Su Netflix: The Vietnam War, di Ken Burns e Lynn Novick

Chi utilizza i software di editing multimediale made in Cupertino (iPhoto, iMovie e Final Cut Pro) sicuramente avrà sentito parlare di Ken Burns, regista di documentari newyorkese il cui nome è stato associato dalla Apple ad uno dei più semplici ma suggestivi effetti di montaggio video. Il Ken Burns effect consiste nello zoomare lentamente, avanti o indietro, su una fotografia, o nello spostarsi su di essa con l’equivalente di una panoramica. Un effetto che oggi viene largamente utilizzato dai registi televisivi e dai documentaristi, e che in realtà non è stato inventato da Ken Burns, bensì soltanto da questi utilizzato intensivamente e proficuamente per i suoi documentari, tra cui la sua ultima fatica, The Vietnam War.

Fatica è la parola giusta per quest’opera monumentale, che ha avuto una gestazione decennale: un documentario di 18 ore, diviso in dieci episodi, che affronta uno dei capitoli più spinosi della recente storia americana, la Guerra del Vietnam. Scritto da Geoffrey C. Ward e diretto, oltre che da Burns, dalla newyorkese Lynn Novick, The Vietnam War è un progetto straordinario, che pur incentrandosi sulla guerra vista dalla parte degli americani, fornisce plurimi spunti oggettivi, grazie alla decisione di intervistare – oltre che marines e funzionari americani – anche ex Viet Cong e soldati dell’esercito nordvietnamita. Non solo: vengono sentite anche molte persone comuni, coloro che vissero quel conflitto sulla propria pelle, direttamente o indirettamente.

Come noto, la guerra del Vietnam è stato uno dei più scottanti temi cavalcati dai movimenti di protesta giovanile attivi tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, e in The Vietnam War non si trascura per nulla quest’aspetto, con diverse interviste ad attivisti pacifisti e persino a disertori che scelsero di abbandonare gli Stati Uniti, rifugiandosi in Canada, pur di non prendere parte a quella guerra ritenuta da molti profondamente ingiusta.

Uno stile documentaristico ben collaudato alterna fotografie dei teatri di guerra e riprese effettuate dai reporter o dai militari, accompagnate da musiche suggestive e da una colonna sonora che propone i maggiori successi di quegli anni, come noto oltremodo interessanti dal punto di vista della produzione discografica (dai Beatles agli Stones, da Bob Dylan a Jimi Hendrix).

Ma quello che impreziosisce forse più di ogni altra cosa quest’opera sono le registrazioni audio originali delle telefonate che si scambiavano a Washington coloro che di quella guerra furono gli artefici: da un lato, Lyndon Johnson e Robert McNamara, ossia colui che succedette a John Fitzgerald Kennedy come trentaseiesimo Presidente degli Stati Uniti d’America e il suo Segretario della difesa (ruolo che aveva già ricoperto con J.F.K.); dall’altro, Richard Nixon e Henry Kissinger, ossia il successore di L.B.J. e il suo Consigliere per la sicurezza nazionale (poi Segretario di Stato).

Da un lato abbiamo i tormenti di Johnson e McNamara, che furono i primi ad inviare i soldati di terra nella nazione del sud-est asiatico, per poi cercare una via d’uscita dall’impasse una volta appurato che la missione era quasi certamente destinata ad un esito fallimentare.

Dall’altro, le bugie di Nixon e l’imperturbabile raziocinio di Kissinger, che pur non essendo i principali responsabili di quella guerra, portarono all’apice il livello di cinismo della realpolitik americana.

Ma i veri protagonisti di The Vietnam War sono le persone comuni, quegli americani, nordvietnamiti e sudvietnamiti coinvolti nella guerra come soldati o come civili. I registi hanno volutamente evitato di intervistare i volti noti di quel conflitto (i vari John Kerry, John McCain e Jane Fonda, colei che diede vita a una delle più aspre polemiche tra patrioti e attivisti contrari alla guerra).

Allo stesso modo, è stato volutamente omesso il giudizio di storici e intellettuali, lasciando che lo spettatore costruisca le proprie convinzioni attraverso testimonianze non asettiche e cerebrali ma, all’opposto, spesso emozionate e sofferte.

Per spiegare il conflitto che oppose americani e nordvietnamiti, il documentario prende le mosse dalla storia coloniale del Vietnam, partendo dalla dominazione francese e dalle lotte intraprese da Ho Chi Minh e i suoi accoliti – a partire dalla metà degli anni Quaranta – per liberare il Paese dall’invasore europeo.

La guerra di Indocina fu vinta dal Viet Minh a seguito della battaglia campale di Dien Bien Phu, quando l’esercito di Giap sconfisse i francesi (che già erano aiutati dagli americani).

La conferenza di pace di Ginevra del 1954, che divise in due la Nazione, fu il primo passo dell’inevitabile nuovo conflitto che oppose il nord e il sud appoggiato dagli statunitensi, i quali cercavano di evitare l’espansione del comunismo nel sud-est asiatico.

Dall’iniziale impegno nelle retrovie da parte degli americani – che fornirono inizialmente soltanto aiuti, addestramento e supporto logistico ai sudvietnamiti – si passa ai bombardamenti che gli statunitensi effettuarono nel nord del Paese e al successivo intervento delle truppe di terra, nel 1965. Sul finire degli anni Sessanta i marines impegnati in Vietnam raggiunsero la considerevole cifra di oltre mezzo milione, con un body count che alla fine della guerra farà registrare quasi sessantamila vittime. Molto più alte, ovviamente, le perdite dei vietnamiti, quantificabili in almeno tre milioni di morti, tra civili e combattenti.

Come detto, il documentario finisce inevitabilmente per concentrarsi maggiormente sulle sorti degli americani, senza però tralasciare un resoconto sintetico ma puntuale delle problematiche vissute dalla popolazione nordvietnamita, in particolare a seguito dei massicci bombardamenti effettuati a Nord del diciassettesimo parallelo.

Un’opera di questo tipo non poteva non attirare polemiche, un po’ da tutti gli schieramenti.

Il che è forse, in fin dei conti, uno dei migliori indici di oggettività e uno dei migliori biglietti da visita per un documentario che affronta un tema così controverso.

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The Vietnam War (2017, USA, 1.035 min)

Regia: Ken Burns, Lynn Novick

Fotografia: Buddy Squires

Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross

6 pensieri riguardo “Su Netflix: The Vietnam War, di Ken Burns e Lynn Novick

  1. Grazie per la segnalazione e la recensione! Sono un avido consumatore di libri, film e documentari su questa guerra. È uno degli eventi più importanti dello scorso secolo e ha segnato profondamente gli USA. In Italia è poco studiata a scuola, in generale è vista come un evento lontano e “privato” degli americani. Per le sue conseguenze invece ci riguarda parecchio.

    1. Anch’io ho studiato parecchio l’argomento, soprattutto quest’anno, essendo stato a marzo in viaggio in Vietnam.
      Ti posso garantire che questo documentario è probabilmente il meglio che puoi trovare in giro!!

Commenti

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