Al cinema: Edison – L’uomo che illuminò il mondo, di Alfonso Gomez-Rejon

downloadSono uno spettatore semplice: vedo dei nomi sul cartellone, compro il biglietto e guardo il film. Questa abitudine, vedere dei film senza sapere altro che i nomi dei coinvolti, porta a volte a discrete sorprese, altre a cocenti delusioni, e a volte ancora verso film che non sai bene come giudicare: belli, sì, che ti intrattengono, ma che non riescono a toglierti di mente l’idea che si poteva fare di più. È esattamente questa l’impressione che mi ha lasciato Edison – L’uomo che illuminò il mondo, autoesplicativo titolo italiano scelto al posto del ben più evocativo The Current War, un biopic molto tradizionale che si concentra su uno degli snodi fondamentali della storia, che ha plasmato il mondo per come lo conosciamo oggi.

Il film segue lo scontro più o meno feroce tra Thomas Edison e George Westinghouse, impegnati in una guerra all’ultimo elettrone per il monopolio dell’energia elettrica negli Stati Uniti. Entrambi hanno realizzato un sistema di trasmissione dell’elettricità che funziona, con vantaggi e svantaggi, ed entrambi sono consapevoli dell’importanza storica di questa invenzione: il punto diventa quindi quale dei due metodi avrà la meglio sull’altro controllando l’energia nei nascenti Stati Uniti. Edison e Westinghouse danno quindi fondo a tutte le loro risorse per vincere, ricorrendo a metodi leciti e a vili colpi bassi pur di mettere al tappeto l’avversario e guadagnarsi un paragrafo sui libri di storia.

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Edison – L’uomo che illuminò il mondo ha avuto una gestazione lunghissima e molto complessa, che si ripercuote in parte sul prodotto finito, un film eccessivamente dispersivo che si perde in troppe strade laterali invece di correre dritto verso la meta. Alfonso Gomez-Rejon ce la mette tutta per dare vita a questa epopea della modernità, ma la verità è che si trova costretto a lavorare su un copione che sbrodola, indugia, si perde e divaga, quando la storia avrebbe avuto bisogno di essere tesa come la corda di un violino e affilata come la lama di un coltello. Da un soggetto così ricco di potenzialità sarebbe stato lecito aspettarsi un film pieno di ritmo, vibrante di passione, elettrico come i cavi che iniziano a dividere il cielo americano agli occhi di chi, guardando tra le case, trova all’improvviso dei cavi laddove prima c’era solo azzurro. Invece è una guerra priva di emozione quella che ci presenta Edison – L’uomo che illuminò il mondo, un conflitto trattato in modo fiacco e privo di mordente che finisce per esaurire l’attenzione dello spettatore ben prima che il vincitore sia designato.

Al contrario, a emergere dal film sono i ritratti dei due protagonisti. Si potrebbe dire che Edison – L’uomo che illuminò il mondo, invece di un’opera di narrativa, sia il ritratto, in questo caso ottimamente realizzato, di due figure titaniche, due visionari che hanno percepito cosa sarebbe potuto diventare il mondo e hanno dato l’anima per realizzare quell’idea. Edison e Westinghouse dominano la narrazione con le loro gigantesche personalità, due uomini così simili da non poter non essere in contrasto l’uno con l’altro e interpretati in modo eccezionale da Benedict Cumberbatch e Michael Shannon. Edison è un sognatore, un visionario e un idealista (la sua crociata principale, infatti, sarà contro la presunta pericolosità del lavoro di Westinghouse), disposto però ad andare contro i suoi principi pur di strappare la vittoria all’avversario. Al contrario, Westinghouse appare come un uomo molto più concreto, più inserito nella società in cui vive e più veloce a cogliere le occasioni che gli si presentano, come l’assunzione di un giovane Nikola Tesla ciecamente licenziato da Edison. Nonostante il titolo italiano decida di dare maggiore enfasi su Edison, fuorviando in parte lo spettatore circa lo sviluppo della vicenda, in realtà è Westinghouse il personaggio che finisce per restare più impresso e a godere di maggiore attenzione per via di quell’umanità che manca a Edison, troppo preso dalle sue visoni per accorgersi di quanto il mondo reale, presente, sfugga velocemente davanti ai suoi occhi nonostante i tentativi di fermarlo e fissarlo in attimi di eterno presente attraverso le sue invenzioni.

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È in questa contrapposizione quasi epica che il film trova la sua dimensione, nella lotta perfettamente alla pari tra due menti geniali intenzionate a cambiare il mondo. I personaggi di Edison e Westinghouse mettono in ombra tutto il resto, perfino la guerra su cui il film cerca di concentrarsi, e risultano sempre più interessanti della vicenda storica in cui sono inseriti, trattata senza la necessaria energia. Edison – L’uomo che illuminò il mondo vive del carisma dei suoi personaggi e dei suoi interpreti, fallendo però nel tentativo di far fluire quel fascino all’interno del film, che risulta piacevole ma dimenticabile nonostante la direzione interessante di Gomez-Rajon e un ottimo cast di supporto (sebbene il look ottocentesco non doni per niente a Tom Holland, che qui esibisce un trucco e parrucco da dimenticare il prima possibile). Una scommessa solo in parte vinta, che introduce in un episodio storico emozionante e ricco di potenzialità senza riuscire a coglierle e realizzarle del tutto.

