Al cinema: Capri-Revolution, di Mario Martone

Capri è bella ma, nel 1914, ci vivrei. C’è un sole grosso così che rende il mare brillocco e Lucia, che guarda le pecore della famiglia, dietro la montagna. Da lì nota, e noi con lei, un gruppo di giovinastri nudo sulla scogliera che fa il saluto al sole o qualcosa del genere. Non dicono Ommmm solo perché non era ancora à la page. Facile immaginare la perplessità di una capraia nel 1914 di fronte a una scena del genere. Non che ora li riterremmo del tutto dritti.

Comunque, sull’isola c’è una comune di youngsters internazionali, capitanata dal pittore e filosofo e un sacco di altre cose Seybu; medico, musico (imprenditore! Operaio!), che quando non guida gli altri se la gira per l’isola, un po’ un incrocio tra Cristo e un qualche amico di Thor/Loki.

Intanto il padre di Lucia, che già tanto bene non stava, muore, nonostante i tentativi di cure da parte del giovane nuovo medico condotto, Carlo, imbevuto da un lato di progressismo ed empirismo, dall’altro di rum e pera. Ahah no, di un simpatico interventismo del tipo “facciamo la guerra, sarà tutto più bello”. Clap. E anche clap. I fratelli di Lucia la vogliono fare sposare con un borghese, che in quanto borghese sembra proprio un maiale (Brassens insegna) ma coi baffi. Lei col cazzo, risponde. Carlo le propone di diventare infermiera. Lei col cazzo, risponde.

Seybu non le propone niente ma la porta seco nella comune, dove tutti vivono in simbiosi e ballano e scopano nudi di notte di fronte ai fuochi, alla ricerca di un’arte che è vita e viceversa perché scaturisce dalle umane relazioni e la loro armonia. Impara a leggere, blasta gli altri perché non sanno bene come si fa l’orto (eh sì, tutti figli di papà), diventa una ganza della cumpa. Fino a quando arriva la guerra, che tutti i giovani di Capri porta via, mentre nella comune nascono i primi dissidi e la rinuncia all’anomia a favore di un sistema di regole. Alchè Lucia capisce che il suo posto non è nemmeno lì, e prende una nave, e la nave va (supposedly, in America), lasciando Carlo che parte volontario (arrivederci tante care cose mi han detto che torni vivo) e Seybu a urlare sulla scogliera per il mondo che tutto intorno trema sussulta esplode e grida. In senso lato, anzi, là-to, cioè, più in là.

Il tondo del viso della protagonista subisce, o è attratto o disgustato, in disordine, da tutte queste spinte: c’è il passato delle tradizioni ataviche, con la vita contadina, le capre al pascolo ogni giorno e il sistema-paese piccolo, la gente mormora, quegli sporcaccioni nudi noi non li vogliamo. Pure vegani, tzè, da cui emanciparsi. Ci sono le due proposte, quella sostanzialmente illuminista di Carlo, che la vuole far diventare infermiera, e quella mistico-estatica di Seybu (decisamente più attraente, anche perché là in mezzo c’è un sacco di gnocca e poliamore a gogo), che la fa letteralmente volare a uccello sull’isola, in un afflato panico e onirico (ma non onigirico, perché siam vegani u_u) e la convince a unirsi alla comune. Poi c’è la guerra, di cui si sente l’eco negli arruolamenti di massa, e infine il futuro. Al di là del mare, la terra promessa – e si può dire che alla fine, pur con tutti i tentennamenti suoi, sia proprio Lucia quella a compiere la scelta più smart. Sfondo una Capri bella e selvaggia, sferzata dal sole e dal vento (io comunque a stare così spesso nudo avrei freddo, tra l’altro questi son tutti nordeuropei pallidi, dovrebbero come minimo ustionarsi), ripresa dall’alto e di lato, come Natura e tempio con cui entrare in comunione. Una comune a Capri ci fu davvero, anche il matto che la guidava morì nel ‘13 e beh. Doveva essere bellissimo. Ciao sole.

___

Capri-Revolution (2018, Italia/Francia, 122 min)

Regia: Mario Martone

Sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita di Majo

Fotografia: Michele D’Attanasio

Musiche: Apparat, Philipp Thimm

Interpreti principali: Marianna Fontana (Lucia), Reinout Scholten van Aschat (Seybu), Antonio Folletto (Carlo)

2 pensieri riguardo “Al cinema: Capri-Revolution, di Mario Martone

    1. Banalmente sì ❤ molto più del film su Leopardi e di quello prima di Martone (che non ho visto e forse si intitola Noi credevamo), che insieme a questo dovrebbero comporre una sorta di trilogia

Commenti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.