contemporary stuff: Arca russa, di Aleksandr Sokurov

Uno schermo nero e una voce fuori campo:

Apro gli occhi e non vedo niente.

Niente finestre, niente porte. Ricordo… ricordo che è accaduta una disgrazia e… tutti fuggivano per mettersi in salvo, ognuno come poteva. Quanto a me… non ricordo, no”.

E all’improvviso sullo schermo appare un gruppo di persone, ufficiali in alta uniforme e donne magnificamente vestite, che stanno scendendo da una carrozza. Sono euforici, scherzano affettuosamente fra loro.

Che strano, dove sono? Dagli abiti si direbbe il 1800. Interessante! Dove andranno così di fretta?

Sta nevicando e le due coppie raggiungono di buon passo un ingresso secondario del Palazzo d’Inverno, a San Pietroburgo; sono state invitate, assieme a molte altre, a un ballo organizzato dall’imperatore Alessandro I e con loro, ospite invisibile, c’è il “Narratore” (nella versione russa è il regista Aleksandr Sokurov), personaggio di cui non si vedrà mai il volto, ma la cui voce guiderà lo spettatore per tutta la durata del film.

Inizia così, in modo enigmatico, Arca russa, un’opera visionaria, un viaggio attraverso le sale dell’Ermitage e tre secoli di storia russa, in compagnia di personaggi realmente esistiti, lungometraggio che si può apprezzare sotto tre aspetti: estetico, tecnico e storico.

È un viaggio tra le sale del museo che accoglie tra le sue pareti una delle più importanti collezioni d’arte del mondo, un tour guidato dai due protagonisti del film: il Narratore e “L’Europeo” (Sergei Dontsov). Quest’ultimo è un diplomatico francese del diciannovesimo secolo, molto simile al Marchese Astolphe de Custine, che aveva visitato la Russia ai tempi di Nicola I e aveva scritto un libro (La Russia nel 1839) molto critico sull’operato degli zar.

Un film-documentario dove lo spettatore non ammira soltanto quadri e sculture, molti dei quali sono stati realizzati da artisti italiani, ma rappresenta anche una sfilata di moda degli ultimi due secoli: vestiti da cerimonia e divise da gala e da parata per la gioia degli appassionati di storia del costume e di uniformologia.

E molti personaggi della storia russa. Gli appassionati riconosceranno, tra i molti visitatori presenti nelle sale, Pietro il Grande che picchia un suo ufficiale, Caterina II che assiste a una recita teatrale e, in un secondo momento oramai anziana, s’intrattiene con i nipotini, la visita del nipote dello Scià di Persia allo zar Nicola I e, infine, un momento d’intimità familiare: Nicola II riunito a tavola con la moglie e le figlie.

Un viaggio nella storia russa che non procede in modo lineare, le varie epoche si alternano in modo casuale a seconda delle stanze attraversate, ogni periodo viene sfiorato, anche il Ventesimo secolo e i conflitti mondiali, per arrivare fino ai nostri giorni.

Questo favoloso tour si conclude con il gran ballo, che si svolge il 23 febbraio 1913, nella grande Sala Nikolaevsky, in occasione del 300° anniversario della dinastia Romanov, con un’orchestra condotta per l’occasione dal maestro Valery Gergiev.

A livello tecnico Arca Russa presenta delle caratteristiche uniche: girato in un solo giorno, il 23 Dicembre 2001, utilizzando un unico piano sequenza con ripresa in soggettiva e con un cast enorme: ben 867 attori, 3 orchestre e 22 assistenti alla regia.

L’utilizzo del piano sequenza è servito a far coincidere il tempo del racconto con il tempo della storia: in 96 minuti viene raccontata la visita dei due personaggi nell’Ermitage, ricorrendo a una steadycam che con movimenti lenti, simili all’incedere di una persona, segue l’Europeo, osserva persone e oggetti.

Il regista, Aleksandr Sokurov, voleva in questo modo far vivere agli spettatori il fluire del tempo, far convivere nel medesimo posto epoche diverse, senza dover ricostruire tale fluire in un secondo momento, durante la fase del montaggio del film.

Un lavoro non facile, per tre volte il tentativo di realizzare un’intera opera in piano sequenza è fallito, ma sicuramene semplificato dall’impiego di una tecnologia digitale, che ha permesso di realizzare un lungometraggio della durata di più di novanta minuti, cosa impossibile con una pellicola vera e propria.

Lo stesso Alfred Hitchcock ci aveva provato nel 1948 con Nodo alla gola, ma alla fine era ricorso a un piccolo trucco: aveva unito dieci piani sequenza cercando di dare allo spettatore l’illusione che fosse uno solo.

