Fly Me to the Moon: #2 – Capricorn One, ovvero: ma l’uomo c’è andato o no sulla Luna?

Si scrive Marte ma si legge Luna.

Capricorn One è il nome della missione che dovrà portare il primo uomo sul Pianeta Rosso, dopo il successo dell’allunaggio dell’Apollo 11, cui è seguito però un crescente disinteresse per le altre spedizioni sul satellite terrestre. A Cape Kennedy il missile è in rampa di lancio e a Houston il centro di controllo sta seguendo le ultime fasi prima del decollo. Eppure i tre astronauti selezionati per questa storica missione – il comandante Charles Brubaker e i due ufficiali Peter Willis e John Walker – vengono fatti scendere in fretta e furia dal modulo di comando, a pochi minuti dall’accensione dei propulsori. La NASA è infatti a conoscenza di un serio problema ai componenti del Capricorn che potrebbe mettere a repentaglio la vita degli astronauti. La notizia, però, non può essere diffusa e la missione non può venire annullata, altrimenti causerebbe il definitivo affossamento dei programmi spaziali, già nella bufera per gli altissimi costi di gestione, a fronte di un entusiasmo drasticamente in picchiata da parte dell’opinione pubblica.

L’agenzia escogita così uno stratagemma: simulerà un finto sbarco su Marte all’interno di uno studio cinematografico appositamente costruito, mentre il Capricorn girerà intorno al Pianeta Rosso per poi fare ritorno sulla Terra. Quando vengono informati, i tre astronauti sono inizialmente basiti, poi restii a fare quanto gli si chiede. Infine, accettano sotto minaccia.

La missione intanto procede, con poche persone soltanto a conoscenza dell’inganno. Ma un tecnico della NASA e un suo amico giornalista cominceranno a sospettare che ci sia qualcosa che non quadra nelle trasmissioni del Capricorn One…

La storia di Capricorn One, scritta, sceneggiata e diretta dal poco conosciuto Peter Hyams (noto per lo più per aver girato il sequel “ufficiale” di 2001: Odissea nello spazio) è chiaramente ispirata alle ipotesi del complotto che sempre più circolavano attorno alle missioni Apollo e agli allunaggi effettuati tra il 1969 e il 1972.

La teoria del complotto lunare (la cosiddetta Moon Hoax) ipotizzava che le fotografie e le registrazioni delle missioni Apollo fossero state in realtà effettuate in studio, con l’ausilio di effetti speciali cinematografici, al fine di sorpassare l’Unione Sovietica nella corsa allo spazio che coinvolgeva le due potenze in piena Guerra fredda.

Una teoria che prendeva piede proprio in quegli anni, a seguito della pubblicazione, nel 1976, del libro di Bill Kaysing Non siamo mai andati sulla Luna. Kaysing fu il primo a fare il nome di Stanley Kubrick quale regista incaricato delle riprese, considerato l’incredibile risultato tecnico e artistico ottenuto – soprattutto da un punto di vista del realismo degli effetti speciali – con 2001: Odissea nello spazio.

Nella Moon Hoax, così come in Capricorn One, si parla di minacce e di insabbiamenti, di scene girate in basi militari segrete e del timore di perdere il budget per le missioni spaziali se non si fosse in qualche modo ravvivato l’interesse del pubblico per l’esplorazione dello spazio.

Come detto, il contesto geopolitico (quello della Guerra Fredda) e il fatto che gli Stati Uniti fossero in una condizione di svantaggio rispetto all’Unione Sovietica (che aveva mandato il primo satellite artificiale in orbita e il primo uomo nello spazio, oltre ad aver fotografato per prima la “dark side of the Moon”) avrebbero portato – secondo i complottisti – a inscenare la colossale bufala. Ma c’era anche chi riteneva che l’allunaggio non fosse altro che un diversivo dato in pasto agli americani per distrarli dai continui insuccessi in Vietnam.

I teorici del complotto si basano su presunte incongruenze presenti nelle fotografie e nei filmati, nonché nelle morti accidentali di alcuni protagonisti di quelle missioni.

Ipotesi, quelle cospirazioniste, bocciate su tutta la linea dalla comunità scientifica.

Limitandosi a ragionare adottando il principio logico del Rasoio di Occam, non si può non rilevare come sarebbe ben più difficile inscenare un così grosso insabbiamento (tenuto conto che oltre 400.000 persone lavorarono per il progetto Luna) e predisporre una così gigantesca messinscena, piuttosto che accettare il fatto che in quegli anni gli americani avessero effettivamente già i mezzi e le conoscenze per effettuare un’impresa di quel tipo.

Insomma: sarebbe stato più semplice atterrare effettivamente sulla Luna che ordire un complotto di tali proporzioni, con la falsificazione di ben sei allunaggi tra il 1969 e il 1972.

Senza contare che negli anni successivi sono arrivate le prove dirette degli sbarchi americani sul satellite terrestre fornite grazie alle fotografie di sonde inviate da Paesi terzi come Giappone e India.

