Al cinema: Avengers: Endgame, di Anthony e Joe Russo

ATTENZIONE: questo articolo, oltre a essere lungo infinito, CONTIENE SPOILER!

È la fine, annunciata, di un’era. Dopo undici anni di storie, il Marvel Cinematic Universe chiude non solo un capitolo, ma un volume della sua storia, risolvendo la lunga linea narrativa dedicata al Guanto e alle Gemme dell’Infinito, introdotta già nel 2011 in Thor, e congedandosi in maniera definitiva da molti dei suoi personaggi principali. Quello che seguirà sarà qualcosa di necessariamente diverso, non solo perché, per la prima volta, verrà a mancare una linea narrativa principale su cui costruire tutti i vari stand-alone, ma soprattutto per l’assenza dei protagonisti più amati e carismatici del franchise. Dove questo ci porterà, solo il tempo potrà dircelo (Doctor Strange sicuramente già lo sa, ma, intervistato dalla nostra redazione, si è rifiutato di rilasciare spoiler); per ora, noi ci troviamo a parlare di Avengers: Endgame.

E c’è molto di cui parlare. Avengers: Endgame è un film enorme, nelle sue proporzioni e nelle tematiche che solleva, nei successi che colleziona e nelle perplessità che solleva. È un film cui non è possibile restare indifferenti, che si sia fan di lunga data dell’Universo Marvel o un suo detrattore, anche solo per l’impatto che ha avuto nella cultura di massa e nella storia del cinema: Avengers: Endgame è la consacrazione e la celebrazione di un mito, nato tra le pagine di un albo a fumetti più di cinquant’anni fa e che ora è diventato il fenomeno cinematografico, ma non solo, più importante e rilevante di questi anni Dieci, e che come tale merita ormai di essere considerato e analizzato.

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Il film inizia più o meno dove ci siamo lasciati il mese scorso con Captain Marvel: Thanos ha portato a compimento il suo piano sterminando il 50% delgli esseri viventi, e i nostri Avengers, ridotti a poco più del nucleo originale, non sanno come fare per risolvere la situazione. Dopo che per cinque anni ognuno ha provato, con scarso successo, ad andare avanti con la propria vita, la soluzione giunge inattesa da Ant-Man: usare il mondo quantico per tornare indietro nel tempo, recuperare le gemme prima di Thanos e, schioccando le dita, riportare tutti in vita. Un piano fin troppo semplice, verrebbe da dire, che però inizia a complicarsi fin da subito rischiando di aggravare ancora di più la situazione: Thanos, infatti, mangia la foglia, e per fermarlo un’altra volta bisognerà ricorrere nuovamente a tutta la potenza di fuoco di cui gli Avengers sono in possesso, arrivando a sacrificare il tutto per tutto.

Ovviamente l’investimento emotivo è alle stelle, fin da quella prima scena iniziale con Tony Stark, probabilmente il personaggio più amato di questo franchise, lasciato alla deriva nello spazio ad affrontare un’imminente morte con la sola, improbabile, compagnia di Nebula. Il problema, però, è che si arrivava da un capitolo, Avengers: Infinity War, che aveva alzato enormemente il livello della narrazione, costruendo un racconto teso come la corda di un violino, un continuo climax culminato in una scena, quella dello schiocco di dita, già impresso a fuoco nell’immaginario collettivo e probabilmente entrato nella Storia del cinema. Difficile ripetere la magia, improbabile replicarne il successo. I fratelli Russo, probabilmente, hanno capito tutto questo molto tempo fa, e per Avengers: Endgame cambiano completamente impostazione: se Infinity War è stato un grandioso kolossal d’azione, con battaglie continue e sempre più lunghe, Endgame è invece un film più lento e riflessivo, che si concentra meno sui combattimenti (praticamente confinati in un’unica, altrettanto colossale, battaglia finale) e più sull’analisi dei suoi protagonisti, costretti ad affrontare l’orrore del fallimento e la tragedia di un mondo che ha visto morire metà dei suoi abitanti. Tutta la prima parte del film è una lunga, e ben riuscita, operazione di approfondimento dei personaggi dalle proporzioni inedite per questa saga. Per la prima volta li vediamo veramente guardarsi dentro da soli, senza la necessità che un altro personaggio gli faccia da specchio come avvenuto nel pur ottimo Civil War: adesso ogni eroe è da solo con i propri spettri e deve trovare solo dentro di sé la motivazione per continuare a vivere e credere in un mondo che sa, in cuor suo, di aver deluso.

