatique

Musica: Clint Mansell

Interpreti principali: Natalie Portman (Nina Sayers), Mila Kunis (Lily), Vincent Cassel (Thomas Leroy), Barbara Hershey (Erica Sayers), Winona Ryder (Beth Macintyre)

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17 pensieri riguardo “Quell’assurda decina: #6 – Il Cigno Nero, di Darren Aronofski

  1. Premesso che non è il mio genere di film (location cupe e cavernose), è solo una mia impressione o Natalie sembra che abbia ancora vent’anni? È impressionante, altro che Adeline e l’eterna giovinezza!

  2. Con Natalie Portman con me sfondate una porta aperta… l’ho visto un annetto fa ed è un film che sicuramente si può apprezzare ancora di più a una seconda e terza visione! Grazie per averne scritto un’interessante recensione!

    1. Grazie a te, che ci leggi sempre!
      Io non ricordo quando l’ho visto per la prima volta, ma è uno di quei film che rivedo sempre con piacere e che ogni volta mi tiene sull’orlo del divano, in ansia anche se so benissimo cosa succede.

  3. Ottima analisi per uno dei miei Aronofski preferiti, si certo, “Didascalico, letterario” (tormentone che questo film si è guadagnato quando lo vidi a Venezia ai tempi) però anche incredibilmente riuscito, ha dentro un po’ di “Scarpette rosse” e Cronenberg da piacermi, Mila Kunis splendida, Natalina Portuale anche meglio, veramente perfetta per la parte. Cheers!

    1. Mi hai fatto pensare con l’aggettivo “didascalico”, e forse in parte sono d’accordo; è vero che le metafore non sono particolarmente oscure da interpretare, ma Thomas continua a ribadire ancora e ancora il dualismo tra il Cigno Bianco e il Cigno Nero per tutto il film, guidandoci sempre forse in modo innecessario, a un certo punto.
      Questo non toglie, come dici anche tu, che sia un film riuscitissimo, con una Natalie Portman al top!

    1. Sì, Aronofski è dichiaratamente un fan di Satoshi Kon, se non sbaglio aveva anche cercato di realizzare un live action di Perfect Blue ma il progetto si è arenato.
      Comunque l’opera di Kon è immensa, per quanto quantitativamente limitata, purtroppo, ed è una fonte d’ispirazione perfetta!

      1. Concordo, addirittura ne comprò i diritti, infatti si possono notare anche parti utilizzate in Requiem for a Dream come la scena della vasca per esempio.

Commenti

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