Fly Me to the Moon: #5 – La Storia della Principessa Splendente, di Isao Takahata

La-storia-della-Principessa-Splendente-poster-italianoCambiamo le carte in tavola e invertiamo la direzione: e se per una volta non fossimo noi a voler raggiungere la Luna ma un suo abitante a sognare la Terra? Il risultato potrebbe essere una fiaba dolce e delicata, fragile come un fiore di ciliegio e malinconica come una melodia suonata al koto; è La Storia della Principessa Splendente, l’ultimo film di Isao Takahata realizzato sotto l’egida dello Studio Ghibli, in cui l’autore ha dato fondo a tutto il suo talento per realizzare quello che non può non essere considerato il suo capolavoro. Ispirato da una celebre fiaba tradizionale giapponese, la storia di una principessa lunare che scende sulla Terra non è del tutto nuova nel panorama dell’animazione giapponese (basti pensare al famigerato Sailor Moon, che parte dalla medesima premessa, ma anche a moltissimi altri manga e anime), ma il film di Takahata si distingue per una grande fedeltà al testo originale e, soprattutto, per la raffinata eleganza della messa in scena, caratterizzata da un’animazione originale e suggestiva.

Per cominciare, però, la trama. Un anziano e povero tagliatore di bambù si trova in una foresta, quando scopre che un germoglio brilla di luce propria: avvicinatosi, la pianta si apre, e da essa spunta una minuscola bambina. Affascinato dal prodigio, il tagliatore di bambù porta la bambina a casa, dalla moglie, tra le cui braccia la piccola inizia a crescere. Principessa, così è chiamata dai genitori adottivi, cresce molto velocemente, e altrettanto in fretta dimostra di possedere una bellezza soprannaturale. La sua infanzia scorre felice tra la natura, in compagnia degli altri bambini e di Sutemaru, che considera un fratello maggiore. Ma i genitori hanno altri progetti per lei: usando l’oro e i doni preziosi che hanno trovato nel bambù nel corso del tempo, il padre riesce a farle ottenere un titolo nobiliare e la porta nella capitale, dove inizia a condurre una vita di agi ma priva di gioia. Dopo aver respinto le proposte di matrimonio di cinque nobili, la Principessa, ribattezzata Kaguya al momento del suo debutto in società, riceve le attenzioni dell’imperatore, e non potendo sottrarsi ai suoi voleri, in un attimo di disperazione desidera tornare nella sua patria originale, la Luna. Nonostante i ripensamenti, Kaguya non può più sfuggire al suo destino, e dopo aver rivisto e salutato Sutemaru, l’unico uomo con cui avrebbe mai potuto essere davvero felice, viene riaccolta nella corte lunare dimenticando tutte le esperienze vissute sulla Terra.

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La Storia della Principessa Splendente ha il respiro ampio ed imponente della grande epica. È un film molto lungo in cui il ritmo è spesso placido e non si susseguono grandi avvenimenti. Tuttavia è impossibile non restare affascinati da questa vicenda onirica e magica, che ha il sapore della leggenda e il fascino della fiaba. Takahata si prende il tempo che ritiene necessario per costruire una vicenda dalle mille sfumature che si svolge tra le montagne ancora avvolte da una natura selvaggia e indomita e nella grande città, in cui Kaguya ottiene la celebrità ma, al tempo stesso, si ritrova prigioniera nel proprio palazzo, e il risultato è un affresco omogeneo e bellissimo della fortunata scalata sociale di una famiglia di contadini benedetta dalla sorte.

Un’epica che non si fonda sulle grandi battaglie o complesse saghe famigliari, ma sulla tragedia di una giovane ragazza che rimane vittima della propria avvenenza, desiderata e ambita al punto da perdere l’unica cosa che desiderava con tutte le sue forze: essere libera e vivere felice. Un’epica dei sentimenti che si nutre di tutti quei piccoli momenti che costruiscono una vita, dei giochi con gli amici, le canzoni intonate in viaggio e le mille, indolenti cerimonie di palazzo, spaccati di vita quotidiana che riescono a diventare azioni atemporali, sospese in un eterno presente che sembra voler annullare lo scorrere del tempo. È in questo mondo a metà tra il nostro e quello fantastico delle fiabe che avviene la tragedia di Kaguya, divisa tra il richiamo della libertà e il desiderio di compiacere i genitori, l’amore per la vita e la depressione paralizzante che l’assale verso la fine della storia. Quella stessa depressione che, infine, deciderà il suo destino: nel momento in cui non sembra più avere alternative al diventare una cortigiana, Kaguya decide di fuggire e abbandonare il suo desiderio di vivere libera sulla Terra, preferendogli un’esistenza divina perfetta ma priva di emozioni e sentimenti.

