Academy vs. Netflix: 2° round (qualche riflessione sul dopo-Oscar)

Un’altra notte degli Oscar è passata, con i suoi verdetti, tra sorprese e conferme. Tiene banco, ancora una volta, la questione della lotta senza quartiere tra l’Academy e Netflix. I membri della prima, infatti, si dividono tra chi è a favore – o almeno non apertamente contrario – alla piattaforma leader dello streaming (chissà per quanto ancora, dopo l’arrivo di Disney+). E tra coloro i quali, invece, sono ad essa totalmente avversi, ritenendola una minaccia per il cinema come tradizionalmente inteso.

I punti chiave di questo scontro sono essenzialmente due:

2019

Green Book trionfa su Roma, il film che – forse prima di Parasite – avrebbe meritato (secondo molti) di rompere il tabù della prima pellicola non in lingua inglese ad aggiudicarsi l’Oscar per il miglior film.

2020

Dopo aver conquistato 24 nomination (prima tra i distributori, con una candidatura in più della Disney) Netflix subisce un clamoroso smacco:

The Irishman: 10 nomination – 0 oscar

Storia di un matrimonio: 6 nomination – 1 oscar (per la miglior attrice non protagonista, non di certo una statuetta di primo piano)

I due papi: 3 nomination – 0 oscar

I Lost My Body e Klaus, nominati come miglior film d’animazione e sconfitti dalla Disney (Toy Story 4)

Un buon risultato arriva soltanto dai documentari, dove trionfa American Factory.

Insomma, 2 premi su 24 nomination.

È una coincidenza?

Le pellicole Netflix erano di buono ma non ottimo livello (capaci cioè di fare incetta di nomination ma non di aggiudicarsi poi i premi)?

O forse una parte dell’Academy boicotta sistematicamente le opere Netflix?

5 pensieri riguardo “Academy vs. Netflix: 2° round (qualche riflessione sul dopo-Oscar)

  1. Polemicona in cui mi butto a capofitto!
    In quanto prodotti per piccoli schermi e per una fruizione streaming in poltrona, quelli Netflix manco sono film!
    Il dramma è che, insisti insisti, qualcosa, alla lunga, beccheranno (perfino la Marvel è riuscita a ottenere Oscar a scenografie e musiche del tutto idiote)…
    E l’altra cosa bella sarà quando Netflix vincerà (come è successo a Venezia): allora saremo qui a dire: «ha vinto Netflix! Quindi l’Academy spalleggia Netflix! Sicché d’ora in poi vincerà sempre Netflix!»… e sarà molto divertente!

    1. Sicuramente quello che scrivi nella parte finale del commento succederà, prima o poi… il fatto è che pare che succederà più poi che prima… o forse è ancor più probabile che prima che ciò accada Netflix inizi il tanto annunciato declino dovuto allo sbarco dei colossi nel mondo dello streaming..
      Quindi per te i 4 “filmoni” con cui Netflix ha tentato di far saltare il banco agli Academy (Roma, quello dei Coen, The Irishman e Storia di un matrimonio) sono opere così malvagie da non essere nemmeno definibili come film?

      1. Assicuro che non c’è affatto una nota di “gusto” (benché non è mistero che io odi Netflix, nel mio resoconto l’ho chiamata MERDflix) o “giudizio”, anche perché il «film» di per sé non comporta alcuna idea di “valore” o “segno” (visto che ci sono film di diverso, a mio avviso, grado di percezione estetica, secondo i canoni di ognuno)… sicché nel dire che non sono film non li ritengo né deteriori né manchevoli (e si parlava, non mi ricordo in quale blog, della effettiva potenza “cinematografica” di roba che “cinema” non è affatto: per esempio spot commerciali o videomusic)…
        Senza, quindi, nessuna idea di giudizio di valore, mi limito a dire che il problema di Netflix è il problema produttivo dei suoi prodotti e della loro fruizione che condiziona, almeno secondo me, la loro ontologia…
        Irishman, per esempio, sarà anche stato pensato da Scorsese per il grande schermo e la sala cinematografica, ma Netflix glielo distribuisce in sala per poche ore e poi lo sbologna allo streaming su schermi piccoli, senza la colonna sonora adeguata e con una gradazione cromatica del tutto diversa da quella della sala… e questo è un problema non solo tecnico ma anche costruttivo-letterario, perché se un film lo devi poi fruire sul PC in streaming diverse logiche di racconto e di “emissione” delle notizie diegetiche (colpi di scena, scene madri ecc.) ne risentono eccome: se lo si guarda streaming la possibilità di stoppare e riprendere influisce in modo a mio avviso determinante sul costrutto… e dire che Scorsese non prevedeva tali interruzioni nella sua opera non risolve il problema, anzi, forse, lo acuisce, perché allora il suo lavoro ne verrebbe sminuito esattamente come viene sminuito un film trasmesso in TV…

        Che la distribuzione streaming non produca di per sé bei prodotti è falso, su questo concordo, così come tanta roba buona è venuta fuori anche nei direct to video degli anni ’80, ma nessuno si sognava di nominarli agli Oscar… [discorso diverso era Roma, partecipante a Venezia, dove, in quanto rassegna limitata, tutto viene proiettato in sala, ma gli Oscar sono, ancora, concorso “aperto” in cui includere anche i prodotti streaming, forse non fatti ma poi effettivamente distribuiti su PC o TV, non recherebbe, secondo voi, un problema teorico molto grosso?]

        Le voglie “oscarose” di Netflix io le trovo ridicole perché, in quanto major, nessuno si è mai sognato di dire «la United Artists è boicottata dagli Oscar»: perché dirlo per Netflix (o per Marvel)?

