Al cinema: Doctor Sleep, di Mike Flanagan

downloadCerto che Mike Flanagan, quando si sceglie una scommessa, se la sceglie pesante. Dopo aver messo insieme una carriera di tutto rispetto sia al cinema che in televisione, Flanagan decide di gettarsi in un’impresa che avrebbe fatto tremare i polsi e gelare il sangue nelle vene a chiunque. Misurarsi con l’opera di Stephen King? Certo che no: prendere i fan e i cinefili di tutto il mondo per le corna. Non è un mistero che Shining, più che un film cult, sia diventato nel corso del tempo un monumento al cinema stesso, venerato dagli amanti del cinema come una religione, quasi; non sorprende quindi che la notizia di un film che avrebbe dato un seguito al capolavoro di Stanley Kubrick sia stata accolta con scetticismo (quando è andata bene) o come una blasfemia (troppo spesso). Poco importa che Doctor Sleep sia tratto da un romanzo di Stephen King, ad oggi l’unico ad avere effettivamente diritto di parola su Shining e la sua mitologia, e men che meno importava che Flanagan avesse già ampiamente dimostrato le sue capacità: Shining non si doveva toccare. C’era del fondamento in questi pregiudizi? Ovviamente no, e adesso andremo a vedere perché.

Danny Torrance è cresciuto, e tra fantasmi e sbronze è riuscito in qualche modo a superare la sua traumatica infanzia segnata dall’esperienza all’Overlook Hotel. Adesso, molto più cinico e disincantato, Danny cerca di tenere il più possibile al guinzaglio la sua luccicanza per evitare di attirare spiriti maligni e creature che sarebbe più saggio evitare. Ma il Male non dorme mai, e si ripresenta nelle fattezze del Vero Nodo, una comune di individui in grado di nutrirsi della luccicanza altrui per garantirsi un’innaturale lunga vita. Quando Rose, guida del Nodo, mette gli occhi su Abra, una ragazzina dalla luccicanza straordinariamente potente, Danny capisce di dover finalmente smettere di fuggire e affrontare i suoi fantasmi, anche se questo dovesse riportarlo là dove tutto era cominciato moltissimi anni prima.

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Per cominciare, le basi: Doctor Sleep è un bel film? Sì, è un ottimo film, un buon adattamento del romanzo di King e un perfetto seguito al film di Kubrick, con il quale costruisce un dittico encomiabile per coerenza e coesione. Mike Flanagan vince la sua scommessa dirigendo con rigore e rispetto un film che recupera non solo la storia del romanzo di partenza, ma attinge a piene mani anche dal film di Kubrick e da quel libro che, nel 1977, fu il terzo successo di Stephen King e tutt’oggi una delle sue opere più celebri e amate. Un insieme di influenze, ispirazioni e storie che confluiscono in un film eccezionalmente ordinato e lineare, a dispetto della sua caotica origine, scritto con grande attenzione, sebbene con qualche prolissità, e dalla regia capace di unire allo sguardo personale di Flanagan la visionarietà dell’immaginario di Kubrick recuperandone movimenti e angoli visivi, per non parlare di quelle sonorità graffianti che avevano reso così speciale la colonna sonora di Shining.

Doctor Sleep costruisce un racconto che procede in modo metodico e molto ben strutturato, con diverse storyline parallele progettate per incontrarsi nel finale. Un impianto non innovativo, anzi, decisamente classico, ma che ben si presta a una storia così corale, in cui ogni personaggio vive in un proprio mondo ben costruito e ricco di comprimari e segue un’evoluzione personale capace di portarli a incontrarsi in modo molto naturale. Danny, ad esempio, ci si presenta come un uomo alla deriva, alla ricerca di uno stordimento capace di mettere a tacere le voci nella sua testa e far sparire i fantasmi che ancora troppo spesso è costretto ad affrontare; proprio da questo punto inizia però la sua lenta rinascita, in un percorso fatto di piccoli gesti di carità come usare la propria luccicanza per portare un po’ di serenità in un hospice. Un percorso inverso sembra invece disegnare Rose Cilindro e la sua setta di mostri alla ricerca di luccicanza: se inizialmente vengono presentati come un gruppo all’apice della forza, man mano che il film procede diventa sempre più chiara la crisi e la disperazione in cui il Vero Nodo versa a causa della rarità sempre più evidente di buon vapore di cui nutrirsi. Ed è a questo punto che entra in scena Abra, vero perno intorno a cui ruota il racconto. Simbolo di rinascita e speranza per entrambi, Abra appare immediatamente come colei in grado di cambiare, con la sua vita o la sua morte, il destino di tutte le parti in causa: se per Danny Abra rappresenta la possibilità di espiare il senso di colpa per una vita segnata dalla tragedia all’Overlook, per il Vero Nodo la bambina diventa il simbolo di una rinascita, una riserva di luccicanza enorme a cui attingere per sopravvivere ancora qualche decennio.

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Una storia lineare, quindi, ma non per questo semplice o banale. Doctor Sleep è un film che parla di sopravvivenza e di rinascita, delle seconde possibilità che ci vengono offerte e di cosa possiamo ottenere con i talenti che ci sono donati dal destino. Se Danny sceglie di dedicare la sua seconda opportunità per fare del bene al prossimo, mettendo il suo dono al servizio dei malati, dei moribondi e di una bambina sconosciuta in pericolo, i membri del Vero Nodo, a tutti gli effetti morti e rinati per effetto della luccicanza, scelgono una via edonista alla ricerca della soddisfazione dei loro desideri, arrivando a sacrificare, per la loro stessa sopravvivenza, la vita di bambini innocenti. Ad Abra stessa è offerta un scelta, e se i suoi primi contatti con Rose sono casuali e frutto di esperimenti con i suoi poteri, la bambina decide molto in fretta di scendere in campo per fermare questa banda di assassini dopo aver sperimentato sulla sua pelle l’orrendo omicidio del giovane Bradley Trevor.

