Lo scrigno: i film “minori” di Gillo Pontecorvo (parte seconda)

Continua il viaggio tra i film “minori” di Gillo Pontecorvo, iniziato due giorni fa in occasione del centenario della nascita del regista pisano. Dopo aver parlato de La grande strada azzurra (1957) e Kapò (1959), i due lungometraggi a soggetto (sui cinque totali diretti da Pontecorvo) che precedono il suo capolavoro La battaglia di Algeri (1966), passeremo oggi in rassegna le altre due opere a soggetto girate dal Maestro dopo il film vincitore del Leone d’oro. Opere anch’esse definibili “minori”, in quanto attualmente poco ricordate e citate, e che dunque vanno a finire di diritto nella nostra rubrica Lo scrigno, nella quale analizziamo i film “dimenticati, introvabili, invisibili”.

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Queimada (1969)

Dopo La battaglia di Algeri Pontecorvo affronta nuovamente il tema del colonialismo (sebbene da una prospettiva temporale completamente diversa) con Queimada, titolo che prende il nome dall’immaginaria isola delle Antille in cui sono ambientate le vicende e che significa “bruciata”, dato che i portoghesi, per vincere la resistenza degli indigeni e impadronirsi dell’isola, non poterono far altro che appiccare il fuoco alla vegetazione che la ricopriva.

Una resistenza che, tuttavia, ancora brulica nella prima metà dell’Ottocento, con un forte movimento indipendentista appoggiato dalla ricca borghesia locale. L’arrivo dall’Inghilterra di un agente segreto, Sir William Walker, incaricato di fomentare la ribellione della popolazione autoctona, porterà all’identificazione di una nuova guida, José Dolores, un ex schiavo che diventerà capo della resistenza contro i portoghesi e, successivamente, contro gli inglesi che prenderanno il loro posto, svelando le loro reali intenzioni.

Pontecorvo critica il cinismo e l’ipocrisia delle potenze coloniali, pur tentando di salvare almeno in parte – in chiave romantica – il protagonista del film, colpevole di un voltafaccia che tradisce i ribelli locali, insorti contro i portoghesi e successivamente assoggettati all’influenza di una nuova potenza straniera.

Non ci sono colonizzatori cattivi e colonizzatori buoni, e gli inglesi non si faranno scrupoli nell’adottare le medesime pratiche dei precedenti occupatori, dando fuoco alle piantagioni di canna da zucchero per stanare i rivoltosi, ex schiavi di colore votatisi alla causa dell’indipendenza e al sogno della libertà.

Dopo La battaglia di Algeri Pontecorvo aveva acquisito grande credito e una notevole forza contrattuale nel mondo della settima arte, e il tentativo del produttore Alberto Grimaldi di portare il regista su binari più commerciali – cercando di mettere la fama da lui acquisita al servizio di un cinema più popolare, seguendo le orme di Sergio Leone – si scontrò con le resistenze del regista pisano, che riuscì a imporre un soggetto decisamente più politico.

Sempre grazie ad Algeri Pontecorvo poté ingaggiare una star mondiale come Marlon Brando, il quale aveva dichiarato in precedenza che avrebbe girato un film europeo solo se a dirigerlo sarebbe stato lui. Brando, da sempre attento ai temi sociali e in particolare alla condizione delle minoranze, accettò di buon grado il soggetto di Arlorio e Solinas (all’ennesima collaborazione con Pontecorvo), salvo poi avere costanti frizioni con il regista, principalmente a causa del largo utilizzo di attori non professionisti (tra cui il co-protagonista Evaristo Márquez, un contadino colombiano i cui connotati avevano folgorato Pontecorvo, ma che accusava inevitabili problemi di recitazione, che si evidenziavano ancor di più a fianco di colui che era considerato il più grande attore di quegli anni).

Un fastidio che Brando non riesce totalmente a celare, con una recitazione che, nella seconda parte del film, appare meno convincente rispetto alla prima.

Duro e violento, con richiami neanche poi così velati al Vietnam e alla rivoluzione cubana, Queimada mette in scena la meschinità del potere e l’assurdità delle lotte intestine: gli ex schiavi diventeranno soldati del nuovo Stato resosi autonomo dai portoghesi (ma in realtà assoggettato agli interessi commerciali degli inglesi). Soldati che daranno la caccia a coloro che decideranno di proseguire la lotta per una piena indipendenza.

Opera impegnata – come tutte quelle di Pontecorvo – Queimada si fa ricordare anche per la spettacolarità di alcune sequenze e per la memorabile colonna sonora di Ennio Morricone, con il brano Abolição che emerge grazie al suo afflato epico.

