touch of modern: Santa Sangre, di Alejandro Jodorowski

Fenix è Cristo-like, e sta appollaiato su di un trespolo in una bianca stanza. Ha un’aquila tatuata sul petto e scende solo per mangiare pesce crudo, offerto da dottori e infermiere. Balzo indietro, da piccolo viveva in un circo con il padre, Orgo, grande grosso ciula e baloss, lanciatore di coltelli e capo della baracca, e la madre, Concha, trapezista e sacerdotessa di una chiesa non riconosciuta dedicata a una martire cui erano state amputate le braccia dai suoi stupratori – da cui il titolo, la piscina di acqua rossa davanti alla statua della santa. E a una ragazzina muta e mima, Alma, cui voleva gran bene. Ah, tra lo strepitio e le chitarre dei fedeli, la chiesa viene salvinianamente ruspata.

Con un idrante di sangue al posto della proboscide, l’elefante del circo muore, c’è una scena bellissima del funerale, con la processione circense e il cassone che viene tirato di sotto, e di sotto ci sono gli ultimi, che stanno ancora più in basso degli ultimi, che si avventano sulla bara per cibarsi del cadavere. Il mondo va a pezzi ora piano ora no, Ogro decide che il ragazzo è pronto a diventare adulto, e simpaticamente gli incide a coltello sul petto lo stesso tatuaggio che ha lui. Durante un numero, Concha si rende conto che il marito si bomba la lascivissima Donna Tatuata, per cui scende dal trapezio e gli tira dell’acido sulle balle. Per tutta risposta, lui ESCE i coltelli e zac! Le amputa le braccia. Poi si suicida. A seguire, buffet. Fenix ha visto tutto, e puoi immaginare non l’ha presa bene.

C’est pourquoi ha flippato, e anni dopo sta in un non meglio specificato nosocomio, appollaiato, a sentirsi rapace (come in una canzone di Daniele Silvestri, entre autres). Durante una visita in un quartiere di prostitute, rivede la Donna Tatuata. Il giorno dopo ricompare la madre, sbracciata (ah-ah), fugge con lei. D’ora in poi lei sarà la mente e il corpo e lui, letteralmente, il braccio. Le mani di Fenix, ma con lo smalto, trafiggono la DT (da essere skillati a essere killati è un attimo), parimenti la madre fa uno spettacolo in un teatrino dove lui le è dietro e gesticola. La madre lo usa anche per fare l’uncinetto e suonare il pianoforte e scrollare su IG. Ah, no. Lui/lei uccide ancora una spogliarellista, o tutte quelle che gli si avvicinano (i tormentati sono sempre dei gran fighi), persino una enorme donna lottatrice di wrestling, Santa. Infine e per fortuna, Alma lo ritrova, si ridipinge la faccia di bianco e riesce a non farsi ammazzare.

Jodorowski, su imbeccata tra gli altri del fratello minore di Dario Argento, si da all’horror, con alcuni vincoli del film commissionato (il film è ambientato in Messico, prodotto da Italiani, diretto da un franco-cileno e parlano in EN O_o), per esempio la storia ha quasi senso che cioè, dopo aver visto La montagna sacra ti sembra impossibile. Invece, sparpagliato, ma c’è un filo. Nella mischia vengono lanciati i suoi figli, che impersonano Fenix alle varie età. e aggiunte le sue passioni, i sincretismi, la parte esoterica, l’amore sviscerato per il mondo degli ultimi e dei classici Freaks (Browning, 1932) e poi i traumi, ah, signora mia. L’armamentario di sogni, incubi, infanzia, eventi e atti psicomagici che feriscono e curano – in tal senso l’intera vicenda potrebbe essere un ulteriore capitolo del suo ultimo film Psicomagia – e c’è un nano simpaticissimo e veramente basso, named Aladino. Lo dovevo dire.

E lo sfondo grottesco, un sovrabbondare di invenzioni figurative a comporre un mondo decadente ma sgargiante e rumoroso, tristallegro e difficile, con i clown che saltellano e sottolineano le emozioni. Ho letto di riferimenti più o meno a chiunque nella sfera del surrealismo e cinema onirico, quindi Bunuel e Fellini, Marcel Marceau che era amico suo, la storia è sostanzialmente Jodorowski che rifà Psycho, e alla fine quello è.

Al momento gira restaurato in rari cinema tra cui, fortunatamente, il mio.

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Santa Sangre (1989, Messico, Italia, 123 min)

Regia: Alejandro Jodorowski

Soggetto: Alejandro Jodorowski, Roberto Leoni

Sceneggiatura: Alejandro Jodorowski, Roberto Leoni, Claudio Argento

Fotografia: Daniele Nannuzzi

Musiche: Simon Boswell

Interpreti principali: Cristobal Jodorowsky (Fenix), Blanca Guerra (Concha), Guy Stockwell (Orgo), Thelma Tixou (la donna tatuata), Sabrina Dennison (Alma), Adan Jodorowksy (Fenix da bambino)

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