Al cinema & Speciale Oscar 2019: Green book, di Peter Farrelly

Un nero raffinato pianista che wow e un grezzo elettore grillino dalle mani grosse e il cuore grande, in viaggio per l’America di quando i nigga li gonfiavano di botte, impareranno a conoscersi e rispettarsi e amicizia e bla. Ecco, questo è tutto il film, e lo si poteva dire dopo aver visto il trailer. E nemmeno tutto eh! Metà.

Al netto di questa mia polemica sulla prevedibilità dei film – da un lato mi sono reso conto che ormai i film che trovo belli sono quelli che un po’ di stupore lo tirano fuori, dall’altro che sono un cagacazzo, e o sto zitto sempre o ho da ridire su tutto, c’est pourquoi finisce che nessuno mi sopporta :/

comunque: parlando sul Serio (fiume?), c’è nella Nuova Iorca dei primi ‘60 un buttafuori italoamericano che si chiama Tony Lip, immanicato coi mezzi mafiosi e tutta una serie di personaggi tipo De Niro e Quei Bravi ragazzi, è placidamente razzista, risolve tutti i problemi un po’ come Wolf e vince le gare a chi mangia più hotdog (26, per la precisione). Il locale dove lavora lo manda a spasso, finisce quindi a fare l’autista a Don Shirley (la storia è semivera, quanto il tartufo – quello negro! – semifreddo), un pianista nero (che wow!) in partenza per una tournée negli Stati sempre più a sud. Vive sopra il Carnegie Hall in una casa museo con un servitore paki e corni e troni, ha soldi a tinchitè ma è tanto, tanto solo. A sud dove in pratica tutti sono distinti e gentili borghesi e clap clap le mani, ma poi lo mandano nel cesso in cortile perché in quello dentro casa i negri non possono andare. E gnente, bordello. Cioè no, il film è loro due, così diversi ma complementari, che si conoscono, Tony insegna a Don come mangiare il pollo fritto e ascoltare Little Richards, Don insegna a Tony le buone maniere e come scrivere amore di lettere alla moglie, si salvano e rendono conto l’uno dell’altro. Finisce a tarallucci e vino, con la neve e Natale e Don che scende dal pero di solitudine dove era issato, pericolosamente oramai tendente ai sorrisoni di Eddie Murphy.


Il regista, Peter Farrelly, fu metà della regia (col fratello) di proprio un certo genere di film (che a me non piacevano: Tutti pazzi per Mary e Scemo e più scemo. Sìsì, c’hai tanti ricordiblabla, lascia sta’), qui vira al film più serio pur se infarcito di scenette, quasi tutte in realtà basate sulla contrapposizione di colori e carattere dei due ma altrettanto efficaci. Con musiche e vestiti e contorno storico da urlo, italicani che dicono “ammuninne” e “fuori i piccioli” e buoni sentimenti, di quelli nella scia di Oprah Winfrey – ormai, c’è una scia Oprah Winfrey. In tempi di sovranismo, mi si CONSENTA di dire quanto bizzarra la scelta sia di far fare a un bolsissimo Viggo Mortensen (ma è invecchiato o gonfiato l’hanno con una pompa?) la parte di un italoamericano, è un affronto, questi mezzi danesi che vengono qua a rubarci i ruoli da mangiaspaghetti, se ne tornino a casa loro in Danonia. Oh, io vedo un sacco di motivi per andare al cinema a vedersi questo film, non ne vedo un cazzo d’uno per dargli un Oscar di quelli seri. E sorrisoni.

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Green Book (2018, USA, 130 min)

Regia: Peter Farrelly

Sceneggiatura: Brian Hayes Currie, Peter Farrelly, Nick Vallelonga

Fotografia: Sean Porter

Musiche: Kris Bowers

Interpreti principali: Viggo Mortensen (Tony Lip), Mahershala Ali (Don Shirley), Linda Cardellini (Dolores)

5 pensieri riguardo “Al cinema & Speciale Oscar 2019: Green book, di Peter Farrelly

  1. “non ne vedo un cazzo d’uno per dargli un Oscar di quelli seri”. Be’, c’è il nero, il razzismo e non è pacchiano tipo Black Panther. Anche se per queste cose ci sarebbe pure BlacKkKlansman.

  2. “questi mezzi danesi che vengono qua a rubarci i ruoli da mangiaspaghetti, se ne tornino a casa loro in Danonia”… 😀 😀 😀
    “sorrisoni” al posto di “bacioni” riprende il sorriso alla Eddie Murphy di Mahershala Ali cui cennavi a metà recensione? (ormai mi diletto nell’esegesi delle tue recensioni)…
    a parte le battute… quanto agli Oscar se tra quelli seri non conti (come del resto è giusto che sia) quello all’attore non protagonista (che Ali vincerà quasi sicuro) direi che anch’io non gliene darei alcuno tra gli altri 4 cui è candidato…
    p.s.: tra l’altro non so se l’hai fatto apposta a parlare di “Oscar seri”, ma hai sentito la querelle sugli Oscar che verranno consegnati durante la pubblicità?
    tra cui quelli al montaggio e quello alla fotografia (nientepopodimenoché quello alla fotografia)
    urla di ribellione da Hollywood che si sono sentite fino a casa mia…

  3. A me è piaciuto. Non è solo un film sull’amicizia ma su come è possibile lottare contro il razzismo rimanendo se stessi (e il relativo prezzo che bisogna pagare ovvero solitudine e senso di non appartenenza). Viggo era uno strafico che si è ingrassato 25 chili per fare questo film. A me è sembrato credibile e bravissimo nel corpo di uno che idolatra il cibo. Buona serata a tutti.

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