Confronti: la plausibilità nei film. due esempi opposti

La coerenza narrativa di una storia serve a convincere il pubblico che quanto sta vedendo in quel momento sia credibile, accettabile, verosimile. Insomma, plausibile. Questa coerenza può agire su due livelli distinti dell’opera: il genere; e i singoli passaggi – scene e sequenze – del lungometraggio.

Nel primo caso si tratta di inserire il film all’interno di un preciso genere, rispettandone i temi e le caratteristiche ricorrenti. Nel secondo caso, di costruire quei dettagli che rendono coerente e accettabile la storia stessa. A prescindere dal genere.

Il cinema di oggi non rispetta più in modo ferreo tali regole, soprattutto per quanto riguarda le caratteristiche del genere. Non sono rari i film che possono essere classificati in più categorie o inventano nuove caratteristiche (ad esempio i vampiri di Twilight); ma per quanto riguarda la plausibilità all’interno di una storia credo sia ancora necessario attenersi a questa regola. Perché il pubblico possa capire quanto stia accadendo e, soprattutto, non si senta preso in giro.

A sostegno di questa tesi, vorrei citare due film abbastanza distanti fra loro nel tempo e nel genere: Revenge e The Blues Brothers.

***

Revenge è un film del 2017, diretto da Coralie Fargeat e interpretato da Matilda Lutz, classificabile come thriller, azione, horror, che appartiene al filone rape and revenge, il primo del suo genere diretto da una donna.

La protagonista, Jennifer (Matilda Lutz), è una giovanissima amante di un ricco uomo d’affari, Richard (Kevin Janssens), e subisce una violenza carnale da parte di Stanley (Vincent Colombe), un amico di Richard.

Quando Richard viene a sapere dell’accaduto, cerca di comprare il silenzio di Jennifer, ma lei, offesa da una simile proposta, minaccia di dire tutto alla moglie. Richard, allora, la spinge con un tranello in un burrone, facendola precipitare sopra un albero rinsecchito. I tre, convinti che la ragazza sia morta trafitta da un ramo, decidono di prepararsi per la loro battuta di caccia.

Ma Jennifer non è affatto morta e ha tutta la voglia di fargliela pagare. Inizia così una sanguinaria battuta al cardiopalma, al termine della quale resterà soltanto una sola persona. Facile intuire chi.

Revenge, tuttavia, presenta un punto debole proprio nella caduta della protagonista principale, trafitta dal ramo di un albero. Una donna delicata come è Jennifer difficilmente sarebbe sopravvissuta a un simile incidente: se non le rocce, di certo l’emorragia l’avrebbe uccisa; inoltre mostra una trasformazione caratteriale e fisica che non si spiega in modo razionale.

A rendere plausibili e coerenti le due fasi del film sarebbe bastato molto poco: per esempio attribuire all’albero, dall’aspetto più che lugubre, delle caratteristiche malefiche, tali da donare alla protagonista una vitalità, una aggressività e delle competenze belliche non possedute da una giovanissima lolita.

A parte questo vulnus, Revenge resta una più che valida opera prima, che merita di essere vista (per chi non è troppo impressionabile) perché ben girata e molto interessante per le soluzioni attuate da Coralie Fargeat.

Per esempio, la scelta del colore per comunicare stati d’animo, la scelta di alcune inquadrature/atteggiamenti per costruire raccordi tra immagini, persone, situazioni apparentemente slegate fra loro.

E ancora, l’impiego di alcuni oggetti (il peyote, la mela, l’albero, le fiamme) e animali (formiche, uccelli) per veicolare altri significati, arricchendo così l’opera di messaggi e valori che vanno oltre quelli legati al genere dell’opera stessa.

Infine, la doppia interpretazione attuata da Matilda Lutz: la giovane e incosciente lolita che “muore” trafitta da un albero e la donna, “che risorge come una fenice” a seguito di un evento mortale. Un’altra persona, determinata ad ottenere la sua vendetta.

***

Parlare del film The Blues Brothers è quasi inutile. Il film è un classico, generalmente trasmesso sotto Natale, come esempio di due svitati che, in azione per conto di Dio, salvano un orfanotrofio cattolico dal suo fallimento. Girato nel 1980 da John Landis e classificato come commedia, musical e film d’azione, l’opera, invece, si regge proprio sulla presenza del fantastico, l‘intervento divino, che consente e spiega come i Blues Brothers, Jake (John Belushi) ed Elwood (Dan Aykroyd), riescano a sopravvivere a una serie di pericoli, a superare ostacoli insormontabili e a mettere insieme, in modo assolutamente onesto (un vero miracolo), i cinquemila dollari necessari per salvare la struttura.

