Al cinema: Captain Marvel, di Anna Boden e Ryan Fleck

54756Io ho una fortuna incredibile: in un mondo che ormai inizia a stancarsi dei film sui supereroi (ho perso il conto di quante persone mi abbiano già detto di aver smesso di seguire i film della Marvel e della DC), riesco ancora a divertirmi come un bambino guardando le avventure di Iron Man e compagnia. Complice anche la tradizione, ormai da tempo consolidata, di andare a vedere tutti i film del Marvel Cinematic Universe con mio fratello, ogni nuovo capitolo del franchise diventa un piccolo evento che viene opportunamente celebrato, anche quando, come in questo caso, non si tratta esattamente della stella più brillante del firmamento. Sono sempre piuttosto diffidente nei confronti delle campagne pubblicitarie che cercano di creare il caso mediatico puntando sul fattore inclusività: il fatto di avere per la prima volta come protagonista un supereroe nero o, come nel caso di Captain Marvel, donna, non può essere l’unico punto a favore di un film, e onestamente mi sento anche un attimo manipolato, come se fossi costretto ad amarlo per non sentirmi brutto e cattivo. Ecco, guarda, non gli è piaciuto il film con il supereroe donna, misogino! Per cui ora lo dico: a me, Captain Marvel, non è piaciuto. E ora fatemi causa.

Il film inizia sul lontano pianeta Hala, patria della razza aliena dei Kree. Vers (Brie Larson) è un membro dell’organizzazione militare Starforce, guidata da Yon-Rogg (Jude Law) e al servizio della Suprema Intelligenza, la mente collettiva che guida la civiltà Kree. I Kree sono in guerra da tempo contro gli Skrull, una razza aliena mutaforma colpevole di… non si sa bene cosa. Durante una missione sotto copertura, Vers viene rapita dagli Skrull, intenzionati a estrarre alcune informazioni contenute nella sua mente; sfuggita agli alieni, la donna finisce fortunosamente sulla Terra, dove, tra un combattimento e l’altro, scoprirà la verità sui misteriosi incubi che la perseguitano e sugli spaventosi poteri di cui è dotata.

captain-marvel-talos

Una delle discriminanti che mi fanno amare o odiare un film è sicuramente la sceneggiatura, e quella di Captain Marvel è semplicemente oscena; non che l’universo Marvel abbia mai esattamente cercato di eguagliare Shakespeare, non è il suo intento farlo né noi ce lo aspetteremmo, ma lo spettacolo che offre questo capitolo è quantomeno desolante. Si inizia subito con diversi minuti di spiegone, un infodump in piena regola in cui Jude Law ci riversa addosso una serie di nozioni in modo da poterci orientare nell’inedito universo in cui la storia è ambientata. Avrebbero potuto raggiungere lo stesso risultato in modo molto più naturale con un primo atto più lungo e più incentrato sulla vita di Vers su Hala, ma il film preferisce scrivere pagine di sceneggiatura che senza alcuna eleganza cercano disperatamente di metterci al passo così da poter liquidare la questione world-building e procedere con la trama vera e propria; la quale, tuttavia, non è purtroppo esente da problemi.

Captain Marvel presenta una quantità di buchi di trama imbarazzante, dai più insignificanti (come fa la divisa di Carol a scomparire e ricomparire da una scena all’altra?) a quelli invece fondamentali per la trama (tra tutti, la presenza del Tesseract). Captain Marvel è una storia scritta e progettata in modo maldestro, più alla ricerca dell’effetto scenico che interessato a costruire un racconto logico e coerente non solo con le sue premesse, ma anche con l’intero universo del quale fa parte. Semplicemente non ha senso che il Tesseract sia dove lo troviamo, e gli autori nemmeno si sforzano di giustificare la scelta di complicare inutilmente la vicenda della Gemma dello Spazio; a quanto pare, a nessuno è sembrato strano, in fase di scrittura, che il più importante e pericoloso artefatto terrestre scomparisse nel nulla senza che nessuno se ne preoccupasse o cercasse di recuperarlo, al di là di un paio di razze aliene che, in qualche modo, sono al corrente della sua posizione e vogliono litigarselo. E’ questa superficialità e approssimazione nel trattamento della storia a decretare l’autentico fallimento dell’operazione Captain Marvel, che si rivela assolutamente non all’altezza dei suoi colleghi sia per quanto riguarda il piano del racconto, sia per la gestione dei personaggi.

captain-marvel-lo-spot-tv-born-free_ttbg

A dare definitivamente il colpo di grazia al film, infatti, sono la serie di protagonisti bidimensionali che lo mettono in scena e le assurde dinamiche che si instaurano tra loro. “Superficialità”, come già accennato prima, può essere la parola d’ordine di Captain Marvel, che rifiuta sistematicamente di scavare più a fondo e approfondire davvero tutto ciò che passa davanti alla macchina da presa. Il peccato mortale, ovviamente, è Carol stessa, che può a malapena essere considerata un personaggio: una lezione che, purtroppo, non si è ancora imparato è che non sono la risposta sempre pronta o l’atteggiamento sfrontato a costruire un personaggio forte, ma delle solide basi psicologiche ed emotive su cui costruire un percorso di crescita e, magari, cambiamento. Se queste vengono a mancare, o sono traballanti e approssimative, allora il sarcasmo e la temerarietà non sono più sintomi della caratterizzazione di un personaggio, ma di cattiva scrittura. In fin dei conti, noi, di Carol, non sappiamo niente; non sappiamo cosa voglia, cosa desideri, cosa la spaventi o cosa la motivi davvero a compiere il duro percorso che ha scelto di intraprendere. Carol è un guscio vuoto, il modello generico di un’eroina pronta a diventare un vessillo del femminismo dell’era MeToo, ma per lo stesso motivo appare come un personaggio generico e scialbo, privo di una vera identità al di là del costume sgargiante e dei poteri che dimostra di avere. Non è nemmeno essenziale che sia donna: per essere il primo film Marvel ad avere come protagonista un’eroina, la femminilità di Carol non è mai al centro del discorso, come fu, ad esempio, la questione del razzismo in Black Panther, così che se un uomo avesse preso il suo posto il film si sarebbe comunque retto perfettamente in piedi lo stesso, senza nemmeno dover ritoccare la sceneggiatura!