La ripresa in soggettiva serve, invece, a favorire l’identificazione dello spettatore con il Narratore, facendogli vivere la storia in prima persona e dal punto di vista di un russo dei nostri tempi, dalla voce calma e profonda come quella di un grande fiume.

Nel suo libro Abbiamo ancora bisogno della storia? Il senso del passato nel mondo globalizzato (Raffaello Cortina Editore) lo storico francese Serge Gruzinski dedica al film e al suo regista un intero lungo paragrafo: L’illusione della trasparenza. Una scelta non casuale perché nelle sue opere Gruzinsky affronta spesso proprio il tema del meticciato tra le varie culture.

Arca russa, infatti, va oltre il semplice aspetto estetico e tecnico per affrontare temi più ampi, il non facile rapporto che il popolo russo ha con il proprio passato e le incomprensioni esistenti da tempo fra la Russia e l’Europa.

E affida questa narrazione a due personaggi simbolici: il Narratore e l’Europeo.

Il primo non sa spiegarsi perché si trovi in quel posto. È come se si fosse appena risvegliato dopo un lungo sonno, non capisce bene in che epoca si trovi, ma ha capito di trovarsi nel passato e, soprattutto, si rende immediatamente conto che i numerosi invitati al ballo, come il personale del palazzo, non percepiscono la sua presenza.

L’unico che è in grado di vederlo e ha provveduto a instaurare subito un dialogo con lui è “l’Europeo” ovvero il Marchese Astolphe de Custine, un nobile francese vissuto nel XIX° secolo. Questi è irritato all’idea di trovarsi in Russia, paese dal quale vorrebbe andarsene il prima possibile, e l’idea di esprimersi senza volere in russo lo infastidisce ancor di più. Tra i due nasce un intenso dialogo attorno all’arte, la storia e il senso della vita.

I suoi giudizi sui Russi sono taglienti, critica la loro devozione verso i tiranni, li accusa di copiare ogni cosa provenga dall’Europa in modo acritico, di collezionare opere d’arte senza capirne il significato. La stessa europeizzazione del paese è appena superficiale, sotto la scorza batte un cuore asiatico, insomma “La Russia è solo un immenso teatro”.

Ma gradualmente cambia opinione. Impara a vedere in un modo differente, come la donna cieca che ha incontrato in una sala del museo, e così supera i luoghi comuni di cui si era nutrito fino a quel momento. Perché certe cose si possono “vedere” in altri modi, andando oltre il semplice aspetto visuale.

Viene così conquistato dalla raffinatezza della corte degli zar, percepisce come la Russia sia in realtà attratta dall’Europa, dal suo stile di vita, che non si tratta di un semplice plagio e alla fine, terminato il gran ballo, decide di restare nell’Ermitage.

Di fronte alla richiesta del “compagno di viaggio” di andare via, avanti, si rifiuta, consapevole che “avanti”, nel futuro, non ci sia niente di buono ad aspettarlo. Vuole restare nel 1913 dove ogni cosa è bella ed elegante.

Il “Narratore”, invece, segue gli invitati, che soddisfatti escono dall’edifico, per trovarsi di fronte un oceano sterminato che circonda il palazzo.

E di fronte a uno spettacolo così malinconico si rivolge al suo amico: “Signore, signore, peccato che lei non sia qui con me. Lei avrebbe capito ogni cosa. Guardi c’è il mare tutto intorno. Dovremo navigare per sempre e vivere per sempre”.

E solo ora si può intuire quale sia il vero scopo dell’Ermitage: un’arca che naviga in un oceano ghiacciato, portando con sé quanto di buono ha creato la civiltà russa. In attesa che calino le acque, giungano tempi migliori.

___

Russkij Kovčeg (2002, Russia, Germania, 96 minuti)

Regia: Aleksandr Sokurov

Sceneggiatura: Aleksandr Sokurov, Anatoli Nikiforov, Boris Khaimsky, Svetlana Proskurina

Fotografia: Tilman Büttner

Musiche: Sergei Yevtushenko

Interpreti principali: Aleksandr Sokurov (il narratore), Sergei Dontsov (l’europeo)

6 pensieri riguardo “contemporary stuff: Arca russa, di Aleksandr Sokurov

  1. Arca Russa è davvero un prodigio cinematografico, dopo averlo visto ricordo di averlo sognato per giorni da quanto mi aveva impressionato. Non se ne parlerà mai troppo, ottima scelta!

  2. Davvero una bellissima analisi, di un bellissimo film. Ci si trova nel bel mezzo di coreografie magnifiche e pazzesche! Concordo assolutamente sulle funzionalità dell’unico piano sequenza. Grazie della lettura!

    Kalos

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