Al cinema: L’uomo fedele, di Louis Garrel

In un prologo fulminante Marianne notifica ad Abel, con il quale convive, a) che è incinta; b) che lui non è il padre ma è Paul, un comune amico; c) che sposerà Paul e lui deve andarsene; d) che cresceranno i carciofi a Mimongo (no questo no). Lui non sbrocca e abbozza: AH. Sbalzo temporale, anni dopo (9), Paul è morto, al funerale Abel e Marianne si ritrovano a considerare se tornare insieme. Ma le variabili sono aumentate, perché ora abbiamo anche Eve, sorella minore di Paul, la quale è sempre stata innamorata di Abel e fa una formale dichiarazione di guerra a Marianne per conquistarlo. Nonché Joseph, figlio ottenne di M e P, che sostiene la madre sia un’avvelenatrice. Un bel casino, e dopo neanche 10 min di film.

Louis Garrel (Abel), alla sua seconda opera da regista (la prima non l’ho vista ma il personaggio di se stesso si chiamava sempre Abel), è un figlio d’artissima, il padre regista (Philippe) si bombava Nico dei Velvet U negli anni della Nouvelle Vague, di cui rimbombano gli echi e le citazioni, nei temi, nelle relazioni e perfino nel titolo (Stephane, una moglie infedele, era il film di Claude Chabrol). Di quei belli e dannati à la français, ciondolone, scapigliato e con una costellazione di nei sulla faccia – già faceva parte del triangolo dei The Dreamers di Bertolucci. Sai, quando gli amici di famiglia sono Bertolucci, capita.

Poi abbiamo Laetitia Casta (Marianne), finalmente un po’ invecchiata, così è ancora bellissima ma non scandalosamente ficah come prima – prima era inverosimile per quasi qualsiasi parte, e per chi voglia fare l’attrice può essere frustrante – Angelina Jolie in Changeling quanto era inverosimile? Comunque, genere: MILF a manetta.

E, infine, (Eve) la figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradis – proprio per non farsi mancare niente, che è ovviamente caruccia (e tiene un milione di followerz su insta).

Nell’incedere della storia, a turno di questi tre si sente la voce off, che esprime un punto di vista, un percorso, l’evolversi di sentimenti ed emozioni – siamo in un genere sentimentale, nel senso stretto. L’unico di cui non si assume il punto di vista è l’enigmatico bocia, che gioca un po’ a mettere tutti contro tutti, in una royal rumble emozionale (bella espressione, e così anni ‘90). Altro punto interessante è la concezione di Garrel dei rapporti uomo-donna. Lui, e i suoi personaggi, sono sì belli e hipster, ma fondamentalmente non decidono mai, seguono la corrente. E la corrente la determinano le donne, Marianne e Eve mettono in atto una vera e propria partita a scacchi sui sentimenti di Abel, sballotato di qua e di là da trame sottili che gli fanno quasi credere di fare qualcosa perché lo vuole lui. L’ironia è che pure, e più ancora, il bimbetto lo manipola in continuazione, quindi è tipo vedere una bambola di pezza tirata da tre lati. Il tutto però molto ovattato, senza urla e strepiti (Muccino al confronto ci fa una figura da burino che levati). La ricomposizione finale, al contrario della partita a scacchi, sembra lasciare tutti felici (win-win), in un mood che è un po’ quello degli ultimi Woody Allen, la vita è un casino, accadono cose in continuazione, è bella e a tratti triste così, whatever works.

Oh, sballottato, ma intanto sempre comunque sballottato tra due fighe modelle ecc, va bene che è uomo-oggetto ma mi sembra che la casalinga di Voghera ancora possa comparire nei suoi film.

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L’Homme fidèle (2018, Francia, 75 min)

Regia: Louis Garrel

Sceneggiatura: Louis Garrel, Jean-Claude Carrière

Fotografia: Irina Lubtchansky

Musiche: Nome Cognome

Interpreti principali: Louis Garrel (Abel), Laetitia Casta (Marianne), Lily-Rose Depp (Eve), Joseph Engel (Joseph)

4 pensieri riguardo “Al cinema: L’uomo fedele, di Louis Garrel

  1. E’ un casino quando ci sono troppe fi… ehm, finalità contrastanti in un gruppo di persone. Sì, ecco, troppe finalità. Dalla recensione mi sa che sto film mi starà antipatico, i mondi dove tutti sono bellissimi e elegantissimi tutto il tempo mi risultano sempre un po’ ostici!

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