Premi Oscar 2019: qualche considerazione a ruota libera (e due premi che consegniamo solo noi)

I commentatori non sono stati particolarmente teneri con i verdetti di questa novantunesima notte degli Oscar, che ha riservato forse più sorprese del previsto.

Aggiungiamo quindi anche le nostre considerazioni, raccolte a ruota libera ma già a mente fredda, così da gettare un po’ di benzina sul fuoco.

Partiamo subito con i carichi da novanta, così ci togliamo il pensiero.

Dialoghi sul miglior film

Daniele: BlacKkKlansmanLa Favorita e Roma, opere sontuose, scritte con intelligenza e acume e caratterizzate da immagini poetiche e suggestive. Film che – forse gli unici nella selezione di quest’anno – davvero lasceranno il segno, ma che sono stati messi in secondo piano da una commedia edificante e godibile, certo, ma indubbiamente incapace di reggere il confronto.

Vincenzo: con il trionfo di Green Book vince la Hollywood pavida, conservatrice e cerchiobottista.

grassisaturi: Green Book è il “caro ragazzo per bene” della tornata agli Oscar, perfetto per farsi la statuetta al miglior film senza che l’Academy dovesse osare neanche un po’. Detto ciò, qualunque film che parli di razzismo in epoca Trump mi sento di tifarlo a priori, per principio.

Vincenzo: Roma è un film di un’altra categoria rispetto agli altri candidati; forse il problema però era proprio questo: il fatto che il film fosse di un’altra categoria (miglior film straniero) e che non si voleva rompere il tabù proprio con un’opera Netflix.

grassisaturi: so di dire una mezza eresia ma sono un po’ contenta che Roma non abbia vinto il premio per il miglior film. Un po’ perché questo obbliga Netflix ad alzare l’asticella, un po’ perché era giusto che si rubasse i premi tecnici (regia, fotografia) e che il miglior film finisse a premiare il messaggio stucchevole, perché, a prescindere da tutto, forse la stucchevolezza ci permetterà di non finire a gambe all’aria nella malvagità e nel cinismo.

Daniele: gli Oscar 2019 hanno premiato il cinema più volgarmente popolare e il cinema sociale di denuncia, quello che piace alla gente comune che porta il cash in cassa e quello che piace all’élite intellettuale statunitense.

Vincenzo: da tutte le parti si alza il coro: ha vinto Green Book, il film anti-Trump! Ma vogliamo dire che forse Green Book era il meno anti-Trump tra i candidati al miglior film (con la sola eccezione di A Star is Born, che è quasi un film trumpista)? E’ meno anti-Trump di Roma, già solo perché è messicano. Di BlacKkKlansman, perché è di Spike Lee, che ha approfittato dell’Oscar alla sceneggiatura non originale per fare il suo pistolotto. Pure di Black Panther, che sa di Black Power, Di La favorita, con il suo femminismo. Di Bohemian Rhapsody, agiografia di un bisex morto di AIDS (scusa Freddie ma è per far capire). Di Vice, che i repubblicani non li fa uscire benissimo.

Daniele: Qualsiasi cosa abbia vinto ieri notte, non è stato il cinema. L’Academy getta definitivamente la maschera e ci dice in faccia che dei film, tutto sommato, non gliene frega niente, purché si possa fare polemica. Ma non troppo, ché con il politicamente scorretto poi ci si fa dei nemici e i neri, in fondo, non piacciono troppo nemmeno a loro, visto che in tempi non sospetti li hanno ufficiosamente ostracizzati dalla cerimonia (sì, parlo ancora degli Oscars So White; sì, non riesco a farmelo passare).

Vincitori e vinti

I trionfatori:

  • Green Book: con i premi al miglior film e alla miglior sceneggiatura originale è indubbiamente il vincitore della serata;
  • Bohemian Rhapsody: quattro Oscar su cinque candidature, sconfitto soltanto nel premio al miglior film (oggettivamente impossibile); è l’altro grande vincitore, il film che ha portato a casa il maggior numero di statuette;
  • Alfonso Cuaron: manca la ciliegina (rectius, ciliegiona) sulla torta del riconoscimento al miglior film, ma gli Oscar alla regia e alla fotografia ritirati personalmente segnano la definitiva consacrazione di un grande cineasta del nostro tempo (e detto per inciso: negli ultimi sei anni cinque Oscar per il miglior regista sono andati a tre registi messicani).

I grandi sconfitti:

  • La favorita: su dieci nomination vince solo un premio e forse quello meno atteso, la statuetta a Olivia Colman (che ha fatto rosicare di brutto Glenn Close): forse il mondo non è ancora pronto per le stranezze di Lanthimos;
  • Netflix: se non ha vinto questa volta, la prossima dovrà superarsi; il messaggio giunto dall’Academy è abbastanza chiaro (di contro c’è da dire che forse ha guadagnato un credito per i prossimi anni).

