contemporary stuff: Parada, di Srdjan Dragojevic

Durante le guerre in ex-Jugoslavia ogni popolo, serbi, croati, bosniaci e albanesi kossovari, aveva un insulto per gli altri. Tutti però, ci dice il prologo, usano la medesima parola per definire gli omosessuali. Traduciamola grosso modo con “checche”. Checche è la parola più usata del film, non hai idea di quanto sia usata, e finalmente un film sulle checche senza pietismo e gente triste complessata che fa difficili e strazianti coming out, il che sì, ok, ci sta, però ha anche un po’ rotto il cazzo. Francamente, io i festival del cinema LGBT non li reggevo più, eran tutti film uguali – e non è che tutti siano Xavier Dolan.

Sebbene ci sia comunque il personaggio che incarna tutto ciò, Mirko, pettinato malissimo e organizzatore di matrimoni, nonché attivista gay alle prese con l’organizzazione del primo Gay Pride di Belgrado. Contesto: appena voi checche provate a organizzare qualcosa di simile, dalle fogne usciamo in centinaia, se non migliaia, di dio-right-patria-skinhead-famiglia-nazi e vi riempiamo di botte. Che fare? La polizia, corrotta, gli ride in faccia e gli promette di non difenderli.

Radmilo, il fidanzato di Mirko, veterinario, salva la vita al cane di Limun, vittima di una stesa. Il cane, non Limun. Quest’ultimo, di cui facciamo conoscenza sotto una doccia con tatuaggi e catenazze, è un ex criminale di guerra, riciclatosi in proprietario di una palestra di judo e affari vari più o meno sporchi, tra cui spicca il servizio di guardie del corpo per chiunque paghi.

Stringo, Biserka, la grossa e volitiva fidanzata di Limun, lo convince a fare da guardia del corpo alla parata dei ricchioni. Sìsì, non si può dire. Ovviamente i suoi uomini si rifiutano, partono Limun e Radmilo in un viaggio, simil picaresco e su una carretta scassata e rosa, balzellante tra i vari confini di quel guazzabuglio di popoli, a reclutare vecchie conoscenze di Limun, gente contro cui si è sparato talmente spesso che… son diventati amici.

Idealmente, e anche esplicitamente, visto che Mirko e Radmilo hanno sul letto il manifesto de I magnifici 7 e discutono di quanto fosse fico Yul Brinner, l’idea è quella di fare un po’ come I sette samurai. Ovviamente, anche se un po’ spinto, Limun riuscirà a fare il gradino mentale che separa l’archetipico macho serbo dall’essere umano, e lo dimostrerà rendendosi conto di quanto nel suo film preferito, Ben Hur, fossero checche i protagonisti. E scortando il pride, a suon di mazzate.

Innanzitutto voglio sapere perché io non sapevo nulla di questo film. Che però in patria aveva fatto assai discutere (citando, direi: “tengo una nicchia tanta”), perché affronta temi e nervi tuttora scoperti e irrisolti, gli strascichi di guerre fomentate dall’odio etnico e il tipo di società jugoslavo, maschilista e retrò(grado). Lo fa coi toni della tragicommedia, divisa in tre parti riconoscibili (presentazione personaggi/viaggio/mucchio selvaggio risolutivo), giocando per forza ma efficacemente con una serie di stereotipi e con le loro continue giustapposizioni o ribaltamenti. Pian piano i dialoghi acquisiscono divertenza (sì sì, lo so lo so), ci si affeziona e non ci si risparmia nemmeno i momenti toccanti o familiari, come il ritrovamento di Limun col figlio skin. Oh, del regista, Dragojevic, io non so nulla, ma cercando un po’ in giro… continuo a non sapere nulla, ma ho serendipitamente scoperto che esiste un genere di musica chiamato turbo-folk.

In questo periodo il mio cinema di riferimento ha messo film come questo a disposizione. Del tipo: noi ti mettiamo dei film belli, e tu ci dai qualcosa per sostenerci. Metto temporaneamente il link nel punto al fondo di questa frase, la cosa fiqa è che si può scegliere quanto pagare. Non è per dire sostenete questo, ma sostenete qualcosa. Del resto sono un pessimo commerciale, dovessi vendere cose sarei già morto di fame 😦 Turbo folk!

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Parada (2011, Serbia / Germania / Ungheria / Slovenia / Croazia, 115 min)

Regia e sceneggiatura: Srdjan Dragojevic

Fotografia: Dušan Joksimović

Musiche: Igor Perovic

Interpreti principali: Nikola Kojo (Limun), Miloš Samolov (Radmilo), Hristina Popović (Biserka), Goran Jevtić (Mirko), Goran Navojec (Roko), Dejan Aćimović (Halil Zubović), Toni Mihajlovski (Azem)

Un pensiero riguardo “contemporary stuff: Parada, di Srdjan Dragojevic

  1. ho letto di questa iniziativa del Beltrade nientemeno che sul Corsera, che tra un’intervista a un immunologo e una ad un infettivologo ha avuto il tempo di parlare anche di come i cinema stanno tentando di sopravvivere nel frattempo…
    almeno un passaggio sul Beltrade-sofà me lo farò…
    del resto bisogna #iostareacasa…
    dopo l’indigestione di Macedonia al TFF non so se sarà proprio questo da cui inizierò… e poi sto turbofolk alla fine :-O
    ma che sono, le elettre lamborghine dei balcani? :-O

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