i nostri top & flop del 2019

Nei giorni scorsi abbiamo proposto una serie di classifiche pseudo-oggettive: i top&flop del trimestre ottobre-dicembre e quelli dell’anno 2019, redatti con il nostro #termometrodellesale, e la top ten dei film più visti in Italia e nel mondo nell’anno che si è appena concluso.

Ma adesso è giunta l’ora di dire la nostra, presentandovi i top e i flop del 2019 secondo il personale giudizio di alcuni di noi. Si tratta, in buona sostanza, dei film che più ci sono piaciuti tra quelli usciti in sala l’anno scorso e di quelli che invece hanno deluso le nostre aspettative o che proprio non abbiamo digerito (dei flop soggettivi, mettiamola così).

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I TOP

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DANIELE

in ordine assolutamente casuale:

Ad Astra: Un Brad Pitt introspettivo come non mai e al massimo della forma ci guida in un viaggio spaziale dagli evidenti e appassionanti risvolti esistenzialisti, arricchito da una cinematografia sbalorditiva. James Gray realizza uno dei migliori film dell’anno, purtroppo passato nei cinema con scarso clamore, seguendo le orme di 2001: Odissea nello Spazio nel mettere in scena un’avventura fantascientifica che si interroga sulla natura dell’uomo.

L’Ufficiale e la Spia: Polanski la tocca piano nel suo personale j’accuse contro le infamanti accuse che gli sono state rivolte, ma la sua vibrante autodifesa è anche un film storico rigoroso e interessante, dal ritmo forse eccessivamente pacato ma con una ricostruzione storica perfetta e una fotografia pittorica sensazionale.

Parasite: i ricchi, i poveri e chi sta nel mezzo: una famiglia in condizioni di assoluta miseria riesce a raggirare una famiglia ricca ma ingenua e vivere alle loro spalle. Bong Joon-ho firma un film cinico e spietato, in cui il riso e la violenza vanno di pari passo fino al catartico bagno di sangue finale e al cupo messaggio della pellicola: la povertà non è tanto e solo economica, ma anche e soprattutto uno stato psicologico, e in quanto tale è impossibile liberarsene del tutto.

Joker: il film simbolo del 2019, il cinecomic d’autore che tutti hanno amato. Sotto la metafora del clown principe del crimine di Gotham si nasconde il desiderio di rivalsa dell’uomo comune, represso e sottomesso alla cinica borghesia capitalista. Un film politicamente e socialmente impegnato che riesce però anche a intrattenere e raccontare l’origin story di uno dei villain più celebri e amati della Storia.

Avengers: Endgame: la celebrazione di un universo e di un mito durato dieci anni. Avengers: Endgame è sicuramente un film imperfetto, ma è anche il compimento del fenomeno cinematografico più importante di questi anni Dieci. È epico, è commovente, è introspettivo; è tutto quello che il Marvel Cinematic Universe, così diseguale nella sua storia, dovrebbe sempre essere. Mai più, temo, si assisterà a un tale coinvolgimento da parte del pubblico, tutto partecipe nel salutare per l’ultima volta gli eroi che gli hanno ancora fatto credere nella magia del mito.

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VINCENZO

premesso che è stato un anno cinematografico di ottimo livello, con molte pellicole eccellenti, le cinque che mi hanno dato qualcosa in più, tra le tante che mi sono piaciute, sono, in ordine gerarchico:

5. Dio è donna e si chiama Petrunya: il tema della condizione femminile in comunità retrograde e che ancora oggi adottano un’impostazione sociale di stampo patriarcale ormai fuori dal tempo. Opera fortemente simbolica di un’autrice emergente che inizia a farsi notare in Europa.

4. La paranza dei bambini: l’accoppiata Giovannesi-Saviano per un film che affronta un argomento magari inflazionato (quello della Camorra, non di certo quello della criminalità infantile, almeno con riferimento al nostro Paese), ma che viene trattato con un deciso piglio realista e con la consueta interpretazione convincente di attori non professionisti recuperati dai contesti che l’opera cerca di raccontare.

3. Joker: un cinecomic scorsesiano nell’anno in cui Scorsese attacca i cinecomic (ma solo quelli Marvel). Un loser alienato e radicalizzato che ricorda i più riusciti personaggi della New Hollywood. La Marvel non sbaglierà un colpo dal punto di vista economico-finanziario, ma probabilmente i film artisticamente più riusciti tra quelli tratti da fumetti negli ultimi trent’anni sono tutti nati dal mondo DC. E poi, vabbè, un Joaquin Phoenix monumentale.

