touch of modern: Conan il barbaro, di John Milius

Fin dal primo articolo uscito su “L’ultimo Spettacolo” avevo già preso la decisione che prima o poi avrei parlato di questo film. E non avrei potuto fare altrimenti, perché fa parte delle opere che ho scelto di inserire nella mia scheda personale assieme a Blade Runner ed Hellzapoppin.

Restava, quindi, da definire due parametri: “in quale momento” e “in che modo”. In altre parole, il periodo adatto e con quale chiave di lettura avrei affrontato l’analisi di un film molto conosciuto e studiato.

Il “quando” è stato risolto scegliendo questo periodo, perché lo vidi per la prima volta una sera d’estate in un cinema all’aperto. Ero con alcuni amici e siamo rimasti tutti così favorevolmente impressionati dal film che ci siamo trattenuti nell’arena per assistere alla seconda proiezione.

Per quanto riguarda la sua interpretazione, Conan è un film che si presta a diverse chiavi di lettura, perché è un’opera unica nel suo genere, che abbraccia più categorie.

Analizzando, per esempio, la struttura narrativa dell’opera, ho individuato tre modelli diversi fra loro.

  1. Una storia di formazione. Il piccolo Conan vede sterminata la sua famiglia e viene ridotto in schiavitù. Passano gli anni ma, anziché soccombere al dolore e alla fatica, sviluppa una notevole forza fisica e riesce a farsi apprezzare dal suo nuovo padrone, che ne fa un lottatore, ne cura la sua formazione fisica e intellettuale, finché una notte lo lascia andare. Per Conan inizia così una nuova vita da uomo libero alla ricerca di un suo posto nel mondo, che conquisterà superando prove sempre più difficili.
  2. Un tipico esempio della struttura narrativa del cinema americano anni 80. Il film inizia, infatti, con una scena molto violenta: lo sterminio della famiglia del protagonista. Inoltre, la sceneggiatura è divisa in tre atti e ha un punto di svolta fondamentale per il susseguirsi degli eventi: dall’inizio dell’opera fino alla liberazione dalla schiavitù, il vagabondare alla ricerca degli assassini dei genitori e, infine, la missione per conto del re Osric. Il punto di svolta è rappresentato proprio dalla decisione di Conan di accettare l’offerta del sovrano.
  3. Ma il lungometraggio rappresenta anche un esempio del “viaggio dell’eroe” ovvero il modello teorico sviluppato da Christopher Vogler e spesso utilizzato per definire la struttura narrativa di un racconto e di un film. Non posso dire che l’opera lo rispetti alla lettera, ma sicuramente gli aspetti principali sono presenti, vanno soltanto riconosciuti.

Da parte mia ho provato ad individuare alcuni punti, ma chi legge ne può trovare degli altri, oppure suggerire una diversa interpretazione e organizzazione degli stessi.

Il mondo ordinario: è quello in cui Conan (Arnold Schwarzenegger) vive con i suoi genitori e la sua famiglia.

La chiamata all’avventura: l’arrivo di Thulsa Doom (James Earl Jones), che distrugge l’intera tribù dei Cimmeriani e fa prigionieri i bambini, tra cui Conan, riducendoli in schiavitù.

L’incontro con il mentore: Ivanhir, il suo nuovo padrone, che intuisce le potenzialità, fisiche e mentali, del suo schiavo tanto da decidere di liberarlo.

Il varco della soglia: si può dire che questo si verifica in più punti. Una prima volta quando, una volta liberato, decide di andare alla ricerca degli assassini dei suoi genitori. Una seconda quando incontra “la strega” (Cassandra Gaviola), che gli predice il suo futuro, consigliandogli di recarsi nella regione di Zamora. E, soprattutto, quando decide di accettare la proposta del re vichingo, Osric l’usurpatore (Max von Sydow), di riportargli la figlia (Valérie Quennessen), scappata per unirsi alla setta di Doom. In cambio, lui e i suoi compagni d’avventura, l’arciere Subotai (Gerry Lopez) e la ladra Valeria (Sandahl Bergman), otterranno favolose ricchezze. Subotai e Valeria vogliono rinunciare, ma Conan decide di andare avanti, anche a costo di proseguire da solo.