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Una decostruzione completa dei personaggi che procede per gran parte del film, mettendo ognuno dei protagonisti a nudo per scoprire cosa ci sia, davvero, sotto i superpoteri e gli ideali che li sostengono, cosa faccia l’uomo Avenger prima dell’eroe Avenger. Un’operazione che è sicuramente l’elemento più interessante e riuscito dell’intero film, e che vede, ad esempio, Vedova Nera attaccarsi con le unghie e con i denti al lavoro, l’unica cosa che le dava uno scopo nella vita, o Thor, al contrario, rinnegare qualsiasi ideale di valore in favore di una vita anonima all’insegna dello stordimento, pur di impedirsi di pensare. Avengers: Endgame, al netto dei siparietti comici e delle trovare divertenti, è sicuramente il film del MCU più drammatico e doloroso, in cui l’eroe si spoglia delle sovrastrutture che lo hanno reso tale e resta, di fronte a noi, solo l’uomo, fragile e spaventato, vittima di un trauma che è incapace di risolvere. Nel corso del film, ognuno dei protagonisti è chiamato a ripercorrere i propri passi per scendere definitivamente a patti con la propria identità e le questioni irrisolte del proprio passato, in un viaggio catartico che non è solo teso al salvataggio dell’universo, ma anche e soprattutto al salvataggio dell’umanità in ognuno di loro, mai come ora così a rischio.

Un viaggio che, però, solleva anche le principali perplessità narrative nel momento in cui viene intrapreso. La questione del viaggio del tempo era già stata anticipata da tempo nelle varie teorie e supposizioni del web, per cui, nel momento in cui Ant-Man ha effettivamente sollevato la questione, nessuno ha effettivamente battuto ciglio; il problema sorge quando Hulk spiega le modalità di questo viaggio e, soprattutto, le sue conseguenze. Conseguenze che, semplicemente, non ci sono: in Avengers: Endgame, viaggiare nel tempo e modificare il passato non compromette in alcun modo la linea temporale e non cambia il presente, presentando il tempo come una serie di punti fissi impossibili da modificare una volta avvenuti. Questo solleva ovviamente una serie di domande, come, ad esempio, come sia possibile estrarre dal tempo un personaggio, ucciderlo, e trovarsi comunque in un presente che risente delle conseguenze delle azioni che, di conseguenza, non ha mai compiuto. Avengers: Endgame glissa costantemente ed elegantemente sulla questione dei paradossi temporali, un problema enorme ma che, come un elefante nella stanza, esige di essere affrontato: la verità, per quanto scomoda e sgradevole dalla prospettiva di qualcuno che ha dedicato a questa storia dieci anni della propria vita, è che, con Avengers: Endgame, gran parte della linea narrativa dovrebbe essere azzerata, in quanto mai avvenuta. Al contrario, ci viene chiesto più volte di credere che due linee temporali possano scorrere parallelamente senza influenzarsi a vicenda, sebbene il film stesso smentisca in continuazione questa tesi, con la storyline di Nebula (altrettanto problematica) e con il finale dedicato a Steve Rogers. Proprio Captain America è la dimostrazione che tornando indietro nel tempo e interagendo con il passato la storia viene riscritta, per cui il trattamento riservato al viaggio del tempo in Avengers: Endgame semplicemente non sta in piedi.

