contemporary stuff: High Rise – La rivolta, di Ben Wheatley

Nella primavera del 2015, durante un corso di scrittura creativa, mi era stata consigliata la lettura del libro Il condominio di James Graham Ballard (1930-2009).

L’autore, celebre scrittore di fantascienza britannico, aveva descritto nella sua opera la discesa negli abissi della follia e della violenza degli abitanti di un lussuoso condominio, concepito per offrire ogni genere di servizio. Una struttura che, invece, si era rivelata incapace di assicurare ai suoi inquini i servizi minimi necessari per garantire una convivenza civile.

All’epoca, da appassionato lettore di Science Fiction, avevo trovato il libro interessante, nella trama e nello stile, ma un pochino datato, figlio di quelle atmosfere surreali, molto british, degli anni ‘70 (il romanzo era uscito nel 1975 con il titolo High Rise).

Mi ero sbagliato. E di molto.

A farmi cambiare opinione ci ha pensato uno sciopero bianco, portato avanti dai macchinisti della linea A della metropolitana di Roma, che nel corso dell’estate del 2015 – in pieno Giubileo della Misericordia (per fortuna!) – aveva trasformato il quotidiano assalto ai convogli della metropolitana nella sotterranea e soffocante stazione centrale “Roma Termini”, in una battaglia all’arma bianca da parte di passeggeri consapevoli che non si poteva sapere quando sarebbe passato il prossimo convoglio. Consapevoli che questo sarebbe arrivato già stracolmo.

Questa esperienza, ripetuta due volte al giorno, cinque volte la settimana per alcune settimane, mi ha fatto capire che non ci voleva poi molto perché il genere umano regredisse a livelli primordiali. E mi ha nuovamente convinto che la fantascienza rimane un genere letterario interessante, capace di denunciare per tempo certi fenomeni.

Ma a spingermi a vedere la trasposizione cinematografica di questa opera letteraria (di cui ne consiglio la lettura) ci ha pensato il recentissimo lockdown, una situazione che, da quanto mi è capitato di vedere e sentire, ha riproposto alcune follie “alla Ballard”. E visto che mi trovavo in casa ho deciso di vedere il film High Rise, curioso di vedere come era stata interpretata l’opera letteraria.

E non sono rimasto deluso.

Ovviamente High Rise – La rivolta non è la trasposizione letterale del libro, perché ciò non accade quasi mai al cinema, a parte alcune eccezioni che si riconoscono anche solo per la loro notevole durata, ma ero curioso di vedere come il regista, Ben Wheatley, avesse saputo trasferire su pellicola una storia così coinvolgente.

Il protagonista principale è Robert Laing (Tom Hiddleston), un giovane medico che si è stabilito nel condominio, costruito dall’architetto Anthony Royal (Jeremy Irons), perché attratto del tipo di vita che si conduce al suo interno.

Dopo la morte della sorella, Laing si trasferisce al 25 ° piano e in modo del tutto casuale – un bicchiere che gli cade vicino mentre sta prendendo il sole sul terrazzo – conosce Charlotte Melville (Sienna Miller) e suo figlio Toby (Louis Suc) un ragazzo molto intelligente quanto tagliente nei giudizi.

Robert inizia una relazione con Charlotte e contemporaneamente stringe amicizia con il regista di documentari Richard Wilder (Luke Evans) e la moglie Helen (Elisabeth Moss), incinta dell’ennesimo figlio, che vivono in un appartamento situato ai piani più bassi.

Tramite Charlotte, Robert Laing conosce Anthony Royal e la moglie Ann (Keeley Hawes), una donna profondamente classista ed arrogante. La coppia vive al 40° ed ultimo piano del grattacielo, in uno sfarzoso attico dotato di un enorme giardino dove è possibile muoversi a cavallo.

Laing si rende ben presto conto che il condomino, con i suoi duemila abitanti, non è altro che una riproduzione in sedicesimo della società circostante, i ricchi in alto e i poveri ai piani bassi, con la sola differenza di convivere in un ambiente molto ristretto. Ed è proprio l’eccessiva vicinanza tra due mondi molto diversi, il controllo sociale esercitato dagli abitanti dei piani alti nei confronti degli altri inquilini, più poveri, più prolifici e dai modi meno raffinati, a generare una latente tensione, che non trova sfogo. Aleggia.