Prove, alleati e nemici: l’incursione nel tempio di Set a Shadizar per rubare l’occhio del serpente è una “prova” molto importante, perché è in quel posto che Conan trova un oggetto che gli permette di capire come le sue vicende personali siano strettamente legate a quelle della setta. Senza considerare il pericoloso duello con il gigantesco serpente. Gli alleati di Conan sono Subotai e Valeria, uniti dalla brama per l’avventura e dal desiderio per il bottino, tuttavia meno disposti a rischiare la vita per una causa che non è la loro, ma si ricrederanno ben presto fino a diventare dei leali amici (e Valeria molto di più). I nemici sono Thulsa Doom e i vari seguaci, soprattutto Thorgrim (Sven Ole Thorsen) e Rexor (Ben Davidson), quest’ultimo un sacerdote per importanza secondo solo a Doom. Oltre che, ovviamente, quanti osano intralciargli la strada.

L’avvicinamento alla caverna: il lungo viaggio che affronterà Conan per arrivare al tempio, suddiviso in drammatiche fasi. L’incontro del cimmeriano con il Mago Akiro (Mako) in un luogo magico, sacro, una necropoli; il tentativo di entrare nel tempio; la sua cattura da parte di Thulsa Doom.

La prova centrale: il dialogo tra il gran sacerdote e il Cimmero, un confronto importante dove si evidenziano due visioni del mondo inconciliabili, un incontro che si conclude con la sua crocifissione all’Albero del dolore. Seguono la resurrezione, l’incursione nei sotterranei del tempio per liberare la principessa e l’epica battaglia dove Thulsa Doom viene respinto con gravi perdite.

La ricompensa: La morte del sacerdote, dopo un maldestro tentativo di ipnotizzare Conan. I poteri malefici di Thulsa non hanno più alcun effetto su di lui, che è cambiato è diventato più forte, e, finalmente, può raggiungerei il suo obiettivo: vendicare i suoi genitori e liberare la figlia di re Osric.

La via del ritorno: è solo annunciata dalla voce narrante del film, Akiro. Conan mantiene fede al suo impegno, riportare la principessa al suo genitore, e all’orizzonte per lui si profila un futuro regale, ma questo sarà l’argomento di un’altra storia.

Per quanto riguarda i sette personaggi principali del viaggio dell’eroe, questi sono:

l’Eroe: Conan

il Mentore: Ivanhir

il Guardiano della soglia: Valeria

il Messaggero: la strega

il Mutaforme: Re Osric l’usurpatore

l’Ombra: Thulsa Doom

l’Imbroglione: Subotai.

“Le prove a cui sopravviviamo ci rendono più forti” si legge nella prima inquadratura del film, una frase che a suo tempo aveva suscitato qualche polemica, visto che l’autore di una simile affermazione è il filosofo Friedrich Nietzsche, personaggio molto importante per il suo contributo alla storia della filosofia, ma altrettanto criticato per le sue idee.

Ma tale affermazione andrebbe contestualizzata. Nel 1982 la società occidentale era appena entrata nella cosiddetta postmodernità e molti dei valori socioculturali fino ad allora predominanti stavano perdendo d’importanza e, al tempo stesso, ne stavano sorgendo di nuovi, quelli che ci troviamo ad avere ai nostri giorni. A titolo informativo, tanto per farsi un’idea di che cosa sto parlando, una interessante analisi del periodo “Ottantiano” si può leggere nel saggio di Marco Gervasoni Individualismo, società dello spettacolo, prima globalizzazione.

Finiva, in un certo senso, l’epoca delle masse e iniziava l’epoca dell’individualismo, di cui, senza dubbio, a livello cinematografico Conan è stato un esempio massimo. Certamente le idee del regista, John Milius, non si possono definire progressiste, ma bisogna dargli atto che ha saputo fornire una interessante lettura del personaggio inventato da Robert E. Howard.

Nelle mani del regista Conan diventa una figura eroica, leggendaria che non rispetta le regole di quell’angolo di terra, Zamoria, dove si trova ad agire. Thulsa Doom e il re Oscric operano secondo le convenzioni della società dell’epoca, un mondo inventato, multiculturale, multireligioso ed euroasiatico, che ricorda il khanato dei Cazari, un regno realmente esistito nell’alto medioevo.

