Al cinema: X-Men: Dark Phoenix, di Simon Kinberg

X-Men-Dark-Phoenix-675x905È interessante notare come entrambe le saghe cinematografiche dedicate ai mutanti creati da Stan Lee abbiano deciso di concludersi adattando per il grande schermo la Saga di Fenice Nera, uno degli eventi fumettistici più famosi e amati della lunga produzione Marvel. Segno, sicuramente, di quanto questo arco narrativo sia stato fondamentale per la storia degli X-Men, una storia a tratti controversa e che culmina con la prima delle molte morti di Jean Grey, segnando un punto fisso nella cronologia della serie, e forse del fumetto in generale. È ugualmente interessante vedere però come, in entrambe le sue versioni cinematografiche, questa Saga non sia riuscita ad avere il trattamento che merita, dando vita a film pasticciati e poco riusciti: X-Men: Dark Phoenix non riesce infatti a risollevare le sorti della Fenice cinematografica, già bistrattata in X-Men: Conflitto Finale, presentandosi come un adattamento fiacco e poco ispirato di un ottimo materiale di partenza.

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La storia inizia più o meno allo stesso modo: durante una missione nello spazio la squadra degli X-Men è minacciata da una tempesta solare, e Jean decide di sacrificarsi per permettere ai suoi compagni di sopravvivere. Contrariamente ad ogni aspettativa, però, non solo la ragazza sopravvive, ma dimostra di avere enormemente amplificato i propri poteri grazie all’intervento di un’entità cosmica, la Fenice, che si è unita a lei. Spaventata da questi immensi poteri che non è in grado di controllare, Jean si allontana dai suoi amici mentre altre creature extraterrestri fanno la loro apparizione sulla Terra per appropriarsi del potere della Fenice, con il quale intendono ridare vita al loro sanguinario impero.

X-Men: Dark Phoenix è un film approssimativo e superficiale, che non riesce a sfruttare al meglio il ricco materiale di partenza preferendogli una trama scontata e, per questo, molto poco sorprendente. A suo tempo, X-Men: Conflitto Finale aveva quantomeno avuto il merito di inserire la Fenice in un arco narrativo molto più ampio, presentandola come il compimento dell’intera trilogia e inserita all’interno di un altra storia dall’enorme potenziale, quella della “cura” che avrebbe privato i mutanti dei loro poteri, riuscendo quindi a dare il giusto respiro a una storia e un personaggio complessi e articolati, esplorando abbastanza adeguatamente le origini e le conseguenze dei devastanti poteri di Jean, tutte cose che, al contrario, X-Men: Dark Phoenix sceglie di non fare. Le due ore di durata sono evidentemente insufficienti per ricreare le proporzioni apocalittiche, sebbene su scala molto minore di quanto visto nel film precedente, della trasformazione di Jean, e soprattutto la sua evoluzione psicologica, spesso brutale tanto quanto la manifestazione dei suoi poteri.

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Una semplificazione sistematica, quindi, che finisce per disinnescare qualsiasi impatto emotivo significativo e le cui cause sono da ricercare già nei film precedenti, in quel pasticciato X-Men: Apocalisse che aveva dedicato troppo poco spazio alla presentazione di Jean Grey e degli altri giovani mutanti. Frettolosamente introdotta e scarsamente approfondita, Jean non ha avuto il tempo di farsi conoscere e amare, così che il suo doloroso percorso in questo film lascia per lo più indifferenti: meglio sarebbe stato, anche in questo caso, articolare un discorso più lungo e approfondito su di lei e i suoi poteri, così da poter esplorare più nel dettaglio la sua drammatica evoluzione in Fenice. Un’evoluzione che, in questo caso, appare fin troppo drastica e immediata, portandola da ragazza dolce e coraggiosa a violenta e fredda assassina nel breve volgere di qualche scena senza che alcuna spiegazione solida sia offerta allo spettatore. Si può giocare la carta della possessione, certo, ma quanto sarebbe stato meglio, o quantomeno più interessante, assistere al dramma di una ragazza veramente combattuta tra il desiderio di fare del bene con i poteri cosmici di cui si scopre dotata e la consapevolezza di non riuscire a controllare quegli stessi poteri, finendo involontariamente e inevitabilmente per ferire quelli che ama?

X-Men: Dark Phoenix è un film molto introspettivo, ma un film introspettivo che si concentra sui personaggi sbagliati. Al centro dell’attenzione c’è ancora una volta Charles Xavier, incapace, ormai, di offrire materiale nuovo su cui lavorare e costretto a ripercorrere gli stessi passi della sua controparte in X-Men: Conflitto Finale con poche variazioni. Perfino la morte di Mystica, uno dei grandi protagonisti di questo nuovo corso degli X-Men, non riesce quanto dovrebbe a generare interesse nei suoi confronti a causa di un lutto vissuto troppo velocemente e risolto con una sola conversazione con Bestia. Nonostante la ripetitività delle questioni trattate, Xavier finisce per rubare continuamente la scena a Jean, che si rivela, paradossalmente, il personaggio con le battute meno ispirate dell’intero film: a poco serve la pur buona interpretazione di Sophie Turner se a sorreggere il suo lavoro non esiste un copione adeguato, e in questo caso la povertà e la confusione della sceneggiatura sono quasi palpabili. A questo si aggiunge il pessimo lavoro svolto sulla villain, l’aliena Lilandra interpretata da una fredda e spietata Jessica Chastain. Stravolta completamente rispetto alla sua controparte cartacea, Lilandra è un villain generico che offre solo fiacche motivazioni per spiegare la sua presenza sulla Terra e le azioni che compie nel corso del film, presentandosi come un personaggio abbozzato e destinato a farsi dimenticare molto in fretta.