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Una sceneggiatura claudicante che non ha solo nei paradossi temporali ignorati i suoi difetti, ma anche nell’eccessivo e costante utilizzo di forzature e deus ex machina, espedienti narrativi che rendono lo svolgimento del racconto talvolta farraginoso e poco credibile. Captain Marvel serve ben due volte a questo scopo: fedele al ruolo che le avevo immaginato di dea ex machina, e che non teme effettivamente di ricoprire, Carol entra in scena due volte, ed entrambe per risolvere una situazione altrimenti ingestibile da parte dei protagonisti; ho apprezzato che lei non sia stata la chiave per la vittoria, cosa che avrei rifiutato del tutto, ma il fatto che sia stata una carta usata solo in caso di necessità estrema ha reso ancora più dolorosamente evidente la sua funzione, e l’uso del suo personaggio davvero poco elegante. A questo si aggiunge il fortunoso e risibile recupero di Ant-Man, probabilmente la scena più narrativamente ridicola, voglio osare, di tutto il MCU: è possibile che un topo, inavvertitamente, accenda la macchina quantica e inneschi il processo per tirarlo fuori dal mondo quantico? Va bene la sospensione dell’incredulità, ma qui si sta tirando troppo la corda.

E poi c’è la battaglia. Lunga, colossale, epica. Una battaglia in cui tutte le risorse vengono messe in campo, non si risparmiano energie e colpi e i destini, fatalmente, si compiono. Gli eserciti schierati sono ancora più grandi di quelli visti in Infinity War, e la brutalità del combattimento estrema. Tuttavia, anche nel conflitto, c’è spazio per piccoli, grandi momenti di gioia, come quando, proprio nel momento in cui tutto sembra perduto, i portali di Strange si aprono e tutti gli Avengers morti fanno la loro apparizione al grido di battaglia del Wakanda. Si tratta di una scena genuinamente emotiva, in cui la sala ha risposto con un applauso da far venire i brividi; sono momenti come questi, e la risposta che questi momenti strappano alla gente, che ti fanno capire quale sia il vero potere di una storia. Da ricordare, ancora, l’armata delle eroine, che si riuniscono per combattere contro il Titano in una scena purtroppo molto breve, e la conclusione dello scontro, con quell’ennesimo schiocco di dita che, al prezzo di una vita, salva il mondo intero facendo finire in polvere l’intera armata di Thanos e poi lui in persona.

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Il finale agrodolce è un lungo saluto a tutti gli eroi che ci hanno accompagnato in questo lunghissimo viaggio, non sempre perfetto ma ogni volta emozionante e ricco di sorprese. Come tutti i film che lo hanno preceduto, Avengers: Endgame non è perfetto, soprattutto a causa di una sceneggiatura che scricchiola rumorosamente sotto il peso delle forzature e delle incongruenze, ma i suoi difetti gli sono perdonati alla luce dell’importanza che questa storia ricopre all’interno dell’Universo Marvel, della Storia del cinema e in ognuno dei fedelissimi che non se ne sono persi una puntata, che si sono travestiti almeno una volta da supereroe e che sono pronti, idealmente, a raccogliere lo scudo di Captain America con l’eredità che esso comporta. Il futuro, per una volta, è imperscrutabile, come lascia presagire l’assenza di scene post credit, ma sicuramente non sarà facile per la Marvel: dove si può andare ancora, dopo aver raggiunto una vetta così alta, senza sembrare ripetitivi? Domande riservate a una pagina ancora da scrivere, comunque; oggi salutiamo gli eroi che hanno reso così indimenticabile questo viaggio, e se è vero che il valore di una storia si misura anche in base al suo finale, allora la saga degli Avengers è stata veramente speciale.

Per l’ultima volta: Avengers, assemble!

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Avengers: Endgame (2019, USA, 182′)

Regia: Anthony e Joe Russo

Sceneggiatura: Christopher Markus e Stephen McFeely

Fotografia: Trent Opaloch

Musica: Alan Silvestri

Interpreti principali: Robert Downey Jr. (Tony Stark / Iron Man), Chris Evans (Steve Rogers / Captain America), Mark Ruffalo (Bruce Banner / Hulk), Chris Hemsworth (Thor), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff / Vedova Nera), Jeremy Renner (Clint Barton / Ronin), Don Cheadle (James Rhodes / War Machine), Paul Rudd (Scott Lang / Ant-Man), Brie Larson (Carol Danvers / Captain Marvel), Karen Gillan (Nebula), Josh Brolin (Thanos), Bradley Cooper (Rocket Raccoon).

