NON Al cinema ma in streaming: Favolacce, dei fratelli D’Innocenzo

Enorme si fa una fatica, di questi tempi di non uscite cinematografiche, a trovare qualcosa di diverso dalla commedia italiana, o dal film blockbuster che mi ero bucato al cinema. Per cui, e per la prima volta perché sono tirchio, ho dato ben 8 sacchi alla sala e al film dei fratelli D’Innocenzo uscito in streaming saltando la sala. Sono abituato ad andare al cinema a circa 4, per cui 8 per un film in streaming è iperspazio. Ma sosteniamo blabla.

Siamo in un luogo dell’anima (molle) del Paese, Spinaceto, che se ho ben capito esiste, ma un po’ non esiste perché è ovunque e da nessuna parte, periferia di Roma. Del tipo ahò, ma non proprio burini. Compariva tra l’altro in Caro diario. In questa sorta di microcosmo, scaturito dalla rigorosa disposizione delle villette a schiera, si susseguono alla rinfusa le storie di tre famiglie, più qualche personaggio satellite.

La prima: i bambini sono Dennis e Alessia, padre schizzato (un Elio Germano, che da schizzato rende sempre, vestito da kasapound) e madre triste; la seconda, Viola, con madre invisibile e babbo shampista e pettinato come Guile di Street Fighter (o come Kurt Russell di Stargate); la Santa Maria, ehm no, la terza, bambino: l’introverso Geremia (vabbè sia chiaro, qua di allegro non ci sta nessuno eh), padre single cameriere e grullo. Brav fanciot, ma proprio grullo. Una voce fuori campo (di Max Tortora) racconta queste storie di una lunga estate caldissima, prese, dice lui, da un diario trovato a caso e rielaborate, qualcosa è vero, qualcosa è finto e ce l’ha aggiunto lui, non si sa. Tutto accadde oggi ma non si sa quando, qui ma non si sa dove. Di certo c’è un coro greco di cicale. Episodi si susseguono, dalla cena tra amici dove Dennis e Alessia sono obbligati a declamare davanti a tutti la loro splendida pagella, al morbillo-party, cui i genitori costringono Geremia e Viola. La piscina bucata, che tanto sono stati gli zingari. Cicale cicale cicale. Ma non è, o non c’è, una storia vera e propria, quanto un accumulo di situazioni che creano un’atmosfera opprimente e triste e spaventosa, dove qualcosa di creepy e brutto è sempre in procinto di accadere. E infatti alla fine voilà.

Per regalare quest’oppressione allo spettatore (grazie, com’è umano lei), il punto di vista è quello dei figli; o meglio, è l’unico punto di vista condivisibile, perché nessuno vorrebbe trovarsi nei panni di quelle persone che sono i genitori. Frustrati e tristi dalle loro vuote vite, o sogni infranti di piccola borghesia, che ha il colletto stirato e appunto la piscinetta ma sotto sotto odia tutto e tutti. Loro eh, non voi. A ognuno i sogni che vuole. E i bambini, che ci guardano, assimilano ed elaborano questa violenza, e non potendo avere gli strumenti per sopportarla reagiscono tutti insieme, di concerto, con un prefinale che è una bomba e un finale al curaro.

Questo è il secondo film di questi gemelli D’Innocenzo, due tipi classe ‘88 che se li incontrassi di notte in un bosco forse mi chiederei in quale Harry Potter sono finito: il loro primo film, La terra dell’abbastanza, era uno spaccato realistico di periferia e sogni di gioventù spezzata, sempre romana, ben fatto e molto standard e favolistico manco per sogno. Qui virano, dal titolo, alla favola nera, alla sospensione del tempo, alla periferia infame che è Spinaceto ma potrebbe essere ovunque, e non solo in Italia, dove è incasellata una certa classe sociale, di sconfitti ma non del tutto, che sognano un di più che non avranno mai. Tim Burton mette spesso delle periferie del genere. Con in più una regia, e un gusto per la composizione delle immagini, notevoli, e che dicono assolutamente bene per il futuro – ché qua di Regista vero e con la maiuscola è rimasto solo Sorrentino, che per me farebbe gran bene a farsi scrivere le sceneggiature da qualcun altro. Personale eh; vabbè ok, e Garrone.

Da ascoltare, se in streaming, o con un impianto stereo pazzesco o con le cuffie. O al cinema, sob.

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Favolacce (2020, Italia / Svizzera, 98 min)

Regia, soggetto e sceneggiatura: Damiano e Fabio D’Innocenzo

Fotografia: Paolo Carnera

Interpreti principali: Elio Germano (Bruno Placido), Barbara Chichiarelli (Dalila Placido), Gabriel Montesi (Amelio Guerrini), Max Malatesta (Pietro Rosa), Ileana D’Ambra (Vilma Tommasi), Giulia Melillo (Viola Rosa), Cristina Pellegrino (Susanna Rosa), Lino Musella (professor Bernardini), Justin Korovkin (Geremia Guerrini), Tommaso Di Cola (Dennis Placido), Giulietta Rebeggiani (Alessia Placido)

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