touch of modern: Vacanze di Natale, di Carlo Vanzina

Esistono film che, a prescindere dai meriti strettamente artistici, riescono a rappresentare alla perfezione un’epoca, un modo di essere. E tra questi Vacanze di Natale centra alla perfezione l’obiettivo: raffigurare sul grande schermo i magnifici anni Ottanta.

Questo non vuol dire che il decennio più controverso, tra quelli a noi vicini, sia rappresentato soltanto da ciò che si vede nel lungometraggio, ma che il film ha saputo ben raffigurare un certo spirito dell’epoca: ciò che alcuni volevano essere (e ci sono riusciti), altri avrebbero voluto essere (e non ce l’hanno fatta) o altri ancora avrebbero voluto che noi fossimo.

Non è questo il luogo per dare un giudizio complessivo sul decennio, le opinioni si dividono tra apocalittici e integrati. A titolo informativo, sappiate che Umberto Eco ne aveva un’opinione positiva e lo scrisse in un articolo de La bustina di Minerva del 1997: “Gli anni ottanta sono stati grandiosi”; il giornalista Alessio Pecoraro (Linkiesta) in un suo articolo arriva invece a sostenere: “Sai perché questo continuo ritorno agli anni 80? Perché stavamo bene e in fondo avevamo tutto“. Insomma, né Paradiso né Inferno, un semplice Purgatorio glitterato (come si usava allora).

Detto questo, buio in sala, per favore, che inizia la visione del film.

Colonna sonora

Se c’è una canzone che si lega in modo indelebile al film, questa è Moonlight shadow di Mike Oldfield, cantata da Maggie Reilly, un pezzo che ancora oggi è possibile ascoltare sulle piste di Cortina. A essere precisi non si tratta di una vera e propria colonna sonora, ma di una scelta azzeccata delle canzoni che si sentivano nelle discoteche, il nuovo tempio laico dell’epoca. Canzoni che, grazie al film, conobbero un nuovo successo proprio nelle discoteche del Natale 1983. L’operazione riuscì e, in alcuni casi, tra la canzone e la sceneggiatura l‘unione è perfetta. Basti pensare ai brani cantati da Jerry Calà al pianobar o ad alcune scene del film.

Location

Natale e neve, un binomio perfetto nell’immaginario degli Italiani, che diventò un trinomio quando venne deciso di utilizzare come location Cortina d’Ampezzo, all’epoca la località sciistica più cara e alla moda. In quegli anni la neve non mancava ancora – il 1983 fu un Natale piuttosto freddo – ma nel caso del film, girato in autunno, venne ovviamente ricreata artificialmente.

Benessere

L’Italia dell’epoca stava vivendo una nuova stagione di crescita economica, alla quale tutte le categorie sociali del Paese speravano di prendere parte. Ecco quindi esibiti, senza cattiveria, i simboli del benessere: belle automobili, vestiti, generose mance (a volte con discutibili secondi fini), superalcoolici e il personale domestico, “le filippine”, testimonianza vivente dell’appartenenza a una fascia sociale alta.

I protagonisti

I protagonisti sono degli evidenti stereotipi. Rappresentano – senza velleità sociologiche, s’intende – la società dell’epoca. Abbiamo i Covelli, una famiglia romana di ricchi costruttori edili, signori fuori e borgatari nell’anima; e i Marchetti, un vero esempio dei famosi romani di Torpignattara, all’epoca un quartiere romano verace, oggi multietnico che più non si può.

Ci sono poi i nordici, rappresentati dal Cummenda Donatone Braghetti e da Billo, l’aspirante playboy sciupafemmine, che suona al pianobar dell’albergo (con risultati incostanti); a fare da contorno, varia umanità, tra cui emerge Rossella Como, Roberto Della Casa, Marilù Tolo, Paolo Baroni, Stefania Sandrelli.

Nel complesso, i personaggi maschili sono più curati e validi sotto l’aspetto artistico. Si tratta di attori affermati come Riccardo Garrone (avvocato Giovanni Covelli), Mario Brega (Arturo Marchetti), Guido Nicheli (Donatone Braghetti) oppure figure emergenti/semi-affermate come Jerry Calà (Billo Damasco), Christian De Sica (Roberto Covelli) e Claudio Amendola (Mario Marchetti).

L’America

Evocata da Roberto Covelli come giustificazione per un certo suo “vizietto”, gli Stati Uniti sono l’Eldorado, la terra mitica dove i giovani vorrebbero andare (non a caso il successivo cinepanettone sarà Vacanze in America), ma che è vista dagli adulti con una certa diffidenza, dovuta all’età e all’esperienza.

