Al cinema: Climax, di Gaspar Noé

Dapprincipio ci sono: musica già sulle immagini dei distributori/produttori (arte/wild bunch, quelle cose lì), titoli di coda. Così ce li siamo tolti dai piedi. Una donna bianca nella neve bianca tanta, mezza spoglia e tutta insanguinata, che fa l’angelo rosso. Gaspar Noé è quel tizio matto, ricordato dagli alterna-hipster soprattutto per Irreversible, che non ricordo, e Enter the void, che ricordo e mi aveva dato più fastidio che altro. Quel genere di film da vedere a ventanni (sic) e urlare WHOAAAAAAA. Sbrogliate le formalità, in un televisore incassato tra libri e vhs (siamo nel 1996) scorrono le interviste a un gruppo di giovani, ballerini urban (ma che cazzo significa? Insomma, no classici) più o meno francesi aggregati a una troupe per una tournée in America.

Una sorta di presentazione, son giovani e forti (rima con…). Stacco. Coreografia tutti insieme, in una specie di grossa sala prove (12 min). Miti grande uao, dopo la prova parte il festone, c’è un dj grasso e gay che si chiama Daddy, tutti ballano e bevono, rivoli di conversazione colano. Intanto tumtumtumtum. Perché è questo sostanzialmente il sequel techno di Suspiria di Guadagnino – e la Suspiria di Argento era tra le videocassette che incastonavano la tv di poco fa.

Tumtumtum, siamo tutti un po’ più sbronzi, e quando la lesbotedesca piscia per terra tutti ne deducono (ok, non è proprio una correlazione forte) che: CAZZO, QUALCUNO HA MESSO DELL’LSD NELLA SANGRIA. Lo so. Lo so. A chi non è capitato? Intanto non si arresta la festa, assume anzi un vorticoso incedere. In ordine sparso, un bambino viene chiuso in uno sgabuzzino col quadro elettrico e lasciato lì, una che pippava di coca prende fuoco, uno che non ha bevuto buttato fuori nella neve tormenta perché accusato di aver drogato la sangria; calma, una ballerina abortisce a calci nel ventre, la corrente salta del tutto (tesoro, mi si è fulminato il regazzino?), ma tanto c’è il blaster da ghetto e tumtumtum continua, ma con le luci d’emergenza, soffuse. A questo punto sembra Doom o un rave non autorizzato in un capannone accanto ai fiumi Trebbia/Taro/Secchia/Panaro, gente che urla, il contorsionista si contorce ma pericolosamente inizia anche a scricchiolare, da parte sua il regista inizia a far ruotare la camera sull’asse, non più verticale ma proprio orizzontale. Da un lato gente che scopa, dall’altro che muore, che si strappa i capelli, che si sfrega fino alla carne per lavarsi da non si sa cosa, rifiuti, gente che odia e che esplode e picchia quello più spaccone, incesti tra fratelli. Oh, quasi tutto questo in un piano sequenza di 42 minuti, forse un po’ esagerato al fondo, dove essendo il climax non si capisce letteralmente più nulla; fino a che non arriva la madama polizia, il giorno dopo, a rastrellare i cocci.

Girato in 15 giorni, dei 24 ballerini solo 2 erano attori veri, gli altri pare li abbia trovati personalmente Noè nei peggiori bar di Caracas. O giù di lì, o su internet. Poi gli ha dato la traccia ma non dei dialoghi, e profeticamente ha detto “fate un po’ quel che cazzo vi pare”. Più o meno eh. Discutibile, non originale, pur sempre un modo e un’idea. E l’idea era vedere come un gruppo di individui possa prima costruire insieme, e poi distruggere tutto. Il film assurdo che voleva – perché è recidivo, o quello cerca di fare nei suoi – l’ha ottenuto, martellante e costante, lasciando l’occhio a vagare in questo microcosmo e cadere ora su nigga che parlano di quanto si scoperebbero questa e quella, ora su relazioni che si infrangono e compongono con sguardi, parole e LSD. Già se non ti piace tumtumtum probabilmente è un no. Ma a noi piace. Si sprecano i virtuosismi della camera, che coglie i personaggi da qualsiasi angolatura. Troppo? No(é), di che farsene una ragione.

La cosa buffa è che lui s’è un po’ offeso quando a Cannes l’hanno applaudito alla fine della proiezione, in fondo preferisce quando il pubblico, nel suo piccolo, s’incazza.

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Climax (2018, Francia, 97 min)

Regia e sceneggiatura: Gaspar Noé

Fotografia: Benoit Debie

Musiche: Pascal Mayer

Interpreti principali: Sofia Boutella (Selva), Romain Guillermic (David), Souheila Yacoub (Lou), Claude Gajan Maude (Emmanuelle), Kiddy Smile (Daddy), Giselle Palmer (Gazelle), Taylor Kastle (Taylor)

2 pensieri riguardo “Al cinema: Climax, di Gaspar Noé

  1. Io l’ho trovato un’interessante esperienza cinematografica, ne scrissi anche una recensione sul blog dopo averlo visto! Non è un film convenzionale, come hai giustamentr scritto, ma ha il suo perché!

    1. Concordo! Ci sono poi film altrettanto non convenzionali che mi risultano davvero antipatici (Enter the void, Nymphomaniac, i primi che mi vengono), altri come questo verso cui alla fine quasi provo affetto, ma ci saranno un’infinità di variabili, oggettive e soggettive.

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