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È in questa dualità che si trova il cuore del film e della sua protagonista, una principessa divisa tra l’amore per la terra e le sue creature e la sua natura semidivina, la sua fame di vita e la sua essenza immortale, la felicità che trova tra i boschi e le foreste e la frustrazione che subisce nei lussuosi palazzi della capitale. Kaguya è una principessa costantemente divisa tra opposti che cerca di far convivere, una figura ambivalente che unisce la perfezione divina e l’intensità dei sentimenti umani che vuole sperimentare senza le inibizioni e le censure che subisce una volta entrata in società; la sua tragedia sta proprio nell’impossibilità di arrivare a una sintesi tra tutti questi elementi contraddittori, risolvendosi alla fine nell’abbandono di quel mondo che ha tanto sognato ma che le ha causato inavvertitamente tanta sofferenza.

Ad assistere alla storia di Kaguya c’è sempre la Luna, bellissima ma lontana e fredda, inarrivabile. La Luna diventa qui un mondo totalmente altro rispetto a quello terrestre, sede di creature dagli attributi semidivini che non conoscono dolore e sofferenza ma, di conseguenza, nemmeno la gioia e la felicità. La Luna e i suoi abitanti sono perfetti, ma perfetti come può esserlo un oggetto inanimato, bellissimo a vedersi ma impossibile da amare e incapace di amare a sua volta. È da tutto questo che fugge Kaguya, ma è sempre da questo sentimento che è inevitabilmente attratta, sia nel finale, quando dalla Luna arriva la corte divina per portarla a casa, ma anche nella sequenza della disperata corsa nel bosco, in cui la Principessa di spoglia degli abiti nobiliari per cercare di ritrovare quella purezza perduta che la caratterizzava. In tutti questi momenti cruciali la Luna assiste, muta e impotente, al dramma della sua Principessa, sovrastando la scena con la sua figura eterea e luminosa, simile a un gioiello, ma inarrivabile e aliena.

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La Storia della Principessa Splendente vive anche del fascino della sua animazione, un esempio unico all’interno della filmografia dello Studio Ghibli. Animato in tecnica tradizionale, il film si caratterizza per disegni essenziali e stilizzati, rifiutando il naturalismo delle precedenti produzioni: i personaggi appaiono spesso quasi abbozzati, privi perfino dei lineamenti del volto se ripresi da lontano, e si muovono su scenografie altrettanto eteree, delineate da semplici tratti d’inchiostro e bellissimi acquerelli, con un effetto è simile alle illustrazioni di un libro di fiabe. Uno stile raffinato che lascia talvolta spazio a sequenze di grande sperimentalismo, come quella già citata della fuga di Kaguya dal palazzo: in questo momento le immagini già scarne perdono del tutto i loro connotati realistici per diventare pure forme e colori, un’astrazione rabbiosa animata in modo febbrile con violenti tratti di carboncino e macchie cromatiche a dare semplicemente l’idea del personaggio, irriconoscibile nella furia della sua corsa.

Lo ammetto, La Storia della Principessa Splendente è uno dei miei Ghibli preferiti. Purtroppo, gli altissimi costi di produzione hanno reso insufficiente l’incasso finale del film, decretando il flop della pellicola, seguito anche dalla negazione dell’Oscar al Miglior Film Animato, andato, nel 2015, a Big Hero 6. Un flop dal quale lo Studio non è mai riuscito a riprendersi, complice anche la scarsa performance del film successivo, Quando c’era Marnie, e che ne ha decretato una temporanea chiusura che si sta prolungando da diversi anni, e dal quale non sembra certo potersi mai più risollevare davvero.

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Kaguya-hime no monogatari (2013, Giappone, 137′)

Regia: Isao Takahata

Sceneggiatura: Isao Takahata, Riko Sagakuchi

Character design: Ken’ichi Konishi

Musiche: Joe Hisaishi

Interpreti principali: Aki Asakura (Kaguya – voce), Takeo Chii (Anziano tagliatore di bambù – voce), Kengo Kora (Sutemaru – voce), Nobuko Miyamoto (Moglie del tagliatore di bambù – voce)

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