Va detto, peraltro, che la NASA non fu molto accorta nell’arginare le ipotesi complottiste, che anzi alimentò quando, nel luglio del ’76, dopo aver inviato la sonda Viking 1 su Marte, pensò bene di modificare le immagini ritrasmesse dal lander (un Photoshop ante litteram), per restituire un cielo tendente al rossiccio in luogo di quello vagamente azzurrino delle foto originali del rover (immagini che, secondo gli scienziati, andavano ricalibrate per giungere al colore corretto). Un paradosso, insomma: editare le foto (anche) perché quelle originali avrebbero portato nuovi elementi sia ai cospirazionisti, sia a coloro che ritenevano che Marte potesse ospitare la vita. In realtà la questione è più complicata di quanto possa sembrare (e di quanto si possa spiegare in sintesi), e lo sa bene chi si intende di fotografia.

Il “Photoshop” effettuato dalla NASA sulle foto inviate dalla sonda Viking 1, che incoraggiò le tesi complottiste (pur avendo lo scopo opposto)

Ad ogni modo, anche Capricorn One ci mise del suo a diffondere la teoria complottista tra il grande pubblico, in un periodo di generale disillusione e diffidenza verso il potere, cavalcato sotto molteplici aspetti dalla corrente della New Hollywood, che può contare tutta una serie di pellicole incentrate sui temi del pessimismo verso le istituzioni, della paranoia politica e della mania di persecuzione.

E del resto, lo stesso Capricorn One può essere ascritto a quella corrente – pur giungendo nella sua fase calante – per gli aspetti sopra citati, ma anche per la presenza di un protagonista come Elliott Gould – che fu uno dei principali interpreti di quel movimento – e di una comprimaria come Karen Black (anch’essa volto noto della New Hollywood).

Al loro fianco, la triade degli astronauti è composta da James Brolin (padre di Josh), dall’ottimo Sam Waterston (attore troppo sottovalutato) e dal campione di football americano O.J. Simpson, ancora in attività ai tempi.

Ed è proprio Waterstone a pronunciare, nella versione doppiata in italiano, una battuta in cui si chiede se non sia stato vittima di uno scherzo di “Specchio segreto”, la trasmissione RAI che per prima aveva portato in Italia il fenomeno americano delle Candid Camera.

Il film presenta una sceneggiatura che denuncia le stesse incongruenze delle teorie complottiste (ossia una serie di pesanti forzature) e nel finale vira decisamente verso il thriller cospirativo (con tanto di omaggio a Intrigo internazionale), perdendo l’abbrivio guadagnato nella prima parte, ma restando a galla principalmente grazie alla prova di Gould.

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Capricorn One (1977, USA, 123 min)

Regia, Soggetto e Sceneggiatura: Peter Hyams

Fotografia: Bill Butler

Musiche: Jerry Goldsmith

Interpreti principali: Elliott Gould (Robert Caulfield), James Brolin (Charles Brubaker), Brenda Vaccaro (Kay Brubaker), Sam Waterston (Peter Willis), O.J. Simpson (John Walker), Hal Holbrook (James Kelloway), Karen Black (Judy Drinkwater), Telly Savalas (Albain), David Huddleston (Hollis Peaker)

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13 pensieri riguardo “Fly Me to the Moon: #2 – Capricorn One, ovvero: ma l’uomo c’è andato o no sulla Luna?

  1. L’ho visto molti anni fa e mi è piaciuto, oltretutto all’epoca ne sapevo poca sugli argomenti “di contorno” che hai riportato così bene. In realtà il contesto in cui fu girato il film è importante per coglierne tutte le sfumature, ma lo apprezzai comunque. 😁

  2. Pensavo di averne visti di film sulla Luna, ma già al secondo della lista devo ammettere le mie lacune…
    Interessante che menzioniate OJSimpson proprio ora che da poco sta facendo parlare di sé per aver pubblicato su Twitter dei video deliranti sulla sua vita!

  3. Hai dato giustamente molto riscontro alla parte del complotto, mai più attuale di ora, ma lasciami aggiungere una cosa: ragazzi che film! 😉 Sono schifosamente di parte perché ci sono cresciuto con “Capricorn One”, è il classico film in cui tutti è finto, cinematografico, fin dalla premesse della storia, ma come avventura funziona alla grande e i dialoghi ti entrano nel cuore, ancora oggi quando devo dare una brutta notizia in modo ironico, mi gioco la storiella della nonna salita sul tetto (storia vera). Cheers!

  4. Diciamo che pure Kubrick non scherza, e in Shining ci marcia sopra mettendo la maglietta Apollo 11 al bambino XD
    Comunque, grande film. Non ricordavo la battuta su Specchio Segreto, che oggi capirebbero in pochi. Forse oggi tradurrebbero con Scherzi a parte, anche se sarebbe meglio per tutti dire semplicemente “candid camera” 🙂

    Moz-

    1. Sì infatti quando senti Specchio segreto pensi quasi che sia una trasmissione americana… però i più anzianotti a sentire quelle due parole magari si fanno prendere dalla nostalgia…

  5. è un film che ho amato, soprattutto per quell’incrocio fra tragedia e ironia che lo attraversa. Poi, per quanto riguarda l’effettivo sbarco sulla Luna, io penso che alla NASA piaccia che si facciano girare le solite ipotesi di complotto, perché è sempre pubblicità gratuita, anche in momenti in cui non si parla più del fatto in questione. Capricorn One, rimane comunque un film divertente da vedere, e a mio avviso James Brolin se la cava bene, mentre Elliott Gould, Sam Waterston, Hal Holbrook, Telly Savalas e la splendida Karen Black sono insuperabili…

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