contemporary stuff: Il Traditore, di Marco Bellocchio

locandinaIo non amo i film sulla mafia, non perché pensi che non siano importanti, ma semplicemente perché mi fanno stare male. Sono storie che hanno il potere di accendere tutta la rabbia e l’odio che c’è in me, e che mi portano a pensare che una soluzione in stile Dexter non sarebbe poi così male come idea. Sono però storie fondamentali, che è necessario conoscere, soprattutto in un Paese come il nostro in cui anche, e soprattutto, la storia recente è spesso sconosciuta e ignorata, trascurando in modo imperdonabile eventi e personaggi che ancora oggi gettano la loro ombra sull’attualità, la cronaca e, purtroppo, la politica italiana. Questo è già un merito che Bellocchio deve vedersi riconosciuto parlando di Il Traditore, al quale si aggiungono, ovviamente, i pregi inconfutabili di un film bellissimo, tecnicamente impeccabile e impreziosito da un’interpretazione perfetta da parte della sua star.

Il Traditore racconta la storia di Tommaso Buscetta, collaboratore di giustizia che, lavorando insieme a Giovanni Falcone, aiutò lo Stato a penetrare nei meccanismi della mafia svelando l’organizzazione di Cosa Nostra, le sue consuetudini e il suo modo d’agire, venendo meno all’omertà che da sempre contraddistingue la mafia.

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Dalla sua fuoriuscita da Cosa Nostra fino al suo ritorno in patria e coinvolgimento con la polizia in occasione della guerra di mafia che ha insanguinato le strade siciliane, Bellocchio ritrae un protagonista sempre diviso tra i mondi, come il suo soprannome sottolineava, sempre a cavallo di realtà opposte con l’unica guida di una bussola morale che ritiene sempre ben indirizzata, o quantomeno coerente. Ne risulta il ritratto di un uomo pieno di ombre, in cui è impossibile distinguere un bianco e un nero; Buscetta è un uomo di grigi, in cui il collaboratore di giustizia convive con il mafioso, l’accusatore dei suoi compagni coesiste con l’assoluzione di quella che ritiene la vera mafia, una mafia vicina ai cittadini e amica del popolo laddove lo Stato non riesce o non vuole arrivare. Difficile quindi prendere una posizione sul suo personaggio, e forse è proprio questo lo scopo di Bellocchio: sebbene sia inevitabile entrare in sintonia con Buscetta e tifare per lui, il regista non ci fa mai dimenticare la natura del suo protagonista. Buscetta è un assassino a sangue freddo, come ci viene ricordato nella scena che chiude il film, un assassino che, oltretutto, non si è mai pentito di quello che ha fatto rivendicando con orgoglio la sua appartenenza a una mafia utile al popolo, lo stesso perverso concetto su cui si fonda anche un altro buon film sulla camorra di quest’anno, La Paranza dei Bambini.

Il Traditore è un film d’ampissimo respiro, epico, perfino, nel modo in cui ritrae e mette in contrapposizione questi grandissimi personaggi che, in entrambi gli schieramenti, hanno giocato un ruolo così importante per la nostra storia recente. Bellocchio si prende tutto il tempo necessario non solo per raccontare la sua storia, ma anche e soprattutto per portare in scena un mondo e una società paralleli a quelli ufficiali, fin dal folgorante prologo in cui, nella cornice della festa di Santa Rosalia, introduce tutti i personaggi principali che poi si muoveranno nel corso del film. Abile narratore, il regista costruisce un intreccio molto lineare che, pur restando sempre ancorato alla vicenda in esame, assume spesso il carattere universale di una lotta eterna contro il Male, l’atavico conflitto narrato fin dall’alba dei tempi e che in questo caso assume tra i suoi campioni uomini onesti e idealisti disposti a sacrificare la loro vita pur di garantire un presente e un futuro migliore al proprio Paese. Un Male che stavolta assume l’aspetto dimesso e impostato di uomini semplici, persone dall’apparenza comune ma capaci di macchiarsi dei delitti più efferati, e che proprio in virtù della sua manifestazione perde il suo carattere di invincibilità: nelle parole di Falcone, “la mafia è un fenomeno umano: ha avuto un inizio e avrà una fine”.

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Bellocchio scrive e dirige in modo perfetto, conducendo Pierfrancesco Favino in quella che è probabilmente la performance della sua vita. Favino si trasforma completamente calandosi nei panni di Buscetta, offrendo un’interpretazione sempre trattenuta ma carica di rabbia nei confronti di coloro che hanno macchiato una causa in cui ha sempre creduto con il tradimento e l’omicidio. Si assiste a una trasfigurazione completa e straordinaria, sia nell’espressività che nel modo di parlare e muoversi, che costruisce un ottimo personaggio fin dalle prime scene, prima ancora che la sceneggiatura possa cominciare a mettere in scena i conflitti e le contraddizioni a cui si accennava sopra. Ho sempre considerato Favino un buon attore ma non eccezionale; dopo aver visto Il Traditore credo di aver migliorato l’opinione che ho di lui e del lavoro che può essere in grado di portare a termine quando diretto da un grande regista.

Il Traditore non è un film semplice, affatto; però è un film che va visto, sia per la storia che racconta sia per la qualità della messa in scena e della scrittura. E’ un film in cui spesso la rabbia di Buscetta diventa anche la nostra, entrambi costretti ad assistere impotenti all’arroganza e alla cattiveria di persone ciniche e sadiche, ed è giusto che sia così: è giusto alimentare l’indignazione di fronte a questi personaggi e alle loro pratiche perverse, così come è giusto ricordarci che viviamo in un mondo in cui non esistono eroi e villain, ma in cui la linea è sempre sfumata e l’aiuto più insperato e la più solida delle alleanze possono giungere da dove meno te lo aspetti.

Caratterizzato anche da una colonna sonora eccezionale e da una fotografia bellissima, cupa e ombrosa come una storia simile si merita, Il Traditore ha già fatto incetta ai Nastri d’Argento, giustamente, direi, visti i suoi meriti. Mi aspetto che faccia lo stesso anche ai David di Donatello, in cui vorrei vederlo ripetere l’operazione pigliatutto che quest’anno ha permesso a Dogman di portarsi a casa tutto quello che non fosse saldamente ancorato al pavimento. Questo è a tutti gli effetti il cinema italiano che mi piace guardare.

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Il Traditore (Italia, 2019, 135′)

Regia: Marco Bellocchio

Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Ludovica Rampoldi, Valia Santella, Francesco Piccolo, Francesco La Licata

Fotografia: Vladan Radovic

Musica: Nicola Piovani

Interpreti principali: Pierfrancesco Fravino (Tommaso Buscetta), Maria Fernanda Cândido (Maria Cristina de Almeida Guimarães), Fabrizio Ferracane (Pippo Calò), Fausto Russo Alesi (Giovanni Falcone), Luigi Lo Cascio (Salvatore Contorno), Nicola Calì (Totò Riina).

5 pensieri riguardo “contemporary stuff: Il Traditore, di Marco Bellocchio

  1. Non lo ricordo o non l’ho mai saputo, qual è il soprannome di Buscetta?
    Complimenti per la recensione. Mi hai fatto venir voglia di vederlo, nonostante anch’io mi tenga solitamente lontana dai film a tema mafia.

      1. quando uscirà in dvd lo farò senz’altro 😉
        per altro Favino non mi dispiace (e mi ha pure sganciato una bella mancia, quell’unica settimana che ho lavorato in un bar di Roma, ahahah!).

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