touch of modern: Matrix, dei fratelli Wachowski (un bilancio, a vent’anni dall’uscita)

[Diamo il benvenuto ad Andrea Coco, che da oggi si unisce alla comunità di autori di questo blog collettivo. Andrea ha un interesse particolare per l’home video, con riferimento al quale cura una rubrica sul sito del critico cinematografico Professor Valerio Caprara. Il suo primo articolo scritto per questo blog tratta un’opera di cui si è già parlato, su queste pagine, in occasione della top 20 dedicata al genere fantascienza che abbiamo redatto l’anno scorso. Tuttavia, la vedremo oggi sotto un profilo diverso, tracciando una sorta di bilancio di un film che quest’anno ha compiuto i vent’anni dall’uscita nelle sale. Buona lettura.]

Venerdì 7 maggio 1999: in Italia appare sul grande schermo Matrix. E il cinema di fantascienza non sarà più lo stesso. A dire il vero questa frase la potremmo tranquillamente associare a molti altri film di fantascienza, per esempio e senza andare troppo indietro nel tempo, a 2001: Odissea nello spazio, Guerre Stellari, Blade Runner.

Ma sono passati vent’anni e forse è giunto il momento di tirare un primo, senza dubbio incompleto, bilancio di un’opera di fantascienza cinematografica che ha segnato una tappa importante nella storia del cinema, di genere e non.

Ebbene nell’anno di Blade Runner (il film era ambientato nel 2019, il libro nel 1992), per un paradosso di cui è ricca la fantascienza, in questo testo si finisce invece per parlare proprio di Matrix.

Questo breve saggio, però, non analizzerà l’opera in senso stretto, è stato già detto di tutto e difficilmente si potrebbe aggiungere qualcosa di nuovo, ma gli effetti che Matrix ha prodotto nel tempo fino ai nostri giorni.

Per fare un esempio, Blade Runner, meraviglioso esempio di fantascienza distopica, ha saputo anticipare alcuni temi, situazioni, invenzioni che si sono poi avverati. Nel bene e nel male, per fortuna e purtroppo.

E allora Matrix verrebbe da chiedersi? Non è facile rispondere.

Forse, prima di dare un giudizio di merito, sì o no, sarebbe il caso di fare un passo indietro e domandarsi a quale sottogenere di fantascienza appartiene il film.

È importante perché da questa risposta deriva tutto il resto, un po’ come prendere la pillola rossa o quella blu.

Matrix è un’ucronia, perché ambientato in un presente (il 1999) alternativo al reale, dove per reale s’intende quello dello spettatore, ovvero la nostra realtà.

Quindi non vengono presentati oggetti del futuro, ma strumenti parzialmente già esistenti. La tecnologia utilizzata è quella di fine millennio, che, nel 2019, è addirittura parzialmente superata. A titolo di esempio, i cellulari utilizzati nel film sono tecnologicamente datati e oggi hanno un aspetto retro-futurista. Oggetti da collezione.

Altro esempio gli hovercraft a levitazione magnetica, “le seppie” o altre macchine create da Matrix. Si tratta di apparecchiature che, con le dovute distinzioni, oggi esistono o esisteranno a breve. È solo questione di volontà, tempo e soldi.

Dov’è allora che il film non ha funzionato, non ha anticipato il futuro?

È nella parte centrale della storia, quella per intenderci che descrive il vero mondo onirico, la simulazione in cui vivono gli esseri umani. Una notevole differenza dovuta non solo al fatto che la guerra tra gli uomini e le macchine non è mai avvenuta, ma anche al fatto che l’Intelligenza Artificiale in grado di gestire la grande illusione non è stata creata (ancora?).

Rispetto a Blade Runner, quindi, dove i temi portanti (che cosa è umano e cosa non lo è? La riproduzione degli esseri umani…) stanno trovando una loro concreta attuazione, il tema portante di Matrix, (mondo reale versus mondo virtuale) non si è ancora realizzato.

Ciò non va, però, considerato come un fallimento dell’opera filmica, perché alla fine del Secondo Millennio la ricerca scientifica e le aspettative dell’opinione pubblica erano orientate in tale direzione. Nirvana, uscito nel 1997, affrontava già l’argomento, un mondo virtuale visibile mediante computer, visori, dove il protagonista di un videogioco, Solo, prende vita e interagisce con il suo creatore. Il problema è che la ricerca si è fermata, ha preso altre strade e solo di recente con la “realtà aumentata” il tema è tornato di attualità.

L’essere umano, insomma, si sta gradualmente immergendo in un mondo creato a tavolino e solo il tempo ci dirà quanto, ovvero se assisteremo alla creazione di un mondo integrato tra realtà fisica e realtà virtuale oppure la realtà virtuale arriverà a coprire, inglobare ogni cosa.

Ecco perché Matrix si può definire un’opera “incompiuta”. Non perché il film presenta degli aspetti mal fatti, ma perché quanto proposto rimane ancora non realizzato, in attesa di una sua attuazione. E questa imperfezione lo rende tuttora attuale.

Andrea Coco

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The Matrix (1999, USA, 136 min)

Regia, Soggetto e Sceneggiatura: Andy e Larry Wachowski

Fotografia: Bill Pope

Musiche: Don Davis

Interpreti principali: Keanu Reeves (Thomas A. Anderson/Neo), Laurence Fishburne (Morpheus), Carrie-Anne Moss (Trinity), Hugo Weaving (agente Smith), Joe Pantoliano (Cypher)

7 pensieri riguardo “touch of modern: Matrix, dei fratelli Wachowski (un bilancio, a vent’anni dall’uscita)

  1. Intanto benvenuto nella nostra famiglia!

    All’uscita del film era fiorita un lungo dibattito sulla possibilità di vivere in una realtà simulata; in realtà, se vogliamo, erano già più di duemila anni che se ne parlava, da quando Platone ha scritto il mito della caverna.

    Non so se un mondo alla Matrix sarebbe possibile; nutro ancora l’illusione che l’uomo sappia quando fermarsi nello sviluppo di un’intelligenza artificiale superiore alla sua e che potrebbe non sapere più controllare. Quello che ritengo molto più probabile è una situazione alla Ready Player One, in cui tutte le attività umane si spostano on-line e anche le nostre vite si svolgono in un mondo virtuale invece di quello reale, con tutti i pro e i contro.

    1. Io temo che l’uomo per narcisismo, per il complesso di Frankenstein o per soldi rischi di non fermarsi in tempo. Nutro più fiducia nella sua incapacità di riuscire nell’impresa o nell’umanità delle macchine. Un po’ come va a finire nel film “Generazione Proteus” del 1973.

  2. sono molto d’accordo sul fatto che sia ancora attuale, per il fatto che rappresenta qualcosa di (spaventosamente) verosimile ma inattuato…
    e ovviamente l’obsolescenza di alcuni apparecchi usati nel film non inficia minimamente questa sensazione…

Commenti

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