Al cinema: Joker, di Todd Phillips

Non è un caso che Todd Phillips abbia voluto Robert De Niro nel suo Joker. Perché quest’opera così meravigliosamente atipica nel mondo dei cinecomic è debitrice, in modo abbastanza evidente, di due pellicole che hanno visto protagonista l’attore italoamericano: Taxi Driver, per l’impianto su cui viene costruita la caratterizzazione di Arthur Fleck e per il modo con cui viene descritta la sua deriva verso la follia, e Re per una notte, per il subplot che progressivamente si dipana fino ad assumere un ruolo fondamentale per il finale nichilista.

Del resto, Joker è un film fortemente scorsesiano, e non a caso Scorsese avrebbe dovuto produrre la pellicola, se poi non l’avesse lasciata alla sua collaboratrice Emma Tillinger Koskoff, che si è unita agli altri due produttori, Bradley Cooper e lo stesso Todd Phillips.

Phillips è anche co-autore di una sceneggiatura che è più vicina alla New Hollywood che ai fumetti DC, con un protagonista che non è altro che un loser alienato e radicalizzato (come si dice di questi tempi). Un Joker alla Travis Bickle, per l’appunto. E non soltanto per quei monologhi solitari, per quelle mosse provate e riprovate nella imbarazzante desolazione della propria stanza che sembrano replicare alcune sequenze del capolavoro scorsesiano.

Il tema fondamentale di Joker è l’origine del male. Un male che non sempre scaturisce dalla banalità. Il male di Joker è profondo, radicato, è espressione di un disagio che affonda le sue radici nella violenza domestica, nella (dis)educazione, nella solitudine, nell’emarginazione.

La follia è conseguenza più che causa, e finisce per essere essa stessa il male.

In ciò quest’opera di Phillips è assolutamente atipica, come si diceva, soprattutto nei riguardi degli altri film di medesima derivazione, quell’estrazione fumettistica che in Joker lascia ben poche tracce, portando a compimento l’evoluzione di un personaggio che nella settima arte ha toccato tutte le sfaccettature possibili.

Quello (meraviglioso) di Nicholson era il Joker dei fumetti, perfettamente calato in un contesto gotico e fiabesco quale quello costruito da Tim Burton.

Quello di Ledger era un villain a tutto tondo, che si prendeva la scena con forza diventando di fatto protagonista della rivisitazione nolaniana.

Quello del film di Phillips è il Joker più profondo e drammaticamente perfetto che si è visto sul grande schermo.

Buona parte del merito va all’interpretazione di un Joaquin Phoenix superlativo, perfettamente calato nella parte, impeccabile. Ma anche ad una scrittura del personaggio che non lascia nulla di intentato.

E se la recitazione finisce per catturare buona parte dell’attenzione, anche per effetto di alcune scelte registiche volte ad esaltare le doti del protagonista (primissimi piani, sguardi in macchina), la realtà è che il personaggio tiene straordinariamente la scena anche perché costruito in maniera certosina già in fase di scrittura.

Joker sancisce, ancora una volta, la diversità ontologica tra l’Universo DC e quello Marvel (anche se qui, tecnicamente, non si può parlare di DCEU), nonostante i tentativi incrociati (peraltro riusciti) di una parte e dell’altra di avvicinarsi vicendevolmente (Aquaman e Logan, quest’ultimo non facente parte del MCU, ma insomma, ci siamo capiti).

Dramma vs. commedia, approfondimento (psicologico) vs. intrattenimento.

Che poi ci siano stati alcuni passaggi a vuoto (soprattutto in ambito DC) e degli spiazzanti fuor d’opera è un altro discorso.

Joker riporta il mondo DC ai tempi (e ai fasti) de Il cavaliere oscuro di Nolan, dopo un decennio passato a guardare la Marvel fare il bello e il cattivo tempo.

E lo fa con un’opera riuscita in tutto e per tutto, scaturita dalle idee di un autore che in pochi avrebbero potuto immaginare capace di una svolta così radicale, eppure così limpida e cristallina. Da regista di commedie cult a artefice di un progetto a suo modo dirompente per un intero filone.