2. Climax: allucinante e allucinatorio. Straordinarie le sequenze coreografate sulla musica elettronica anni settanta/ottanta. A tratti disturbante e provocatorio (ma mai come un Von Trier), sicuramente estremo nello stile. Un po’ banale il pretesto che scatena il climax di cui al titolo: qualcuno ha messo dell’LSD nella sangria… eppure proprio questo fatto pare sia stato tratto da una storia vera.

1. L’ufficiale e la spia: altro capolavoro, l’ennesimo, nella carriera di Roman Polanski. Un film dalla straordinaria tensione e lucidità narrativa, che affronta il tema della giustizia partendo dalla presentazione di una profonda ingiustizia. Viscerale come forse solo Costa Gavras o il miglior Oliver Stone hanno saputo essere, Polanski non sacrifica l’eleganza di una messa in scena rigorosissima e totalmente aderente all’ambientazione storica. L’affaire Dreyfus come episodio storico di sconvolgente attualità: la lotta impari contro il populismo, che pure lascia intravedere una luce in fondo al tunnel; la cieca e folle discriminazione; la bieca ragion di stato pronta a sacrificare i diritti dei singoli.

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MARCO

Ovunque proteggimi: il film sardo dell’anno, con persone disperate e belle che soffrono e hanno storie umane e son bravi ma un po’ ciula, e come fai a non volergli bene.

La belle epoque: credo di essermi innamorato del lato metacinematografico di questa storia, o del fatto che sono molto sensibile ai personaggi tristi che non si sentono amati e si riscattano. E poi il lato metacinematografico ecc.

La vita invisibile di Euridice Gusmao: sofferenza e patimento in salsa tropico – brasileira, ogni lasciata è persa e ogni presa anagramma ed è persa lo stesso, e puoi lottare quanto ti pare. Pioverà e perderai 😀

Toy Story 4: esempio di come fare un sequel commerciale, cioè buttandoci dentro svariate ottime idee pur con gli stessi personaggi, spostando lo sfondo, l’orizzonte e tutto. Che fondamentalmente, dato che sempre i bimbi sono il mercato di riferimento, è anche un po’ crescere.

C’era una volta… a Hollywood: un po’ inflazionato, resta un puro godimento per occhi e orecchie di chi ama il genere Tarantino. Gli altri… no vabbè volevo dire un sacco di parolacce ma non è il caso. Lanciafiamme o cane?

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ANDREA

premesso che gran parte dei film che vedo sono in DVD e, in quanto tali, non usciti quest’anno, segnalo un provocatorio

Ancora auguri per la tua morte: un ironico e brillante sequel del film horror della Blumhouse. Come nel precedente film, la protagonista principale, Jessica Rothe, dimostra di saper interpretare più ruoli e fra loro contrastanti: quello della studentessa pazza e frivola e quello della ragazza lucida e determinata a fermare l’assassino pur di trovare una soluzione a un incubo senza fine. Rispetto all’altro film, Ancora auguri per la tua morte è una storia meno violenta, più romantica, ricca di rimandi ad altre opere cinematografiche (locandine, battute) ma non per questo priva di colpi di scena che rendono la conclusione della storia tutt’altro che scontata, coniugando il genere slasher con la fantascienza e il thriller.

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I FLOP

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DANIELE

anche qui, in ordine assolutamente casuale:

Captive State: gli alieni cattivi hanno conquistato il mondo, e pochi ribelli combattono per riprenderselo. Quante volte abbiamo già assistito a questo canovaccio? Molte. Troppe, per poter rimanere davvero affascinati da quest’ennesima variazione sul tema, un thriller fantascientifico generico e privo di una vera e propria anima originale. L’ottimo cast è del tutto sprecato al servizio di una storia che riserva ben poche emozioni e sorprese e ti lascia con il sollievo di sapere che non ci sarà alcun sequel.

Men in Black International: nuova versione ridicolmente sopra le righe della già kitsch trilogia originale. Trama fiacca e personaggi privi di alcun carisma, tra un Chris Hemsworth ormai incastrato nel ruolo del gigione (farà mai un ruolo serio, quest’uomo?) e una Tessa Thompson fastidiosa e saccente. Completa la ricetta una bella dose di politically correctness del terzo millennio, perché vuoi farti mancare una frecciata al fatto che nel titolo ci sia “Men” e non “Women”?

X-Men: Dark Phoenix: ormai X-Men non sa più dove andare, e questo ultimo capitolo lo dichiara apertamente, riportando in scena la saga di Fenice Nera. La trama è vaga e confusionaria, i personaggi ormai hanno già detto tutto quello che avevano da dire e si limitano a ripercorrere sempre i medesimi percorsi, mentre nessuno dei nuovi personaggi riesce a entrare davvero nel cuore del pubblico.