Ma l’aspetto su cui tutte le attenzioni erano puntate, ovviamente, erano i legami con Shining, e quanto Flanagan avrebbe deciso di confrontarsi con un’antecedente così ingombrante. Anziché evitare lo scontro, il regista affronta il film originale fin dall’inizio e lo omaggia in mille modi, sebbene rischiando, a volte, di scadere nel feticcio. Appare immediatamente azzeccata l’idea di recuperare in parte lo stile registico di Kubrick, creando un senso di unità capace di legare le due storie non solo a livello di trama, ma anche e soprattutto di estetica: lo spirito di Shining rivive nelle immagini di Doctor Sleep, perfettamente riconoscibile in ogni movimento della macchina da presa, in ogni ripresa aerea, in ogni rintocco di una colonna sonora ossessiva e ineluttabile come un battito cardiaco. Flanagan non copia Kubrick, ma fa suo il lavoro del regista e lo reinterpreta con un rispetto filologico commovente, presentando il film quasi come un tributo a uno dei più grandi capisaldi del cinema horror – e non solo. Un gesto d’amore che rischia, però, di risultare eccessivamente compiaciuto in sé stesso, soprattutto nella parte finale, quando l’azione si sposta nell’Overlook Hotel; si tratta del momento in cui non solo le citazioni si fanno più esplicite, ma diventa anche più spinto il recupero di vere e proprie icone, come il Jack Torrance di Nicholson, qui interpretato da Henry Thomas, in un feticismo che, pur non essendo mai fine a sé stesso, rischia di trasformare il film in un museo di statue di cera.

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Un rischio evitato, diciamolo subito, grazie all’acume di una sceneggiatura che coglie al volo anche l’occasione di mettere pace in una diatriba decennale, quella riguardo il finale del film di Kubrick, specularmente diverso da quello di King. Recuperando le pagine del romanzo del ’77, Flanagan dona finalmente all’hotel quel finale catartico tra le fiamme purificatrici dell’incendio che Kubrick, nella sua visione gli aveva negato, realizzando così una chiusura perfetta del cerchio. O forse no: perché, come ci viene ricordato dallo spettro di Dick Halloran, il Ka è una ruota, e continua a girare legando in modo indissolubile il destino delle persone al di là dello spazio e del tempo.

Doctor Sleep vince dunque pienamente la sua scommessa, presentandosi non solo come un ottimo film molto ben realizzato, ma anche come un seguito coraggioso e rispettoso di un originale amato da generazioni di cinefili e artisti. Stephen King, non nuovo a parole di lode verso Mike Flanagan, ha elogiato questo film in lungo e in largo, e per una volta si può essere davvero d’accordo con lui. Voci non ancora ufficiali danno la coppia in trattativa per la realizzazione di un terzo lungometraggio insieme, dopo questo e l’altrettanto riuscito Il Gioco di Gerald; sono aperte le scommesse su quale possa essere il titolo prescelto!

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Doctor Sleep (2019, USA, 153′)

Regia e sceneggiatura: Mike Flanagan

Fotografia: Michael Fimognari

Musica: The Newton Brothers

Interpreti principali: Ewan McGregor (Danny Torrance), Rebecca Ferguson (Rose Cilindro), Kyliegh Curran (Abra), Carl Lumbly (Dick Halloran), Zahn McClarnon (Papà Corvo).

9 pensieri riguardo “Al cinema: Doctor Sleep, di Mike Flanagan

  1. Concordo con te. Flanagan ha fatto bee a non porvare a fare un lavoro simile a quello di Kubrick. Ne sarebbe uscito sconfitto. E in questa pellicola ho trovato parecchio dello stile di Flanagan sia nella regia sia nel montaggio. E’ stato veramente un bel film, un fantasy con tinte horror (non lo considero un vero horror).

    1. Sì, in effetti potrebbe essere classificato come un fantasy cupo e dark più che come un vero e proprio horror.
      Flanagan dimostra di sapere bene cosa fa, e i questo caso si vede che ha studiato molto il lavoro di Kubrick per inserirsi nella sua scia senza scopiazzarlo o scimmiottarlo. Penso sia ormai un regista di cui sia lecito fidarsi molto, io personalmente sono pronto a seguirlo più o meno ovunque.

    1. Ahahah secondo me è naturale avere qualche pregiudizio, quando si parla di Shining, ma io l’ho trovato un film molto valido e, soprattutto, rispettoso dei suoi antecedenti. Io te lo consiglio, poi fammi sapere cosa ne pensi!

  2. È piaciuto anche a me, anche se non ha (e non avrà) i galloni per diventare un classico come il capolavoro di Kubrick, di cui – sono d’accordo con te – segue le orme in modo molto deferente (e non poteva essere diversamente).
    Per cui alla fine può dirsi che l’operazione sia tutto sommato riuscita

  3. a me è piaciuto molto! Una trama che se pur con qualche pecche, è riuscita nel intento di rapirmi. I problemi principali sono: il paragone con il maestro Inglese, Stanley Kubrick non regge (Ovviamente) e l’utilizzo di espedienti visivi molto ridicoli, che a tratti rendono il film una pellicola scarsa. Ho trovato anche l’utilizzo di attori verosimili agli originali(Jack Nicholson non si copia) molto brutto!!

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