contemporary stuff: L’imbalsamatore, di Matteo Garrone

Quarto lungometraggio di Matteo Garrone, L’imbalsamatore lancia definitivamente il regista romano nel panorama dei giovani su cui il cinema italiano è disposto a scommettere. Un’apertura di credito che Garrone saprà sfruttare alla grande, diventando in pochi anni uno dei cineasti di punta del cinema italiano del nuovo millennio.

La storia dell’imbalsamatore Peppino Profeta si ispira a una vicenda di cronaca sceneggiata dallo stesso regista con Ugo Chiti e Massimo Gaudioso. Una storia di degradante quotidianità in un contesto di disagio quale quello in cui vive il nano imbalsamatore Peppino, le cui tendenze omosessuali vengono a galla quando conosce il giovane e affascinante Valerio, che crede di aver trovato il modo di sbarcare il lunario con un lavoro che lo appassiona, ma non si avvede (o finge di non avvedersi) delle attenzioni che gli riserva il suo maestro e datore di lavoro.

Dalla Campania dell’abusivismo e delle collusioni con la camorra il film si sposta nella desolante Pianura padana, nella nebbiosa Cremona, con una scelta ben precisa del regista, quella di mettere a contrasto due mondi così diversi eppure uniti da una intensa malinconia di fondo (la famiglia di Deborah, la ragazza che inizierà a frequentare Valerio, è medio borghese e di essa vengono messe in mostra le più banali ritualità).

Lo straordinario Ernesto Mahieux, attore di teatro dialettale che interpreta in maniera eccellente il nano imbalsamatore, è affiancato dalla coppia composta da Elisabetta Rocchetti e Valerio Foglia Manzillo, che se la cavano in maniera più che dignitosa, pur con due ruoli sicuramente meno espressivi ed intensi.

La regia di Garrone è nevrotica, concitata e ben si adatta alle vicende narrate: il regista – che si occupa in prima persona anche delle riprese – usa spesso la camera a mano e segue i suoi personaggi in irrequieti ed intensi primi piani. La fotografia di Marco Onorato regala atmosfere tanto splendide quanto decadenti, che spaziano da una costa campana mai così grigia alla cupa provincia lombarda martoriata dalle nebbie.

Lasciano un po’ a desiderare le musiche (originali) della Banda Osiris, eccessivamente presenti quando non addirittura invadenti.

Quindici anni dopo L’imbalsamatore, Garrone rispolvererà i medesimi temi e ambientazioni con Dogman, un film per certi versi molto simile, ma che dimostrerà la piena maturità artistica raggiunta dal regista romano.

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L’imbalsamatore (2002, Italia, 101 min)

Regia: Matteo Garrone

Soggetto e Sceneggiatura: Ugo Chiti, Massimo Gaudioso, Matteo Garrone

Fotografia: Marco Onorato

Musiche: Banda Osiris

Interpreti principali: Ernesto Mahieux (Peppino Profeta), Elisabetta Rocchetti (Deborah), Valerio Foglia Manzillo (Valerio)

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