Da Una notte da leoni a Joker.

Con il vantaggio – e la fortuna – di aver potuto contare su un personaggio a suo modo unico.

Perché di Joker ce n’è uno.

Anche quando arriverà il prossimo.

[Per concludere, un pronostico. Come noto, Joker a Venezia si è aggiudicato il Leone d’oro, ma non la Coppa Volpi per il miglior interprete maschile, andata a Luca Marinelli. È ancora presto per dirlo, ma è più probabile che agli Oscar le cose vadano in maniera opposta: troppo nichilista l’opera per l’Academy (con scarse probabilità, dunque, di portare a casa il riconoscimento per il miglior film); difficile, invece, che possa essere superata l’interpretazione di Phoenix.]

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Joker (2019, USA, 123 min)

Regia: Todd Phillips

Soggetto: Bob Kane, Bill Finger, Jerry Robinson

Sceneggiatura: Todd Phillips, Scott Silver

Fotografia: Lawrence Sher

Musiche: Hildur Guðnadóttir

Interpreti principali: Joaquin Phoenix (Arthur Fleck / Joker), Robert De Niro (Murray Franklin), Zazie Beetz (Sophie Dumond), Frances Conroy (Penny Fleck)

11 pensieri riguardo “Al cinema: Joker, di Todd Phillips

  1. Una cosa che ho sempre detto su questo film è che non è un capolavoro. Tutto il film si basa su film già visti come ad esempio Taxi Driver a cui deve molto. Ma, nonostante non dica nulla di nuovo, è un film veramente ottimo con una regia e una fotografia molto curata e ben fatta. Il racconto di un prodotto malato creato da una società malata. Un grande film.

    1. sono d’accordo… neanche a me è mai passato per la mente che sia un capolavoro, ma un ottimo film sì…
      per essere un capolavoro avrebbe dovuto osare di più, essere originale (cosa che non è) e più ardito da un punto di vista registico…

  2. Joaquin Phoenix in una prova da attore vecchia scuola, per un film che pesca “New Hollywood” che ormai beh, è vecchia scuola 😉 Era da “Il petroliere” che non vedevo un attore prendersi un film così, ma anche di più forse proprio da “Taxi Driver”, un “one man show” totale. La prova che si possono fare film rivolti ai maggiori di 15 anni, anche usando i personaggi dei fumetti. Cheers!

    1. un film che odora di New Hollywood, eh già…
      io ho visto qualche altro one man show in questi anni (es. Oldman ne L’ora più buia, il primo che mi viene in mente) ma il paragone con Daniel Day-Lewis ci sta tutto, in quanto lui e Phoenix sono due attori molto simili, per vari aspetti…

  3. Per me DiCaprio con Rick Dalton è stato leggermente meglio (più sottile, la depressione di Rick, rispetto a quella teatrale di Joker).
    Condivido l’analisi. Anche se parla delle origini del male in questo contesto credibile, per fortuna non si parteggia o si prova pietà per questo povero pazzo criminale.

    Moz-

    1. Di Caprio bravissimo e capisco il tuo punto di vista… però personalmente vedo Phoenix avanti…
      e poi Di Caprio con l’Oscar ha una maledizione che Revenant ha soltanto attenuato…
      per il resto, in certi punti del film c’è un po’ il rischio empatia, ma viene presto accantonato… c’è da dire, d’altro canto, che nel mondo manicheo di Gotham, popolato da ricchi stronzi e da poveracci fuori di zucca, è anche abbastanza facile discostarsi da modelli così estremi…

  4. Come mi ha fatto notare un mio amico che per professione disegna e illustra, qui il Joker CORRE proprio come il suo omologo a fumetti, con le ginocchia alte! Un’interpretazione pazzesca. E chi volesse un fumetto che a suo tempo fu davvero geniale a descrivere Joker e Batman come due pazzie di segno opposto ma speculari consiglio il magnifico Killing Joke di Alan Moore (che poi in questo film il futuro Batman mi pare un bimbo un filino autistico…)

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