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X-Men: Dark Phoenix è un film che parla molto chiaramente della corruzione di un’innocente da parte di un potere troppo più grande di lei, un potere non intrinsecamente malvagio ma che, a causa dell’inesperienza di Jean, finisce per rilasciare tutto il suo potenziale in modo distruttivo. Se nel fumetto la Fenice si presenta come una forza vivificatrice e benevola, sebbene instabile e pericolosa, nel film sembra una forza più neutra e, soprattutto, inanimato, al contrario della natura senziente della Fenice cartacea, con la quale Jean comunica e contratta. Entrata in contatto con la Fenice, Jean perde progressivamente il controllo sui suoi poteri e sulla sua mente, macchiandosi di crimini e violenze che riaccendono l’ostilità da poco sopita contro i mutanti. È la tragedia della caduta di un eroe che cerca, fallendo, di fare la cosa giusta, e dispiace il trattamento superficiale e impersonale che questa bellissima storia ha avuto nel passaggio da fumetto a film.

Bene o male che sia, con X-Men: Dark Phoenix si conclude anche questa seconda saga cinematografica, se non contiamo quel New Mutants che ogni tanto appare e scompare senza avvisare nessuno. Un reboot del franchise da parte della Marvel all’interno del suo Universo Condiviso è ormai certo, dal momento che la Disney ha acquisito la Fox; da un lato temo possa andare perso l’anima cupa e violenta che la Fox ha dato al franchise, ma dall’altro sono molto curioso di assistere a una nuova versione di questi personaggi e queste storie così importanti ancora oggi, incentrate, sotto i superpoteri e gli effetti rocamboleschi, sull’accettazione e la tolleranza nei confronti di chi è così radicalmente diverso. Di una terza versione di Fenice, però, potremmo anche fare a meno.

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X-Men: Dark Phoenix (USA, 2019, 114′)

Regia e sceneggiatura: Simon Kinberg

Fotografia: Mauro Fiore

Musiche: Hans Zimmer

Interpreti principali: James McAvoy (Charles Xavier / Professor X), Michael Fassbender (Eric Lehnsherr / Magneto), Jennifer Lawrence (Raven Darkhölme / Mystica), Nicholas Hoult (Hank McCoy / Bestia), Sophie Turner (Jean Grey / Fenice), Tye Sheridan (Scott Summers / Ciclope), Alexandra Shipp (Ororo Munroe / Tempesta), Kodi Smit-McPhee (Kurt Wagner / Nightcrawler), Evan Peters (Peter Maximoff / Quicksilver)

9 pensieri riguardo “Al cinema: X-Men: Dark Phoenix, di Simon Kinberg

  1. 1: seconda recensione non proprio positiva che leggo la prima dovrebbe essere di Lorenzo Signore se non sbaglio
    2: la disney dovrebbe smetterla di abusare dei franchise secondo me se il protagonista nn è celebre ormai rischia di floppare come con Solo

    1. Non ho letto la recensione di Lorenzo Signore, se hai un link lo farei molto volentieri.

      Credo siano due casi molto diversi: con Solo mi sembra che il pubblico fosse partito molto prevenuto e l’abbia fatto fallire quasi apposta, mentre in questo caso si tratterebbe del reboot di personaggi sì amati, ma privi dell’aura del mito che circonda Star Wars. Insomma, le possibilità di successo secondo me ci sono, soprattutto all’interno del MCU, che comunque ormai la gente segue a prescindere.
      Se invece sei contro ai franchise in generale allora posso anche darti ragione: inizio ad essere stanco di queste saghe infinite, io avrei chiuso il MCU con Endgame.

      1. la seconda o meglio va bene un franchise se ancora sa dare qualcosa e non solo perke fa soldi: esce di marvel un film ogni sei mesi!

        lorenzo è uno youtuber che parla di cinema e fumetti, è ferrato sul topic marvel^^

  2. Anche a me non ha fatto impazzire. Sarà che dietro c’era il gusto amarognolo del “tanto è un film fine a se stesso, la saga è stata troncata”, ma non lo suggerirei particolarmente ai miei conoscenti.

    1. Io non sento particolare dramma per il fatto che la saga sia stata troncata. Sarà che ho adorato follemente la prima trilogia, con gli X-Men adulti, ma questa prequel l’ho sempre vissuta piuttosto passivamente, come un bel what if? ma senza grande investimento.
      Comunque non lo consiglio neanche io.

  3. Come sprecare una bellissima trama (che conosco fin dalla sua pubblicazione a fumetti), ricca di spunti filosofici e morali. Avevo apprezzato molto il primo reboot, ma questo proprio non l’ho digerito, trovandolo fuori fuoco e inutilmente fracassone.

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