Quando l’edifico inizia, causa l’eccessivo utilizzo da parte dei suoi abitanti, a dare segno di malfunzionamento, il malessere esplode in tutta la sua violenza. Dapprima single contro nuclei familiari e poi ricchi contro poveri.

E mentre tutto precipita, Richard Wilder decide che vuole incontrare Anthony Royal, ritenendolo responsabile di quanto sta accadendo nell’edifico. Inizia così la sua personale risalita verso l’alto, una high rise, che assomiglia piano dopo piano ad una rivolta dei ceti più umili contro le classi dominanti.

Se la struttura narrativa nel suo insieme è stata rispettata – l’inizio e la fine dell’opera coincidono – i tempi della storia sono stati, invece, compressi; nel romanzo ci vogliono tre mesi perché la situazione degeneri, qui invece l’implosione inizia quasi subito, ma la storia non ne risente, non ci sono ellissi tali da rendere incomprensibile la trama. Si procede piuttosto verso un crescendo rossiniano senza alcun finale catartico.

La psicologia dei protagonisti è ben strutturata, e inoltre la trasposizione cinematografica corregge i limiti storici del romanzo, grazie all’inserimento di personaggi femminili, trame e sottotrame che arricchiscono la storia principale, con l’unico neo di una eccessiva (a mio dire) rappresentazione delle scene di violenza. Qualche inquadratura si poteva anche evitare.

Ben curata la scenografia, gli interni, gli oggetti in stile anni 70 e persino i comportamenti. Era da tempo che non si vedeva al cinema attori fumare e bere così tanto, persino l’attrice che interpreta Ann, incinta al nono mese.

Le inquadrature sono ricercate e il regista non esita a ricorrere a raccordi sonori per legare fra loro le scene, lavoro facilitato da una colonna sonora coinvolgente che ora introduce, ora sottolinea, ora accompagna quanto sta avvenendo sullo schermo.

Con il libro Ballard voleva denunciare il pericolo di una regressione degli esseri umani ad uno stato animalesco, qualora, per un qualsiasi motivo, fossero venuti meno i freni inibitori che tenevano insieme la società. In particolar modo in una società dove tale controllo viene esercitato con particolare forza, tipo il mondo anglosassone.

Ma High Rise si spinge oltre, perché è stato realizzato 40 anni dopo e si conclude con un messaggio rivolto al pubblico, quello di una garrula Margareth Thatcher che afferma alla radio: “Io, Margareth Thatcher, in qualità di primo ministro, dichiaro che un sistema di libere imprese è necessario, ma non è una condizione sufficiente. Esiste solo un sistema economico nel mondo ed è il capitalismo. La libertà economica e quella politica sono due facce della stessa medaglia. La libertà economica è vera libertà, senza essere soffocati dalla tutela dello stato. Il capitalismo è nella realtà democrazia economica”.

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High Rise (2015, Gran Bretagna, 112 minuti)

Regia: Ben Wheatley

Sceneggiatura: Amy Jump

Fotografia: Laurie Rose

Musiche: Clint Mansell

Interpreti principali: Tom Hiddleston, Jeremy Irons, Sienna Miller, Louis Suc, Luke Evans, Elisabeth Moss, Keeley Hawes

4 pensieri riguardo “contemporary stuff: High Rise – La rivolta, di Ben Wheatley

  1. Sembra molto interessante, grazie della segnalazione! Mi piace Tom Hiddlestone… Mi ricorda un po’ El Hoyo, The Platform (il italiano, ahimè, è diventato “Il Buco”)… cercherò di vederlo!

  2. Un ottimo omaggio a Ballard ma soprattutto un film cattivello, mi è piaciuto molto ben venga lo sciopero che ti ho fortino del tempo extra 😉 Cheers

  3. Non l’avrò capito io, o forse abituato ad un altro cinema surrealista, ma non mi piacque, chissà che a volte non leggere il libro di cui si fa un adattamento è essenziale, anche troppo.

  4. Ci sono affezionato perché lo vidi al Festival di Torino (non mi ricordo di quale anno; 2015? boh). Non sapevo nulla della storia ma mi ha catturato subito; mi ricordo la scena di una caduta in slow motion che mi è rimasta impressa a fuoco.
    E Tom Hiddleston dimostra ogni volta di essere un grande attore; peccato che ormai venga riconosciuto solo per il ruolo di Loki.

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