touch of modern: Omicidio a luci rosse, di Brian De Palma

Febbraio è stato il mese degli Oscar, ma è stato – almeno nella blogosfera – anche il mese del doppio per un’iniziativa lanciata dal blog Letture Pericolose e ripresa, tra gli altri, da nonquelmarlowe, Il Zinefilo e Cinecivetta. Sì, ok, febbraio è finito, ma qui si era impegnati con gli Oscar e comunque – come è giustamente stato fatto notare – perché non raddoppiare il mese del doppio?

Quando si pensa al tema del doppio nel mondo del cinema non può non venire in mente Hitchcock, ma anche – e forse soprattutto – non può non venire in mente Brian De Palma, uno che di Hitchcock era discepolo fedele, uno che sul tema del doppio ci ha costruito mezza carriera. Tra i film dedicati dal regista di origine italiana a questo tema non può non emergere quella che è anche una delle sue opere più interessanti, Omicidio a luci rosse.

La storia è quella di Jake Scully, attore di b-movie che, dopo aver avuto una crisi di claustrofobia sul set, perde di colpo il lavoro, la compagna – trovata a letto con un altro – e, di conseguenza, la casa (che era di lei). Avvicinato da un tale che gli propone di andare a stare provvisoriamente nella villa di un suo amico milionario, Jake scopre che tra i vari benefit di quella sistemazione c’è una vicina di casa che si esibisce tutte le sere in uno spogliarello davanti alle finestre, con finale a base di autoerotismo. Ma la sera successiva, proprio mentre la stava spiando, Jake si accorge che quella donna sta correndo un grosso pericolo e si adopera così per tentare di salvarla…

Body double è forse il thriller più hitchcockiano tra quelli girati da Brian De Palma. In esso rivivono infatti almeno due capolavori del maestro della suspense, La finestra sul cortile e Vertigo – La donna che visse due volte (ma la trama strizza l’occhio anche a Il delitto perfetto – Dial M for Murder). Oltre ai richiami ai capolavori del maestro dichiarato del regista, in questa pellicola, basata su una sceneggiatura avvincente e dal ritmo serratissimo, si trovano in generale tutti i leitmotiv del cinema di De Palma: il voyeurismo, l’erotismo e, per l’appunto, il tema del doppio (body double significa del resto controfigura).

Un’opera dunque citazionista anche e soprattutto delle stesse precedenti pellicole del regista italoamericano: si intravvedono, infatti, elementi di Phantom of the Paradise, di Obsession, di Dressed to Kill e di Blow Out (e in generale degli altri thriller, drammi e horror girati tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta). Ma De Palma non si nega nemmeno un tocco di humour (che diventa una sorta di auto-ironia), soprattutto con l’incursione nel mondo della pornografia californiana, con alcune sequenze assolutamente cult, tra cui, in primis, quella in cui Jake recita in un film hardcore, nella parte del voyeur sfigato – con tanto di maglioncino a quadri –  sulle note di Relax dei Frankie Goes to Hollywood, canzone scandalo di quella stagione, che calza a pennello in quella scena e che vede partecipare il gruppo in un cammeo irresistibile.

Con Relax, il videoclip entra nel film, in un periodo di vera e propria febbre da video musicali. Proprio quell’anno, infatti, De Palma girava il videoclip di Dancing in the Dark del Boss Bruce Springsteen.

Sono proprio questi richiami al porno, al gore/splatter, nonché all’horror (il film nel film che apre e chiude la pellicola, un po’ come era avvenuto in Blow Out), a rendere Body Double un’opera interessantissima per la sua capacità di fondere i film di serie b/z/xxx con il cinema autoriale, quello scaturito dall’incontro di De Palma con le idee di Hitchcock, mentore del primo e creditore morale di buona parte delle trovate di questa pellicola. Il tutto senza mai uscire dal recinto dell’opera di genere.

L’espediente metacinematografico usato dal regista e richiamato nel finale (durante una crisi di claustrofobia il protagonista si vede catapultato nel set del b-movie che aveva aperto la pellicola) fa quasi propendere per il fatto che tutta la vicenda sia un sogno, salvo poi rivelarsi soltanto un’allucinazione.

L’epilogo (anche qui metacinematografico) con il protagonista che torna sul set del b-movie e gira con una donna una scena di nudo in cui quest’ultima viene sostituita da una controfigura (e qui ritroviamo un altro richiamo al titolo originale), è un omaggio a Dressed to Kill e in particolare alle polemiche che avevano accompagnato l’utilizzo di una controfigura per la scena iniziale della doccia di Angie Dickinson, a base di autoerotismo e dettagli di nudo integrale.

Ad un’altra celeberrima scena di Dressed to Kill, quella dell’inseguimento all’interno del museo, si ispira la sequenza ambientata nel centro commerciale, con Jake che pedina la sua vicina, anche se in questo caso con lo scopo di cercare di proteggerla.