Lui, invece, mette tutto in discussione, perché sente di non appartenergli e, pertanto, non si sente tenuto a rispettare leggi e credenze di uso comune. A conferma di questa teoria, ha un rapporto complesso con la sua divinità, Crom, il dio che vive nella terra, nonostante molte delle situazioni per lui più importanti siano legate al suolo, come la cripta dove trova la spada, la casa della veggente (o strega) -in realtà una grotta-, il tempio di Doom e il cimitero dove incontra il Mago Akiro, luogo della battaglia finale.

Aver assegnato, poi, la parte ad Arnold Schwarzenegger, ha dato al personaggio e a al film una marcia in più. La fisicità – statuaria – e la personalità dell’attore sono elementi più che sufficienti a garantire una perfetta interpretazione, tanto che riesce difficile immaginare oggi un altro nei panni del titanico Cimmero. Un criterio che è stato utilizzato anche per scegliere due attori esordienti come Gerry Lopez e Sandahl Bergman, quest’ultima premiata con un Golden Globe proprio come migliore attrice debuttante.

Ben più importante la carriera degli altri attori, convocati proprio per la loro collaudata esperienza, professionalità e capacità di calarsi nella parte: Max von Sydow e James Earl Jones. Quest’ultimo ha avuto il merito di aver aiutato Schwarzenegger a migliorare la sua recitazione, che risentiva della forte pronuncia austriaca e della non perfetta conoscenza della lingua inglese. Forse non era un caso che Conan non avesse molte battute…

Ma se l’Eroe parlava poco, in compenso, al suo posto, parlava la musica di Basil Poledouris, una colonna sonora che accompagna, sottolinea e drammatizza l’intera opera. Poledouris era celebre per la sua capacità di creare musica per film dove le scene di azioni fossero prevalenti: sue, infatti, sono le colonne sonore di Conan il distruttore, Alba rossa, RoboCop e Caccia a Ottobre Rosso.

Il suo stile era tale che la musica di questo film può essere ascoltata come un qualsiasi altro brano di musica classica contemporanea, stando seduti a casa in un momento di relax oppure in una sala da concerto o al cinema. Chiudere gli occhi ed immaginare di essere là nel cimitero, magari con la spada in mano ad attendere l’arrivo di Thulsa Doom.

Spero di aver saputo comunicare con efficacia quali sono i motivi che mi hanno spinto ad apprezzare così tanto quest’opera, ma vorrei aggiungere un ultimo piccolo dettaglio: non sono un appassionato del genere fantasy. Amo Conan il barbaro perché lo ritengo così ben fatto da andare oltre il suo genere, per diventare un’opera che affronta valori assoluti come l’amore, l’odio, la vita, la morte, la libertà, l’amicizia, il gusto per l’avventura, all’interno di un film dotato di una valida sceneggiatura, ben recitato, girato, montato e dotato di una splendida colonna sonora.

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Conan the Barbarian (1982, USA, 128 min)

Regia: John Milius

Sceneggiatura: Oliver Stone, John Milius

Fotografia: Duke Callaghan

Musiche: Basil Poledouris

Interpreti principali: Arnold Schwarzenegger (Conan), James Earl Jones (Thulsa Doom), Max von Sydow (Re Osric), Sandahl Bergman (Valeria), Ben Davidson (Rexor), Cassandra Gaviola (La strega), Gerry Lopez (Subotai), Mako (Akhiro “Il Mago”), Valérie Quennessen (la principessa), Sven Ole Thorsen (Thorgrim)

4 pensieri riguardo “touch of modern: Conan il barbaro, di John Milius

  1. Gran bell’articolo! Anche io da tempo voglio scrivere di questo film che adoro, ma non ho ancora ordinato i pensieri come hai fatto invece tu in questa ottima recensione.

    Arnold era davvero perfetto per il ruolo e Milius conscio delle sue (non) capacità gli dette tre parole in croce da dire! X–D

  2. Uno dei miei film della vita, il vero peccato è che Milius non ha potuto completare la sua trilogia su Conan. Gran post molto bello, solo un dettaglio, la prima immagine arriva del non proprio irresistibile seguito. Cheers!

  3. Il film mi è sempre piaciuto, visto più volte e spesso anche citato, lo trovo molto divertente ma anche avventuroso quanto basta. Detto questo, però, il tuo articolo è più bello del film 🙂

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