È un peccato che tale dettaglio “sfugga” al pubblico, nonostante la “rivelazione” divina (rimettere insieme la Blues Brothers Band e organizzare un concerto) avvenga all’inizio del film, durante una singolare messa nella chiesa battista di Triple Rock cantata e molto animata dal reverendo Cleophus James (James Brown).

Perché tale missione garantisce ai due protagonisti la capacità di superare i numerosi ostacoli e nemici che incontrano lungo la loro strada. A titolo di esempio, i tentativi di omicidio da parte della ex fidanzata di Jake (Carrie Fisher), gli inseguimenti da parte della polizia, i nazisti dell’Illinois, i Good Ole Boys, le numerose manovre spericolate per le strade e sulla baia di Chicago.

Si tende, insomma, a portare sul piano dell’umorismo demenziale (in contemporanea o quasi era presente sul grande schermo L’aereo più pazzo del mondo) quello che, invece, viene giustificato da un intervento divino.

***

Insomma, Revenge e The Blues Brothers rappresentano due esempi di opere cinematografiche dove l’irrompere del fantastico nel quotidiano, giustifica o giustificherebbe situazioni e comportamenti altrimenti inaccettabili da un pubblico adulto. E visti i tempi, fin troppo smaliziati, un po’ di fantastico non guasterebbe affatto.

___

Andrea Coco

4 pensieri riguardo “Confronti: la plausibilità nei film. due esempi opposti

  1. In effetti non ci avevo mai pensato all’intervento divino che fa diventare “più potenti” (o almeno protetti) i due fratelli. L’avevo sempre intesa come rivelazione, anche perché il raggio colpisce solo Jake il quale cambia completamente atteggiamento. L’intervento divino lo avevo inteso più come un’illuminazione, un’epifania.

  2. Molto interessante questo confronto, e anche il discorso sul genere. La mia sensazione è che Twilight sia proprio il simbolo del cambio di registro del cinema negli anni Duemila. Non c’è più abbastanza pubblico per giustificare la suddivisione in generi e così questi si fondono a gruppi. Se in decenni precedenti i vampiri erano tutti adulti perché erano questi a pagare il biglietto, così come le storielline d’amore scolastico erano preferita dai più giovani, oggi questi pubblici sono quasi evaporati quindi bisogna fondere i generi. Se c’erano 100 persone a pagare un biglietto per i vampiri e 100 a pagare per storielline adolescenziali, ora grasso che cosa se ce ne sono 50 in totale: non ci si può più permettere di fare storie di genere, solo storie-minestroni.
    Un po’ d’azione, un po’ d’amore, un po’ di sociale, un po’ di thriller, un po’ di umorismo, un po’ di horror, un po’ di caciara. Una ricetta non certo nuova per il cinema generalista, ma il cui dosaggio degli ingredienti è cambiato negli anni Duemila.

    “Vengeance” credo che un po’ dimostri il cambio di registro proprio con gli anni Ottanta che tanto vanno di moda oggi: se all’epoca le cose assurde erano trattate in modo serio, oggi le cose serie sono trattate in modo assurdo. Si è compiuto un fraintendimento che Woody Allen ebbe con un giornalista, nei primissimi anni Novanta: quest’ultimo gli disse che l’elemento fantastico nei suoi film era un modo per dare speranza nei momenti bui, e Woody invece rispose che i momenti erano così bui che solo un intervento fantastico avrebbe potuto salvarci. Cioè eravamo senza speranza.
    Il cinema del Duemila è così esageratamente fantastico che viene il sospetto avesse ragione Woody: la situazione nel mondo è così buia che solo un superoe potrebbe salvarci.

    Da amante della narrativa di genere non posso che vedere con dispiacere questa china, che esiste solo nel cinema: il romanzo e il fumetto di genere per fortuna sono media ancora esistenti, ed è su quelli che devo sempre più ripiegare per avere buone storie. O almeno storie di intrattenimento che non necessariamente fondano l’orrore con i turbamenti amorosi di ragazzini 😛

    Scusa per il sermone ^_^

  3. Diciamo che la plausibilità conta, e contano pure gli attori e lo stile, indubbiamente però tutto dipende dal film, a volte funziona perché c’è, altri perché non c’è, la plausibilità intendo, insomma è complicato.

Rispondi a Pietro Sabatelli Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.