Altri commenti in libertà

Non è un paese per greci (e per polacchi)… due grandi film come Cold War e La favorita sono rimasti (quasi) a secco. Pawlikowski aveva un duello difficilissimo con Cuaron nelle tre categorie in cui era scontata la vittoria di quest’ultimo (miglior film straniero, regia, fotografia). In un anno normale forse avrebbe potuto essere la sorpresa degli Oscar. Il film di Lanthimos invece non è riuscito ad accaparrarsi nemmeno i premi tecnici per cui era dato per stra-favorito (costumi, scenografie).

Ti piace vincere facile… l’Oscar a Rami Malek, ovvero: che fine ha fatto la buona vecchia legge non scritta per cui devi aver fatto almeno 3-4 film da Oscar per meritarti un Oscar vero, magari per la performance per cui lo meriti di meno? Leonardo Di Caprio, non hai niente da dire di tutto ciò?

Walk Like an Egyptian (oh eh oh)… l’americano-egiziano Rami Malek vince l’Oscar come miglior attore nell’anno in cui l’italo-egiziano Mahmood vince Sanremo. E’ mancato solo il tweet di Trump per regalarci un clamoroso déjavu.

Cine-comic: sì, ma… le tre statuette portate a casa da Black Panther (tutte in reparti tecnici: colonna sonora, costumi e scenografie) e il fatto che invece Avengers: Infinity War non abbia vinto agli effetti speciali (categoria in cui era favorito) ci parlano di un Academy che si rivolge alla Marvel dicendole: vanno bene i cine-comic, ma solo se hanno un messaggio impegnato e ci aiutano nella nostra campagna a favore del politically correct.

Corna e bicorna… A Star is Born forse sarebbe andato poco lontano senza il flirtino (vero o presunto) di Lady Gaga e Bradley (sorry Irina).

Questo ragazzo farà strada… è passato un po’ sotto-traccia il fatto che Mahershala Ali sia entrato nella ristretta cerchia di chi è riuscito nell’impresa di vincere due Oscar in categorie recitative (per dire: non ce l’ha fatta neanche Al Pacino). E con sole due nomination!

E per finire, i due premi:

Vince il “Vado a farmi brutta Award”: Rachel Weisz, che ce l’ha messa davvero tutta per peggiorare il suo aspetto, non ultimo indossando un sacchetto della differenziata come coprispalle.

Credit: Photo by Richard Shotwell/Invision/AP/REX/Shutterstock

Vince lo “Stasera mi vesto in modo che non mi si noti troppo Award” a.k.a. “Vesto sobrio Award”: Billy Porter e il suo morigerato smoking con gonna.

12 pensieri riguardo “Premi Oscar 2019: qualche considerazione a ruota libera (e due premi che consegniamo solo noi)

  1. Terribile Billy Porter 😮
    In ogni caso, tutto abbastanza telefonato e sai cosa mi ha colpito delle vostre parole? Il fatto che la stucchevolezza (in generale, quasi a dire la preimpostazione) sia proprio la regola non scritta di questo evento, e proprio per i motivi che citate: non cadere nel caos, più che tenersi il politicamente corretto.
    Però comunque Netflix e la Marvel hanno avuto un grande lasciapassare 🙂
    Moz-

  2. Madonna, cosa è saltato in mente a Porter?! Quel vestito è una delle cose più brutte nella storia delle cose brutte Made in USA! Fa giustamente il paio con la Weisz e con quella roba oscena che si è messa Sarah Paulson, da cavarsi gli occhi!

  3. Belle considerazioni!

    Comunque a me sti Oscar ai migliori attori che fanno gli imitatori mi hanno un po’ stancato, sono il solo? Rami Malek imita Freddie Mercury, Gary Oldman imita Winston Churchill, Eddie Redmayne imita Stephen Hawking, Daniel Day-Lewis imita Abraham Lincoln, Colin Firth imita il re Giorgio VI…

    Parliamo di attori o di imitatori?

    1. capisco, ma se interpreti personaggi realmente esistiti la cosa è imprescindibile…
      Poi è vero che si può imitare mettendo qualcosa del proprio e non limitarsi al compitino da sosia, ma l’imitazione è di per sé recitazione

      1. Ciò che dici è sicuramente vero, ma mi sembra che ci sia una tendenza dell’Academy a farsi impressionare da queste imitazioni e a passare sopra altre prove di recitazione magari anche più meritevoli ma non basate su personaggi reali.

    2. Sì è indubbiamente così, ma lo si vede già dalle nomination: quest’anno tre candidati su cinque (Malek, Bale, Defoe) erano sostanzialmente degli imitatori, e quattro su cinque erano personaggi realmente esistiti (di cui tre su quattro molto famosi)…

Commenti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.