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Queimada (1969, Italia, 129 min)

Regia: Gillo Pontecorvo

Soggetto e Sceneggiatura: Franco Solinas, Giorgio Arlorio

Musiche: Ennio Morricone

Interpreti principali: Marlon Brando (sir William Walker), Evaristo Márquez (José Dolores), Renato Salvatori (Teddy Sanchez)

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Ogro (1979)

Passano dieci anni tra Queimada e Ogro, ultimo lungometraggio a soggetto di Gillo Pontecorvo. Questa volta il regista pisano si trasferisce nella Penisola iberica, dove gira un’opera incentrata sulla Operación Ogro, l’attentato organizzato e portato a compimento nel 1973 dall’ETA ai danni di Luis Carrero Blanco, primo ministro di Spagna e delfino del generalissimo Franco, tanto da essere considerato il suo successore designato.

Il tema della lotta armata e della legittimità morale della stessa nei diversi periodi storici è resa da Pontecorvo dividendo in due momenti principali la narrazione: quello della lunga organizzazione e messa in pratica dell’attentato all’Orco (Ogro in spagnolo) Carrero Blanco, responsabile della carcerazione e dell’uccisione di molti indipendentisti baschi (parte ambientata nel ’73); e quello – di cinque anni successivo – della recrudescenza degli attacchi terroristici dell’ETA per mano di alcune frange estremiste.

Se i membri moderati dell’organizzazione separatista basca avevano dichiarato di aver fatto ricorso alle violenze a causa della repressione franchista attuata nei loro confronti (e dunque di ritenere i fatti di sangue giustificati dalla lotta ad un regime dittatoriale), terminato il Franchismo e instaurata nuovamente la democrazia, la lotta armata – a rigore – non avrebbe avuto più ragion d’essere. Ma nell’ETA si era in realtà consumata la scissione tra coloro che erano passati agli strumenti della politica, cercando di raggiungere democraticamente gli obiettivi autonomisti, e quelli che invece continuavano la lotta armata, ritenuta indispensabile.

La sequenza dell’attentato a Carrero Blanco, deliberato all’unanimità dopo l’iniziale ipotesi di un rapimento (divenuto impraticabile a seguito della nomina dell’Ammiraglio a Capo del Governo), costituisce il momento culminante di un climax tesissimo, reso in tutta la sua brutalità (l’auto su cui si trovava il primo ministro viene fatta saltare in aria con una tale potenza da superare in altezza un palazzo adiacente, finendo nel cortile di quest’ultimo).

Il leader del commando composto da quattro uomini e due donne (che in realtà agiscono più che altro per depistare e coprire l’operato dei quattro) è interpretato da un Gian Maria Volonté nella fase matura della sua carriera, dopo tre lustri di grandissimi successi. Al suo fianco un cast di attori italiani e spagnoli, tra cui una giovane Ángela Molina.

L’analisi psicologica dei personaggi è notevole, aiutata da un’espressività a tratti teatrale degli interpreti. Emergono bene le loro paure, che pure non scalfiscono una determinazione solidissima a compiere l’operazione per la quale sono stati scelti.

Da buon documentarista Pontecorvo si attiene con rigore alla verità storica, scrivendo con Giorgio Arlorio e Ugo Pirro una sceneggiatura che per la prima volta non vede la partecipazione di Franco Solinas, storico collaboratore del regista.

Ma allo stesso tempo, Ogro presenta tutti i connotati dell’opera di genere, in particolare del thriller, grazie ad una meticolosa costruzione della suspense e ritmi narrativi ben dosati. Le vicende legate allo scavo del tunnel in cui far detonare la dinamite richiamano addirittura lo heist movie, pur con accentuati toni drammatici.

A causa di ritardi nella produzione, il film finì per uscire dopo il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro (1978). Un (enorme) problema di tempismo che fu probabilmente tra le cause del tiepido accoglimento che ricevette un’opera che, vista oggi, costituisce invece un importante documento su vicende poco battute dalla cinematografia moderna.

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Operación Ogro (1979, Spagna / Italia / Francia, 100 min)

Regia: Gillo Pontecorvo

Soggetto: Julen Agirre

Sceneggiatura: Gillo Pontecorvo, Giorgio Arlorio, Ugo Pirro

Musiche: Ennio Morricone

Interpreti principali: Gian Maria Volonté (Ezarra), José Sacristán (Iker), Ángela Molina (Amaiur), Eusebio Poncela (Txabi), Saverio Marconi (Luque)

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E per completare la carrellata di film di Gillo Pontecorvo, ecco il link alla recensione de La battaglia di Algeri, da noi trattato in occasione dello Speciale Venezia 75 – I migliori leoni d’oro.

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