Al cinema: Una Giusta Causa, di Mimi Leder

54961Come tutti gli anni, anche questa volta ho approfittato dei CinemaDays, e, come tutti gli anni, grazie al prezzo ridotto all’osso mi sono buttato a vedere cose che altrimenti avrei considerato con interesse ma rimandato a un futuro indefinito. Ho visto così il sorprendente Captive State e, soprattutto, Una Giusta Causa, del quale non sapevo nulla e che mi ha invece molto favorevolmente colpito, soprattutto grazie alla sua protagonista, Felicity Jones, della quale ho deciso di recuperare tutto. D’altronde l’estate si avvicina, e a cos’altro servono le lunghe giornate di sole?

Una Giusta Causa racconta la storia vera di Ruth Bader Ginsburg, già protagonista del documentario RBG candidato agli ultimi Oscar. Il film incontra Ruth nel suo primo anno alla facoltà di giurisprudenza di Harvard, e la segue nella difficile, per non dire impossibile, ricerca di un lavoro presso uno studio legale fino alla sua rinuncia alla carriera forense in favore di un più modesto impiego come insegnante di diritto. Ma la grande occasione, finalmente, arriva, e quando un uomo solo e anziano chiede aiuto per un problema di discriminazione di genere Ruth coglie al volo la possibilità di combattere la sua battaglia di fronte alla Corte d’Appello per abbattere, finalmente, la discriminazione sessuale ancora vigente negli Stati Uniti.

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Per certi versi, Una Giusta Causa è un film molto tradizionale, con una struttura molto classica che rischia, in certi frangenti, di risultare perfino prevedibile, tanto fa affidamento alle formule fisse del racconto biografico. La storia è raccontata in modo molto lineare, ma con ben chiaro in mente quale sia il punto da raggiungere: durante la visione diventa sempre più evidente come a Mimi Leder importi il giusto raccontare la vita di Ruth, ma sia molto più interessata a portare sullo schermo la dura battaglia che la donna, ma non solo, ha dovuto combattere contro la discriminazione sessuale. Ecco allora che tutti gli avvenimenti della sua vita sono analizzati con una speciale attenzione sempre focalizzata su questo problema, così da permetterci di scoprire, non senza una punta di inquietudine, quanto profondamente la discriminazione sessuale possa essere radicata nel nostro linguaggio e nel nostro pensiero, anche e soprattutto laddove non ce ne rendiamo conto.

Proprio questa speciale attenzione fa sì che, a fronte di una narrazione molto classica, Una Giusta Causa spicchi per la vibrante energia con cui espone le sue argomentazioni, identificandosi, nel finale, con una Felicity Jones scossa dalla rabbia mentre cerca di mantenere il controllo durante la sua arringa. Entrambi, il film e Ruth Ginsburg, sanno benissimo di avere ragione e si obbligano a mantenere una calma a stento trattenuta mentre si ritrovano a dover spiegare l’ovvio a un pubblico che da tempo dovrebbe aver superato distinzioni assurde come quella che suddivide le persone sulla base del loro sesso. Mimi Leder articola un discorso appassionato ed energico che usa la figura simbolica di Ruth per parlare di tutte le donne, anzi, tutte le persone che si siano mai scontrate con le differenze di genere e della loro battaglia apparentemente impossibile per far valere i propri diritti.

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Una storia purtroppo ancora necessaria e attuale, quindi, che si avvale del lavoro straordinario di un cast superbo, capitanato da una Felicity Jones che regge tutto il film sulle sue spalle, arrivando a brillare di luce propria nel bel monologo finale e offrendo un’interpretazione carica di passione. È evidente che la Jones ha creduto in ogni singolo momento del progetto, ed è riuscita a infondere tutta la fiducia nella necessità e nel valore di questa storia all’interno del suo personaggio, rendendo così il suo ritratto di Ruth Ginsburg il singolo elemento più memorabile dell’intero film e uno dei suoi ruoli più riusciti finora. La regia della Leder non riesce, tuttavia, a spiccare mai davvero il volo, limitandosi a raccontare la storia in un compitino ben realizzato ma, a tratti, piuttosto piatto; un fattore questo che, insieme a una sceneggiatura che si dilunga, talvolta, in modo eccessivo su alcun questioni marginali può rischiare di perdere la presa sullo spettatore e compromettere il risultato finale, diluito da un film che potrebbe apparire molto più lungo di quanto effettivamente sia.

Difetti formali e mancanze veniali, però, che rendono il film forse meno perfetto ma sicuramente non meno necessario. Una Giusta Causa è tenuto in piedi dalle ferree intenzioni della regista e del cast, facendosi perdonare, in ultima analisi, tutti i suoi difetti in nome di un impegno sociale di cui si fa prepotentemente portabandiera, squarciando rumorosamente il velo di silenzio e ipocrisia che ancora oggi avvolge la discriminazione sessuale, costantemente data per superata e relegata al passato ma che dimostra di essere ancora tristemente viva e vegeta in tutto il mondo. Abbiamo ancora bisogno di Ruth Ginsburg e delle sue fiere battaglie per l’uguaglianza.

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On The Basis Of Sex (2018, USA, 120′)

Regia: Mimi Leder

Sceneggiatura: Daniel Stiepleman

Fotografia: Michael Grady

Musica: Mychael Danna

Interpreti principali: Felicity Jones (Ruth Bader Ginsburg), Armie Hammer (Martin Ginsburg), Justin Theroux (Mel Wulf), Kathy Bates (Dorothy Kenyon), Sam Waterston (Erwin Griswold), Cailee Spaeny (Jane Ginsburg)

7 pensieri riguardo “Al cinema: Una Giusta Causa, di Mimi Leder

  1. interessante, questo me l’ero proprio perso…
    sapevo del documentario, ma di questo film a soggetto no (che poi è curioso che escano più film sullo stesso tema in periodi ravvicinati – e non è l’unico caso)…
    felicity jones mi è parsa una brava attrice, per quel poco che la conosco (pure io dovrei fare dei corsi di recupero)…

  2. Visto anch’io col cinema days, senza il quale avrei rischiato di non vedere mai questo film. E sarebbe stato un peccato perché merita, soprattutto per Felicity Jones che qui è davvero bravissima (oltre che bella).

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