4 pensieri riguardo “Al cinema: Avengers: Endgame, di Anthony e Joe Russo

  1. SPOILER SPOILER SPOILER
    Ne approfitto per chiedere a te una cosa che mi ha lasciato dei dubbi, dato che hai sviscerato benissimo sia questo film che tutti quelli dell’MCU.
    Da quello che ho capito, in Endgame semplicemente sono stati riportati in vita tutti quelli morti con lo schiocco di Thanos, mentre ogni altra cosa è stata lasciata invariata. Al di là delle domande più o meno divertenti che mi sono venute in mente (tipo che chi è tornato ha ora cinque anni in meno di tutti gli altri, e mi sono pure immaginato uno che torna in vita e si ritrova il coniuge risposato)… in pratica Endgame finisce nel 2023-24, cinque anni dopo i fatti di Infinity War. O no?
    In questo caso, vorrebbe dire che tutti i prossimi film dell’MCU, se ambientati DOPO Endgame, dovranno essere nel 2024. Se così fosse, sarebbe stata una mossa piuttosto azzardata da parte dei produttori/registi, perché significherebbe creare ogni volta un’ambientazione futuribile. Ok, esiste la scusa del “la civiltà si è fermata per cinque anni, quindi tutto è più o meno come nel 2019”. D’accordo, ma in questo caso mi aspetto, nei prossimi film, di trovare edifici abbandonati, ruderi, auto, aerei e mezzi vari sparsi in giro, e insomma tutti i segni di un pianeta in stato di semi-abbandono. Dal trailer di “Spiderman: Far From Home” onestamente non mi sembrava che la Terra se la passasse malaccio, anche se si tratta di pochi minuti di video. In ogni caso mi parrebbe una cosa molto forzata se all’improvviso tutto fosse bello e perfetto: non so quanto nella realtà ci metterebbe l’umanità a riprendersi ma, così a occhio, direi abbastanza.
    C’è qualcosa che non torna nel mio ragionamento? Perché non vorrei aver interpretato male qualche elemento della vicenda di Endgame, ma non riesco a capire cosa.

    1. No, hai ragione. Il salto temporale sposta tutta la vicenda nel futuro di cinque anni, ma non credo sarà un problema rilevante: il MCU non ha mai avuto grandi riferimenti ad eventi reali del nostro mondo, a parte quelli già considerati Storia come la Seconda guerra mondiale in Captain America, e in ogni caso, per giustificare le discrepanze, possono sempre giocarsi la carta del mondo parallelo al nostro, dove in effetti si trovano, sebbene non venga mai detto esplicitamente, mi sembra.

      Per quanto riguarda il mondo in rovina anche io me lo stavo chiedendo, e sono sicuro che qualcosa vedremo nei prossimi film, altrimenti sarebbe, come dici tu, un buco di trama: possibile che tutto sia già a posto? Nel trailer di Spider-Man non si vede molto, ma mi insospettisce che a così breve distanza da Endgame si sia già tutti perfettamente organizzati per mandare dei ragazzi in gita in Europa. Purtroppo per questo dovremo aspettare e vedere come se la gestiranno nei prossimi film.

      Però è anche per questo che mi aspettavo che il viaggio del tempo fosse usato per riavvolgere il nastro e tornare noi indietro a prima di Infinity War, così da non creare questi problemi di timeline.

    1. Penso che sia una gag scoppiata in mano agli sceneggiatori: pensavo che a un certo punto, verso il finale, sarebbe magicamente tornato in forma come era prima, e la scelta di portarlo grasso e flaccido fino alla fine per me è stato un po’ eccessivo. Però mi è piaciuta molto come idea per far vedere la profondità del trauma che ha subito alla fine di Infinity War.

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