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The Current War (2019, USA, 107′)

Regia: Alfonso Gomez-Rejon

Sceneggiatura: Michael Mitnick

Fotografia: Chung-hoon Chung

Musica: Hauschka, Dustin O’Halloran

Interpreti principali: Benedict Cumberbatch (Thomas Edison), Michael Shannon (George Westinghouse), Nicholas Hoult (Nikola Tesla), Katherine Waterston (Marguerite Erskine), Tom Holland (Samuel Insull), Tuppence Middleton (Mary Edison).

20 pensieri riguardo “Al cinema: Edison – L’uomo che illuminò il mondo, di Alfonso Gomez-Rejon

  1. Interessante recensione! Come sempre i traduttori si sono sbizzarriti col titolo, uno spererebbe che nel 2019 le cose siano un po’ migliorate su questo fronte e invece niente…
    Peccato per il film non totalmente riuwcito, con due protagonisti così il potenziale per fare meglio c’era!

    1. I titolisti ogni tanto si ricordano di dover dare il peggio di loro e se ne escono con queste perle. Adesso non mi ricordo di quale film si trattasse, ma una volta avevano cambiato il titolo inglese… Con un altro titolo inglese! E mi ero chiesto: perchè?
      Il potenziale era enorme! Resta comunque un fatto storico non molto esplorato al cinema, per cui possiamo sperare che tra qualche anno qualcun’altro ci riprovi.

      1. Ah, sì, lo fanno! Mi viene in mente quel film fiacchissimo con Denzel Washington “tradotto” in italiano con End of Justice, conpletamente diverso dal titolo inglese!

        Sicuramente usciranno altri film su Edison, hai ragione! Intanto io continuo a godermi il miglior Tesla mai visto sullo schermo interpretato da Bowie quando mi riguardo The Prestige… :–)

      1. Per tante cose. Recentemente ha fatto il detective in Animali Notturni (per cui è stato anche candidato all’Oscar) e il cattivo in La Forma dell’Acqua. Ma ne ha fatti davvero tantissimi, sicuramente da qualche parte l’hai già visto.

  2. Personalmente l’ho trovato un po’ piatto. Forse perché non sono un ingegnere.
    La cosa interessante è l’invenzione del cinema.
    Però va detto che il Kinetoscopio brevettato da Edison aveva poco a che fare con le creazioni dei Lumiere (e durava circa 20 secondi!!!).
    Infine approvo il titolo italiano: se avessero lasciato THE CURRENT WAR (la guerra delle correnti) sarebbe nato il dubbio che si parlasse del PD

    1. Ahahah bè avrebbero già pronto il casting per Zingaretti, basta chiamare suo fratello! Ma non dirlo a voce troppo alta che se ti sente Sorrentino è finita.
      Il kinetoscopio è stata soltanto una delle molte macchine per la riproduzione di immagini inventate in quel periodo, e appunto con i Lumière non c’entrava niente; nel film viene spacciato come l’inventore del cinema, ma è falso. Oltretutto la macchina di Edison permetteva solo visioni individuali.

      1. Esatto, l’aspetto fondamentale per parlare di invenzione del cinema è stata la visione collettiva a pagamento… e infatti è più corretta, se proprio si deve mettere in dubbio la paternità dei Lumière, la contesa tra questi ultimi e i fratelli Skladanowsky…

      1. Già. Come hai detto, confidiamo in una riscrittura. Si fanno decine di film sullo stesso logoro tema, figurati se non si può ripescare questo 😉

  3. Sono d’accordo che non prende un accidente a livello di trama, ma devo dire che ha un divertimento nel lavorare con la materia grezza del cinema (immagini, stacchi, punti macchina, luci, trucco, parrucco, stucco), così intrecciato con le modalità narrative testuali ottocentesche, che alla fine è quel divertimento a prendere… osserverò questo regista con grande interesse…

      1. Lì io sono stato effettivamente troppo buono, essendo un ottocentista sfegatato, a vedere i difetti della scrittura (evidenti) non come difetti ma essi stessi parte della ricostruzione dell’Ottocento: incongruenze, digressioni, improbabilità sono elementi di questa sceneggiatura ambientata nell’Ottocento, come sono punti essenziali dei romanzi di Hugo o Melville o delle opere di Verdi o Bizet, secondo me direttamente citati in sceneggiatura… ma sono troppo buono perché così «faccio tornare» uno script che effettivamente, per i canoni odierni, «non torna»…

  4. Sono argomenti interessanti e quindi vedrò il film in ogni caso, anche perché – come leggo dai commenti qui sopra – si parla anche del cinema degli esordi, argomento che mi ha sempre interessato…
    Ti farò sapere, intanto registro la tua opinione e comprendo il punto: quando un film affronta certi argomenti e non viene sviluppato come meriterebbe lascia sempre un po’ di amaro in bocca…

Commenti

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