Speciale Oscar 2019: Opera senza autore, di Florian Henckel von Donnersmarck

Mi è capitato di citare Florian Henckel von Donnersmarck davanti a una ristretta compagine di gente mediamente acculturata, ancorché non cinefila. Ebbene, le espressioni sui visi dei miei interlocutori spaziavano da chi pensava che stessi parlando di un ministro di Bismarck, a chi invece era convinto che stessi facendo riferimento al colonnello della Wehrmacht che per poco non riuscì ad assassinare Hitler nel ‘44. In pochi conoscono infatti il regista di questo Opera senza autore, titolo oltremodo accurato sotto questo profilo.

Eppure è difficile che un nostro contemporaneo non abbia visto almeno una delle pellicole dirette da questo regista, che pure aveva girato – prima di Werk ohne Autor – soltanto due film.

Il suo primo lungometraggio è infatti l’opera che l’ha lanciato prepotentemente alla ribalta internazionale, facendogli vincere l’Oscar per il miglior film straniero. Così, all’esordio. Roba che capita solo ai predestinati.

Le vite degli altri è un dramma paranoico che ricorda certi temi della New Hollywood (FHvD è nato in Germania, ma è cresciuto in vari Paesi, tra cui gli USA). Chi non ha visto quel film è improbabile che non abbia visto quanto meno The Tourist, secondo lungometraggio del Nostro, completamente diverso dal primo. The Tourist è un thriller da grandi incassi, con protagonisti Angelina Jolie e Johnny Depp. Uno di quei film che danno in tv ogni tre per due.

Tanto era piaciuto alla critica Le vite degli altri quanto è stato massacrato The Tourist: il bestione tedesco (FHvD è alto più di due metri) sembrava aver venduto l’anima al dio denaro, con un film cartolina (il comune di Venezia ringrazia ancora) che smentiva la formazione intellettualmente di altissimo livello di Donnersmarck (studi di filosofia e letteratura russa, per dire).

Indovinate qual è FHvD

Con Opera senza autore FHvD torna al cinema impegnato e torna a vedersi protagonista nella notte degli Oscar, con ben due nomination, quella per il miglior film straniero e quella alla fotografia. Premi che Cuaron ha già praticamente sulla mensola di casa, ma sta di fatto che per il nostro cruccone da due metri e rotti è già un gran risultato.

Il film racconta tre epoche di storia tedesca attraverso la vita tormentata dell’artista Kurt Barnert, cresciuto negli anni del regime nazista e innamoratosi di una donna il cui padre nasconde un terribile segreto.

Ispirato alla storia del pittore tedesco Gerhard Richter, il film è stato presentato in concorso al 75esimo Festival del cinema di Venezia ed è stato distribuito nelle sale italiane ad ottobre, con risultati deludenti (e c’era da aspettarselo): circa 250.000 euro di incassi, ossia quello che un film di medio successo registra il venerdì della sua seconda settimana di programmazione.

Ora. È inutile che ci giro ancora tanto intorno. Io il film non l’ho visto. Pérsolo al cinema, ho provato in tutti i modi a recuperarlo – anche per le vie immorali – ma niente. Questa recensione immaginaria serve però a chiudere il cerchio sui candidati al miglior film e miglior film straniero esaminati nel nostro Speciale Oscar 2019 (in realtà ne mancano ancora due, coming very soon).

Si potrebbe approfittare della cosa per polemizzare sulla distribuzione, che fa uscire un film così a ottobre e che non lo ripropone nelle sale dopo la candidatura agli Oscar, o almeno in questa settimana. Ma sarebbero polemiche sterili, e finirei per convincermi sempre più che Netflix non sia poi tutto questo male per la settima arte, se consente alla gente di vedersi Roma – ossia il film che sarà uno dei principali protagonisti di domenica sera – anche se non riesce a (o non può più) andare al cinema.

Tant’é, alla fine la polemica più o meno l’ho fatta, ma per rendere altresì un servizio a coloro che hanno deciso di giungere fino al fondo di questa recensione immaginaria non posso non rimandare a due commenti eccellenti (e opposti) su questo film:

quello – negativo – di Lorenzo, che l’ha visto a Venezia

e quello invece positivo di Erminio.

___

Werk ohne Autor (2018, Germania, 188 min)

Regia e Sceneggiatura: Florian Henckel von Donnersmarck

Fotografia: Caleb Deschanel

Musiche: Max Richter

Interpreti principali: Tom Schilling (Kurt Barnert), Sebastian Koch (Prof. Carl Seeband), Paula Beer (Ellie Seeband)

8 pensieri riguardo “Speciale Oscar 2019: Opera senza autore, di Florian Henckel von Donnersmarck

  1. Non sapevo fosse lo stesso regista di The tourist, grazie della recensione!

    Non ho visto The tourist, però ricordo bene quanto ho riso con Ricky Gervais che ci prendeva in giro Johnny Depp qualche tempo fa! X–D

    1. beh sì è un film che si presta abbastanza alle parodie…
      oltre che ad essere trasmesso negli aerei (non so perché ma sui cataloghi di entertainment delle compagnie aeree questo film c’è sempre)…

      1. Forse il nome di Johnny Depp è ancora considerato una garanzia per le masse, anche se non dovrebbe esserlo da almeno… dieci anni? Di più?

  2. Fantastica recensione immaginaria!
    Nemmeno io sapevo di chi fosse The Tourist ma mi ricordo ancora di Johnny che scappava sui tetti e aveva proprio le stesse movenze di Jack Sparrow.

Commenti

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