Melanie Griffith (che per chi non lo sapesse è la figlia di Tippi Hedren, indimenticata protagonista de Gli uccelli) è eccezionale nei panni della pornostar Holly Body, ruolo per cui si pensava di ingaggiare una professionista del settore (ma non fu necessario, sebbene De Palma tenne comunque l’audizione, nell’imbarazzo dei produttori). Craig Wasson, che interpreta il protagonista, è più che discreto, ma viene da chiedersi cosa avrebbe potuto essere il film con al suo posto un attore di maggior peso (un Mel Gibson piuttosto che un Kurt Russell di quegli anni).

Ciò che è certo è che De Palma – così come ha fatto Hitchcock – usa il protagonista come metafora e alter ego dello spettatore (o come sua controfigura, per continuare ad usare il titolo originale): il voyeurismo; la claustrofobia che rappresenta l’impossibilità di interagire; il disvelarsi della matassa attraverso una rielaborazione mentale dell’esperienza.

De Palma lo aveva detto chiaramente: “se si vuole lavorare bene, bisogna essere in grado di produrre dei successi commerciali”. Ed infatti, dopo Scarface il regista aveva sostanzialmente carta bianca a Hollywood e usò questo potere per confezionare una delle sue opere più interessanti e, probabilmente, anche una di quelle più personali dal punto di vista stilistico.

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Body Double (1984, USA, 114 min)

Regia e Soggetto: Brian De Palma

Sceneggiatura: Robert J. Avrech, Brian De Palma

Fotografia: Stephen H. Burum

Musiche: Pino Donaggio

Interpreti principali: Craig Wasson (Jake Scully), Gregg Henry (Sam Bouchard), Melanie Griffith (Holly Body), Deborah Shelton (Gloria Revell)

17 pensieri riguardo “touch of modern: Omicidio a luci rosse, di Brian De Palma

  1. Se non sbaglio avevamo parlato di questo film in una delle nostre conversazioni. Ed è proprio grazie al tuo consiglio che l’ho visto, e mi è piaciuto molto. Ha delle scene davvero notevoli, come anche l’altro film che mi consigliasti “Vestito per uccidere”. De Palma in quegli anni era in ottima forma.

    1. Contento di averti portato a vedere questi due film assolutamente notevoli. Sì il De Palma degli anni ottanta era decisamente in forma. Lui è considerato un autore New Hollywood (giustamente peraltro) ma è sbocciato un po’ in ritardo rispetto agli altri ‘movie brats’, quando quella stagione si era ormai chiusa, appunto con i primi anni ottanta…

  2. Un film che è un concentrato di cinema. Una teoria dello sguardo, una epifania di drammaturgia visiva, uno show narrativo di cosa, metaforicamente, il mezzo cinematografico può fare! Goduria pura! — De Palma mi manca tantissimo: è un po’ troppo che è fermo…

    1. Ovviamente d’accordissimo sul film, uno dei vertici di sempre di quella tendenza scopofiliaca che del resto è insita nel mezzo cinematografico.
      De Palma è un po’ uscito dai radar, un po’ per colpa sua (per quanto lo adori non si può negare che ultimamente tendesse ad essere ripetitivo), un po’ per una sorta di ostracismo di Hollywood nei suoi confronti.
      Ha girato e montato Domino, ma a quanto pare non uscirà nelle sale per problemi coi produttori. Poi ho sentito che stava lavorando ad una sceneggiatura ispirata al caso Weinstein… Vedremo…

  3. Per me questo è IL film che ha riassunto l’estetica degli anni ’80, De Palma al suo meglio, un post decisamente all’altezza di questo capolavoro 😉 Cheers

    1. Grazie… sì questo film è decisamente anni ’80, trasuda anni ’80 ad ogni fotogramma… ma in generale è una caratteristica dei film di De Palma quello di essere molto ancorati al loro tempo…

  4. Ma porca miseria! Possibile che non l’ho visto?! Avrò visto mille volte “Omicidio in diretta” ma questo mi sa di no. Eppure la locandina me la ricordo bene, ha proprio quello stile anni ’80 inconfondibile. Devo assolutamente rimediare e vedere anche questo.
    Mi ricordo invece del video di Relax e in effetti quello era il periodo d’oro dei video. Passavo le ore a guardarli, poi, passata quella fase, non li ho più sopportati.
    Su imdb c’è una cosa strana nella scheda di questo film. Il video del trailer ha come fotogramma una immagine con Tommy Lee Jones, ma vedo che non c’è nel film (e nemmeno nel trailer)..
    Sono contenta di questo post e grazie mille per il link.

    1. Omicidio in diretta non è male, ma qui siamo sui livelli top di De Palma… vedrai…
      No Tommy Lee Jones non c’è, che strano…Vabbè non sarebbe la prima cosa strana su imdb…

    1. curioso il fatto di conoscere De Palma con questo film… 😉
      soprattutto perché subito prima di questo aveva fatto tre film decisamente più famosi (Vestito per uccidere, Blow Out e Scarface)…

Commenti

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