Countdown: il peggior horror dell’anno è questo film senza senso, che oltre a non fare paura non riesce nemmeno a essere coerente con sé stesso. Il punto di partenza (una app che ti dice il momento esatto della tua morte) sembra tratto da un horror orientale, ma al posto dei fantasmi abbiamo una vaga maledizione che colpisce un po’ a caso. La parte migliore del film è l’elemento comico, ed è un problema se l’unica cosa riuscita in un horror è il personaggio che deve farti ridere.

L’Angelo del Male: Brightburn: rivisitazione in chiave dark e violenta di Superman: cosa sarebbe successo se l’ultimo dei Kryptoniani fosse stato malvagio? Brightburn non riesce a sviluppare del tutto il suo potenziale sovversivo, e si limita a infilare una serie di scene violente una dopo l’altra, unite dal blando filo narrativo di un giovane adolescente in crisi che scopre di possedere dei poteri decidendo di usarli per vendicarsi. Pochi brividi e poca suspence per un film che si intuisce molto in fretta dove andrà a parare, e che purtroppo sembra il preludio per una serie di sequel.

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VINCENZO

tra la decina di miei personalissimi flop del 2019 (non molti, per fortuna) ho selezionato i seguenti cinque, questa volta senza alcuna gerarchia:

Suspiria: poco o nulla a che vedere con il capolavoro di Dario Argento. Guadagnino parte bene ma nel finale svacca completamente per tentare di stupire a tutti i costi. Eccessivamente lungo, si salva la sempre eccellente Tilda Swinton e tutto sommato anche Dakota Johnson.

Glass: Shyamalan stavolta ha fallito clamorosamente, confermando di essere un buon regista ma uno sceneggiatore non sempre all’altezza. Falle di sceneggiatura, sequenze imbarazzanti. Si salva l’interpretazione di un ottimo James McAvoy, ma anche – pur senza brillare particolarmente – quella dei due “nonnetti” Bruce Willis e Sam Jackson.

Welcome Home: un film depalmiano nell’anno in cui De Palma torna con una pellicola che per poco si è salvata dal finire tra questi flop. Picconate alla sceneggiatura che manco Cossiga e un trio di attori dove Scamarcio emerge con la statura di un Mastroianni (ed è tutto dire).

Jesus Rolls – Quintana è tornato!: le aspettative per rivedere sul grande schermo un personaggio cult come il Quintana de Il grande Lebowski erano alle stelle, ma Turturro le ha abbastanza deluse, con un film che regala sì qualche momento esilarante, ma che è costruito su una sceneggiatura inconsistente, pur se ispirata ad una precedente pellicola di Bertrand Blier, I santissimi, di cui il film costituisce di fatto un remake.

6 underground: Michael Bay con opere di questo tipo non può che dare ragione ai suoi detrattori, cancellando quel poco di buono che gli si poteva riconoscere nelle sue precedenti fatiche (a volere essere un minimo concilianti e non del tutto fondamentalisti). Assurdamente frenetico – seppur volutamente tale – pure i fan dell’azione ottusa e delle esplosioni a oltranza non possono che uscirne col mal di testa.

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MARCO

io già lo dico, per l’anno prossimo i flop non ce li ho

Dolceroma: un flop bellissimo e annunciato, che mantiene le premesse e promesse e di cui sono ghiotto. L’unico film dell’anno che sono andato a vedere al cinema sperando che fosse brutto. E lo era ❤

Hellboy: inutile reboot di un comic con un personaggio ganzo, che tanto è un diavolo e picchia tutti, si fa giusto qualche paturnia mentale.

Ralph spacca internet: esempio di come non fare un sequel commerciale, dove manca l’idea e il gioco si riduce ad essere riconoscere quanti più possibile dei marchi della società digital-consumista si riesce. Che è anche educativo per i bambini.

Men In Black International: altro revival, l’unica cosa che lo tiene in piedi è la rivisitazione delle scene migliori del film originale. L’eterno ritorno.

Noi: film con premesse pazzesche e svolgimento non terribile, non sapevo più cosa mettere – non è colpa mia se vado solo a vedere film belli, e ora che non ho più l’abbonamento all’Odeon di brutti ne vedrò ancora meno, tutti quelli precedenti li ho visti solo perché inclusi. Ciò detto, le promesse sono tradite e non c’è una cosa, una, che abbia senso nel modo in cui questi tizi vestiti da carote sono venuti fuori da quello scantinato.

6 pensieri riguardo “i nostri top & flop del 2019

  1. Beh, tendenzialmente d’accordo su tutta la linea ma personalmente salvo “Suspiria” di Guadagnino proprio per il finale, quel Sabba girato come fosse una performance di body-art allucinata.

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