Trama

È senza dubbio un po’ debole. Rivisitazione della commedia all’italiana, aggiornata agli anni Ottanta, in particolare del film Vacanze d’inverno, rappresenta un’epoca senza volerla analizzare, senza volerla celebrare né condannare. A livello narrativo c’è una storia principale, formata dalle vicende delle due famiglie dei Covelli e dei Marchetti, e una trama secondaria che vede protagonisti Billo (Jerry Calà, che si deve destreggiare tra le sue numerose conquiste) e la doppia coppia – campioni di infedeltà – formata da Donatone e Ivana Braghetti (Guido Nicheli e Stefania Sandrelli) e da Cesarino e Grazia Tassoni (Roberto Della Casa e Marilù Tolo).

Le due storie si sfiorano appena e ad accomunarli sono più che altro la località di Cortina e il club dove suona Billo. Ad ogni modo, il lieto fine – è una commedia dopotutto – è garantito a tutti i protagonisti, che si ritroveranno l’estate successiva in Sardegna, altra località “must” del periodo.

Sesso e Turpiloquio

Vacanze di Natale riprese alcuni aspetti goderecci della commedia all’italiana, amplificando e anticipando, nel bene e nel male, la rivoluzione dei costumi in atto nell’Italia degli anni Ottanta. Ad onore del vero, va detto che i “film di Pierino”, usciti pochi anni prima, avevano già aperto la strada ad un certo linguaggio e a situazioni sessualmente più o meno esplicite. Oggi il frasario scurrile dei protagonisti appare quasi un linguaggio da educande rispetto a quello che si vede sul grande e sul piccolo schermo.

Per quanto riguarda i costumi sessuali, c’è da notare che l’opera introduce alcune piccole novità. Le protagoniste femminili del film prendono l’iniziativa, decidendo a chi concedersi o cercando di conquistare la persona che gli piace. Un primo esempio, molto timido, della rivoluzione dei costumi che attraverserà i decenni a venire. Inoltre, viene affrontato il tema dell’omosessualità, all’epoca ancora un argomento scottante, presentato come un fenomeno abituale negli States e destinato a diventare normale anche nel Belpaese.

Umorismo e battute

Se la trama non è solidissima, in compenso nel film, ancora oggi, si ride e di gusto, grazie alle numerose battute, alcune delle quali entrate nell’immaginario collettivo. Ne cito per dovere di cronaca un paio:

Donatone: Ah ah… Ivana, fai ballare l’occhio sul tick! Via della Spiga, Hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi… Alboreto is nothing!!

Avvocato Giovanni Covelli: Beh…Anche questo Natale…se lo semo levato dalle palle.

In conclusione

Totò diceva che è la somma a fare il totale e la stessa cosa si può dire di Vacanze di Natale.

È la somma dei singoli aspetti fin qui esaminati a decretare il successo di un film, il quale, analizzato voce per voce, non eccelle per una singola caratteristica, ma che, invece, nel suo insieme piace, ha successo e rappresenta alla perfezione un’epoca. E di quell’epoca comunica la spensieratezza, la voglia di vivere, di divertirsi, tipica degli anni 80.

p.s.: Qualcuno avrà notato che non ho mai usato il termine “Cinepanettone”, perché questo termine nel 1983 non esisteva ancora e per un lungo tempo ha avuto un significato dispregiativo, che solo in un secondo tempo ha perso per definire i film che escono durante le festività natalizie.

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Vacanze di Natale (1983, Italia, 97 min)

Regia: Carlo Vanzina

Soggetto e Sceneggiatura: Carlo Vanzina, Enrico Vanzina

Fotografia: Claudio Cirillo

Musiche: Giorgio Calabrese

Interpreti principali: Jerry Calà (Billo Damasco), Christian De Sica (Roberto Covelli), Claudio Amendola (Mario Marchetti), Antonella Interlenghi (Serenella), Karina Huff (Samantha), Riccardo Garrone (avvocato Giovanni Covelli), Rossella Como (signora Covelli), Marco Urbinati (Luca Covelli), Roberta Lerici (Diamante Covelli), Shoko Nakahara (Asunción, cameriera dei Covelli), Guido Nicheli (Donatone Braghetti), Stefania Sandrelli (Ivana Braghetti), Mario Brega (Arturo Marchetti), Moana Pozzi (Luana)

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Andrea Coco

5 pensieri riguardo “touch of modern: Vacanze di Natale, di Carlo Vanzina

  1. Un film che adoro. Perché, come hai detto, ha una formula che funziona coi suoi ingredienti piuttosto semplici.
    Cast azzeccato, musiche azzeccate e anche storie molto simpatiche (intrecciate il giusto), non ha nemmeno niente di demenziale o eccessivamente volgare.
    Una vera commedia all’italiana, vero superficiale (ma non vuole certo essere altro) però appunto gli anni ’80 li rappresenta bene 🙂
    Moz-

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