        Non solo: gli Oscar sono fuffa e si sa, e molte altre volte premiano i “valenti” con molto ritardo, facendoli anche passare da uno stige di nominations a vuoto: vedi Glenn Close, e gli stessi Martin Scorsese e Steven Spielberg (che oggi ha due Oscar ma che negli anni ’80 e ’90 era il vate delle 30 nominations ma zero vittorie)… sicché perché arrabbiarsi per una “consuetudine”, degenere ma cronica (come lamentarsi delle giurie demoscopiche a Sanremo: che palle: si sa che ci sono da 50 anni: a questo punto chi se ne lamenta facendo finta di non sapere che ci siano è quasi più colpevole delle giurie stesse)

        Che di Netflix si faccia anche una questione tecnologica la trovo una cosa vecchia: 15 anni fa si proponevano Oscar apposta per i film in 3D o per gli attori di Motion Capture: era una cosa sensata?
        Non lo so…
        E pretendere premi per Netflix, solo perché è Netflix, è sensato? Solo perché si ritiene che il “futuro” del cinema sarà lo streaming e non la sala?
        Anche il 3D è stato il futuro del cinema?
        Ma se tutto ciò è il futuro perché non aspettarlo facendo, per ora, “campionati” apposta per lo streaming, includendo, che so, anche Amazon Prime, Disney Plus ecc. in una gara con Netflix, invece di scandalizzarsi che Netflix non vince gli Oscar?

      2. il problema della fruizione dei film netflix sul piccolo schermo, se si eccettuano quelle brevi finestre di passaggio nei cinema (che però per certi film sono state molto ampie, penso a Roma o allo stesso The Irishman), sussiste senza dubbio… ed è vero che in buona parte dei casi un film pensato per la tv non è ontologicamente adatto al grande schermo (anche se ci sono delle eccezioni illustri, si pensi al Duel di Spielberg)…
        però molti film Netflix (sebbene siano la minoranza, me ne rendo conto) sono film pensati anche per il grande schermo (Roma, The Irishman lo sono)…
        poi c’è il fatto che Netflix distribuisce anche molti film che in certi paesi escono al cinema e che da noi i distributori (per mancanza di coraggio o perché effettivamente non renderebbero) non ci pensano nemmeno a portarli in sala. penso a, giusto per fare qualche esempio:
        – the wandering earth (che è una schifezza, ma che in cina ha fatto record di incassi in sala);
        – uncut gems, distribuito negli usa nei cinema ma non da noi (e qui mi viene da dire: meno male che c’è netflix)
        oltre a tutti quei film festivalieri che in sala non ci arriverebbero manco per sogno (es. Atlantic, Grand Prix a Cannes ma che da noi in sala non ce lo volevano portare)…
        per cui mi sento di difendere Netflix, pur consapevole che questi film sono la minoranza, in mezzo a una marea di spazzatura e film mediocri…
        questa voglia oscarosa (come giustamente la definisci) di Netflix effettivamente esiste, ma fa sì che almeno una decina di prodotti d’autore all’anno Netflix li crei, piacciano o meno…

      3. Ma sì sì… io parlavo solo dei film prodotti direttamente da Netflix e non delle meritorie distribuzioni streaming di grandi classici (ultimamente apprezzo che sia disponibile Miyazaki, per esempio: e, anche involontariamente, l’impegno o il disimpegno di Netflix per avere i diritti streaming produce anche fatti a mio avviso positivi, per esempio: siccome Netflix non aveva i diritti del doppiaggio TV di Evangelion, l’ha tutto ridoppiato, generando i problemi noti di pesantezza del nuovo doppiaggio che, oltre a una frana di nostalgia per le voci e i dialoghi televisivi, oggi indisponibili, magari ha fatto sì che qualcuno Evangelion se lo vedesse direttamente in giapponese, cosa non brutta)…
        io perpetuo la mia idiosincrasia ormai solo per partito preso, solo per l’antipatia, del tutto personale, verso la politica Netflix che rimane sempre, purtroppo, quella di avere abbonati… una politica giustissima ma diversa, per esempio, da quella di Apple (imminente “attore” cinematografico con una minimajor) o Amazon: Amazon distribuisce in sala e per la sala, trattando con gente tipo Jarmusch per un prodotto “di sala” che sta in sala il tempo giusto per essere fruito in sala e che dopo tanto viene inglobato nell’offerta Prime Streaming di Amazon…
        Nel tutto il male possibile che uno può pensare per Bezos, la sua politica cinematografica è assai più “integrale” di quella di Netflix…

        E concludo ancora ridendo del presunto problema dell’Academy con Netflix ricordando come, negli anni ’90 e 2000, la Miramax di Weistein avesse monopolizzato l’Academy, assicurandosi premi importantissimi, anche a ritmo di 5 all’anno, anche per prodotti non proprio adeguati (Paziente inglese, Shakespeare in Love, Il Postino ecc. ecc.)…
        perfino Lina Wertmüller comparò la vittoria della Vita è Bella (Miramax) con la sua partecipazione per Pasqualino Settebellezze dicendo: «noi non avevamo certo la campagna distributiva-commerciale della Miramax, né gli agganci giusti di Weinstein»…
        erano tempi belli quelli in cui una major aveva in mano i premi con ricattini e concorrenza sleale (pur rimanendo nell’ottica che gli Oscar sono solo un crogiuolo di “politica” e di “scambi di favori” invece che premi)?
        secondo me no…
        quindi perché lamentarsi che Netflix non abbia gli Oscar in mano?

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