E poi via, con la consueta dose di effetti speciali e cialtronaggine cui ormai la Marvel ci ha abituati, tra alieni che si presentano sorbendo una bibita con la cannuccia e Men in Black che confrontano i genitali degli extraterrestri, gatti che fanno cose buffe e militari tutti d’un pezzo che di fronte a detto felino rincitrulliscono in modo imbarazzante. Perfino la storia della benda sull’occhio di Nick Fury riesce ad evitare qualsiasi connotazione epica in favore di una squallida gag; ancora e sempre, è tutta una grande commedia in cui il punto è ridere, ridere di tutto, poco importa che la gravitas dell’universo narrativo e dei personaggi sia progressivamente intaccata e demolita da questa scomposta ilarità che sta lentamente trasformando la più grande epica contemporanea in una barzelletta.

captain-marvel-5

In fin dei conti, quindi, non si può nemmeno fare una colpa a Captain Marvel se è uscito così male: semplicemente ha seguito il modello standard di un film Marvel, diventando esattamente questo, un mediocre film qualsiasi, una origin story convoluta e insipida destinata a sfigurare in un confronto con i conflitti shakespeariani di Thor o la complessità di motivazioni dietro alla guerra ideologica tra Tony Stark e Steve Rogers. Un film che resterà memorabile, forse, solo per il genere della sua protagonista, ma che non arricchisce in alcun modo l’universo Marvel e non brilla sotto alcun aspetto specifico. Davvero un gran peccato.

___

Captain Marvel (2019, USA, 124′)

Regia: Anna Boden, Ryan Fleck

Sceneggiatura: Anna Boden, Ryan Fleck, Geneva Robertson-Dworet

Fotografia: Ben Davis

Musica: Pinar Tropak

Interpreti principali: Brie Larson (Carol Danvers/Captain Marvel), Samuel L. Jackson (Nick Fury), Ben Mendelsohn (Talos/Keller), Lee Pace (Ronan l’Accusatore), Lashana Lynch (Maria Rambeau), Annette Bening (Suprema Intelligenza/Mar-Vell/Dr. Wendy Lawson), Jude Law (Yon-Rogg)

10 pensieri riguardo “Al cinema: Captain Marvel, di Anna Boden e Ryan Fleck

    1. Non mi aspetto che nessuno dei film Marvel floppi, ormai hanno una fanbase tale per cui ogni film sarà inevitabilmente un successo. Mi piacerebbe però che meritasse davvero il successo che sta avendo e non fosse portato in trionfo solo perché è Marvel.

      Ah, e ovviamente lo straconsiglio!

  1. Sono d’accordo, è un film mediocre e già me lo sono scordato. La scena post credit, che dovrebbe gasare, mi ha trasmesso una tediosa sensazione. Endgame farà il botto al botteghino ovviamente, ma dubito che sarà un grande film se questa è l’eroina decisiva

    1. Il problema è che Captain Marvel nasce già con la tagline implicita “deus ex-machina”: abbiamo un cattivo troppo forte e invece di ragionare su come batterlo semplicemente introduciamo, dal niente, un eroe ancora più forte che possa batterlo. Non è esattamente il modo che preferisco di veder raccontata una storia.

      Endgame sarà inevitabilmente il miglior incasso dell’anno, già lo dico, e a pensarci è strano visto che, bene o male, sappiamo già tutti cosa succederà e come andrà a finire. Eppure tutti correremo a vedere un film che praticamente conosciamo già solo per vedere confermate le nostre aspettative; è un paradosso che mi lascia perplesso già da un po’.

  2. Concordo pienamente. Va bene l’intrattenimento, okay gli effetti speciali e sì, si può apprezzare il tentativo diffuso (un po’ buonista) di promuoverlo solo perchè primo Marvel cine-comic dedicato interamente ad una supereroina ma… Un disastro di sceneggiatura che non funziona soprattutto nella prima parte in cui dovrebbe “agganciare” lo spettatore generico e non solo l’appassionato attratto da Easter Eggs e altri riferimenti. Nel complesso per me è appena sufficiente perchè sì, alla fine al cinema questa modalità un po’ “fracassona” ogni tanto serve per distrarsi. Ma solo ogni tanto… 😉

  3. Lo vedrò, anche se mi hai tolto il già poco entusiasmo che avevo😉😉
    Scherzi a parte, volevo chiederti: al di là della critica al personaggio che hai fatto e che mi è ben chiara, sei d’accordo con chi ha definito Brie Larsson non adatta al ruolo? (Addirittura c’è chi lo ha definito uno dei più clamorosi casi di miscasting degli ultimi anni)…

    1. Anche io l’ho trovata molto fuori parte, e non me lo spiego perché in Room (l’unica altra cosa in cui l’ho vista) mi era piaciuta tantissimo, e come phisique du role ci siamo. Forse è un problema del modo in cui è stata diretta.

Commenti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.