Al cinema: Santiago, Italia, di Nanni Moretti

Io non sono imparziale.

Sono tra le poche parole che pronuncia Nanni Moretti in questo suo ultimo lungometraggio, un documentario che racconta del golpe in Cile del 1973. O, almeno, sono le poche parole che pronuncia se si escludono le domande rivolte dal regista a coloro che hanno vissuto sulla propria pelle quei drammatici eventi.

La macchina da presa, fino a quel momento impegnata ad inquadrare frontalmente gli intervistati in piano medio, si sposta perpendicolarmente mostrando il faccia a faccia – improvvisamente carico di tensione – tra il regista e un militare cileno internato in un carcere, ove sta scontando una condanna proprio per quei fatti.

È una delle poche scene in cui si vede il volto di Moretti e la scelta di calcare la mano visivamente su quel momento è sicuramente artificiosa, una chiara presa di posizione. Un piccolo scorcio di Michael Moore in un documentario che al regista americano, maestro del genere, deve per il resto ben poco.

Santiago, Italia racconta, per l’appunto, del colpo di stato militare in Cile, della deposizione e della morte del presidente democraticamente eletto Salvador Allende e dell’insediamento della giunta guidata dal generale Augusto Pinochet.

Le interviste (molte) accompagnano le immagini di repertorio (non molte) in una netta tripartizione che racconta, dapprima, dell’avvento al governo di Allende e del clima utopistico instauratosi nel Cile dei primi anni Settanta; poi dei giorni drammatici del golpe, cui segue una terza parte con le testimonianze che si incentrano sull’accoglienza data dall’ambasciata italiana ai rifugiati politici, per evitare loro di finire sotto le grinfie della dittatura militare (e dunque ammazzati o imprigionati e torturati).

Io non sono imparziale.

Se lo dice Nanni Moretti c’è da crederlo, eppure questo non è poi un film così parziale. Proprio perché, tutto sommato, non può ritenersi un film politico. Il regista intervista prevalentemente gente comune, magari famosa (alcuni registi cileni), magari schierata (la maggior parte dei perseguitati erano militanti di sinistra); ma si tratta, in ogni caso, di testimoni diretti delle vicende, inclusi i diplomatici italiani dell’ambasciata, che pure avevano un ruolo istituzionale. Non vi sono le abusate letture critiche di politici, intellettuali, giornalisti. E così facendo Moretti diventa storico più che politico.

Il regista ha definito questo suo film un atto di umanità, volto a ricordare un momento importante della storia degli anni Settanta, con le reazioni che tale evento suscitò nel mondo e nel nostro Paese (il golpe in Cile fu appoggiato dalla CIA, con l’Italia che si rifiutò – tra i pochi Paesi dell’Europa occidentale – di riconoscere il governo militare).

Nessun aggancio con l’attualità, dunque, almeno nelle intenzioni del regista, che nelle interviste ha evitato qualsiasi accostamento. Eppure il tema trattato, quello dei rifugiati – ma anche alcune delle interviste inserite nel montaggio finale – non possono non richiamare elementi della nostra attuale situazione politico-sociale.

Santiago, Italia è infatti per larghi tratti (almeno per tutta la seconda metà) un film che parla di accoglienza: quella dell’ambasciata italiana in Cile, che diede rifugio ai perseguitati che letteralmente saltavano il muro che delimitava il perimetro della nostra sede diplomatica a Santiago; e quella che i rifugiati cileni ebbero in Italia, quando vennero espatriati.

L’accoglienza di un’Italia che mostrò il suo volto solidale e umano, ospitando e dando lavoro a quegli uomini e a quelle donne che vivevano con la valigia pronta (speranzosi di poter tornare presto in patria) e che invece finiranno per diventare italiani d’adozione, dando una grande prova d’integrazione.

Nel finale, una donna si rivolge all’Italia come ad una madre caritatevole, commuovendosi (sono tanti i momenti di commozione nel corso della pellicola, con Moretti che decide di non tagliare nulla, rendendoli parte integrante del detto e del non detto).

L’Italia di oggi è così diversa da quella degli anni Settanta. Lo dimostrano le quotidiane cronache di intolleranza e sciovinismo. E la chiusura felliniana del documentario, sembra volerlo rimarcare con una certa malinconica, nostalgica ironia.

___

Santiago, Italia (2018, Italia / Francia / Cile, 80 min)

Regia e Sceneggiatura: Nanni Moretti

Fotografia: Maura Morales Bergmann

9 pensieri riguardo “Al cinema: Santiago, Italia, di Nanni Moretti

      1. E il titolo a me suggeriva che ci fossero collegamenti “politici” con la situazione italiana. Come hai giustamente scritto, si tratta sempre di Moretti! :–)

  1. Penso che film del genere siano necessari.
    Di Moretti apprezzo sempre il fatto che rifugge le banalità, i luoghi comuni e lo fa in maniera naturale perché ha qualcosa da dire, non certo per fare l’alternativo.
    Auguri a tutto lo staff de L’ultimo Spettacolo!

  2. L’ho visto oggi e condivido in pieno la tua recensione, salvo che per la battuta finale. L’ultimo intervistato, in pochissimi secondi, alla fine del documentario, in due parole sottolinea la differenza tra gli italiani di allora e quelli di oggi. Cosa siamo diventati?

    1. Ma sai, è vero da un lato che gli italiani non sono mai stati aperti verso l’altro e il diverso. Arrivo da una regione dove in quegli anni non si affittavano gli appartamenti ai meridionali…
      Ma il livello di intolleranza cinica e violenta raggiunto in questi anni (gente che gioisce quando affondano i barconi, matti che sparano ai profughi, ecc) ci pone su un livello decisamente più basso sotto ogni punto di vista…

  3. Sempre godibili e puntuali i tuoi post-recensioni. Auguri di un Buon 2019!
    A presto, Es.
    Ps: mitica la t-shirt del tuo gravatar! È uno dei miei film top, e i miei studenti non chiudono l’anno senza l’analisi critica della scena del “triello”…

    1. Grazie e auguri anche a te.
      Sì, mitica quella t-shirt, quando l’ho vista non ho potuto non comprarla… fa piacere che quel film mitico continui ad interessare i ragazzi di oggi!

Commenti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.